ENEL PROPONE, IL GOVERNO FINGE DI NON SENTIRE da IL MANIFESTO e HUFFPOST
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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ENEL PROPONE, IL GOVERNO FINGE DI NON SENTIRE da IL MANIFESTO e HUFFPOST

Dall’Enel una proposta avanzata, ma il governo fa il contrario

Energia. Il presidente Starace in una intervista di rilievo dice che bisogna puntare sulle rinnovabili, le più moderne e meno care. E aggiunge che sarebbe ridicolo ricorrere al nucleare. Intanto però, mentre Draghi tace e il Pd invia tweet, proprio dalla Centrale di Civitavecchia sta nascendo, dal basso, un nuovo modello energetico rinnovabile

Luciana Castellina, Massimo Serafini  14.01.2022

Possibile che il futuro energetico del paese, anzi dell’Europa, non meriti nel nostro neanche un dibattito parlamentare? Che il Pd, primo, sia pure di pochissimo, nei sondaggi, e quindi con maggiori responsabilità, su questioni così importanti come la scelta da compiere fra fonti rinnovabili o nucleare e gas, fino ad ora si sia limitato ad intervenire con un tweet del suo segretario, anziché con una meditata decisione collettiva? Sono importanti ma non sufficienti a colmare questo vuoto di discussione e decisione della principale istituzione del paese, le iniziative di vari parlamentari.

Proprio oggi direi che siamo arrivati al colmo: il presidente, Starace, della principale azienda energetica italiana pubblico/privata come l’Enel, viene fuori con una intervista a la Repubblica abbastanza straordinaria in cui ci dice che bisogna puntare per prima cosa sulle rinnovabili, che sono le più moderne, le meno care (per chi produce e per chi è consumatore e paga le bollette), le più adatte al nostro tempo. E aggiunge che sarebbe ridicolo ricorrere al nucleare.

Benissimo, di queste dichiarazioni noi siamo contenti, anche se contengono qualche ambiguità e non sciolgono tutti i nodi a cominciare dalle varie turbogas che Enel pretende di costruire. Ma finalmente una proposta su cui si può discutere e lavorare.

E però: in che rapporto sta il progetto Enel con quello del ministro per la transizione, Cingolani, che ha detto il contrario?

Cosa dobbiamo attenderci dal governo italiano in merito alla sconsiderata proposta della Commissione europea che ha incluso nella tassonomia, indicandole come fonti rinnovabili e dunque autorizzate a beneficiare degli aiuti pubblici previsti, il gas (che si dovrebbe invece cancellare) e persino il nucleare che non c’è scienziato che non dica che non si può proprio fare perché non si sa ancora dove mettere le sue scorie mortali e perché ha costi e tempi di attuazione proibitivi?

Cosa risponderanno fra pochi giorni a Bruxelles i diversi governi europei è già stato annunciato: contrari: quelli di Spagna, Portogallo, Austria, Lussemburgo, Danimarca. E ora persino della Germania che sembrava paralizzata da un accordo tacito con la Francia, concluso dalle rispettive lobbies e che sembra invece smentito dal nuovo esecutivo tedesco che ha riconfermato la chiusura definitiva delle sue centrali nucleari entro l’anno e chiarito che il gas non sarà proibito se resterà nelle proporzioni di una breve transizione e comunque non potrà ricevere aiuto pubblico.

Uno schieramento purtroppo non sufficiente a respingere la proposta della Commissione (pesa il si dei tanti sovranisti dell’est) ma abbastanza autorevole, a cui però il No dell’Italia potrebbe dare abbastanza forza per riaprire il discorso.

C’è in questa assenza di confronto e mancata informazione alla popolazione un segno evidente del degrado a cui sono state portate le istituzioni democratiche.

In questi mesi così complessi per via della pandemia la degenerazione dell’ordinamento democratico ha compiuto un salto di qualità. Non si tratta solo dell’ennesima manifestazione di arroganza di questo o quel governante, ma il segnale di una concezione della politica intesa come guerra di lobby, sottratta a qualsiasi controllo e in particolare a quello popolare, la tendenza a sostituire i partiti con centri di potere occulti che operano fuori dalle istituzioni e decidono ciò che le istituzioni dovrebbero decidere.

É in questo clima che prende piede un ceto politico arrogante che sostituisce alla politica il comando. La proposta europea è nota da 10 giorni ed è assurdo che nessuno sappia cosa ne pensi il presidente del consiglio Draghi e il suo governo.

Per fortuna dal basso, dai luoghi che subiscono le conseguenze della scelta di voler continuare a produrre energia col gas, la partecipazione la popolazione se la prende.

Ciò che è successo a Civitavecchia lo testimonia. La Camera del lavoro locale, insieme a competenze disinteressate, a molte associazioni ecologiste, ha pazientemente costruito negli ultimi tre anni la ribellione.

Siamo In un territorio devastato dalle scelte che l’Enel ha da decenni compiuto, prima con un tentativo di avviare il programma nucleare e poi il carbone, miracolosamente chiamato pulito, che ora pretende convertirlo in una centrale turbogas. Questo è in contraddizione con le parole oggi pronunciate dal suo presidente, visto che ci sembrano assai più convincenti le indicazioni di chi dice che per compensare le intermittenze del vento e del sole basterebbero (e avanzerebbero) gli accumuli di energia idrica di cui l’Italia è ricca.

Lo scorso lunedì uno schieramento vastissimo ha unito dalle autorità portuali agli artigiani, dal sindaco al governo regionale, dalle associazioni ambientaliste tradizionali e più recenti come Laudato Si’, ai nuovi militanti di Friday for future, tutti insieme hanno preteso di sperimentare in quel territorio la validità di in nuovo modello energetico rinnovabile.

Tutto ciò va replicato e non manca la volontà di farlo, con la mobilitazione nazionale decisa per il 12 febbraio, da costruire con tanti eventi locali come Civitavecchia.

Sul nucleare l’indigeribile vecchia ricetta d’Europa, spacciata per nuova

 

Se cerchiamo la storia di reattori nucleari, troviamo quella della Finlandia. Consigliamo di leggerla

(di Ferdinando Boero, professore ordinario di Zoologia e Antropologia presso l’Università di Napoli Federico II e di Rosalba Giugni, presidente di Marevivo)

 07/01/2022

I nuclearisti stanno riuscendo a far considerare sostenibile il nucleare. E se avessero ragione? Non siamo esperti di energia e i discorsi dei nuclearisti potrebbero anche convincerci, ma resta qualche dubbio. Dicono che il problema delle scorie non sussista. Sarà. Ma non riusciamo a dislocare le poche scorie prodotte dalla breve stagione nucleare italiana: dove propongono di collocarle? Si riparano dietro le scorie ospedaliere per far passare anche quelle delle centrali. Non mi paiono ragionamenti sensati.

Temo che la sindrome NIMBY (Non nel mio giardino) sia molto diffusa. Diciamo che accetto che si mettano scorie e centrali nel mio giardino se vanno anche nel giardino di chi propone di metterle nel mio. Ma poi pensiamo alla terra dei fuochi. I camorristi si sono messi i rifiuti tossici in casa, hanno ucciso i loro figli. Per denaro si fanno cose impensabili.

A proposito di denaro… pare che ci vogliano dieci anni per fare una centrale nucleare basata su principi apparentemente accettabili. Ma il problema dell’energia lo abbiamo ora. Chi dovrebbe mettere i soldi per costruire le centrali? I privati? Dovrebbero investire moltissimi soldi per dieci anni. Quanto ci metterebbero a rientrare in pari con l’investimento e iniziare a fare profitti? Forse c’è qualcuno che spinge perché si usino fondi pubblici per fare queste scelte. Stai a vedere che saranno i privati a costruire le centrali, con i soldi pubblici. E i fondi saranno spesi prima di tutto a favore dei privati. Chi è disposto a sostenere spese per dieci anni, senza guadagnare niente? Vuoi vedere che tutta la propaganda nucleare viene finanziata da privati che mirano ai fondi pubblici per fare le centrali? Ma forse sbagliamo. Non abbiamo riscontri. Se cerchiamo la storia di reattori nucleari, troviamo quella della Finlandia. Consigliamo di leggerla, e di confrontare i prezzi stimati con quelli sostenuti, e quanto ci sia voluto per far funzionare la centrale. E stiamo parlando di Finlandia, dove la corruzione non pare essere una malattia endemica dell’economia locale, come invece è da noi: secondo Transparency International siamo il paese più corrotto d’Europa, a fianco di Grecia e Romania.

Oggi siamo sotto ricatto da parte dei paesi che producono gas, come lo fummo negli anni Settanta dai paesi produttori di petrolio. E per l’uranio, il combustibile dei reattori nucleari? Il primo produttore al mondo pare essere il Kazakistan, poi c’è il Canada, e poi Australia, Namibia, Niger, Russia, Uzbekistan, Cina, Ucraina, Sudafrica. Noi non ci siamo. Vuoi vedere che per sfuggire dalla dipendenza da alcuni fornitori, ci consegniamo legati mani e piedi ad altri fornitori?

Dieci anni fa ci dicevano che le rinnovabili non erano sufficienti a soddisfare il fabbisogno energetico. Era vero. Ma il progresso tecnologico sta rendendo gli impianti a basi rinnovabili sempre più efficienti e la razionalizzazione dei consumi, evitando gli sprechi, ci sta rendendo sempre meno avidi di energia. Il problema non è di produrre sempre più energia ma di usarne sempre meno, ovviamente senza rinunciare al confort a cui siamo abituati.

Sole, mare, vento, geotermia, fiumi sono gratis e sono presenti sul nostro territorio. Se sviluppassimo tecnologie efficienti per usare queste fonti energetiche magari riusciremmo, in dieci anni, a diventare energeticamente indipendenti. Chi ci guadagnerebbe? Quale azienda investirebbe i suoi capitali per limitare la vendita dei propri prodotti? Ovvio che chi vende energia vuole che se ne venda sempre di più. La curva dei profitti deve salire ogni anno. Queste politiche sono possibili solo a seguito di decisioni a livello di stato, quando si pensa al bene comune e non al bene di chi vende. In Germania hanno deciso di andare in questa direzione. Hanno un partito verde molto forte, che è riuscito a imporre certe decisioni. Vedremo se funzionano. L’uso delle fonti rinnovabili libera gli utenti dal ricatto dei fornitori di energia. Mi direte: e il litio delle batterie? Giusto. Dobbiamo innovare tecnologicamente in modo da essere ancora più indipendenti. I soldi pubblici devono essere investiti in questa direzione, e ce ne sono tantissimi per la transizione ecologica.

Direzionare questi fondi verso gas e nucleare, nella mia percezione, deriva da una politica che fa gli interessi dei privati che guadagneranno molti soldi (pubblici) per costruire centrali, siano esse a gas o nucleari. Chi ci guadagnerà mentre gli impianti saranno in via di costruzione? E dove localizzeremo le centrali? Vorrei vedere una cartina con la localizzazione delle centrali e dei depositi di scorie, e un piano finanziario. Chi si accollerà i costi? E a chi andranno i benefici, prima che si inizi a produrre energia? Non possiamo dire no a tutto, e infatti stiamo dicendo sì alle rinnovabili, compreso l’eolico offshore. Chi ci propone il nucleare ci deve mostrare per bene i costi e i benefici, inclusi i costi di dismissione e i rischi di incidenti e di attentati terroristici.

Chiosa finale, il ministro della Transizione Ecologica lavora per Leonardo. Leonardo ha enormi interessi nello sviluppo di tecnologie nucleari. Forse che siamo di fronte a un piccolo conflitto di interessi?

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