Pensare dentro la crisi
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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Pensare dentro la crisi

di Ugo M. OLIVIERI –

L’intensità e l’estensione di una crisi che dura dal 2008 impone di concepirla non più come congiunturale ma come una vera e propria crisi strutturale destinata a permanere e modificare equilibri economici, aree d’influenza geo-politica, forme e stili di vita.

Se molti economisti hanno tentato di spiegare l’origine e le conseguenze della crisi economica attuale non molti hanno cercato di determinarne le cause che rimangono oscure se si continuano a utilizzare degli strumenti d’analisi solo finanziaria. Come oscure permangono le previsioni e i rimedi, per cui si sente parlare spesso di una nuova ripresa, di segnali positivi di rilancio dell’economia, subito smentiti dalla pochezza e dalla risibilità dei risultati.

Identicamente in campo politologico la spiegazione della crisi delle istituzioni rimane a livello descrittivo e si limita a proporre come rimedio alla disaffezione politica generalizzata delle contingenti risposte tecniche che propongono di sostituire una forma istituzionale ad un’altra – repubblica parlamentare o presidenziale, bicameralismo o mono cameralismo – una legge elettorale con un’altra – a favore o contro il sistema proporzionale o maggioritario o del doppio turno – senza con la dovuta radicalità affrontare il nodo della crisi della rappresentanza e della trasparenza delle decisioni in democrazia.

L’impressione è che occorra pensare non solo la crisi ma “dentro” la crisi, come enuncia il nostro titolo. Partire, cioè, dalla percezione di una generale necessità di dare una risposta al disagio interpretativo e contemporaneamente al peggioramento dei livelli di vita, ai tagli di redditi e lavoro, alla condizione di precariato lavorativo come esistenziale che riguarda, oggi, in Europa migliaia di soggetti, soprattutto giovani.

Non si tratta solo d’ampliare l’orizzonte interpretativo dalla sola economia agli altri aspetti della vita sociale, dalla sfera pubblica a quella privata dandosi degli strumenti adeguati. Pensare dentro la crisi significa anche adottare uno stile di pensiero in grado di cogliere la generalità degli orizzonti conoscitivi assieme alla particolarità degli effetti di una condizione quotidiana di crisi. Inventare nuove sintesi e nuovi linguaggi non può essere disgiunto dallo sguardo sulla “realtà effettuale” e deve tornare alla “realtà effettuale” per poter costruire percorsi alternativi alla povertà d’idee del presente. Il che non significa un immediatismo della teoria o il suo schiacciamento sul corto periodo ma una capacità per prima cosa d’individuare i problemi giusti e lo stile con cui affrontarli.

La ricerca deve proporsi come una riflessione sulle emergenze che in Italia, come in Europa, si presentano nel quotidiano e oggi queste emergenze ruotano, a nostro avviso, attorno alla crisi del concetto di sinistra, alle politiche monetariste europee devastanti rispetto ai diritti dei singoli, a una politica divenuta pura amministrazione dell’esistente senza una prospettiva valoriale.

[Lo scritto qui pubblicato apre il nuovo numero della rivista bimestrale 
“Il Tetto”]