GREENPEACE SVELA LA BOZZA BLUFF da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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GREENPEACE SVELA LA BOZZA BLUFF da IL MANIFESTO

Cop26, Obama: Parigi affossata. Greenpeace svela la bozza bluff

Assalto al cielo. L’ex presidente Usa, artefice dell’Accordo di 6 anni fa, accusa Trump, Cina e Russia. Glasgow appesa a un filo. La Ong ambientalista: nel pre-documento nessun riferimento alle fonti fossili

Anna Maria Merlo  09.11.2021

«We want action, Obama», hanno risposto i giovani al discorso che ha tenuto loro l’ex presidente Usa, in un incontro a Glasgow, all’inizio della seconda – e decisiva – settimana di lavori della Cop26. Con un’iniziativa inabituale, Obama, che era stato determinante per il risultato della Cop21 a Parigi nel 2015, ha fatto il punto della situazione, a 6 anni dall’Accordo. In contraddizione con l’emissario Usa John Kerry, che ieri ha detto di aspettarsi «un successo senza precedenti» a Glasgow, «ci sono momenti in cui sono scoraggiato – ha detto Obama – quando il futuro sembra oscuro, ho dubbi che l’umanità possa agire prima che sia troppo tardi». Ma «dico a me stesso che il cinismo è il rifugio dei codardi» e invita a superare lo «scoraggiamento», anche se, va constatato, «molti paesi non hanno rispettato gli impegni presi».

OBAMA FA UNA LISTA dei colpevoli: prima di tutto «il mio successore» – non nomina mai Trump direttamente – che ha portato allo «stallo« quando «ha deciso di uscire unilateralmente» dall’Accordo di Parigi. Come già Biden la scorsa settimana, Obama si scusa per gli Usa, che però adesso «sono rientrati nell’Accordo, il governo statunitense è di nuovo impegnato a pronto a riprendere la leadership». Poi Cina e Russia, Xi Jinping e Putin hanno boicottato Glasgow, una decisione «particolarmente scoraggiante», che rivela «una pericolosa assenza di senso dell’emergenza, la volontà di mantenere lo statu quo da parte di entrambi».

XI E PUNTIN? CERTO, ma non solo. Greenpeace ha avuto accesso alla bozza delle conclusioni finali e la sorpresa è molto negativa, tanto più che, di solito, le prime bozze sono sempre più ambiziose del testo finale, che viene progressivamente emendato e ridimensionato: se lo smilzo testo, non più di 850 parole, verrà confermato, sparisce dalla conclusioni il riferimento al ruolo dei combustibili fossili nel riscaldamento climatico e non precisa nessuna strada per la riduzione della dipendenza dell’economia mondiale da carbone, petrolio e gas. Per Jennifer Morgan, direttrice esecutiva di Greenpeace International, «per mantenere in vita l’obiettivo di 1,5 gradi, devono assolutamente essere aggiunte al testo queste parole: uscire dai combustibili fossili».

I GIOVANI HANNO RINFACCIATO a Obama di non aver mantenuto la promessa, quando era presidente, di finanziare con almeno 100 miliardi di dollari l’anno la transizione e l’adattamento nei paesi poveri, che non sono responsabili del riscaldamento climatico ma ne subiscono le conseguenze in prima linea, una promessa ripresa a Glasgow e ora fissata per il 2023. «Gli Usa hanno tradito – ha sostenuto la militante Vanessa Nakate – e questo costerà vite in Africa». Obama ha detto ai giovani: «avete ragione ad essere frustrati», perché «siete cresciuti vedendo che molti adulti in posizione di fare qualcosa o si comportano come se il problema non esistesse o rifiutano di prendere le difficili decisione necessarie per farvi fronte». Ma l’ex presidente è anche critico sulle modalità di azione del movimento mondiale di protesta. Suggerisce: «votate, come se la vostra vita ne dipendesse», perché solo i governi potranno far muovere le cose. Per Obama non bastano «urla, tweet, blocchi di strade, hashtag» per far cambiare le mentalità. Bisogna «persuadere la gente che non è d’accordo o semplicemente indifferente».

DI COP26 e di cambiamento climatico si occupa anche il Parlamento Ue, che ha inviato una delegazione a Glasgow, dove parteciperà ai lavori fino al 13 novembre. «Il mondo deve alzare le ambizioni climatiche – ha dichiarato il presidente della delegazione, Pascal Canfin (Renew) – non possiamo lasciare questa Cop con una traiettoria a 2,7 gradi, come è il caso attualmente. L’Europa deve mostrare l’esempio e utilizzare gli strumenti climatici a disposizione, come il meccanismo di aggiustamento carbone alle frontiere, per rimodellare la mondializzazione in modo rispettoso del clima».

CANFIN È MOLTO MODERATO, ma l’Europarlamento è già più ambizioso della Commissione: ha dichiarato l’emergenza clima il 28 novembre 2019, ha spinto per il Green Deal, che si impegna per la neutralità climatica nel 2050 e per una riduzione di «almeno» il 55% delle emissioni di Co2 nel 2030 (rispetto al 1990). Ieri è stata presentata l’iniziativa StopGlobalWaring.eu, una petizione che propone di fissare un prezzo minimo alle emissioni di Co2, detassando il lavoro.

L’Arabia Saudita tenta di sabotare il summit

Assalto al cielo. La corposa delegazione delle lobby petrolifere condiziona le trattative

Luca Manes  GLASGOW  09.11.2021

La Cop26 rischia di essere un fallimento totale anche a causa delle manovre dietro le quinte del governo saudita, come denuncia Greenpeace International. L’Ong ambientalista ha infatti scoperto che venerdì scorso i negoziatori sauditi hanno provato a bloccare le trattative sulla redazione della cover decision, il documento finale che esprime il messaggio principale generato da una COP e che di fatto chiarisce qual è il risultato dei negoziati. Molti Paesi, specialmente quelli che potrebbero addirittura scomparire a causa della crisi climatica in corso, spingono affinché il summit di Glasgow si posizioni in maniera inequivocabile sul bisogno di accelerare gli interventi per contenere l’aumento medio della temperatura media globale entro 1,5 gradi.

Il governo saudita si è inoltre messo di traverso su un altro punto nodale, contenuto nell’Accordo di Parigi e in discussione al vertice scozzese: il raggiungimento di progressi sulle politiche di adattamento ai cambiamenti climatici. Senza un passo in avanti al proposito, si rischia di non poter aiutare milioni di persone in tutto il mondo a far fronte agli impatti dell’emergenza climatica. La mancanza di un’intesa sul limite di 1,5 gradi e sulle politiche di adattamento costringerebbe quasi sicuramente i paesi più vulnerabili, compreso il blocco delle nazioni africane, a non firmare il documento finale.

«La spinta di venerdì sera per bloccare la cover decision è stato un colpo da manuale per diminuire l’ambizione del testo finale. È un comportamento assolutamente cinico, furbo e strategico. Gli altri governi devono ora isolare la delegazione saudita», ha dichiarato la direttrice esecutiva di Greenpeace International, Jennifer Morgan, che delle tattiche saudite ha un’ottima conoscenza, dal momento che ha seguito tutte le Cop degli ultimi 25 anni. La Ong ha anche dato una valutazione molto negativa della prima bozza del comunicato finale, profondamente annacquato proprio dalle tattiche di paesi come l’Arabia Saudita.

I negoziatori sauditi sono in grado di minare i negoziati perché ogni decisione richiede il consenso da parte di tutti i 196 paesi presenti. Di fatto un singolo governo può porre il veto sulle questioni in discussione. Nell’ambito dell’Unfccc le decisioni devono essere prese per consenso perché l’Arabia Saudita, sin dal Summit della Terra di Rio del 1992, ha sempre bloccato ogni ipotesi di decisione a maggioranza sui temi climatici. Non sorprende, visto che parliamo di un paese che possiede il 17 percento delle riserve mondiali accertate di petrolio ed è il più grande esportatore del Pianeta. Il settore petrolifero e del gas rappresenta circa il 50% del suo prodotto interno lordo e circa l’85% dei suoi proventi da esportazione.

Serve ormai un miracolo per salvare un vertice segnato da un’offensiva così aggressiva dei paesi produttori di petrolio come l’Arabia Saudita e dove, come ha riscontrato la BBC, la delegazione più corposa è quella composta dai lobbisti e dagli esponenti del comparto dei combustibili fossili.

L’autore fa parte di Re:Common