REFERENDUM, CONTRO IL DECLINO DEL PARLAMENTO, da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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REFERENDUM, CONTRO IL DECLINO DEL PARLAMENTO, da IL MANIFESTO

Referendum, contro il declino del Parlamento

Eutanasia Legale. Non è facile individuare soluzioni per invertire il declino del Parlamento, anche perché dovrebbero arrivare da quelle stesse forze politiche che l’hanno provocato e che ora forse si rendono conto che con la demolizione delle Assemblee hanno segato il ramo sul quale erano sedute

Marco Cappato  18.12.2021

Lunedì scorso l’aula (semivuota) della Camera dei deputati ha non-discusso la non-legge sull’aiuto a morire.

Non voglio dir male del Parlamento. Sono tra quelli per i quali l’«antiparlamentarismo è l’anticamera di ogni fascismo».

Proprio per questo, però, ciò che accade da quelle parti non va taciuto, nemmeno per compassione.

L’aula è sempre vuota il lunedì mattina, si dirà. Né voglio farne una questione di moralismo sui Parlamentari brutti e cattivi. Non è questo il punto. Se un Parlamentare non è presente significa che non gli conviene essere presente. Non gli porta attenzione, visibilità, voti, altrimenti ci sarebbe. Non gli porta potere, neanche in senso buono, cioè di capacità di incidere nelle scelte pubbliche, altrimenti sarebbe felice di partecipare. Andare a stanare i Parlamentari alla buvette e portarli per le orecchie in aula non servirebbe a nulla. È necessario dare una ragione perché convenga loro esserci.

Sul fine vita è stato tutto impostato male alla radice. L’aiuto al suicidio è già legge, in base alla sentenza della Corte costituzionale che mi ha visto assolto per aver aiutato Dj Fabo. Servirebbe una legge, certo, per definire le modalità di applicazione della sentenza, includendo tra gli aventi diritto anche quei malati terminali che però non sono attaccati a una macchina, ad esempio i malati di cancro, e per stabilire scadenze certe in modo da evitare che una persona come “Mario”, tetraplegico da 11 anni, resti per 15 mesi in attesa di una risposta da parte del Servizio Sanitario nelle Marche.

Invece, il testo base di Pd e M5S non aggiunge nulla a ciò che è già legge, se non qualche ostacolo fumoso tipo “obiezione di coscienza” e qualche restrizione rispetto alla sentenza della Consulta.

D’altronde, l’obiettivo esplicito del relatore Pd Alfredo Bazoli è fermare l’eutanasia, il referendum e i ricorsi dei malati restringendo gli attuali diritti, e questo nonostante i tantissimi militanti e eletti Pd che hanno passato l’estate con noi a raccogliere firme. La discussione è stata fatta in gran fretta per poi rinviare la fase delle votazioni a gennaio, o magari anche a febbraio, o chissà quando.
Una non-legge per una non-discussione, dunque.

Quando qualcosa non ha senso, sono in pochi a volerci mettere la faccia, a meno di volerne approfittare per aggiungere non-senso:
«Ci sono migliaia di Mario che chiedono di vivere!» ha osservato l’On. Bologna, come se “Mario” chiedesse di far morire qualcun altro. «Mario è una tattica dei radicali», ha svelato l’On. Bagnasco. L’On Parisse ha portato oltre confine la visione dei colleghi, parlando di «omicidi senza consenso delle persone in Belgio e Olanda», praticamente degli Stati canaglia. C’è chi ha parlato contro la «cultura dello scarto» e chi ha contrapposto il «favor vitae al favor mortis». Poi è arrivata ora di pranzo, fine della discussione e rinvio a data da destinarsi.

Per le tante persone che vivono condizioni di sofferenza insopportabile, l’inconsistenza della proposta in discussione e il rinvio di ogni decisione non sono buone notizie. Ma le alternative almeno per loro esistono! Il referendum per la legalizzazione dell’eutanasia sottoscritto da 1.240.000 cittadini, le denunce e i ricorsi nei tribunali.

Non è facile individuare soluzioni per invertire il declino del Parlamento, anche perché dovrebbero arrivare da quelle stesse forze politiche che l’hanno provocato e che ora forse si rendono conto che con la demolizione delle Assemblee hanno segato il ramo sul quale erano sedute.

Alcuni dei rimedi si conoscono: una legge elettorale in base alla quale gli eletti siano scelti dagli elettori e non dai capipartito; corsie privilegiate per la trattazione delle leggi di iniziativa popolare; dibattiti veri e collegati alle votazioni; autodifesa delle proprie prerogative nei confronti del Governo e dei partiti. Altre soluzioni si possono trovare, ma solo se si parte dall’idea che rinunciare a un luogo dove si discute pubblicamente prima di decidere è sbagliato e pericoloso.

Suicidio assistito, “Mario” denuncia l’Asur Marche per «tortura»

Il paziente marchigiano tetraplegico che ha ottenuto tutti i via libera si rivolge alla procura

Eleonora Martini  18.12.2021

È in attesa da 16 mesi, ed ha tutti i requisiti richiesti dalla Corte costituzionale nella sentenza Cappato/Dj Fabo, per poter ottenere – primo in Italia – il suicidio medicalmente assistito. Anche senza la legge che è in stand-by alla Camera. Ma la Regione Marche, illegalmente, sta costringendo Mario, 43 anni tetraplegico e immobilizzato da oltre 10 anni a seguito di un grave incidente stradale, a convivere con sofferenze che egli reputa intollerabili. E in peggioramento. Per questo Mario (nome di fantasia) ha deciso di denunciare penalmente, tramite il suo collegio legale coordinato dalla segretaria dell’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo, «i vertici dell’azienda sanitaria unica regionale Marche, Asur, e quelli del Comitato etico territoriale per il reato di tortura».

DENUNCIATI – spiega in una nota la stessa associazione Coscioni che ha supportato la battaglia di Mario attraverso «una lunga serie di ricorsi giudiziari e lettere di diffida», per far affermare il diritto sancito dalla Consulta – «per avergli cagionato acute sofferenze fisiche dovute all’aggravarsi delle sue condizioni negli ultimi 16 mesi (da quando è stata presentata la sua richiesta di accedere alla verifica delle condizioni), agendo con la crudeltà che caratterizza l’immobilismo e l’inerzia proprio di chi ha accertato, come ha fatto l’Asur, una condizione di sofferenza intollerabile e non si attiva per porvi fine. Il tutto nei confronti di una persona che si trovi in una condizione di minorata difesa». Non solo: «Oltre al reato di tortura – tramite l’esposto depositato mercoledì mattina presso la Procura della Repubblica di Ancona – Mario ha denunciato ulteriori omissioni di atti d’ufficio e la mancata esecuzione dell’ordine del Tribunale di Ancona da parte dell’azienda sanitaria».

LA VERIFICA delle sue condizioni da parte della stessa Asur e del Comitato etico c’è stata, solo grazie a ben due pronunce del Tribunale di Ancona. Ma tutto ciò sembra non bastare all’assessore regionale alla Sanità, il leghista Filippo Saltamartini, secondo il quale il Comitato etico avrebbe «sollevato dubbi sulle modalità e sulla metodica del farmaco che il soggetto avrebbe chiesto (il tiopentone sodico nella quantità di 20 gr., senza specificare come dovesse essere somministrato)».

Un paio di settimane fa, dopo aver diffidato nuovamente la Asur a continuare le verifiche, Mario ha scritto una lettera aperta ai vertici sanitari della Regione, al ministro Speranza e al premier Draghi spiegando nei minimi particolari come si vive nelle sue condizioni. Ciascuna delle manovre a cui deve essere sottoposto per sopravvivere basterebbe a chiunque non fosse invasato da pregiudizi per astenersi dall’interferire nella sua decisione. «Mi state condannando a soffrire ogni giorno di più ed essere torturato».

Nessuna risposta. La parola ora alla Procura di Ancona.

Referendum: ok dell’Ufficio centrale a cannabis e fine vita, no a caccia

 

Andrea Fabozzi  18.12.2021

Via libera al referendum sul fine vita, la cui denominazione riformulata dalla Cassazione sarà «Abrogazione parziale dell’art. 579 del codice penale (omicidio del consenziente)». L’ufficio centrale del referendum passa il quesito alla Corte costituzionale che dovrà esprimersi sulla legittimità. Decisive le firme raccolte digitalmente, perché il conteggio delle sottoscrizioni cartacee regolari si è fermato poco sotto la soglia minima di 500mila. Via libera probabile in Cassazione anche per il referendum sulla legalizzazione della cannabis: l’ufficio centrale ha anticipato l’interlocuzione con i promotori sul testo del quesito malgrado la verifica delle firme (tutte digitali) sia ferma a 486.361 regolari. Con le firme che restano da esaminare è più che probabile che alla fine quelle ammesse supereranno di poco la soglia minima (potrebbero essere 502mila). Niente da fare invece per il referendum caccia: per la Cassazione ci sono meno di 120mila firme valide.

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