Ricordiamo le vittime contro il silenzio sulle responsabilità da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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Ricordiamo le vittime contro il silenzio sulle responsabilità da IL MANIFESTO

Ricordiamo le vittime contro il silenzio sulle responsabilità

Daria Bonfietti*09.05.2020

Dobbiamo prendere atto con estremo rammarico che non ci sono iniziative istituzionali per la “Giornata della memoria” delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice. È chiaro che la situazione tragica che sta vivendo il Paese impone scelte “restrittive”, ma non si può non temere l’affievolirsi degli impegni per la verità e la giustizia su tanti tragici episodi della nostra storia più recente.

Mi sento di ricordare che oltre all’omaggio alle tante povere vittime che venivano ricordate e simbolicamente abbracciate dalla massime cariche dello Stato – ricordiamo che la cerimonia si svolgeva al Quirinale o presso Camera e Senato – l’occasione era anche di interrogarsi sui tormentati percorsi per la verità e la giustizia.

E’ doveroso ribadire con determinazione il giudizio ampiamente negativo sulla reale attuazione della Direttiva Renzi del 2014. Direttiva che stabiliva la resa pubblica, con il conferimento all’Archivio Centrale dello Stato, di tutta, ripeto tutta, a cominciare da quella ancora per varie ragioni secretata, la documentazioni di Organi, Istituzioni, Apparati dello Stato.

Era stato un provvedimento accolto con favore dalle Associazioni delle vittime che auspicavano un passo di trasparenza nei rapporti tra Stato e cittadini e un contributo alla definizione storica del periodo. Invece si deve denunciare una lacunosità di fondo, ma ancor più l’inconsistenza della documentazione messa a disposizione. Segnale evidente che non c’è stata davvero la dovuta collaborazione di Apparati e Ministeri.

E si deve aggiungere che il materiale, comunque depositato, nonostante gli impegni – e anche i notevoli stanziamenti- nemmeno è messo a disposizione effettivamente degli studiosi negli Archivi provinciali, come annunciato. Mentre si deve constatare che non produce i desiderati frutti l’impegno per la digitalizzazione degli atti giudiziari sempre legati alle Stragi.

Il percorso virtuoso dalla trasparenza alla consapevolezza e alla ricerca storica è soltanto abbozzato e non trova nei fatti vera applicazione.

In questa Giornata, voglio ricordare che la Corte d’Appello di Roma ha recentemente condannato i Ministeri dei Trasporti e della Difesa a risarcire il fallimento della compagnia Itavia, proprietaria del DC9 abbattuto a Ustica.

Una sentenza che ci riporta, dopo 40 anni, alla strage di Ustica, 27 giugno 1980.

Come è ormai ampiamente dimostrato la vicenda Ustica è la vicenda di una verità immediatamente conosciuta che si è cercato in ogni modo di nascondere. Una verità che i parenti delle povere vittime e più ancora i cittadini tutti non dovevano conoscere.

E l’Aeronautica militare, mettendo in campo tutto il suo prestigio nell’affermare che l’aereo era caduto per un “cedimento strutturale”, fornì il grande depistaggio per nascondere. Ma il cedimento strutturale fu anche il capro espiatorio: era la compagnia Itavia che doveva pagare perché evidentemente faceva volare aerei malconci.

Voglio sempre ricordare che in ambiente militare circolava il racconto dell’aereo che aveva trasportato pesce e quindi aveva le strutture corrose dal sale!

La Sentenza di Roma rende quindi giustizia sia alla compagnia Itavia sia ai cittadini tutti, perché riafferma quella verità denegata che ci ha consegnato il giudice Priore alla fine della sua Istruttoria :
“l’incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento, il DC9 è stato abbattuto all’interno di un’azione di guerra aerea, guerra di fatto e non dichiarata”.

Il Tribunale di Roma riconosce inoltre che i Ministeri non hanno operato con adeguate iniziative – ricordiamo che l’istruttoria aveva dimostrato segnali d’allarme prima del momento della tragedia- a salvaguardia delle persone e poi sono stati individuati innumerevoli comportamenti atti a coprire la verità, distruzioni di prove, depistaggi…

Proprio in questa giornata, continuiamo a chiedere verità e giustizia per tutte le vittime del terrorismo e per gli 81 innocenti cittadini vittime della Strage di Ustica. La Magistratura deve individuare ancora i responsabili materiali di quell’episodio di guerra avvenuto sui nostri cieli, ma può contare soltanto su un effettivo e concreto apporto dell’Esecutivo che per via diplomatica deve sforzarsi di ottenere tutte le informazioni da quei Paesi amici ed alleati i cui aerei -è dimostrato- “ razzolavano “attorno al DC9 quel 27 giugno 1980.

*Presidente Associazione Parenti vittime strage di Ustica