I PREPARATIVI SONO IN PIENO SVOLGIMENTO da 18BRUMAIO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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I PREPARATIVI SONO IN PIENO SVOLGIMENTO da 18BRUMAIO

I preparativi sono in pieno svolgimento

 OLYMPE de GOUGES  5 maggio 2022

L’Europa è in guerra con la Russia, questo ormai è chiaro e non può più essere nascosto. Entro questo mese lo comprenderanno anche quelli più ingenui che si sono fatti convincere dai più scafati servitori di Washington, i “partigiani” con la pelle degli altri, che sostengono l’invio di armi all’Ucraina come cosa doverosa e giusta.

Già le nostre città sono al buio di notte, ma non tarderanno i razionamenti di energia ai privati. Sarà allora che la propaganda si farà ancor a più martellante a sostegno della necessità della guerra.

Guardando indietro alla prima guerra mondiale, si dice che le grandi potenze fossero “scivolate” nella guerra, ma ora stanno correndo a occhi aperti verso il disastro. L’affermazione che la guerra in Ucraina riguardi la difesa della democrazia e dell’indipendenza nazionale si sta rivelando ogni giorno più capziosa. In realtà, si tratta di ben altro, come vado ripetendo da anni, per ciò che vale ovviamente: per la guerra contro la Cina è prima necessario disinnescare la Russia, grande potenza nucleare (anche subacquea).

L’invio di armi all’Ucraina in grado di colpire la Russia è il proseguimento di un’escalation non solo verbale, mediatica e propagandistica. Sarà il disastro per la Russia e per l’Europa. Non è vero, come ho sentito dire da Luca Caracciolo, che la Russia perde l’Ucraina e l’Ucraina perde il Donbass. Fosse solo per questo, si potrebbe stare tranquilli.

Gli USA, la GB e la UE stanno inondando l’Ucraina di armi e promettono che non ci sarà tregua fino a quando la Russia non sarà “sconfitta” e la sua “spina dorsale spezzata”. I preparativi per una terza guerra mondiale non si limitano ad armare e a fornire supporto militare all’Ucraina. Ormai si discute la questione di che cosa sia necessario per rendere “gestibile” una guerra su vasta scala. I preparativi per rendere gestibile una terza guerra mondiale sono in pieno svolgimento.

La guerra in Ucraina è la continuazione delle guerre nei Balcani, nel Medio Oriente e nel Nord Africa con cui gli Stati Uniti e i loro alleati hanno cercato di assicurarsi il dominio del mondo. Quella con la Cina non tarderà a venire.

Una guerra mondiale non è solo una questione militare. È prima di tutto una questione economica, perché una guerra efficace può essere sostenuta per un lungo periodo solo con un blocco di potere economico-militare. Il discorso di Mario Draghi in questo senso non va sottovalutato. Non sono solo i soldati e il loro equipaggiamento militare a dover essere organizzati in una struttura offensiva compatta, ma anche le risorse economiche a ciò destinate devono far parte di una pianificazione di guerra, non solo europea (attenzione!) ma euro-americana.

Questo ineffabile personaggio è un membro effettivo dell’establishment mondiale, un consigliere dei circoli imperialisti, sa ciò che dice in riferimento agli scopi più generali. La lotta per il dominio mondiale è per gli USA una lotta per la vita e la morte; l’UE, di cui Draghi chiede una radicale riforma per bypassare i veti decisionali, dovrà restare subalterna a questa logica migliorando le proprie performance belliche.

L’attivismo al più alto livello, con Ursula Gertrud von der Leyen e Boris de Pfeffel Johnson in India, è in tal senso significativo. L’India è un pezzo dei più importanti della scacchiera del grande gioco. La contesa con la Cina non può prescindere dalla posizione di Nuova Delhi: per collocazione geografica, numero abitanti (1,4 miliardi), controllo delle rotte commerciali, potenziale economico-militare.

Narendra Modi deve valutare attentamente le sue scelte, se non vuole subire una qualche “esportazione di democrazia”, magari con il Pakistan nelle veci dell’Ucraina.

Siamo all’applicazione di una nuova strategia di globalizzazione incentrata su Europa, Stati Uniti e Africa e che rivaluta la dipendenza dalle forniture russe e cinesi.

Anche la Germania si muove in tal senso, e non solo dal lato del suo poderoso riarmo. Olaf Scholz nel suo primo viaggio in Asia orientale dopo essere entrato in carica, ha fatto visita in Giappone, ma non è andato a Pechino. A differenza di Angela Merkel, che durante i suoi anni di cancellierato ha fatto dodici visite in Cina e solo cinque in Giappone. Con 246 miliardi di euro, il volume degli scambi della Germania con la Cina è sei volte quello con il Giappone. Il valore dell’investimento diretto tedesco in Cina, pari a 96 miliardi di euro, è molte volte quello dei 16 miliardi di euro del Giappone.

E tuttavia il cancelliere ha concordato con Tokio una cooperazione più stretta nel settore dell’alta tecnologia strategicamente importante e nella produzione e fornitura d’idrogeno liquido come fonte di energia alternativa. Sono state inoltre concordate regolari consultazioni del governo con il Giappone, precedentemente tenute solo con la Cina.

Dopo che la fregata tedesca Bayern ha condotto esercitazioni con le forze giapponesi lo scorso anno, sei Eurofighter tedeschi prenderanno parte a manovre in Australia in autunno, da dove voleranno anche in Giappone. Piccoli segnali, che però la dicono lunga sul rinnovato attivismo bellico nippo-germanico.

Avendo già imposto un divieto all’importazione di carbone russo ad aprile, l’Unione Europea ha deciso questa settimana anche un embargo petrolifero. Poiché la quota del petrolio russo sul consumo della Germania è scesa dal 36 al 12 per cento, il governo tedesco ha dato il via libera all’embargo. A paesi minori come l’Ungheria e altri, che dipendono molto di più dal petrolio russo, sarà concesso un periodo di transizione.

Non bisogna sottovalutare queste decisioni di lungo periodo. Ripeto, ci si sta preparando per un conflitto più ampio, più tragico, di lunga durata. L’embargo non mitigherà di certo i prezzi dell’energia, che sono già a livelli record e sono tra i principali motori dell’inflazione. Chi pagherà il conto di tutto questo? E, in speciale modo, quali nazioni?

Anche in Italia la folle politica di preparare una terza guerra mondiale e renderla “gestibile” è sostenuta dai partiti, che semmai esprimono riserve su questioni d’ordine secondario. Così anche il M5S, che tentenna e continua a sostenere il governo Draghi. Una crisi di governo ora, nuove elezioni, sarebbe invece il segnale che il fronte interno non è compatto per la guerra. Motivi d’ordine “psicologico” lo impediscono, e lo sa bene il servitore atlantico che con iattanza manda a dire che può andarsene a casa anche domani mattina. L’opinione pubblica però non è compatta, si percepisce a pelle, ed è per questo motivo che si punta a mettere la mordacchia alla “disinformazione”, cioè a tutte le voci contrarie o anche solo dissonanti.

https://sgs.princeton.edu/the-lab/plan-a

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