Opposizioni di destra e di governo da IL MANIFESTO e CORSERA
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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Opposizioni di destra e di governo da IL MANIFESTO e CORSERA

PER UN VERSO SI CHIEDE AL GOVERNO DI RIACCENDERE I MOTORI DELL’ECONOMIA, PER UN ALTRO SI PUNTA A DIFFONDERE LA PAURA DI PULSIONI DITTATORIALI. IN SINDACALESE SI CHIAMA: FARE FUMO A MANOVELLA.

MA C’È DELLA LOGICA IN QUESTA FOLLIA!

LE DUE COSE SERVONO A NASCONDERE LA VERA PREOCCUPAZIONE DEL CAPITALISMO; OSSIA CHE LA GENTE INCOMINCI A CHIEDERESI SE QUESTA NON SIA L’OCCASIONE ADATTA PER CAMBIARE QUESTO MODELLO DI SVILUPPO CHE STA DEVASTANDO IL PIANETA.

Opposizioni di destra e di governo

Cei o ci fanno. Forse sarebbe più importante garantire oggi non tanto e non solo la ripresa delle attività lavorative a tutto campo, ma assicurare, come si sta faticosamente cercando di fare, un reddito di emergenza che aiuti ad affrontare la crisi

Norma Rangeri29.04.2020

Il Nord immaginario in rivolta, le barricate di piazza annunciate, i vescovi all’attacco e in ritirata. E l’ospite fisso di ogni battaglia persa, Renzi che, incredibile ma vero, difende la Costituzione dal «dittatore» Conte. Leggendo i giornali a sospettare si fa peccato ma spesso ci si indovina.
Il fatto di non aver dato il permesso per celebrare messa, di non aver deciso di riaprire tutto e subito, avrebbe calpestato diritti e doveri.

In sostanza Conte avrebbe dovuto preoccuparsi meno della salute, pubblica e privata, per riaccendere i motori dell’economia, riaprire le scuole, le chiese e i negozi di parrucchiere.

A dimostrazione di questa irresponsabile e strumentale tesi vengono messi in gran risalto gli esempi di quei governi, Germania, Spagna, Francia che invece sono stati di manica larga e hanno accentuato le riaperture nei loro paesi. Salvini, Meloni, Berlusconi, Renzi (e i vescovi) si presentano come i campioni di questa linea politica «coraggiosa», così apprezzata dalla grande stampa nazionale.

Ma se dalla pessima propaganda politica passiamo alla cruda realtà dei fatti, se guardiamo la situazione sanitaria e quel che ci aspetta nei prossimi mesi, con il passaggio stretto dell’autunno, la riapertura delle scuole e del commercio, semmai la critica dovrebbe essere diversa: siamo pronti ad affrontare la situazione che si determinerebbe mandando a lavorare milioni di persone che potrebbero riaccendere i focolai del contagio?

Soprattutto per l’evidente difficoltà, nella sanità come nella scuola, nel trasporto pubblico come nella vita sociale, di poter riprendere i ritmi consueti e normali di sempre. È di ieri la stima del comitato tecnico scientifico secondo la quale con la riapertura totale delle attività ci sarebbero 151mila italiani in terapia intensiva.

È vero che la situazione economica del paese è disastrosa. Milioni di famiglie sono sulla soglia della povertà, milioni di donne e di uomini non hanno più un reddito, anche se minimo. Forse sarebbe più importante garantire oggi non tanto e non solo la ripresa delle attività lavorative a tutto campo, ma assicurare, come si sta faticosamente cercando di fare, un reddito di emergenza che aiuti ad affrontare la crisi. Senza la certezza di questo sostegno il prossimo Primo Maggio sarà davvero crudele per milioni di persone.

Appare anche paradossale che a rimettere le cose nel verso giusto sia stato papa Francesco riportando la Cei e il mondo cattolico al senso di responsabilità, sottolineando la necessità, adesso, di obbedire ed essere prudenti. Con poche parole il papa ha testimoniato un tasso di «laicità» indicativo dei tempi che attraversiamo. Lui sa che stiamo correndo dei rischi, come lo sanno il governo e Conte.

Non a caso in Germania, il paese di riferimento della leadership europea, la riapertura delle attività si è rivelata un grave errore: ieri era già risalito il numero dei contagiati, e non di poco.

Per questo stupisce la grancassa mediatica a favore delle opposizioni. Tanto più che Salvini, Meloni e Berlusconi sono stati messi nell’angolo da un virus più violento e distruttore delle loro idee. Annaspano, in difesa della protesta confindustriale e delle regioni, in particolare Lombardia e Piemonte, guidate dal centrodestra, esempi negativi, fallimentari di fronte all’emergenza pandemica.

Ma ancor più stupefacente è il comportamento di Renzi che recita due parti in commedia: di giorno sta al governo, e di notte trama per la crisi di governo.

I fragili equilibri politici

In una situazione di gravissima emergenza come l’attuale è inevitabile che il potere decisionale si centralizzi. Ma la democrazia è un meccanismo fragile, fondato su delicati equilibri: non ci vuole molto a comprometterli

 Angelo Panebianco 29/04/2020

 Per quanto tempo, in una democrazia (molto) difficile come la nostra, il Parlamento può essere commissariato di fatto prima che ciò produca conseguenze irreversibili? Prima, cioè, che in tanti si convincano che del Parlamento si possa anche fare a meno? Si ricordi che in questo Paese l’attuale partito di maggioranza relativa è nato come forza programmaticamente antiparlamentare. E che, inoltre, secondo certi sondaggi, in questo momento un’ampia fetta di italiani simpatizza per Russia e Cina mentre è ostile a Stati Uniti e a Germania. In una situazione di gravissima emergenza come l’attuale è inevitabile che il potere decisionale si centralizzi e che quindi le assemblee parlamentari perdano temporaneamente peso e influenza. Di più: è, in larga misura, necessario che ciò avvenga, checché ne dicano certi puristi della democrazia privi di senso della realtà. In una condizione di emergenza il primo problema è affrontare l’emergenza, punto. Anche, quando serve (e in questo frangente è servito) con restrizioni delle libertà individuali: per esempio della libertà di movimento o del diritto di disporre liberamente delle proprie proprietà, aziende comprese. Magari sarebbe più costituzionalmente corretto (o perlomeno elegante) se certi provvedimenti non venissero presi solo per via amministrativa ma ottenessero anche la formale approvazione del Parlamento. Però l’emergenza va fronteggiata. A caval donato non si guarda in bocca, primum vivere, eccetera eccetera. Tutto ciò però riguarda il breve, brevissimo periodo. Se l’arco temporale si allunga allora cambia tutto: perché, senza che i più nemmeno se ne accorgano si va tutti a finir male, ci si ritrova ad avere abrogato di fatto (non temporaneamente sospeso) le garanzie costituzionali per via amministrativa.

Lo scenario politico futuro che alcuni dei più attenti osservatori della nostra vita pubblica immaginano, non è rassicurante. Di fronte alla rovinosa caduta del Pil e alle inevitabili ripercussioni sociali e politiche, si pensa che l’attuale governo non possa reggere a lungo. Soprattutto a causa del processo, che sembra irreversibile, di disgregazione dei 5 Stelle, il partito di maggioranza relativa. Si ipotizza che l’attuale formula di governo venga presto sostituita da una qualche forma di solidarietà nazionale: in pratica, il solito governo tecnico, o governo del presidente sostenuto per l’occasione da un ampio arco di forze parlamentari: dal Pd a Forza Italia a quella parte dei 5 Stelle che, con la solita scarsa fantasia italica, verrebbe subito battezzata dei «responsabili». Per reggere, una simile alleanza parlamentare dovrebbe coinvolgere in un modo o nell’altro anche Salvini e Meloni. In effetti, non è fantapolitica. Se, come si prevede, la crisi economico-sociale sarà gravissima, molte forze politiche potrebbero trovare conveniente mettere temporaneamente la sordina alle reciproche ostilità. Provocherebbero mal di pancia nei più esagitati e settari dei loro sostenitori ma col vantaggio di apparire affidabili agli occhi di molti elettori.

C’è però un grande ostacolo. Di solito, questo tipo di formule è realizzabile se il Parlamento è in mano a forze centriste. Ma le forze centriste, nel Parlamento italiano di oggi, sono in minoranza. Il centro (i renziani a sinistra e i berlusconiani a destra) subì una drammatica sconfitta alle elezioni del 2018. Da allora il Parlamento è dominato dalle estreme. È improbabile che le estreme, per quanto in difficoltà, possano rappresentare una base parlamentare affidabile per governi come quello sopra immaginato. Oltre alla difficoltà di realizzazione c’è un altro problema. I governi tecnici o del presidente (come fu il governo Monti) si reggono solo se, una volta ottenuto il voto favorevole del Parlamento, possono farne a meno di fatto. In sostanza, un governo del genere sarebbe, da questo punto di vista, non molto diverso dall’attuale governo Conte. Opererebbe anch’esso in nome dell’emergenza (non più la pandemia ma la crisi economica) di fatto privo di controllo parlamentare. Il che ci riporta alla domanda iniziale: per quanto tempo una situazione del genere può reggere prima che le conseguenze (politico-costituzionali) diventino irreversibili?

Quando si parla di fase 2 (e oltre) si pensa, come è giusto, a come riportare la vita economica alla normalità. Benissimo ma occorre anche non dimenticare che le libertà economiche e politiche vivono insieme (e cadono insieme). Ritornare a quella normalità significa ridare slancio all’economia di mercato. Ma per farlo non basta consentire alle imprese di riprendere le attività. Occorre anche decidere il percorso che porti al ripristino pieno delle libertà individuali. E non sto parlando solo della pur importantissima libertà di movimento. Ad esempio, come si fa ad evitare il rischio che in Italia e altrove l’uso delle tecnologie utili per tracciare i movimenti del virus non si trasformi in un mezzo permanente di controllo governativo sulle vite di tutti? Da questo punto di vista, possiamo dire, «la Cina è vicina». Maledettamente vicina. Davvero tutto ciò non riguarda la fase 2? Si sa che, non solo in Italia, alle libertà politiche e civili sono interessate soprattutto le minoranze. Le maggioranze, di norma, sono meno sensibili. Si pensi, ad esempio, al disinteresse da sempre mostrato dalla maggioranza degli italiani per gli abusi delle intercettazioni telefoniche.

In vari Paesi, in Europa come in America Latina, la pandemia attuale sembra essere l’occasione per giri di vite autoritari. Ma, attenzione, l’autoritarismo non si manifesta sempre platealmente (colpi di Stato, marcia su Roma, eccetera). Può anche affermarsi in modi molto più striscianti e subdoli, un passo dopo l’altro, e per giunta senza che nessuno ne abbia pianificato gli esiti. La democrazia (l’unica possibile, quella liberale e occidentale) è un meccanismo fragile, fondato su delicati equilibri. Non ci vuole molto a comprometterli. Ciò vale, a maggior ragione, per una democrazia difficile che ben conosce, e da tanto tempo, sofferenze costituzionali e squilibri fra i poteri. Converrebbe pensarci e stare in guardia.