Invito alla semplicità, alla leggerezza e all’autenticità. Lettera ai dottorandi
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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Invito alla semplicità, alla leggerezza e all’autenticità. Lettera ai dottorandi

di Enzo SCANDURRA –

15 ottobre 2016

Vorrei portare all’attenzione di colleghi e dottorandi alcune riflessioni (già frettolosamente esposte in qualche collegio) in merito ai loro lavori.

In generale rilevo una ossessione citativa e bibliografica sproporzionata rispetto agli argomenti trattati. So bene che questa tendenza è promossa e sollecitata dalle istituzioni accademiche (ANVUR e via dicendo), e capisco il timore dei dottorandi (soprattutto i nuovi) per il giudizio che li attende.

Tuttavia trovo questa tendenza eccessiva e poco istruttiva.

Ad esempio, dire che viviamo in una società ingiusta (faccio solo un esempio senza alcun riferimento a cose scritte dai dottorandi) e suffragare questa affermazione citando Marx, Heidegger, Sartre e altri autorevoli mostri sacri, non ha alcun senso. Questa particolare affermazione non ha alcun bisogno di essere “dimostrata”, tanto meno suffragata superficialmente da frasi prese a prestito da questi, o altri, personaggi autorevoli.

La citazione eccessiva inoltre è spesso autoritaria e fatta per sottrarsi all’eventuale giudizio. Potrei essere in disaccordo con l’affermazione che «la società in cui viviamo è ingiusta», ma come faccio a sostenere questa mia convinzione in presenza di così potenti prove quali sono le affermazioni di autorevoli esponenti del pensiero citati? Più che un confronto tra le mie idee e quelle del dottorando, ci si trova nelle condizioni di smontare quelle di notissimi personaggi che, in realtà, sono assai più celebri per il loro pensiero che non per semplici affermazioni estratte dai loro lavori.

L’altra riflessione riguarda la bibliografia: due osservazioni.

La prima è che la bibliografia è sempre più orientata verso la letteratura anglosassone come se nella tradizione italiana non vi fosse traccia di pensiero critico (Machiavelli, uno sconosciuto).

La seconda riguarda l’estensione della bibliografia, a mio avviso, spesso eccessiva, come se l’estensione di questa dimostrasse automaticamente il rigore del lavoro.

Infine una riflessione a proposito della semplicità.

Nella Collana dei Libri di Base, curata da De Mauro, si raccomandava di inserire, alla fine del libro, un Glossario dove venivano definiti tutti i termini e le parole di uso non comune. Io rilevo una tendenza generale ad allinearsi a una sorta di conformismo globale dove, oltre all’utilizzo sempre più frequenti di parole inglesi in sostituzione di quelle italiane, il modello di riferimento è quello standard europeo.

Il mio è un invito alla semplicità, alla leggerezza e all’autenticità.

La leggerezza, a mio avviso (e senza citare Calvino) consiste in un guizzo dell’intuito che scorge il centro della questione, mentre, al contrario, l’essere in linea con lo spirito del tempo, l’adeguarsi alla rumorosità e alla aggressività del già detto corrisponde alla morte della ricerca.

Sono le mie, me ne accorgo, riflessioni sparigliate e un po’ superficiali […]. Forse, però, attorno a queste riflessioni si potrebbe iniziare a ragionare per scansare, o almeno evitare, le insidie di un pensiero unico che, spesso, si presenta con gli abiti di un pensiero innovatore.

Enzo

[Enzo Scandurra è membro del collegio dei docenti del Dottorato di ricerca in Ingegneria dell’Architettura e dell’Urbanistica dell’Università di Roma “La Sapienza”, n.d.r.]