Officina dei saperi | Sulla “buona-scuola”
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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Sulla “buona-scuola”

Lettera di Luigi Vavalà – 30 gennaio 2017

Senza provvidenze e senza finalismi, siamo gettati nel mondo ed in una natura molto vasta e non curante dei destini dell’organico. Spaesamento, paure e angosce possono caratterizzare o caratterizzano la vita dei singoli. A questo dato costitutivo della fragilità umana, aggiungiamo, purtroppo, le sofferenze di storie delle civiltà umane piene di violenza e forte noncuranza. Su questi punti, Leopardi ha detto tanto. Che fare? Intanto possiamo conoscere, comprendere la nostra difficile lotta, cooperare di più e competere di meno, sconfiggere un feroce ma storico sistema sociale, e insomma si potrebbero anche aprire spazi e orizzonti nuovi. La precondizione e’ non dimenticare la nostra difficile collocazione in natura, abbandonando perniciosissimi antropomorfismi e antropocentrismi.

Con altri termini, Spinoza scriveva su come arginare la potenza delle cause esterne.

La realtà può essere segnata da adattamenti, da sfide evolutive oppure da tragiche regressioni; il delirio d’onnipotenza è sicuramente una regressione, così come l’onnipotenza dei pensieri.

La proposta della “buona scuola” nel suo piccolo, rappresenta una netta regressione, perché, in modo demenziale, propone di piegare il mondo alla presunta centralità dello studente, e non avanza più lo sforzo conoscitivo per misurarsi con la nostra difficile collocazione nel mondo e nella natura.

Non ha alcun senso la retorica pura e un po’ insignificante dello studente al centro di tutto. Si dimenticano le condizioni nostre, la necessaria ricerca storica e scientifica, si smarrisce il senso della realtà, e si ripropone, in modo inconsapevole, il primitivo delirio animistico dell’onnipotenza. Questa cornice “filosofica” è molto più grave e dannosa della ormai famigerata alternanza scuola/lavoro.

Luigi Vavala’.