Officina dei saperi | Dopo il convegno. Il nostro dibattito
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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Dopo il convegno. Il nostro dibattito

17 marzo 2018

Cari amici,

il convegno di ieri ci ha dato molto materiale su cui riflettere. Per la particolare curvatura che Piero e Enzo hanno dato a Officina dei Saperi, il convegno non può essere solo un’occasione di comunicazione, ma deve promuovere ulteriore dialogo ed essere spinata a un programma di lavoro. A mio parere, gli elementi su cui riflettere sono di due ordini:

– la dimensione teorico-analitica (la genesi e gli effetti sistemici extra e intra-scolastiche; gli interessi e i valori alternativi);

– la dimensione pratico-politica (i soggetti potenziali di una risposta, l’analisi della loro consapevolezza, i motori e i modi della loro mobilitazione).

Credo che sarebbe auspicabile scambiarci qualche parere.

Velio Abati

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17 marzo 2018

Cari amici,

credo che ci sia una grande consapevolezza o meglio coscienza (ieri è emerso con forza) di come la scuola (e l’università) attuale abbiano subito una profonda mutazione, tale da snaturarne la storica vocazione originaria (produzione di conoscenza critica non finalizzata, seppure riservata solo alla classe dirigente). A voler continuare l’opera di ricostruzione (appena iniziata sul piano teorico) servirebbe un collegamento (organizzato) con le altre forze (docenti, soprattutto) che operano nella stessa direzione o che abbiano fatto esperienze in tal senso. La grande forza del neoliberismo sta proprio nell’essere riuscito a isolare e a spezzare i tentativi di resistenza.

Una volta raccolti e sistemati gli interventi di ieri, dovremmo lavorare alla costruzione di un grande convegno nazionale degli Stati generali dell’istruzione. Obiettivo ambizioso che non possiamo certo perseguire da soli, ma che richiede un grande sforzo di organizzazione insieme ad altri (quella che Velio chiama la dimensione pratico-politica). In questa direzione si parte da zero, considerato che sponde politiche non ce ne sono e comunque non sono adeguate al livello raggiunto di elaborazione teorica. Non è più tempo di riforme (ieri è apparso chiaro), ma di ricostruzione dalle macerie. E forse l’obiettivo è in questo senso più allettante.

Enzo Scandurra

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17 marzo 2018

Cari tutti,
la giornata del 16 è stata importantissima. Io ho imparato moltissimo e ho sentito il calore e la forza di una condivisione non solo culturale e politica. Spero davvero che sia, come credo auspichiate tutti, l’inizio di un cammino, teorico e pratico. Per la Scuola della Repubblica c’è, con tutto il suo impegno.

Tuttavia, come avete notato, il nostro livello di elaborazione dell’esperienza, di studio, di riflessione critica, di analisi – ma soprattutto di consapevolezza umana – è ben oltre gli orizzonti (e il piccolo cabotaggio) della politica.

I giornalisti? Tranne pochissime e preziose eccezioni, perlopiù tabulae rasae.

I docenti? Mancavano. Erano troppo pochi al nostro convegno, considerando che eravamo a Roma, in centro, e che potevano usufruire dell’esonero per l’aggiornamento.

I sindacati? Assenti. Tutti. Confederali e sindacati di base. Gli uni presi a concertare, gli altri a difendere la loro ragion d’essere nel loro piccolo perimetro. Guardate che fa la FLC-CGIL mentre, come ci ha spiegato Piero Castello, ha già firmato l’intesa con Confindustria in cui si dichiara che bisogna rafforzare l’innovazione digitale, le discipline STEM e l’alternanza scuola-lavoro! Chiacchiere e mistificazioni. Sono anni che il sindacato di categoria della GGIL parla con due lingue, come il cancelliere Ferrer dei Promessi Sposi, che salva il Vicario di provvisione usando l’italiano con cui promettere vendetta alla folla inferocita mentre, in spagnolo, lo conduce al sicuro… adelante Pedro… […].

Non voglio alimentare il pessimismo della ragione ma è bene sapere di che cosa parliamo, quando parliamo di nemici, di macerie e di polvere. Sarà una lotta titanica: siamo pochi e abbiamo contro l’ignoranza, l’ignavia, l’indifferenza e la complicità dei molti.

Ma lavoriamo sulla pars construens: cominciamo con gli Stati Generali dell’Istruzione proposti da Enzo, in cui coniugare dimensione teorico-analitica e pratico-politica, come ci suggerisce Velio.

Si possono fare a Roma, alla Sapienza, e possiamo chiedere il contributo di tanti altri docenti e intellettuali, da Salvatore Settis e Giulio Ferroni a Raul Mordenti a Ana Maria Millan Gasca, Romano Luperini, sicuramente anche Asor Rosa, solo per citare quelli che mi vengono in mente, sicuramente sulla nostra lunghezza d’onda, ma certamente voi ne potrete coinvolgere moltissimi altri di tutte le discipline.

Chiamiamo a raccolta ogni singolo insegnante isolato nelle tante scuole d’Italia. Chiamiamo tutti i rappresentanti politici e i giornalisti, per i quali dobbiamo, ahimè, creare ‘l’evento’!

Pensiamo a una data. Prima dell’estate, lo ritenete possibile?

Un caro saluto,

Anna Angelucci

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18 marzo 2018

Vinti ma non distrutti o scomparsi.

Nel convegno di Roma, sulla scuola, abbiamo sentito ottime relazioni, critiche e propositive. Eravamo in pochi, però la mia sensazione è buona, perché nonostante le politiche degli ultimi decenni, continua a sporgere una consapevolezza critica non indifferente. Questa sporgenza non deve rimanere però una nicchia di testimonianza, dobbiamo invece riproporla egemone, seppur nel lungo periodo. La prima mossa penso sia quella di una iniziativa forte per abolire l’attuale legge 107, coinvolgendo più persone, alla Sapienza di Roma, come proposto da Enzo Scandurra. La contingenza politica, pur confusa assai, potrebbe paradossalmente aiutarci, perché da diverse prospettive quasi tutte le forze politiche vogliono abolire o rivedere radicalmente la suddetta legge 107. Molti docenti sono stanchi, tagliati fuori da decisioni e dal governo della scuola, avvertono la triste emarginazione dei contenuti e delle conoscenze “disinteressate”, non sopportano la propaganda sulle competenze, l’orgia delle certificazioni, e tante altre cose. Qualcosa comincia a muoversi: dobbiamo immediatamente riprendere la proposta della “moratoria” sulla 107 e cominciare a ricostruire una cooperazione efficace tra i docenti. Urge interrogare tutte le discipline e metterle in contatto per la ripresa possibile di un sapere critico, oggi spezzato e parcellizzato, ma non scomparso. La difficoltà consiste nel riuscire a smontare la gabbia d’acciaio o il “panopticon” che le classi dirigenti hanno costruito in questi decenni: controllo, continue rendicontazioni, monitoraggi, dominio assoluto del digitale, crisi della lettura, razionalità strumentale in assetto guerriero, subalternità al mondo dell’economia e soprattutto assenza di visibilità sulle tendenze del mondo contemporaneo. Propongo di rivederci prima dell’estate, e rifare il punto complessivo sulla situazione.

Luigi Vavalà

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18 marzo 2018

Care cari,

il nostro convegno è andato non bene, ma benissimo sul piano della qualità. Il livello di tutte, indistintamente, le relazioni è stato di non consueta qualità, senza considerare la coerenza delle idee e delle motivazioni critiche e propositive che le ispiravano. Tuttavia, come avete già notato, è stata visibilmente scarsa la presenza degli insegnanti, ma direi soprattutto degli insegnanti romani. Questa lacuna credo che dovrebbe indurci ad alcune riflessioni per l’azione futura, anche in considerazione della proposta di un convegno prima dell’estate. Perdonate la sinteticità, ma per migliorare il nostro lavoro futuro (e la cosa non suoni rimprovero per nessuno) provo a elencare alcuni deficit su cui dobbiamo intervenire.

  1. Questo punto non riguarda il convegno del 16 ma la vita dell’Officina. Noi siamo un sito, dunque una comunità virtuale. Ebbene, quando c’è un convegno e dunque la possibilità di vederci, di salutarci, di parlarci se non tutti almeno chi non vive troppo lontano dal luogo di incontro dovrebbe sentire, non l’obbligo, ma il piacere di venire. Alcuni insegnanti son venuti dalla Calabria, pur non facendo parte del Comitato, altri da Campobasso e sono dei semplici frequentatori del nostro sito. Cari amici, un tempo si facevano sacrifici personali per andare a una riunione di sezione, per non dire ad una assise dei partiti. Capisco che oggi non è più tempo di eroismi. Ma se crediamo in questo piccolo strumento – visto il deserto politico che abbiamo intorno – qualche minuscolo sacrificio bisogna farlo, almeno una tantum. Altrimenti, convenite con me, siamo meno autorizzati a lamentarci della pochezza politica della sinistra.
  1. L’assenza degli insegnanti romani: soprattutto per il futuro, vorrei capire. La locandina è stata mandata all’indirizzo elettronico di un po’ di scuole? Abbiamo qualche amica che si è fatta carico di stamparla e di affiggerla nel proprio istituto? L’Appello per la scuola pubblica ha raccolto oltre 11 mila firme: da queste migliaia è stato possibile individuare almeno una decina di credenti nella causa, che pubblicizzassero l’evento? Dico questo per capire dove abbiamo mancato, ma soprattutto per vedere come attrezzarci.
  2. Io credo che un convegno con le caratteristiche auspicate da Enzo si possa o si debba fare, ma non credo prima dell’estate. Noi da oggi in poi dobbiamo avere un obiettivo che per il momento non è di creare un altro evento più grande, ma di far circolare le idee che abbiamo messo insieme.
  3. Noi abbiamo elaborato la Carta di Roma. Vi chiedo: trovate in giro un documento più breve, più chiaro. più radicale, più dirompente sul piano critico e al tempo stesso più ricco di proposte? Allora utilizziamolo, facciamolo circolare, diamo chiarezza e consapevolezza ai pochi, (ma saranno pur sempre migliaia) insegnanti che ancora ragionano. Creiamoci una più ampia base di mobilitazione e di lotta. Dobbiamo essere consapevoli che finora è mancata una presa di coscienza così netta e chiara sulle condizioni della scuola oggi; ora ce l’abbiamo, si è condensata in questo nostro lavoro: nella Carta e nelle relazioni del Convegno. Allora dobbiamo lavorare molecolarmente con queste conquiste in mano, ogni giorno, non un giorno solo, in qualche locale occupato. Aggiungo che dobbiamo lavorare con gli insegnanti, certo, ma anche con gli studenti. Dobbiamo mostrare a questi ultimi che è bello uscire fuori dalla scuola (una delle ragioni, forse l’unica, per cui sono favorevoli all’alternanza scuola lavoro) ma per imparare, comprendere il mondo e non per faticare gratuitamente.
  4. Se siete d’accordo, propongo all’editore Castelvecchi di pubblicare un volume con le nostre relazioni. Naturalmente con l’impegno da parte di ciascuno di noi di comprarne un certo numero di copie. Una iniziativa che vale la pena di intraprendere se ci si impegna poi a diffonderlo, a presentarlo in giro per l’Italia.
  5. Le carenze organizzative mostrano la necessità di rafforzare il nostro sito e di arricchire l’indirizzario […] Chi conosce insegnanti volenterosi deve esortarli a visitare il nostro sito, dove troverà l’archeologia intellettuale e culturale delle nostre posizioni […] Non è uno sciocco patriottismo. L’Officina dei saperi è nata con la grandissima ambizione di far dialogare i saperi per interpretare il mondo complesso di oggi. Non si può non partire da qui, se vogliamo cambiare la scuola.

Buona domenica,

Piero Bevilacqua

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18 marzo 2018

Buongiorno a tutti.

Dalla scuola – di base e in verticale – proviamo a segnare una presenza in tutte le occasioni possibili e a promuovere l’organizzazione di incontri di controinformazione nati da gruppi di lavoro radicati nei territori, come quello del 21 marzo prossimo sugli effetti perversi dell’Alternanza Scuola Lavoro, promosso da un gruppo di studenti, genitori, insegnanti di vari ordini, universitari (studenti e docenti) del V Municipio di Roma.

Renata Puleo

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18 marzo 2018

Caro Piero e cari tutti,

rispondo subito a due delle tue sollecitazioni (punto 2 e 4).

Punto 2): il convegno è stato pubblicizzato con tutti gli strumenti a nostra disposizione (contatti e inviti personali, mailing list, chat di whatsapp). Temo che abbiano giocato a sfavore della partecipazione i seguenti motivi:

1) la chiusura delle scuole per le elezioni

2) la chiusura delle scuole per la neve

3) il nostro convegno sull’autonomia di 20 giorni prima, al quale avevano partecipato 130 insegnanti (e aggiungo che il 16 febbraio c’era stato al Mamiani un altro convegno sulla valutazione organizzato da Unicobas, anche quello molto partecipato).

Posso comprendere che tanti colleghi (e molti me lo hanno anche detto personalmente) sono affogati dalla necessità di fare lezione, anche perché a quegli eventi straordinari si aggiunge il fatto, ordinario, che gli studenti sono sempre fuori per l’alternanza scuola-lavoro e, in questo periodo, anche per i viaggi d’istruzione! Ciò non toglie che, come ho già detto, ci sia una colpevolissima ignavia diffusa, unita a una qualunquistica e generica rassegnazione all’esistente e all’idea, fallace, che ci si possa salvare individualmente, svicolando o, per qualcuno, fingendosi morti.

Benissimo l’idea del volume che, se avrà un titolo adeguato, catturerà l’interesse di qualche insegnante (i contenuti già ci sono).

Punto 4: lanciamo la Carta di Roma, dietro la quale ci sono l’Appello per la scuola pubblica e le 500.000 firme raccolte per la Legge d’iniziativa popolare per l’abrograzione dei 4 commi peggiori della 107 (alternanza scuola-lavoro; chiamata diretta; bonus premiale; agevolazioni fiscali al privato che dà soldi alla singola scuola) cominciando con una conferenza stampa da organizzarsi a Roma a stretto giro.

Un abbraccio e buona domenica anche da parte mia.

Anna Angelucci

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18 marzo 2018

Cari e care,

io sono in partenza per un convegno internazionale che ho organizzato insieme a un collega britannico, tra Leeds e Oxford, ma prima vorrei dirvi grazie per il prezioso incontro di Roma: credo sia davvero la prima volta che le riforme scolastiche degli ultimi anni sono state scandagliate (e destrutturate) con un’analisi così stringente. Grazie di cuore ad Anna e Rossella, a Gianni e a tutti i docenti promotori dell’Appello: senza il contributo della loro tenacia e intelligenza critica, questo appuntamento non sarebbe stato possibile.

Ora penso che sia essenziale raccogliere i nostri interventi in una pubblicazione, perché resti traccia di questo appuntamento. Iniziamo a lavorarci da subito: grazie al nostro Piero anche per questo! E iniziamo anche a predisporre le prossime iniziative: occorre non disperdere e anzi incanalare tempo ed energie. Vi preannuncio che, insieme all’Associazione nazionale Per la scuola della Repubblica, si stava pensando a un appuntamento a Bari, ai primi di maggio. Intanto, chiedo ai relatori della sessione pomeridiana di inviarmi i propri interventi, anche solo una bozza o qualche appunto […].
Infine, un grazie speciale alla nostra Ilaria, cui si deve tanto impegno e la realizzazione della splendida locandina: è stata nei pensieri di tutti noi.

Grazie ancora e un grande abbraccio collettivo,

Tiziana

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18 marzo 2018
Carissimi,
vi ringrazio del vostro calore e delle vostre proposte. Partecipare è stata un’occasione importante per guardarvi, incontrarvi e ascoltarvi. Spero che possa essere l’inizio di uno scambio di riflessioni e assemblee pubbliche, riunioni, gruppi di studio territoriali, discussioni. A questo proposito vi chiedo quanti di voi gravitano al di sopra di Firenze. […]

ipotizzabile costruire sottogruppi di lavoro e di analisi, a partire dai quali sviluppare temi da confrontare poi periodicamente insieme? È possibile costruire una rete di insegnanti, “contarci” e scambiarsi email personali, provare a lavorare nei collegi di ciascuna scuola, a partire da riflessioni comuni? Riguardo al futuro prossimo, come ha concluso Piero, il nostro deve essere un “atteggiamento”, una condizione esistenziale (come finora è sempre stata), un’attitudine didattica, ha detto Gianni Vacchelli: di testimonianza costante. Non dobbiamo rincorrere l'”obiettivo”. L’idea di obiettivo, di traguardo e di esito, riflettevamo Gianni ed io andando in stazione, sono le pietre angolari del pensiero dominante. Lo dico a me per prima.

Vi abbraccio e ringrazio in particolare Tiziana, senza la cui energia non avrei potuto incontrarvi. Un saluto e a presto, spero!

Rossella Latempa

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18 marzo 2018

Carissimi,

è stato bello incontrarvi, conoscervi e ascoltarvi. Ne è valso il lungo viaggio. Ne ero certo, ma anche questa è una necessità della lotta nobile e forte che ci aspetta: uscire sempre più dalla “virtualità”, che serve al massimo come propedeutica, ed incontrarsi in carne e ossa. Ivan Illich, più volte evocato nel convegno, lo sapeva, eccome: vedersi, stare insieme, convivialmente, per “non perdere i sensi”. E che tornino ad essere in festa! Sono stato confortato dalla comunanza di sentire, anche con le differenze (che sono solo ricchezza). Così pure si combatte l’atomizzazione e il divide et impera vigenti. Provo a enucleare qualche punto, che risuona solo con ciò che avete detto così bene:

  1. Condivido la necessità di continuare questa lotta comune, il più possibile insieme: l’Officina dei saperi, noi “appellanti” e tutti coloro, di buona volontà e buona critica, che si uniscano.
  2. Le varie osservazioni fatte da molti di voi quindi sul continuare e coinvolgere di più e il più possibile le persone mi sembrano importantissime.
  3. Come dice Rossella Latempa, utile pensare anche a sottogruppi e soprattutto “fare rete”, trasversalmente, anche a distanza. L’Appello ce lo ha insegnato personalmente. Noi 8 eravamo e siamo sparsi in scuole diverse. Questi “team” difficilmente si danno in un luogo solo: magari! Ma unendo i punti, anche lontani, il disegno si forma e ha forza! Quindi creare un indirizzario o simili di insegnanti interessati e capaci di creare e fare resistenza nelle loro scuole, nei collegi docenti etc. è fondamentale. Ci stiamo provando anche noi dell’Appello, ma più forze convergono, meglio è. La solitudine oggi indebolisce e snerva. Serve sapersi insieme anche a distanza.
  4. Ottima l’idea della pubblicazione con Castelvecchi. Assolutamente poi da presentare in ogni luogo. Resistenza costante, in ogni occasione, che innervi sempre più la nostra didattica. Fare controinformoazione, controeducazione, controdidattica. Ad ogni respiro.
  5. Penso che sia fondamentale anche coinvolgere genitori e soprattutto studenti. I genitori sanno poco di quel che succede a scuola e in università, delle derive economicistiche. Spesso le accettano per pura acriticità. Apriamo loro gli occhi. Senza l’inizio di un nuovo movimento studentesco sarà dura farcela. Adoperiamoci in ogni modo per coinvolgere gli studenti, nostri e di chiunque siano. La guerra neoliberista è contro tutti, ma soprattutto contro di loro. Confido quasi più nel risveglio dei giovani, che in quelli di alcuni insegnanti (anche se, come dicevo sopra, il loro apporto è pure necessario).
  6. Bella anche l’idea di un nuovo convegno, ma dovremmo riuscire a organizzare assemblee “popolari”: studenti, genitori etc. Anche i suggerimenti di Renata Puleo sono preziosi.
  7. Non perdiamoci di vista. La lotta è impari, ma è vero che Davide con la fionda ce l’ha fatta!

Vi abbraccio e ancora grazie a tutti voi, grazie a Piero, e in particolare grazia a Tiziana, la cui passione generosa ci ha aiutato fin dall’inizio. E la generosità oggi è così bella, rara, come necessaria e “politica”.

Gianni Vacchelli

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20 marzo 2018

Caro Piero, cari tutti,

condivido la gioia per la riuscita qualitativa della nostra iniziativa (e anche la gioia per la qualità umana oltre che culturale delle persone che finalmente si sono potute incontrare oltre la mailing list). Condivido anche l’idea degli Atti come momento di discussione e di diffusione della Carta di Roma, nonché l’idea di un nuovo Convegno prima dell’estate. Faccio mio l’impegno per una maggiore responsabilità nei confronti di Officina che si presenta come un punto di riferimento alto nel panorama martoriato della nostra nazione […].

Laura Marchetti

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22 marzo 2018

Buongiorno a tutte/i,

sono contento che il Convegno sia andato “non bene, ma benissimo sul piano della qualità”. Ho letto con molto interesse quei pochi estratti degli interventi e i successivi commenti. Spero che presto sia disponibile il libro con tutte le relazioni. Piero Bevilacqua nel suo commento di domenica coglie, secondo me, quale debba essere la risposta al “Che Fare?” […] Tenendo presente che, come dice Umberto Eco, “non conta la fede che un movimento offre, conta la speranza che propone” e che “essendo l’uomo un impasto evolutivo complesso tra capacità raziocinante e sentimenti, meschini o nobili che siano”, bisogna, come dice Enzo Scandurra, operare, attraverso la scuola, affinché la Speranza non sia solo un’Emozione, ma una Convinzione.

Saluti

Francesco Trane