Le vite salvate dal Corona-virus di TONINO PERNA
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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Le vite salvate dal Corona-virus di TONINO PERNA

                            Le vite salvate dal Corona-virus

  Tonino Perna 01/05/2020

Sappiamo che finora le vittime del Corona-virus sono state circa 200mila nel mondo e sicuramente saliranno ancora.  In Italia dovrebbero attestarsi sulle 35.000, nella Ue intorno a 150mila, quanto si stima arriveranno negli Usa.  Numeri pesanti che sarebbero stati ben maggiori se non ci fosse stato il lockdown in molte aree del mondo, a cominciare dalla Cina.   Ma, proprio questo blocco delle attività umane, questo improvviso crollo della mobilità delle persone e della caduta della produzione, ha involontariamente determinato una forte riduzione nel numero delle vittime di questo modello di sviluppo.  A cominciare dall’inquinamento.  Secondo Marshall Burke, del dipartimento di Scienze della Terra dell’università di Stanford, in Cina sono bastati due mesi di riduzione dell’inquinamento per salvare le vite di quattromila bambini sotto i cinque anni e 73mila adulti sopra i settant’anni. ( cfr. Meehan Crist, The New York Times, trad. “Internazionale” del 28 Aprile).  Se questi dati hanno un fondamento scientifico allora si può ipotizzare che si può prudentemente moltiplicare del 3 il numero di vite salvate per la caduta verticale dell’inquinamento. In particolare, si stima che la CO2 in due mesi sia scesa in Cina del 25 per cento, di circa il doppio nella Ue e del 40 per cento negli Usa. 

  Un altro dato da prendere in considerazione sono gli incidenti sul lavoro. Se consideriamo solo i morti, senza considerare i feriti gravi, gli invalidi, il dato mondiale è di circa due milioni l’anno (fonte ILO).  Considerando che il blocco delle attività è stato parziale e mediamente non è durato più di un mese, possiamo stimare in circa 70mila circa le vite risparmiate.

 Ancora un dato sorprendente: le vittime da incidente d’auto.   Sono circa 100mila persone al mese che muoiono nel mondo per incidenti sulle strade.  Se anche in questo caso consideriamo prudentemente poco più di un mese di stop, allora abbiamo altre decine di migliaia di vite risparmiate. Solo in Italia nel week end pasquale e ponti del 25 aprile e 1 maggio morivano per incidenti stradali mediamente trecentocinquanta persone ogni anno, su un totale di circa 3.400 morti l’anno.

Complessivamente- tra riduzione dell’inquinamento, delle vittime sul lavoro e sulla strada –  il lockdown ha salvato qualcosa come 420mila persone, di tutte le età e di tutti paesi del mondo che hanno adottato misure di contenimento della mobilità delle persone e della produzione di merci.    Se ci fossimo fermati tutti per tempo e in maniera drastica probabilmente il numero delle persone salvate sarebbe stato superiore alle vittime da Covid-19.   Certo, per essere intellettualmente onesti, bisognerebbe considerare gli effetti di questo blocco della produzione sui paesi del Terzo Mondo, soprattutto quelli che sono fortemente dipendenti dall’export delle materie prime (compreso il petrolio che è finito sotto zero). Bisognerebbe poter conoscere il numero di coloro che sono morti di fame o di malattie legate alla malnutrizione, più di quanto mediamente non succeda.    

In ogni caso, questo bilancio deve farci riflettere per non ripartire ad occhi chiusi verso l’agognata normalità.