Officina dei saperi | Riace. Voucher, sconti fiscali a scadenza, Tax Anticipation Notes
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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Riace. Voucher, sconti fiscali a scadenza, Tax Anticipation Notes

di Stefano SYLOS LABINI –

A Riace il sindaco Mimmo Lucano aveva lanciato una moneta complementare a circolazione locale attraverso i voucher che dopo un certo periodo venivano convertiti in euro grazie ai fondi erogati dallo Stato centrale (1). L’emissione dei voucher trasformava degli euro spendibili ovunque in un potere d’acquisto locale nell’intervallo fra l’emissione e la conversione. L’aspetto delicato di tutto il progetto era la certezza della conversione. Se i fondi arrivavano in ritardo, o peggio non arrivavano proprio, tale fiducia era minata ed era quindi minata l’accettabilità della moneta che si fonda su di essa. Con gli sconti fiscali a scadenza la “conversione in euro” avviene nel momento in cui vengono usati per pagare meno tasse (dopo due anni dall’emissione), mentre nel periodo che intercorre tra l’emissione e la scadenza gli sconti fiscali possono essere spesi sul territorio nazionale avendo un valore garantito dalla possibilità di pagare meno tasse (2).

Sia per i voucher (cambiali senza interessi) che per i CCF vi è un’anticipazione e c’è il collegamento con gli euro ma, a differenza dei voucher, i CCF sono anticipazioni su pagamenti futuri di imposte che alla scadenza danno il diritto a scontare le tasse ma non al rimborso in euro. Pertanto il voucher va contabilizzato come debito all’emissione in quanto lo Stato alla scadenza potrebbe non avere gli euro in cassa per rimborsarlo e quindi potrebbe andare in default per carenza di euro, mentre per il CCF ciò non può avvenire in quanto lo Stato deve solo concedere lo sconto fiscale e le tasse bisogna sempre pagarle. Per questo i CCF possono riscuotere una fiducia incondizionata e possono essere accettati senza timori dal sistema economico a differenza dei voucher e delle cambiali su cui esiste sempre il rischio di default.

Dunque, sia i voucher che i CCF sono un’anticipazione su valori futuri, ma i voucher devono essere contabilizzati come debito all’emissione e i CCF no. Forse in Europa non ci hanno pensato ma oggi le regole sono queste e rendono il CCF uno strumento finanziario non di debito.

A proposito dell’anticipazione di valori futuri, vale la pena di leggere un ottimo articolo del 2013 di Robert Parenteau, economista associato con il Levy Economics Institute, dove parla delle “Tax Anticipation Notes” (TAN) (3) in linea con i Certificati di Credito Fiscale (CCF). Adam Smith per primo aveva evidenziato il collegamento tra la moneta e le tasse. Smith aveva spiegato che una cartamoneta può mantenere o perfino aumentare il suo valore rispetto alla moneta d’oro e d’argento a due condizioni:

1. che sia accettata dal Governo in pagamento delle tasse;

2. che la quantità emessa sia pari o inferiore a quella necessaria per adempiere gli obblighi fiscali.

Questo è l’articolo di Parenteau tradotto in italiano.

 

Come uscire dall’austerità senza uscire dall’euro

di Robert Parenteau

Prima di tutto, se un governo smette di avere una propria moneta, non rinuncia solo al controllo sulla politica monetaria. Se un governo non ha una propria banca centrale da cui può liberamente ricevere moneta, le sue spese possono essere finanziate solo prendendo a prestito nel mercato aperto, in concorrenza con le imprese, e questo potrebbe rivelarsi troppo costoso o addirittura impossibile, soprattutto in «condizioni di estrema urgenza». Il pericolo è quindi che il rigore di bilancio a cui i governi sono impegnati individualmente impartirà un orientamento deflattivo che bloccherà l’intera Europa in una depressione impossibile da superare.

Così scriveva il compianto Wynne Godley in un articolo sull’Observer dell’agosto 1997, «Curry Emu». I difetti di progettazione della area dell’euro erano, infatti, molto evidenti ben prima che venisse lanciato – almeno a quegli economisti disposti a correre il rischio della carriera occupandosi di analisi economica eterodossa. La diagnosi precoce e preveggente di Wynne può essere giunta assai prossima a cogliere il difetto fondamentale nel disegno dell’Eurozona – una convinzione di natura quasi teologica sul fatto che gli adeguamenti dei prezzi relativi nei mercati senza vincoli sono sufficienti a guidare le economie verso percorsi di crescita dell’occupazione.
Altrimenti, perché mai i politici hanno deliberatamente rinunciato a gran parte del loro potere discrezionale sulla politica monetaria, sulla politica fiscale e sugli strumenti di politica dei tassi di cambio che erano stati convenzionalmente utilizzati per stabilizzare la crescita economica? Si poteva lanciare la proposta del risanamento di bilancio di natura espansiva solo se vi fosse stata la convinzione teologica nelle proprietà stabilizzanti dei mercati lasciati a se stessi.

Il fallimento di questo esperimento neoliberale è ormai fin troppo evidente. La Grecia, per esempio, nell’ultimo mezzo decennio ha viaggiato lungo una traiettoria economica che per molti aspetti è analoga a quella degli Stati Uniti nella Grande Depressione. Mentre la risposta immediata dei politici a un esperimento fallito potrebbe essere quello di uscire dall’euro, i costi di breve periodo di una tale decisione possono essere molto elevati. Il forte calo di una nuova valuta sui mercati dei cambi farebbe aumentare notevolmente il costo delle merci importate e gli stranieri probabilmente eviterebbero di investire almeno fino a quando la valuta non toccasse il fondo. Nel caso della Grecia, con carburante, cibo e medicine che costituiscono una larga parte delle importazioni, ulteriori perturbazioni economiche e di destabilizzazione verrebbero innescate in seguito all’uscita dalla zona euro. L’uscita dall’euro dunque non sembra essere un’opzione – almeno non un’opzione senza un grande rischio di introdurre ulteriori turbolenze.

Il compito diventa allora infilare il filo nell’ago della politica: vale a dire uscire dall’austerità, senza uscire dall’euro. La seguente semplice proposta introduce un meccanismo di finanziamento alternativo, con delle misure di salvaguardia per ridurne al minimo il rischio di abuso.

Se siamo d’accordo con il compianto Wynne Godley sul fatto che la separazione della politica monetaria della banca centrale dalla politica fiscale è uno dei difetti di progettazione di base dell’Eurozona e siamo in grado di riconoscere che i consolidamenti fiscali espansivi promessi cinque anni fa si sono dimostrati tutt’altro che espansivi, allora è chiaro che la domanda effettiva deve essere sostenuta da altre misure. Se la domanda di investimenti del settore privato è destinata a essere ancora debole (soprattutto rispetto alle preferenze di risparmio privato) e se il miglioramento della bilancia commerciale è destinato a essere realizzato con la contrazione delle importazioni a causa della debole domanda interna finale, la crescita economica può tornare solo se i paesi abbandonano le misure di austerità. In poche parole, i paesi periferici dell’Eurozona devono riprendere il controllo della loro politica fiscale e devono perseguire attivamente politiche di piena occupazione.

Per fare questo, il seguente strumento di finanziamento pubblico alternativo potrebbe essere adottato unilateralmente da ogni nazione periferica dell’Eurozona. I governi inizieranno d’ora in poi a emettere titoli di anticipazione di reddito ai dipendenti pubblici, ai fornitori dello Stato e ai beneficiari dei trasferimenti statali. Le note di anticipazione fiscale (TAN, Tax Anticipation Note), che sono uno strumento di finanza pubblica ben conosciuto da molti governi statali degli Stati Uniti, avranno le seguenti caratteristiche: zero coupon (senza pagamento degli interessi), perpetui (cioè senza rimborso del capitale, nessuna redenzione e quindi nessun aumento del debito pubblico in essere), trasferibili (possono essere venduti a terzi nei mercati aperti) e saranno denominati in euro. Inoltre, aspetto più importante, queste note di anticipazione delle tasse verrebbero accettate al valore nominale da parte del governo a saldo delle imposte del settore privato. Le TAN potrebbero essere distribuite elettronicamente a conti bancari di imprese e famiglie attraverso una sorta di sistema criptato e sicuro oppure potrebbero essere inviate come certificati, preferibilmente in tagli da 50 e 100 euro per facilitare l’uso in altre operazioni. In tal caso sarebbero gli agenti privati a decidere come usarle.

In sostanza, il governo cartolarizza future passività fiscali dei suoi cittadini. Si tratta della creazione di ciò che equivale a un credito d’imposta che non sarà conteggiato come passività in bilancio e non richiederà un flusso di futuri pagamenti di interessi nei bilanci fiscali.

Un vantaggio di questo approccio di finanziamento alternativo è che, dal primo giorno, il governo che emette le TAN (potremmo chiamarle G Note per la Grecia, I Note per l’Italia, S Note per la Spagna ecc.) può realizzare i deficit di bilancio che sono necessari per far tornare la propria economia alla piena occupazione. L’austerità fiscale può essere abbandonata senza abbandonare l’euro.

Il costo esplicito di questo approccio potrebbe comportare l’imposizione di multe per aver violato il deficit fiscale del 3% in rapporto al PIL del patto di stabilità e di crescita. Tuttavia, la Germania ha apertamente violato questa soglia negli ultimi dieci anni senza ammende inflitte, e quindi ciò che «è buono per l’oca deve essere buono per il papero». Inoltre, se il nuovo stimolo fiscale ha successo nel rilanciare l’economia, le entrate fiscali aumenteranno e il debito pubblico in rapporto al PIL tenderà a diminuire. Dopo tutto, il risultato di recenti episodi di risanamento di bilancio ha comportato l’aumento e non certo la caduta del rapporto tra il debito e il PIL, poiché la restrizione fiscale ha fatto diminuire la crescita del PIL nominale o ha determinato un declino dei redditi nominali. Infine, per i paesi con disavanzi delle partite correnti eccedenti il 3% del PIL, le regole di contabilità in partita doppia implicano che essi dovranno violare la regola del 3% di deficit pubblico in rapporto al PIL se vorranno tenere il loro settore privato fuori da percorsi di indebitamento.

Inoltre, l’uso di queste note di anticipazione fiscale tende a liberare più euro per il pagamento del debito pubblico detenuto esternamente. Gli euro possono essere liberati anche per pagare le importazioni di beni di prima necessità, come il cibo, il carburante e le medicine, almeno fino a quando la politica fiscale non contribuirà a sviluppare la produzione nazionale in questi settori. Con la contrazione dei bilanci della BCE e delle banche commerciali dell’Eurozona negli ultimi anni, l’offerta di euro si è ridotta. La contrazione dei bilanci delle banche potrebbe aver reso più difficile per ogni paese acquistare euro attraverso la vendita di attività o merci commerciabili ai titolari (e più importante, ai creatori) di euro.

Naturalmente, per rendere funzionante questo meccanismo di finanziamento alternativo, la riscossione delle imposte dovrà essere migliorata in diverse nazioni. Una più equa distribuzione del carico fiscale tra i cittadini aiuterebbe l’emissione di queste note. Per fare questo, i cittadini avranno anche bisogno di riprendere le loro democrazie da ciò che Jamie Galbraith ha definito «lo Stato predatore». In caso contrario, c’è il rischio che i programmi agevolati per l’emissione di note di anticipazione di imposta diventeranno un altro veicolo per il clientelismo politico.

Una seconda critica a questo meccanismo di finanziamento alternativo è che potrebbe offrire una via veloce all’accelerazione dell’inflazione, se non iperinflazione, così come alcuni dei vincoli sui bilanci pubblici potrebbero essere ridotti o rimossi. Per risolvere questi problemi, potrebbe essere utile che la banca centrale di ciascun paese fosse ritenuta responsabile non solo per il monitoraggio delle condizioni di inflazione, ma anche per la creazione di sistemi di preallarme per la possibile accelerazione dell’inflazione. Entrambe le attività possono essere sorvegliate e convalidate da una terza parte indipendente – per esempio lo staff del FMI e della BCE.

Potrebbero essere fissate regole dure lungo le seguenti linee: se l’inflazione dovesse accelerare oltre il 4% all’anno per un massimo di sei mesi, il Tesoro di quella nazione dovrebbe attuare una riduzione della spesa pubblica del 5%. Questo sequestro sarebbe in vigore finché il tasso di inflazione non sia sceso al di sotto del 4% per almeno sei mesi. Un programma per rinforzare tali misure se l’inflazione continua ad accelerare sopra il massimale potrebbe sicuramente essere messo a punto. In alternativa, potrebbero essere aumentate le tasse per le famiglie al fine di creare una riserva di risparmio differito, come accade attualmente a Singapore e come Keynes aveva proposto per l’Inghilterra durante la Seconda guerra mondiale.

Inoltre, indagini private e pubbliche sulla presenza di strozzature dell’offerta nella catena di produzione potrebbero spingere verso una nuova allocazione della spesa in infrastrutture al fine di eliminare questi colli di bottiglia. Potrebbero essere lanciate indagini in settori con margini di profitto sopra la media o con salari reali con una crescita superiore a quella della produttività del lavoro. Imposte sui profitti in eccesso volte a incentivare tassi più elevati di investimento, così come la contrattazione collettiva in caso di un’aggressiva domanda di lavoro, potrebbero essere necessarie per affrontare tali pressioni inflazionistiche dal lato dell’offerta. L’uso di queste note di anticipazione fiscale per implementare un approccio di datore di lavoro di ultima istanza potrebbe avere un effetto stabilizzante sull’inflazione. Non è difficile, in altre parole, creare meccanismi politici sul lato della domanda e dell’offerta per ridurre le probabilità di un’inflazione sempre più rapida, una volta che la politica fiscale è liberata dai vincoli di bilancio. Dopo tutto, la paura di questo esito è una delle ragioni per cui nell’Eurozona è stata progettata la separazione tra banche centrali e politica fiscale che Wynne Godley ha menzionato nella citazione di apertura.

L’austerità ha dimostrato di essere un disastro su quasi tutti i fronti. È tempo di abbandonare la presunzione fatale dei neoliberisti. Le economie non sono per natura programmate per seguire percorsi di crescita verso la piena occupazione quando i prezzi sono liberi di fluttuare. Lo sappiamo dalle teorie di Keynes, Fisher e Minsky, e lo sappiamo per esperienza storica e diretta – eppure questa è stata la premessa centrale e il difetto fondamentale di progettazione dell’Unione Monetaria Europea. Questa teologia dei «mercati über alles» ha dimostrato di essere molto discutibile, se non ingannevole, sia in teoria che in pratica. Il costo umano della presunzione neoliberale ha dimostrato di essere tragico e inaccettabile. Inoltre, questo esperimento dal vivo e fuorviante del neoliberismo ha messo in moto dinamiche di polarizzazione e dissoluzione politica e sociale – dinamiche che sono palesemente in antitesi con l’originaria intenzione unificante che presumibilmente sottostava al progetto dell’Eurozona.

Eppure i paesi possono uscire dall’inferno delle politiche di austerità adottate, senza dover affrontare le assai difficili sfide conseguenti all’uscita dall’euro. Infilare l’ago è possibile. Attraverso questo meccanismo di finanziamento alternativo, le TAN, i paesi possono riprendere il controllo della loro politica fiscale e riparare il difetto di progettazione che Wynne Godley ha segnalato ben prima che l’euro venisse lanciato. Forse non ci sarebbe omaggio migliore per l’uomo, nonché ai potenti e utili approfondimenti eterodossi di economia, poiché la fondazione e la pertinenza dell’economia dominante sono sempre più in discussione. Un altro mondo è possibile. Vi è, infatti, contrariamente a Lady Thatcher, un’alternativa. Tale alternativa può benissimo essere a portata di mano, ma solo se gli attuali responsabili della politica economica sono disposti ad abbracciare misure politiche innovative come le TAN qui proposte.

Note al testo

(1) https://www.linkiesta.it/it/article/2018/10/08/il-vero-modello-riace-la-moneta-complementare-inventata-da-mimmo-lucan/39672/

(2) http://bottegapartigiana.org/wp-content/uploads/2018/05/Maggio2018ProgettoMonetaFiscale.pdf

(3) http://neweconomicperspectives.org/2013/12/exit-austerity-without-exiting-euro.html