On the road, un viaggio a ottobre nel Sud che resiste
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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On the road, un viaggio a ottobre nel Sud che resiste

di Piero BEVILACQUA, “il manifesto”, 14 settembre 2019

In questi ultimi anni abbiamo assistito a un fenomeno inquietante, impensabile in altri periodi della storia repubblicana. Mentre le condizioni economiche, sociali, civili del Mezzogiorno peggioravano, con la rinascita di fenomeni da dopoguerra, come il caporalato schiavista nelle campagne, con la ripresa dell’emigrazione individuale di massa, soprattutto della gioventù colta, non un moto di recriminazione si è levato da quelle terre. Nessuna manifestazione, movimento di popolo, proteste organizzate.

UNA COLTRE di rassegnazione sembra essersi stesa sul cuore delle popolazioni meridionali. Sicché si è arrivati al paradosso che neppure di fronte alla più grande minaccia affacciatasi negli ultimi mesi all’avvenire di questa parte d’Italia, e alla stessa unità del Paese, con la cosiddetta autonomia differenziata, abbiamo assistito ad alcuna reazione popolare. Anzi, la Lega, che oggi ripropone la secessione del Nord sotto mentite spoglie, è stata premiata al Sud con migliaia e migliaia di voti. È un paradosso, assurdo, inaudito. La Lega, a partire da Bossi, ha imposto all’immaginario degli italiani l’idea di un Sud sprecone e criminale, sicché dagli anni ’90 ogni intervento pubblico a favore del Sud è stato guardato con sospetto, favorendo così uno squilibrio ingiusto nella redistribuzione delle risorse. Occorre rammentarlo alle popolazioni meridionali: la Lega è storicamente e attualmente, sotto la guida di Salvini, il suo più attivo nemico.

DI FRONTE a tale scenario, se si esclude la solitaria lotta di pochi e isolatissimi intellettuali, di alcune assemblee dei medici, delle mobilitazioni di gruppi di insegnanti, e della manifestazione unitaria dei sindacati a Reggio Calabria del 22 giugno, l’assenza di iniziativa politica appare drammatica. E anche paradossale, perché le popolazioni del Sud ignorano che cosa sia l’autonomia differenziata e votano Lega, mentre quel partito le sta condannando a una marginalità irreversibile.

SAPPIAMO che il Pd non ha mosso un dito su tale questione, paralizzato dalle sue divisioni interne, le varie Tv, pubbliche e private, non ne fanno menzione, una sistema mediatico sempre più asservito porta l’attenzione degli italiani altrove.

Ebbene, io credo che la sinistra, malgrado le poche forze a disposizione, se scatta un po’ di volontà politica, potrebbe tentare un’operazione che è insieme di dialogo e contatto con i cittadini del Sud, di mobilitazione, e al tempo stesso di tessitura tra i gruppi che compongono la sua frastagliata geografia. Non ci potrebbe essere obiettivo più unificante che rivendicare una politica di investimenti innovativi per il Sud e creare allarme, chiarimento, informazione di fronte al progetto di disintegrare l’unità del Paese, instaurando un rissoso regime di competizione regionalistica, che getterebbe l’Italia ai margini dell’Europa.

E OCCORRE ricordare qui che Veneto e Lombardia sono le regioni con il più alto tasso di cementificazione d’Italia, mentre il nuovo piano territoriale dell’Emilia Romagna prevede la ripresa di consumo di suolo. (Consumo di luogo. Neoliberismo nel disegno di legge urbanistica dell’Emilia Romagna, a cura di I. Agostini, Pendragon 2017). Volere più potere significa per queste regioni continuare la vecchia politica di grandi opere e cementificazione dei territori, una scelta insostenibile mentre incombe il riscaldamento climatico

QUAL È la proposta che avanzo? Quella di partire, nel mese di ottobre, con un pullman, che giri per i territori, e in cui siano presenti gli esponenti di tutte le forze politiche disponibili, le varie organizzazioni che hanno insediamenti attivi in alcune città, in primo luogo i sindacati, l’Arci, Libera, l’Anpi, l’Osservatorio del Sud, ecc, ecc. per organizzare là dove è possibile, un incontro in piazza con i cittadini.

NEI VARI centri si potrebbero coinvolgere i medici, che conoscono la realtà della sanità meridionale, gli insegnanti con le loro organizzazioni, l’Unione degli Studenti, ma più in generale le scolaresche che in quel momento dell’anno sono più pronte e disponibili alla mobilitazione. L’idea di un viaggio per i territori potrebbe funzionare anche mediaticamente e avrebbe sicuramente una efficacia di gran lunga maggiore se l’iniziativa risultasse presa da un soggetto unitario, ma plurale, che coinvolga soprattutto le donne, i soggetti più deboli e discriminati del Sud, per un itinerario che attraversi i luoghi socialmente più dolenti e meno rappresentati.