Liberté, Egalitè, PROPRIETÈ da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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Liberté, Egalitè, PROPRIETÈ da IL MANIFESTO

I vaccini sono beni pubblici mondiali. La vita non è un brevetto

Campagna mondiale per il vaccino gratuito e “patent free”. Quattro misure, tra cui un Tribunale Russell sui crimini compiuti in nome del denaro nella lotta contro il Covid-19

Riccardo Petrella, Roberto Savio, Reinaldo Figueredo (*) 31.05.2020

La corsa al vaccino anticoronavirus non è una corsa sana, giusta. I grandi media ne parlano con enfasi come se si trattasse di un campionato mondiale di calcio. Essa non ha come obiettivo la salute di miliardi di persone.

L’obiettivo reale è la vittoria per conquistare il brevetto sul vaccino e cosi accaparrarsi di miliardi e miliardi di euro. La priorità sono i miliardi di euro non I miliardi di persone. Le persone sono solo uno strumento per il guadagno. 

Paul Hudson,  capo della Sanofi, terza principale impresa mondiale del settore della salute in termini di fatturato (34,5 miliardi di euro nel 2018), l’ha spiegato  in maniera chiara e senza mezzi termini il 14 maggio scorso a) affermando che se la sua impresa trovasse un vaccino contro il Covid-19  servirebbe in priorità gli Stati Uniti e b) invitando  le autorità dell’UE ad  essere “altrettanto “efficaci che le autorità omologhe americane” nell’opera di “semplificazione delle  procedure regolamentari” (praticamente: massima libertà d’azione per le imprese).

Negli Stati Uniti, le imprese farmaceutiche  godono di una libertà di fissare i prezzi per i loro prodotti più grande che altrove in tutto il mondo. 

E qui sta il duplice nocciolo  della questione.

Primo: Sanofi rivendica la libertà delle imprese di decidere per chi, dove e come organizzare l ‘accesso al vaccino.

Secondo: il criterio chiave di selezione delle priorità  è il rendimento finanziario. Il vaccino sarà destinato in priorità in favore delle categorie sociali e  nei paesi dove il rendimento sarà più elevato.

Ricordiamo che Sanofi è considerata una delle imprese più redditizie nel settore. Nel solo 2018 ha distribuito ai suoi azionisti più di 3,7 miliardi di euro di dividendi! Oggi, secondo questo criterio, gli Stati Uniti ed i suoi futuri cittadini da vaccinare e da curare rappresentano il mercato potenziale più sicuro per un rendimento più elevato.

Gli Stati Uniti sono in guerra contro l’OMS e si opporranno con forza ad ogni tentativo  di regolazione mondiale in materia preservando intatto il diritto di brevetto privato a scopo di lucro sui vaccini (sul vivente in generale). L’UE, invece, non suscita simpatia al capo della Sanofi.  

La Commissione  europea, il Parlamento europeo, la Francia, la Germania, l’Italia  ed altri paesi extra-europei , pur non mettendo in discussione il rilascio di un brevetto o più brevetti, parlano di un vaccino  comune mondiale anticoronavirus.

Addirittura, come ha fatto anche  l’appello firmato il 19 maggio scorso  da alcune decine di capi di Stato, di governo e ministri dell’Africa e di altri paesi del mondo, affermano che il futuro vaccino deve essere considerato “un bene pubblico mondiale”! Ce n’è abbastanza, a suo gusto, per mettere le mani in avanti e … minacciare. 

La sua dichiarazione pubblica non rappresenta un’uscita sconveniente per malaccortezza. Si tratta di una dichiarazione voluta, deliberata.

“Il mercato” della salute è troppo importante e determinante per il futuro delle imprese farmaceutiche  per lasciarselo sfuggire nel nome del diritto alla salute degli abitanti della Terra o, peggio ancora, nel nome di un’etica buonista di facciata da parte dei leaders politici europei tradizionalmente sostenitori dell’economia capitalista di mercato globale, come Macron, Merkel, Conte,  Johnson… Ricordiamo ancora che solo un quarto (25 mila) degli occupati su scala mondiale (più di 100.000) della Sanofi si trovano in  Francia.

La posizione della Sanofi, largamente condivisa dalle altre imprese multinazionali, è inaccettabile perché essa rinforza la sottomissione della scienza al servizio degli interessi economici (finanziari) e di potere (armamenti, logiche di guerra, controllo poliziesco). La proprietà privata a scopo di lucro dei brevetti sul vivente e sull’intelligenza artificiale non è una cosa buona e giusta. 

Mantenerla in un  contesto di grave pandemia mondiale  e di grandi ed intollerabili inugugaglianze in seno alla popolazione mondiale dove se nulla cambia il rischio che nel 2030, secondo l’OMS,  più di 5 miliardi di persone non disporranno di una copertura sanitaria, è un crimine contro l’umanità, 

Cher fare?

Prima misura

Anzitutto mantenere forte la pressione sull’opinione  pubblica mondiale ( e dei  parlamenti) sulla necessità che i medicinali, i tests, i vaccini devono essere trattati come beni pubblici mondiali, fuori mercato, sotto la responsabilità non delegata a terzi, anche finanziaria (da qui la gratuità) da parte  della collettività,  su basi partecipative dei cittadini decentralizzate.

Occorre mettere fine ai monopoli sui medicinali, i prodotti di diagnosi, i vaccini. Bisogna liberare l’OMS dall’influenza dei lobbies industriali e commerciali e delle potenze statali. E’ tempo di  liberare la scienza e l’economia  dalla finanza predatrice e dalla guerra.  I brevetti privati a scopo di lucro sono lo strumento di espulsione dello Stato di diritto dal governo della vita. 

Seconda misura

Aprire una sessione straordinaria del Tribunale Russell sui crimini della guerra economica nel campo della salute ed in particolare sui rischi di crimini contro l’umanità nella prevenzione e cura della pandemia  COVID -19. Le guerre sono soprattutto dovute alle guerre per la supremazia economica su mercati mondiali.  Il compito di questa sessione sarà d’investigare su come i diritti alla salute di tutti gli abitanti della Terra sono negati o non garantiti nella lotta contro il COVID-19 in nome del profitto e della “sicurezza sanitaria’ detta “nazionale”, ma in realtà dei ceti sociali privilegiati.    

Terza misura

Senza aspettare che i rischi menzionati si verifichino  annullare, con un accordo generale  tra Stati, oppure su basi nazionali e plurinazionali , l’attribuzione  di  brevetti sull’insieme degli strumenti di lotta contro la pandemia COVID-19. 

L’abrogazione di brevetti è già intervenuta nel passato, per esempio in Brasile (sotto la presidenza di Lula con esiti  molto positivi per la popolazione ) o negli Stati Uniti. Una forma più soft, ad hoc  sarebbe la “licenza obbligatoria”, cioé l’imposizione fatta all’impresa detentrice del brevetto di concedere  la licenza di uso del vaccino.

Il limite di questa formula (come anche di quella della “licenza volontaria” da parte delle imprese) è che non elimina la causa strutturale dei problemi, il brevetto

Quarta misura

Proposta minima e a corto termineCiriferiamo ad una proposta già  avanzata da alcune ONG nel 2010 e chiamata « Medecines Patent Pool» in favore dei paesi del Sud consistente nel mutualizzare le conoscenze creando un pool comune nel quale sarebbero raccolti i brevetti, i segreti di fabbricazione, i finanziamenti eventuali….sotto la responsabilità di un organismo pubblico internazionale indipendente.

Le imprese  detentrici dei brevetti darebbero il loro accordo affinché dei fabbricanti di medicinali generici dei paesi del Sud possano produrre e distribuire i trattamenti localmente. Si tratta di un piccolo passo in avanti, da realizzare in mancanza di meglio!

In realtà, i benefici attesi  per le popolazioni locali potrebbero essere  importanti, ma il dispositivo non contribuirà a risolvere il problema  delle capacità autonome di sviluppo sanitario di detti paesi. La loro  dipendenza dalle potenti imprese multinazionali private resterà determinante. 

Se l’obiettivo mondiale è la  promozione e la salvaguardia del diritto alla salute di tutti gli abitanti della Terra, la prima misura è il punto di partenza, come il disarmo lo è per l’obiettivo della pace, e la sicurezza sociale generale per lo sradicamento dei fattori strutturali dell’impoverimento. 

(*) Gli autori sono rispettivamente: Professore emerito dell’Università Cattolica di Lovanio, Belgio; Presidente di Other News, Italia; ex ministro della Presidenza e ex ministro degli affari esteri, Venezuela.

La Commissione Ue contro lo stop alle relazioni Usa-Oms

Istituzioni . L’Europa appoggia l’Organizzazione ma è critica sulla gestione della pandemia. Bruxelles: gli Stati uniti riconsiderino la loro decisione, ci vuole il sostegno di tutti

Anna Maria Merlo 31.05.2020

L’Europa ha invitato ieri gli Usa «a riconsiderare la decisione annunciata» da Donald Trump di mettere fine alla partecipazione all’Organizzazione mondiale della sanità condannando le «azioni che indeboliscono i risultati internazionali». Per la Commissione europea, «mentre il mondo continua a lottare contro il Covid-19, il principale compito di tutti è salvare vite e contenere e limitare la pandemia».

La Ue «continua a sostenere l’Oms sotto questo aspetto», precisa la Commissione, che ricorda anche di aver «già previsto ulteriori finanziamenti»: a febbraio gli stati hanno versato 15 milioni di dollari all’Oms per la lotta al Covid. Per Bruxelles, la «cooperazione globale e la solidarietà attraverso sforzi multilaterali è la sola strada efficace e possibile per vincere la battaglia che il mondo sta fronteggiando» e per questo «l’Oms deve poter continuare a essere in grado di guidare le risposte internazionali alle pandemie, correnti e future» e ci vuole «l’appoggio e la partecipazione di tutti».

APPENA CONOSCIUTA la decisione di Trump, Jens Spahn, ministro della Sanità della Germania, paese che dal 1° luglio avrà la presidenza semestrale a rotazione del Consiglio Ue, ha parlato di «seria sconfitta per la salute mondiale» e ha affermato che la Ue deve «impegnarsi di più» finanziariamente. «Sarà una delle nostre priorità» per i sei mesi di presidenza tedesca. Già due settimane fa, quando Trump aveva annunciato il ritiro degli Usa dall’organizzazione dell’Onu, la Ue aveva reagito affermando che in piena pandemia «è il momento di dare prova di solidarietà e non di criticare o minare la cooperazione internazionale». A favore dell’Oms, la Ue ha anche organizzato un telethon, dove sono stati raccolti 7,4 miliardi di euro.

L’Unione europea appoggia l’Oms, ma si riserva di analizzarne il funzionamento «nel momento opportuno il prima possibile», come è stato deciso all’assemblea dell’organizzazione il 19 maggio scorso, per arrivare a «una valutazione imparziale, indipendente e completa». Un appello a una riforma dell’Oms era venuto anche dal G7, il 17 aprile scorso.

LA UE SI OPPONE alla decisione di Trump, ma ha delle critiche da fare alla gestione della pandemia da parte del presidente dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. «Dobbiamo trarre delle lezioni», dice il comunicato della Ue di ieri, sia sull’esplosione della pandemia che sulla risposta che è stata data dall’Oms.

PIÙ CHIARO ANCORA è stato il commissario al mercato unico, Thierry Breton: la Ue avrebbe potuto essere meglio protetta contro il Covid se la Cina e l’Oms avessero dato «prima un’informazione più affidabile». È dalla Francia che sono arrivate le critiche più severe. «Ci sono certamente delle cose da dire sul funzionamento dell’Oms – ha affermato alcuni giorni fa il ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian – forse una mancanza di reattività, di autonomia rispetto agli stati, forse una mancanza di mezzi di intercettazione, di allerta, di informazione, di capacità normativa».
Il ritiro degli Usa priva l’Oms del finanziamento statale più importante.

L’OMS, ORGANIZZAZIONE con sede a Ginevra che dipende direttamente dall’Onu, è stata fondata nel 1948. Il suo compito è la promozione della salute pubblica nel mondo, proponendo regole, ricerca e protocolli, oltre ad aiuti ai paesi per la gestione dell’accesso alla salute o per programmi sanitari, come per esempio la lotta contro la poliomielite.

Funziona sulla base di un “budget programma” di due anni. L’ultimo copre 2020 e 2021 ed è di 5,8 miliardi di dollari. Il 20% è finanziato dagli stati e l’80% da organizzazioni varie (anche gli stati), su base volontaria. La parte del 20% finanziata dagli stati è calcolata sulla base della ricchezza e della popolazione: Usa 22%, Cina 12%, Giappone 8,6%, Germania 6,1%, Gran Bretagna 4,6%, Francia 4,4%.

Ci sono poi i contributi volontari, che coprono l’80% del budget: il 52% proviene ancora dagli stati e anche qui gli Usa avevano un ruolo importante, con 656 milioni di dollari. Il secondo contribuente è la Fondazione Melinda e Bill Gates, con 531 milioni di dollari. La Commissione europea contribuisce con 131 milioni. A fine marzo, gli Usa dovevano ancora versare 115 milioni di dollari per il budget 2020 e 80 milioni di arretrati.