Mille e una Cina da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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Mille e una Cina da IL MANIFESTO

L’epidemia e le nostre montagne infuocate

Mille e una Cina. Il tentativo della comunità internazionale di scaricare colpe sugli altri è come quando si rompe un giocattolo e un gruppo di bambini vogliono sapere a tutti i costi chi è stato a far cadere il balocco a terra

Yan Lianke (traduzione di Riccardo Moratto) 27.05.2020

Le Montagne Infuocate descritte ne Il viaggio in Occidente, un classico della letteratura cinese (conosciuto in Italia anche come Lo Scimmiotto, N.d.T.) non rappresentano soltanto una delle ottantuno prove e difficoltà che il Re Scimmia e gli altri protagonisti devono fronteggiare nel loro epico viaggio dalla Cina verso l’India nella speranza di ricevere le sacre scritture buddiste.

Le Montagne Infuocate possono essere interpretate come un simbolo e un’allegoria dei patimenti e delle tribolazioni cui è soggetto lo spirito umano.

Ancor prima dello scoppio della Prima e della Seconda guerra mondiale, la miccia si trovava già occultata nel cuore delle potenze belligeranti. Con un olfatto acuto, chiunque sarebbe stato in grado di sentire l’odore onnipervadente della polvere da sparo. Era sufficiente non essere daltonici per rendersi conto che la spoletta era infiammata e per vedere che scoppiettanti scintille di fuoco, bagliori ardenti e conflagrazioni esplosive accorrevano inesorabili verso un’immane polveriera. Eppure… nessuno osò mettere a repentaglio la propria vita azzardandosi a estinguere la miccia o tentando di staccare il collegamento tra il fusibile e la polveriera.

In cuor loro tutti pensavano: “Potrò anche non vincere la guerra ma se non altro posso ergermi sulla vetta di un monte intento a osservare la battaglia, spettatore di un’esibizione sublime”.

E così una guerra si è susseguita all’altra.

E così ogni singola goccia d’acqua è stata risucchiata in un mare igneo dalle fiamme della guerra. Tutti coloro che erano rimasti inerti sono divenuti rami secchi e foglie a terra inseguiti e catturati dalla morsa del fuoco bellico divampante. I confini tra Paesi sono solo ruscelli e calanchi appena accennati che attraversano un incendio montano. È sufficiente un piccolo salto affinché una favilla rovente si propaghi da un confine all’altro.

La pandemia in corso viene considerata alla stregua di una Terza guerra mondiale in quasi tutti i Paesi che hanno vissuto le due guerre. Alla fine però nessuno è riuscito a fermare lo scoppio e la diffusione di un’epidemia tanto esiziale. Dopo una prima ondata di smarrimento, panico e frenesia, in alcuni Paesi e regioni è stato possibile contenere il numero di contagi e decessi.

Ciononostante, lo sgomento e l’inquietudine causati dall’epidemia hanno lasciato una traccia profonda nell’animo di ogni nazione. Gli esseri umani sono un binomio indissolubile di anima e corpo, perciò è impensabile non agitarsi allorché il crepitio scoppiettante del fuoco ardente si appressa indomabile alle nostre abitazioni. Sono più di un centinaio i Paesi e le regioni vittime di questa guerra epidemica.

La catastrofe non è solo causata dalla diffusione del virus e dal numero sempre crescente dei decessi, ma anche dal vacillamento e dalla diffidenza nei confronti di un ordine mondiale che pare essere scomparso.

Vi sarà un momento in cui la catastrofe e le detonazioni d’arma da fuoco cesseranno mentre lo scetticismo derivante dalla scomparsa di un ordine umano antecedente persisterà a lungo.

In pochi continueranno a credere in una “comunità umana dal futuro condiviso” dopo la pandemia. L’epilogo della globalizzazione sarà come l’infrangersi di un bel sogno una volta aperti gli occhi.

La teoria dello sganciamento (conosciuta anche come teoria della dissociazione, N.d.T.) e la riconfigurazione delle relazioni mondiali sono tra i temi più discussi al giorno d’oggi. La complementarietà, la separazione e la ristrutturazione della catena e della struttura industriale, così come della struttura economica e di quella sociale costituiranno un nuovo inizio, un po’ come dopo un uragano gli uccelli edificano nuovi nidi e i ragni tessono nuove tele. Tuttavia nonostante gli sforzi profusi nel tentativo di edificare nuovi nidi e tessere nuove reti, nessuno è in grado di affermare con certezza come sarà l’architettura futura dell’umanità o quali saranno le prospettive per la società umana.

Il tentativo della comunità internazionale di cercare il colpevole o di scaricare le colpe sugli altri è come quando si rompe un giocattolo e un gruppo di bambini vogliono sapere a tutti i costi chi è stato a far cadere il balocco a terra.

E poi ci sono i politici che per mantenere il potere fabbricano deliberatamente storie realistiche, per non parlare poi delle menzogne e delle assurdità che sembrano aver presa sulla gente ancor più della realtà. L’epidemia non è ancora passata, eppure i resoconti fallaci e la procrastinazione di un atteggiamento menzognero riecheggiano in un boato assordante e lacerante scaturito dalle viscere della terra, seppur quasi impercettibile ai più. Come se le automobili provenienti da ogni dove si trovassero sul proprio tragitto allorché d’un tratto il ponte sul quale sono costrette a passare, avviluppato da una fitta oscurità, iniziasse a oscillare in seguito alla rapida propagazione delle onde d’urto.
Causando sgomento.

L’umanità è inquieta come un’eruzione vulcanica: dal mare ogni forma di vita è riuscita pian piano a salire sulla riva solo per accorgersi che dietro il molo, la spiaggia, le rocce e gli arbusti che hanno usato per arrampicarsi altro non v’è che un’isola separata dal mondo. Non è solo un’immane distesa oceanica a separarla dalla terra ma anche la diffidenza e i sospetti che portano gli esseri umani a farsi lotta reciproca.

L’isola è gremita di persone che sono riuscite a risalire a riva. Un tempo quest’isola, adesso lontana da tutto e da tutti, era un vulcano attivo che sovente eruttava in boati assordanti. Chiunque era in grado di percepire il tremito e il ribollimento del terreno infocato sotto i propri piedi. Tutti sapevano che era questione di giorni, e la prossima grande eruzione avrebbe travolto ogni cosa.

Dinanzi a sé una distesa sconfinata di onde e acqua, sotto i piedi crateri la cui temperatura aumenta vertiginosamente e di tanto in tanto esplode in eruzioni assordanti.

Ancora una volta, l’umanità è stata spinta in massa su quest’isola in mezzo al mare. Con una nuova eruzione in procinto di esplodere. Tsunami, terremoti, magma a migliaia di gradi e correnti impetuose, inseguendo le orme del tempo, si avventano contro l’ottusità dell’uomo.

L’animo umano è uno straccio di pelle appeso a una fornace, scorato alla stregua di un uomo i cui abiti d’un tratto hanno preso fuoco accorgendosi così di esser pian piano divorato dalle fiamme. In mezzo poi si trovano due tipologie di persone che non sono in ansia e non provano neanche inquietudine per questa eruzione vulcanica: si tratta di coloro che hanno erroneamente scambiato quest’isola per un lembo di terra ferma oltreché i politici i quali in tasca hanno già pronta l’Arca di Noè.

Tutti coloro che sono disposti a farsi carico del domani in nome dell’umanità – intellettuali, scienziati, matematici, medici e antropologi, ma anche poeti, giornalisti e le persone comuni sensibili e disposte a preoccuparsi del futuro – in cuor loro nutrono sentimenti di inquietudine e smarrimento, consapevoli di trovarsi sulla cima del cratere e che il vulcano, inesorabile, sta per eruttare.

Come un calderone d’acqua bollente posizionato su un piano cottura sotto il quale fiamme estuose bruciano ardenti, facendo così raggiungere il punto critico all’acqua in ebollizione.

Un branco di antilopi, inseguite nella foresta da un incendio avvampante, pensano di esser riuscite ad evitare il cratere, solo per rendersi conto che dinanzi a sé si profilano dirupi e voragini invalicabili.

Ogni giorno i notiziari non fanno che parlare di contagi, decessi, aziende che falliscono e disoccupazione sia in Europa che in America.

Ogni giorno i nostri calendari si tingono di nero a causa del numero crescente di contagi e di vittime. Secondo quanto riferito dalle notizie, l’umanità è costretta a convivere con il virus per un lungo tempo a venire.

L’anno scorso sono stati circa otto milioni i giovani cinesi che si sono laureati. Anche quest’anno saranno circa otto milioni gli studenti che lasceranno la scuola con una laurea in mano. Lo stesso accadrà l’anno prossimo, così come fra due o tre anni.

Una cifra cospicua: diverse centinaia di migliaia in più rispetto alla popolazione della cosmopolita Hong Kong. E quanti sono i giovani cinesi che non vanno all’università? Quanti sono i giovani disoccupati che vedono il tempo scorrere dinanzi a sé, da diciotto a diciannove anni, da diciannove a venti, senza soluzione di continuità?

Se non trovano un lavoro, dopo lo scoccare dei vent’anni se ne staranno a oziare per strada o nei villaggi con le mani in mano e senza far niente. La chiusura delle fabbriche è stata come un tornado che si è abbattuto su un villaggio.

I prezzi, in sordina, sono saliti alle stelle come un nugolo di zanzare che d’estate si addensa improvvisamente lungo la riva del fiume.

Nel mondo sono in molte le fabbriche ad aver chiuso i battenti. Migliaia di contadini che avevano lasciato la terra per lavorare in fabbrica sono tornati nei loro villaggi e nella loro terra.

La politica li invita a lavorare e ad avviare imprese vicino a casa nell’era post-epidemica. Tuttavia, coloro che li esortano a rimanere a casa non possono non sapere che si sono allontanati dalla terra natìa per lavorare ed avviare imprese proprio perché non avevano altra scelta.

Coloro che si erano fatti strada riuscendo a farsi assumere in qualche ristorante vedono oggi quanto sia massiccio il chiavistello affisso sulle porte dei locali dopo la loro chiusura forzata. Quelli che in passato prelevavano soldi senza pensarci su più di tanto si ritrovano oggi a farsi i conti in tasca ogni volta che ritirano del denaro, ed a sincerarsi a più riprese di aver riposto la carta nel portafoglio.

Chi guida tiene sempre d’occhio il prezzo del carburante. Al mercato le casalinghe scelgono le verdure i cui prezzi sono al ribasso e una volta fatti i loro acquisti si premuniscono di controllare lo scontrino più volte per vedere se ci sono degli errori e per controllare se i prezzi sono scesi o aumentati di nuovo.

Quando un bambino di città dice ai suoi genitori: “Mamma, papà, è più di un mese che non compriamo carne, voglio mangiarne un po’”, loro ne rimangono turbati come se avessero buscato due ceffoni, uno mollatogli dall’amara realtà e l’altro dalla semplice richiesta del figlio.

Fino ad oggi ogni volta che le galline deponevano le uova, le donne di campagna le usavano per cucinare; da domani, invece, queste uova sono destinate a finire al mercato avicolo. Con quei pochi soldi che riusciranno a racimolare al mercato delle uova, le donne andranno a comprarci del sale.

Ed ecco che l’ansia, l’inquietudine, la preoccupazione e l’irritabilità si tramuteranno in un vortice impetuoso che inesorabile farà crollare gli edifici e scuoterà le fondamenta.

Forse l’animo umano è rimasto immutato nella sua forma e vivacità; tuttavia, le fiamme che ne lambiscono i contorni hanno già preso ad ardere ferventi.

La gente continua indefessa a incedere giorno dopo giorno, eppure già sono in molti a intravedere il ponte spezzato sul cammino degli anni a venire.

Che nessuno si conceda il lusso di pensare che ciò che accade in Cina è destinato a rimanere in Cina o che gli affari dei cinesi siano di loro esclusivo appannaggio. La diffusione della pandemia in gran parte è dovuta proprio al fatto che quasi tutto il mondo ha fatto l’errore di pensare che si trattasse di un problema della Cina e dei cinesi e che non lo riguardasse più di tanto. Non pensate che chiudendo la porta, il freddo e il gelo rimangano confinati all’esterno. In alcuni luoghi ipotizzare che il “il mondo condivida gelo e calore” è un’affermazione nulla, priva di valore. Ad esempio, lo spettacolo dell’aurora borealis che c’è in Islanda non lo possiamo vedere altrove. In Cina, invece, pur non vedendo l’aurora boreale islandese, è comunque possibile vedere il medesimo fenomeno atmosferico nella contea di Mohe, situata nella provincia settentrionale dello Heilongjiang.

Provate a immaginare per un attimo che l’epidemia non abbia cominciato a diffondersi dalla città di Wuhan, in Cina, bensì da un altro Paese, regione o città, scarsamente popolato e geograficamente isolato. Si sarebbe diffusa altrettanto rapidamente in ogni nazione del mondo? Sarebbe stata tanto catastrofica per l’umanità intera alla stregua di una Terza guerra mondiale?

– E invece è esplosa a Wuhan, città dell’entroterra cinese.
– E si è diffusa in oltre centro Paesi.

Da quest’epidemia l’umanità dovrebbe aver appreso alcune peculiarità di fondamentale importanza della Cina di oggi: è il Paese più popoloso del mondo; annovera le aree urbane più densamente popolate del mondo; c’è un flusso continuo di persone che vanno da una parte all’altra del Paese; l’economia nazionale si trova nella massima fase ascendente; e in virtù dei suddetti motivi il cuore di taluni si è fatto irruente, vanesio, tronfio e sussiegoso.

Oggi il mondo guarda alla Corea socialista con indifferenza e impotenza; alla vigilia dell’era post-epidemica, mentre si riflette sulla dissociazione e sulla riconfigurazione delle relazioni mondiali, perché la gente è così miope e poco lungimirante da non prevedere i rischi di un nuovo tessuto umano laddove nel mondo comparisse davvero un’enorme Corea del Nord? Se la Cina diventasse un’altra gigantesca Corea del Nord, avrebbe forse dei punti in comune con quella già esistente? Questa ipotetica nuova Cina sarebbe forse lo stesso Paese che oltre quarant’anni fa, durante la Rivoluzione Culturale, decise di chiudere i battenti e non rapportarsi con l’estero?

Dopo la Seconda guerra mondiale, ci sono state due sublimazioni del sistema umano, grazie alle quali la gente è riuscita a liberarsi dagli scontri e dai colpi d’arma da fuoco.

Si tratta di due eventi di cui l’umanità dovrebbe andare fiera: la nascita della Comunità europea e il fatto che un Paese socialista con una popolazione di oltre un miliardo di persone, grazie anche agli aiuti ricevuti, si sia fatto strada giungendo così al pari delle altre potenze, riuscendo a poco a poco a camminare all’unisono.

Al di là delle considerazioni di mera natura economica, la guerra commerciale Cina-Usa, pur se turbolenta e burrascosa, ha permesso alla Cina di camminare veramente in sincronia con le coalizioni mondiali di punta.

Oggi, in questa fase post epidemia, la teoria dello sganciamento e le relative politiche in diverse nazioni sembrano voler di nuovo cacciare la Cina da questo gruppo di punta, riducendola a una nuova e gigantesca Corea del Nord.

Se questo dovesse veramente accadere, non omologherebbe forse la cultura umana, l’economia, la politica e la coscienza, un disastro in Asia paragonabile forse a un’ipotetica disintegrazione della Comunità europea? Proprio nel momento in cui gli alterchi tra due grandi sistemi politici mondiali sembrano convergere verso una conclusione, l’umanità è forse avviata verso una forza immane conferitale da un altro sistema e verso uno sconfinato periodo storico?

Ebbene, nella fase post-epidemica in cui stiamo per entrare, peraltro ancora senza un vaccino a disposizione, se le cose stessero davvero in questi termini, questo sì che sarebbe il seme di un’immane catastrofe senza alcun rimedio, per la quale mai sarà scoperto alcun vaccino.

Il viaggio in Occidente, uno dei classici della letteratura cinese, si riferisce a un viaggio dalla Cina verso l’India. Al giorno d’oggi con viaggio in Occidente non ci riferiamo più al subcontinente indiano. Ieri le Montagne Infuocate erano un simbolo e un’allegoria dell’uomo e potevano essere valicate grazie alla fede.

Oggi invece sono diventate un’allegoria della realtà e con le loro fiamme estuose lambiscono la lungimiranza e l’anelito umano.

Sarebbe una bella allegoria se la storia dell’uomo incedesse dopo aver raddrizzato i propri passi falsi; al contrario, nel caso in cui chiunque compia un passo falso venisse intenzionalmente scartato, chi può garantire che nel futuro della storia non vi siano ulteriori alterchi e colluttazioni e che alla fine sempre più persone, Paesi e regioni sprofondino nel magma di questa disastrosa allegoria?