ARMI E CONFLITTI da PRESSENZA
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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ARMI E CONFLITTI da PRESSENZA

Rapporto Caritas Italiana sui conflitti dimenticati

09.12.21 – Redazione Italia

Caritas Italiana ha presentato oggi il settimo rapporto sui conflitti dimenticati.
Nel 2020 erano 21 le guerre ad alta intensità nel mondo, sei in più rispetto all’anno precedente, quando erano 15. Tra le più gravi lo Yemen, la Siria, il Sud Sudan.
Con il conflitto nella regione etiopica del Tigray salgono a 22 nel 2021.
Comprendendo tutte le crisi e escalation violente si calcolano 359 conflitti nel 2020, uno in più rispetto al 2019.
Nonostante il crescente protagonismo di attori non-statali (milizie, paramilitari, bande armate, compagnie militari private ecc.), la maggior parte della violenza globale (52%) resta ascrivibile a forze statali.
Nel 2020 i conflitti violenti sono aumentati del 12%, e negli ultimi 10 anni è aumentato il numero rifugiati che scappano dalle guerre.
Vi sono nazioni che si reggono su diseguaglianze instabili, fra queste la crisi ucraina, del Venezuela e del Sud Sudan, “situazioni che possono sfociare in vere e proprie guerre”.
Le guerre civili sono raddoppiate negli ultimi 20 anni. Molti indicatori mettono in relazione diseguaglianze, cambiamento climatico, povertà e circolazione delle armi. Povertà e guerra sono intimamente connessi, i Paesi più poveri del mondo sono in guerra o ne sono usciti da pochissimo.
Infine Caritas ha presentato la ricerca sulla consapevolezza sociale rispetto ai conflitti: “In Italia c’è una comunicazione scarsa e di bassa qualità rispetto le guerre e in generale agli eventi che avvengono nel mondo, questo genera profonda ignoranza, circa 60% popolazione italiana ignora le guerre in corso o indica come tali situazioni che sono sui libri di storia. Dobbiamo tenere presente che più si conosce e più si ama e aumenta di conseguenza la solidarietà dal basso e la spinta verso la politica tesa alla tutela dei diritti umani”.

Affari come al solito? Le vendite di armi continuano a crescere in mezzo alla pandemia

10.12.21 – Pressenza Athens

Quest’articolo è disponibile anche in: IngleseSpagnoloFranceseTedescoGreco

(Stoccolma, 6 dicembre 2021) La vendita di armi e servizi militari da parte delle 100 maggiori aziende è stata pari a 531 miliardi di dollari nel 2020, con un aumento dell’1,3 % in termini reali rispetto all’anno precedente. Questo secondo i nuovi dati rilasciati oggi dallo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI).

Le vendite delle 100 principali aziende di armi nel 2020 sono state del 17% superiori a quelle del 2015, il primo anno in cui il SIPRI ha incluso i dati sulle aziende cinesi. Il 2020 è stato il sesto anno consecutivo di crescita nella vendita di armi.

L’industria delle armi resiste alla pandemia Covid-19 e alla recessione economica

La vendita di armi è aumentata anche se l’economia globale si è contratta del 3,1% nel primo anno della pandemia. “I giganti dell’industria sono stati ampiamente protetti da una grossa domanda di beni e servizi militari da parte dei governi”, dice Alexandra Marksteiner, ricercatrice del Programma di spesa militare e produzione di armi del SIPRI. “In gran parte del mondo, la spesa militare è cresciuta e alcuni governi hanno persino accelerato i pagamenti all’industria delle armi per mitigare l’impatto della crisi del Covid-19”.

Tuttavia, operare nel mercato militare non garantisce l’immunità dagli effetti della pandemia. Il produttore francese di armi Thales, per esempio, ha attribuito un calo del 5,8% nelle vendite di armi alle interruzioni indotte dalla chiusura nella primavera del 2020. Alcune aziende hanno anche riportato interruzioni della catena di approvvigionamento e ritardi nelle consegne.

Le aziende statunitensi continuano a dominare la classifica

Gli Stati Uniti sono stati ancora una volta il paese con il maggior numero di aziende classificate nella lista dei Top 100. Complessivamente, le vendite di armi delle 41 aziende statunitensi ammontano a 285 miliardi di dollari – un aumento dell’1,9% rispetto al 2019 – e rappresentano il 54% delle vendite totali di armi tra le 100 maggiori aziende. Dal 2018, le prime cinque aziende della classifica hanno sede negli Stati Uniti.

L’industria statunitense delle armi sta vivendo un’ondata di fusioni e acquisizioni. Per espandere i loro portafogli di prodotti e quindi ottenere un vantaggio competitivo quando si tratta di fare offerte, molte grandi aziende di armi statunitensi stanno scegliendo di fondersi o acquisire aziende promettenti. “Questa tendenza è particolarmente pronunciata nel settore spaziale”, dice Marksteiner. “Northrop Grumman e KBR sono tra le aziende che hanno acquisito aziende di tecnologia spaziale di alto valore negli ultimi anni”.

Le aziende cinesi sono al secondo posto nella Top 100 delle vendite di armi

La vendita combinata di armi delle cinque aziende cinesi incluse nella Top 100 ammonta a circa 66,8 miliardi di dollari nel 2020, in aumento dell’1,5 per cento rispetto al 2019. Le aziende cinesi hanno rappresentato il 13% del totale delle vendite di armi tra le 100 maggiori aziende nel 2020, dietro le aziende statunitensi e davanti a quelle del Regno Unito.

“Negli ultimi anni, le compagnie di armi cinesi hanno beneficiato dei programmi di modernizzazione militare del paese e dell’attenzione alla fusione militare-civile”, dice il dottor Nan Tian, ricercatore senior del SIPRI. “Sono diventati alcuni dei più avanzati produttori di tecnologia militare del mondo”. NORINCO*, per esempio, ha co-sviluppato il sistema di navigazione satellitare militare-civile BeiDou e ha aumentato il suo coinvolgimento nelle tecnologie emergenti.

Varietà di risultati tra le aziende di armi europee

Le 26 compagnie di armi europee nella lista dei Top 100 rappresentano insieme il 21% della vendita totale di armi, con 109 miliardi di dollari. Le sette aziende britanniche hanno registrato vendite di armi per 37,5 miliardi di dollari nel 2020, in aumento del 6,2% rispetto al 2019. Le vendite di BAE Systems – l’unica azienda europea tra le prime 10 aziende – sono aumentate del 6,6% raggiungendo 24 miliardi di dollari.

“La vendita di armi delle sei società francesi nella lista dei Top 100 è scesa complessivamente del 7,7%”, afferma la dottoressa Lucie Béraud-Sudreau, direttrice del programma di spesa militare e produzione di armi del SIPRI. Questo calo significativo è stato in gran parte dovuto a una forte diminuzione, anno per anno, del numero di consegne di aerei da combattimento Rafale da parte di Dassault (holding di società basate in Francia NdT). Tuttavia, le vendite di armi di Safran (società francese del settore difesa e aerospaziale NdT) sono cresciute, spinte da un aumento delle vendite di sistemi di avvistamento e di navigazione”.

Le vendite di armi delle quattro aziende tedesche nella lista dei Top 100 hanno raggiunto 8,9 miliardi di dollari nel 2020, con un aumento dell’1,3 per cento rispetto al 2019. Insieme, queste aziende hanno rappresentato l’1,7% delle vendite totali di armi delle 100 maggiori aziende. Rheinmetall – il più grande produttore di armi della Germania – ha registrato un aumento delle vendite del 5,2%. Il costruttore navale ThyssenKrupp, invece, ha registrato un calo del 3,7%.

Le vendite di armi russe diminuiscono per il terzo anno di fila

La vendita combinata di armi delle nove aziende russe classificate tra le 100 maggiori aziende è diminuita da 28,2 miliardi di dollari nel 2019 a 26,4 miliardi di dollari nel 2020, un calo del 6,5%. Questo segna continuità nella tendenza al ribasso osservata dal 2017, quando le vendite di armi da parte delle aziende russe nella lista dei Top 100 hanno raggiunto il picco. Le aziende russe hanno rappresentato il 5,0% del totale delle vendite di armi delle 100 maggiori aziende.

Alcune delle più forti diminuzioni nelle vendite di armi tra i Top 100 sono state registrate da aziende russe. Ciò ha coinciso con la fine del programma di armamento statale 2011-20 e con i ritardi nei programmi di consegna dovuti alla pandemia. Almaz-Antey e United Shipbuilding Corporation hanno visto la loro vendita di armi cadere rispettivamente del 31% e dell’11%. Al contrario, la United Aircraft Corporation ha aumentato le sue vendite di armi del 16%.

Un altro sviluppo chiave nell’industria russa delle armi è stata la diversificazione delle linee di prodotti. Le aziende russe stanno attuando una politica governativa per aumentare la loro quota di vendite civili al 30% delle vendite totali entro il 2025 e al 50% entro il 2030.

Altri punti salienti della lista dei Top 100

Nel complesso, la vendita di armi delle aziende con sede al di fuori di Stati Uniti, Cina, Russia ed Europa, classificate tra le 100 maggiori, ammonta a 43,1 miliardi di dollari nel 2020, con un aumento del 3,4% rispetto al 2019.
Questo rappresenta l’8,1% del totale della vendite di armi della lista delle 100 maggiori aziende.
– Le vendite di armi delle tre società israeliane che figurano nella lista dei Top 100 hanno raggiunto 10,4 miliardi di dollari, il 2,0% del totale.
– Le vendite di armi delle cinque aziende giapponesi incluse nella classifica ammontavano a 9,9 miliardi di dollari nel 2020, ovvero l’1,9% del totale.
– La classifica includeva quattro aziende sudcoreane. La loro vendita combinata di armi ammontava a 6,5 miliardi di dollari nel 2020, un aumento del 4,6% su base annua.
– La vendite combinata di armi delle tre aziende indiane incluse tra le 100 maggiori aziende è cresciuta dell’1,7%. Nel 2020, il governo indiano ha annunciato un divieto graduale delle importazioni di alcuni tipi di attrezzature militari per rafforzare l’autosufficienza nella produzione di armi.

Traduzione dallo spagnolo di Silvia Nocera

*La China North Industries Corporation (Norinco), è una società cinese con attività in diversi settori, soprattutto riguardo alla produzione di veicoli e di armi da fuoco.

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