APPELLO INTERNAZIONALE CONTRO IL “BLOQUEO” da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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APPELLO INTERNAZIONALE CONTRO IL “BLOQUEO” da IL MANIFESTO

Nuovo inizio a Cuba, mentre Biden torna a Eisenhower

L’isola che c’è. Con i vaccini nazionali ritorno alla normalità. Ma crisi e speculazioni sono fuori controllo e gli Usa soffiano sul malcontento. Che monta. L’inflazione record e i beni alimentari che scarseggiano offuscano riforme e successi anti Covid. E a Washington c’è chi è convinto di poter raccogliere ora i frutti di un embargo che dura da 60 anni

Roberto LiviL’AVANA  12.11.2021

Tornano a scuola, dopo quasi due anni, più di 600 mila studenti delle scuole medie superiori . I principali aereoporti riaprono al turismo eliminando la quarantena obbligatoria. La curva di contagio del Covid si abbassa grazie alla vaccinazione – con tre cicli dei sieri nazionali Abdala e Soberana 02 – del 75% della popolazione (entro la fine dell’anno si prevede che sia vaccinata la quasi totalità della popolazione atta a ricevere il siero). Sono più di trecento le nuove micro, piccole e medie industrie (Mpymes) in gran parte formate con capitale privato. Una Fiera virtuale presenterà nuove opportunità per gli investitori stranieri in base alla nuova legge sugli investimenti esteri.

È L’INIZIO di «una nuova normalità per Cuba» dopo quasi due anni di pandemia. Inizio di cui l’isola ha estremo bisogno. Cuba, infatti, vive la peggiore crisi economica degli ultimi 30 anni. Secondo il ministro dell’Economia Alejandro Gil tra il 2020 e il settembre di quest’anno si è registrata una caduta del 13% del Pil. Rispetto al passato, il paese è meno prospero economicamente, più dipendente da condizioni esterne, con meno capacità produttiva, con importanti estensioni di terra incolte, varie industrie, compresa quella dello zucchero, in crisi cronica.

Anche i punti di forza storici del sistema socialista, l’educazione e la salute, risentono della crisi, con scarsa produzione di libri, scarsezza relativa di professori e di accesso ad internet la prima, mancanza di medicine e impianti tecnici, deterioramento di molti ospedali, la seconda.

In questo periodo gli Stati uniti hanno attuato politiche di ingerenza dirette a «cambiare il governo» socialista dell’isola mediante azioni di destabilizzazione e imponendo sanzioni che, seppur «dirette contro il governo» hanno colpito principalmente la popolazione. Politiche che sono state portate al limite dall’Amministrazione Trump e che il presidente Biden continua, visto che negli ultimi giorni ha minacciato addirittura nuove sanzioni – appoggiate dal Congresso – se sarà repressa la manifestazione «per un cambio pacifico» che la piattaforma Arcipelago ha indetto per il 15 novembre.

QUESTA SITUAZIONE di aggressione da parte del potente vicino del Nord ha rafforzato la tesi del vertice politico cubano – partito comunista e governo -, quella di «un paese assediato», come argomento per spiegare la grave situazione economica e la difficoltà di attuare «la modernizzazione del sistema socialista» annunciata nel 2011 dall’allora presidente Raúl Castro.

Una tesi quest’ultima che, secondo alcuni economisti – tra gli altri Oscar Everleny, Juan Triana Cordovì, all’interno dell’isola e De Miranda e Mesa Lago all’estero – evita di assumere la responsabilità di errori commessi in materia di politica economica. Come la riforma economico-monetaria (Tarea Ordenamiento) varata all’inizio dell’anno che, a detta di Marino Murillo, il responsabile della sua attuazione, ha prodotto un’inflazione del 6.900% dei prezzi al minuto. Si tratta di un aumento dei prezzi di beni e servizi causato non solo da fattori monetari (sopravvalutazione del peso cubano) ma soprattutto dalla grande scarsezza di beni. Ossia da problemi strutturali preesistenti alla riforma monetaria.

SECONDO MURILLO, il paese è in una pericolosa spirale: i prezzi salgono per mancanza di prodotti di prima necessità, ma il pase non ha, a causa della crisi e della pandemia che ha bloccato il turismo e richiesto investimenti massicci per proteggere la popolazione, i fondi né per riformare il sistema produttivo né per comprarli all’estero. Da qui l’importanza strategica di riaprire al turismo e agli investimenti esteri come fattori trainanti di una ripresa.

Le conseguenze sociali di questa crisi sono sotto gli occhi di tutti quelli che vivono nell’isola: i salari, seppur aumentati dalla Tarea ordenamiento (che prevedeva un’inflazione di circa un terzo di quella attuale), non riescono a garantire a buona parte della popolazione di arrivare alla fine del mese. La scarsezza di beni, specie alimentari (anche nei negozi dove si vende in Moneda libremente convertible, ovvero in dollari), obbliga a code infinite. La speculazione sembra fuori controllo come l’inflazione. Il malcontento della popolazione è evidente e, nelle giovani generazioni, aperto e generalizzato.

Rispetto agli anni passati, queste voci di malcontento e anche di dissenso e aperta opposizione si diffondono e vengono alimentate nelle reti sociali dove le centrali anticastriste, a Miami e Madrid e negli ultimi anni anche a Buenos Aires, vantano un netto predominio. Grazie ovviamente ai milioni di dollari che ricevono da ong, istituti e fondazioni più o meno direttamente legate al dipartimento di Stato o alla Cia.

PER MOLTI GIOVANI CUBANI le reti sociali sono l’unico contatto con la realtà. In un paese in crisi e marcato dalla mancanza di opportunità nonostante la elevata proporzione di laureati e tecnici, l’attivismo politico rischia di diventare l’unica forma di controllo dei giovani sul loro futuro. La società si polarizza come mai in precedenza. Le manifestazioni avvenute in molte località dell’isola lo scorso 11 luglio ne sono una prova.

Negli Stati uniti, non solo le tradizionali forze anticastriste della Florida e di gran parte del Partito repubblicano – in via di fascistizzazione secondo vari analisti- ma anche settori dei democratici e del dipartimento di Stato ritengono che l’embargo unilaterale stia raccogliendo i frutti seminati in sessant’anni di sanzioni. L’acutizzarsi della crisi a Cuba provoca malcontento, nel malcontento vengono prodotti e reclutati gli attivisti del dissenso. In fondo questo era lo scopo dell’embargo fin dai tempi (1960) del presidente Eisenhower: produrre fame e malcontento per causare una ribellione contro il regime socialista.

NEI GIORNI SCORSI, Jack Sullivan, consigliere della Sicurezza nazionale, ha affermato che le manifestazioni dell’11 luglio a Cuba hanno «mutato le circostanze» e giustificano la scelta del presidente Biden di linea dura contro il governo dell’isola in contraddizione con quanto aveva affermato durante la sua campagna presidenziale.

In questo quadro, secondo l’analista Harold Cardenas, «il futuro del governo cubano dipende dalla sua capacità di ricostruire il consenso nazionale» attorno a riforme socialiste.

Misure disumane, la Casa bianca metta fine al bloqueo

Appello internazionale. Ex leader mondiali, artisti, giornalisti tornano a chiedere con forza la fine dell’embargo che dura da 60 anni

***  12.11.2021

Gli Stati uniti mantengono contro Cuba un bloqueo da più di sessanta anni. A partire dagli anni ’90 del secolo passato, Washington ha emanato una serie di leggi che lo rendono ancora più duro, cercando di impedire la possibilità di acquistare alimenti, cercando di piegare il popolo cubano per fame.

Solo il governo di Donald Trump ha emanato 243 misure, buona parte di esse durante la pandemia da Covid-19, che colpiscono ancor più duramente l’economia cubana. Queste misure sono rimaste in vigore con il governo di Joe Biden. L’obiettivo non è cambiato: soffocare l’economia cubana e provocare sofferenze alla sua popolazione affinché si ribelli contro il governo rivoluzionario.

Washington ha ignorato con arroganza l’annuale condanna dell’Assemblea generale delle Nazioni unite, che esige di porre fine a questo disumano procedimento. Parallelamente, da decenni il governo degli Stati uniti sta investendo milioni di dollari nella creazione di «dissidenti», di «oppositori» di tutti i tipi, irrilevanti all’interno di Cuba ,ma che però vengono elogiati dalla stampa internazionale, allo scopo di danneggiare l’immagine della rivoluzione e così legittimare l’applicazione del criminale bloqueo. In tal modo si cerca anche l’isolamento di Cuba, essendo uno degli obiettivi primari quello che l’Unione Europea rompa le sue relazioni con l’isola.

Senza nasconderlo il governo statunitense, stanzia milioni di dollari per promuovere la sovversione interna, invocando la disobbedienza civile, l’anarchia e il caos, con l’ unico scopo di porre fine all’attuale sistema politico e stabilirne uno che corrisponda ai propri e unici interessi.

A Washington non importa nulla degli immensi risultati ottenuti dalla rivoluzione in campo scientifico; tra l’altro Cuba, entro poche settimane, sarà il primo paese al mondo con tutta la sua popolazione vaccinata contro il Covid-19 e tramite propri vaccini, sebbene Washington abbia fatto tutto il possibile affinché Cuba non potesse acquistare nessuna siringa con cui iniettarli.

Washington, oltre ad avere la complicità della stampa corporativa, si affida anche a persone provenienti dalla Florida, principalmente per organizzare campagne che invitano a scendere in strada per protestare violentemente al fine di rovesciare il governo.
All’interno del Paese, soggetti che si sentono sostenuti e protetti da Washington, usando come bandiera la difficile situazione economica dovuta al bloqueo (situazione aggravata dal Covid, come in tutte le altre nazioni), invitano a manifestazioni sovversive. Lo fanno senza curarsi delle leggi vigenti che vietano qualsiasi attentato contro il sistema politico vigente, come è logico in tutti gli stati del mondo. Ed è molto più grave quando tutto questo è sostenuto da una potenza straniera.

Noi, firmatari, chiediamo ancora una volta al governo degli Stati uniti di porre fine al disumano bloqueo contro Cuba e di fermare i suoi tentativi di destabilizzare una nazione che in nessun momento ha realizzato azioni contro la sua sicurezza; che ancor meno si è immischiata negli affari interni degli Usa o ha invitato la cittadinanza statunitense a sovvertire l’ordine costituito, nonostante i molteplici e gravi problemi sociali interni che ha questa potenza mondiale.

Promotori: Ignacio Ramonet, giornalista, Spagna; Hernando Calvo Ospina scrittore, Francia; Atilio Borón, sociologo, Argentina; Fernando Buen Abad, filosofo, Messico.

Firmatari: Dilma Roussef, ex presidente del Brasile; Rafaél Correa, ex-presidente dell’Ecuador; José Manuel Zelaya, ex-presidente dell’Honduras; Ernesto Samper Pizano, ex-presidente della Colombia; Adolfo Pérez Esquivel, Premio Nobel per la pace, Argentina; Martín Almada, Premio Nobel alternativo Paraguay; Pablo González Casanova, Premio Unesco, Messico. Alfred de Zayas, esperto indipendente Onu, Usa; Jean Ziegler, ex-relatore speciale Onu, Svizzera; César Luis Menotti, ex-allenatore della nazionale Argentina di calcio; Monsignore Jacques Gaillot, Francia; Leonardo Boff, teologo della Liberazione, Brasile; Marcelo Barros, monaco benedettino Brasile; Heinz Bierbaum, eurodeputato, presidente Sinistra Europea, Germania; Maite Mola, eurodeputata,  vicepresidente Sinistra Europea, Spagna; Manu Pineda, eurodeputato, Spagna; Yeidckol Polevnsky, Camera dei Deputati, Messico; Héctor Díaz-Polanco, deputato Città del Messico, Messico; Bert Anciaux, senatore, Belgio; Carlo Sommaruga, senatore,  Svizzera; François-Michel Lambert, deputato, Francia; André Chassaigne, deputato, Francia; María de Lourdes Santiago, senatrice, Porto Rico; Miguel Mejía, ministro, República Dominicana; Juan E. Romero, deputato Assemblea Nazionale, Venezuela; Michele de Col, consigliere comunale Venezia, Italia; Dmitrij Palagi, consigliere comunale Firenze, Italia; Thanasis Petrakos, consigliere regionale, Grecia; José Agualsaca, legislatore, Ecuador; Costas Isychos, ex-deputato e ex-ministro, Grecia; Dimitris Stratoulis, ex-deputato e ex-ministro, Grecia; Nandia Valavani, ex-vice ministra delle Finanze e ex deputata, Grecia; Paulo Vanucchi, ex-ministro Brasile; Olivio Dutra, ex-ministro, Brasile; Juan Ramón Quintana, ex-ministro, Bolivia; Paolo Ferrero, ex-ministro, Italia; Ricardo Patiño, ex-ministro, Ecuador; Galo Chiriboga, ex-fiscalista, Ecuador; Gabriela Rivadeneira, ex-presidente Assemblea nazionale, Ecuador; Piedad Córdoba, ex-senatrice, Colombia; Giovanni Russo Spena, ex-senatore, Italia; Leonardo Caponi, ex-senatore, Italia; Eleonora Forenza, ex-deputata europea, Italia; Juliana Isabel Marino, ex-ambasciatore, Argentina; Rosa Rinaldi, ex vicepresidente provincia de Roma, Italia; Blanca Flor Bonilla, ex-deputata, El Salvador; Kenarik boujikian, ex-giudice del TJ-SP,  Brasile; Carlos Viteri, ex-deputato, Ecuador; Fidel Narváez, diplomatico, Ecuador; Juan Carlos Monedero, Podemos, Spagna; João Pedro Stedile, Movimento dei Senza Terra, Brasile; Tania Díaz González, deputata e vicepresidenta per la comunicazione del PSUV, Venezuela; Mauricio Acerbo, segretario Rifondazione comunista, Italia; Marco Consolo, relazioni internazionali Rifondazione comunista, Italia; Andrea Ferroni, Coordinatore nazionale della Gioventù comunista, Italia; Sinistra Unita, Spagna; Partito Comunista, Spagna; Partito comunista dei Popoli, Spagna; Partito comunista (m-l), Spagna; Ruben Suarez Ciria, Fronte ampio, Uruguay; Lois López Leoira, Internazionale antiimperialista dei popoli, Argentina; Ana Valentino, Movimento Octubres, Argentina; Manuel Bertoldi, Fronte Patria Grande, Argentina; Franco Zunino, Presidente Arci Savona, Italia; José Escoda, Fronte Socialista, Porto Rico; Oscar Bonilla, Azione Politica, Ecuador; Cristian Armando, Fondazione sogni collettivi, Argentina; Ricardo Ulcuango, dirigente indigena, Ecuador; Kanelis Giorgos, vicesegretario Centro di lavoro Kalamata, Grecia; Pratis Dimitris, sindacato Doy Mesinias, Grecia; Fernando Cardozo, CTA Autónoma, Argentina; Mariano Ciafardini, Partito Solidario, Argentina; Chico Buarque, musicista, Brasile; Willie Toledo, attore, Spagna; Norman Briski, attore, Argentina; Chabela Rodríguez, cantante, Porto Rico; Daniel Devita, musicista, Argentina; Chico Díaz, attore Brasile; Takis Vamvakidis, attore, Grecia; Pierre Carles, regista, Francia; Adorno Martín, regista, Argentina; Tania Hermida, regista, Ecuador; Ricardo Kiko Cerone, direttore di teatro, Argentina; Enrique Dacal, direttore di teatro, Argentina; Jorge Falcone, documentarista, Argentina; Paula Ferré, trovatore, Argentina; Fabián Bertero, musicista, Argentina; Facundo Jofre, trovatore, Argentina; Solimar Ortíz Jusino, poeta, Porto Rico; William Pérez Vega, Poeta in Marcia. Porto Rico; Juan Camacho, poeta, Porto Rico; Francis Combes, poeta, Francia; Raúl Zurita, poeta, Chile; Jaime Svart, poeta Cile/ Grecia; Manuel Santos Iñurrieta, drammaturgo, Argentina; Pablo Guayasamin, responsabile culturale, Ecuador; Techi Cusmanich, responsabile culturale, Grecia; Pilar Bustos, artista Ecuador; Javier Etayo, comico, Paesi Baschi. María Centeno, artista, Venezuela. Martha Moreleon, artista, Messico/Grecia; Pavel Eguez, pittore, Ecuador; Mauricio Vidales, poeta, Colombia; Cachito Vera, responsabile culturale Ecuador; Ilonka Vargas, artista Ecuador; Loukia Konstantinou, Centro culturale “Nostra America”, Grecia; Fernando Morais, scrittore Brasile; Frei Betto, scrittore, Brasile; Luis Britto García, scrittore, Venezuela; Michel Collon, scrittore, Belgio; Panagiotis Maniatis, scrittore, Grecia; Argentina Chiriboga, scrittrice, Ecuador; Vicente Battista, scrittore, Argentina; Τasos Kantaras, scrittore Grecia; Galo Mora, scrittore, Ecuador; José Regato, scrittore, Ecuador; Jenny Londoño, scrittrice, Ecuador; Patricia Villegas, presidenta Telesur, Venezuela; Wafi Ibrahim, giornalista, Libano; Manuel Cabieses, giornalista, Cile; Stella Calloni, giornalista, Argentina; Mario Silva, giornalista, Venezuela; Gustavo Veiga, giornalista, Argentina; Maxime Vivas, giornalista, Francia; Cathy Dos Santos, giornalista, Francia; Pascual Serrano, giornalista, Spagna; Geraldina Colotti, giornalista, Italia; Orlando Pérez, giornalista, Ecuador; Carlos Aznárez, giornalista, Argentina; Ivano Iogna Prat, giornalista, Lussemburgo; Mery Kampouraki, giornalista, Grecia; Maria Kaliva, giornalista, Grecia; Daniele Biacchessi, giornalista, Italia; Juan Carlos Espinal, giornalista, Repubblica Dominicana; Ascanio Bernardeschi, giornalista, Italia; Kintto Lucas, giornalista, Ecuador; Telma Luzzani, giornalista, Argentina; José Manzaneda, Cubainformazione, Spagna; Jorge Elbaum, giornalista, Argentina; Fabrizio Casari, giornalista, Italia; Sandra Russo, giornalista, Argentina; Omar Ospina, giornalista, Ecuador; Sally Burch, giornalista, Ecuador; Xavier Lasso, giornalista, Ecuador; Elaine Tavares, giornalista, Brasile; Mabel Elina Cury, giornalista, Argentina; Horacio Finoli, giornalista, Argentina; Patricia Latour, giornalista, Francia; Fernando Arellano Ortiz, giornalista, Colombia; Vaquelis Gonatas, Retesolidaria, Grecia; Beinusz Smukler, Associazione americana dei giuristi, Usa; Carol Proner, giurista, Brasile; Eduardo “Tuto” Villanueva, avvocato, Porto Rico; Wilma Reverón Collazo, avvocatessa, Porto Rico; Paul-Emile Dupret, giurista, Belgio; Carmen Diniz, giurista, Brasile; Yiannis Rachiotis, avvocato, Grecia; Geovy Jaramillo, avvocato, Equador; Gianluca Schiavon, giurista, Italia; Héctor Ortega, avvocato, Spagna; Karla Díaz Martínez, avvocatessa, Chile; Glenna Cabello, politologa, Venezuela; Gianni Vattimo, filosofo, Italia; Graciela Ramirez, attivista, Argentina; Milagros Rivera, dirigente sociale, Porto Rico; Irene León, sociologa, Ecuador; Paul Estrade, cattedratico, Francia; Paula Klachko, sociologo, Argentina; Themis Tzimas cattedratico, Grecia; Dimitris Katsonis, cattedratico, Grecia; Pasquale Voza, cattedratico, Italia; Angelo Baracca, cattedratico, Italia; Francisco Sierra Caballero, cattedratico, España; Ana Esther Ceceña, cattedrática, Messico; Waldir Rampinelli, cattedratico, Brasile; Nildo Domingos, cattedratico, Brasile; Emilio H. Taddei, cattedratico, Argentina; Ioannis Kouzis, cattedratico Grecia; Juan Torres López, cattedratico Spagna; Andrea Vento, docente, Italia; Gonzalo Perera, matematico, Uruguay; Rosella Franconi, Ricercatrice Istituto Enea, Italia; Fabrizio Chiodo, scientifico, Italia; Clóvis Cavalcanti, economista ecologico, Brasile; Gilberto López y Rivas, antropologo, Mexico; Alicia Castellanos, antropologa, Mexico; Tiziano Tussi, Comitato scientifico Cespi, Italia; Giovanna Di Matteo, geografa, Italia; Luis E. Wainer, sociologo, Argentina; David Chávez, sociologo, Ecuador; Juan Paz y Miño, storico, Ecuador; Eirini Nedelkou, architetto, Grecia; Mario Della Rocca, ricercatore, Argentina; Erika Silva, sociologo, Ecuador; Julio Peña y Lillo, sociologo, Ecuador; María Fernanda Barreto, ricercatrice, Venezuela; Nelson Rolim de Moura, editore, Brasile; Pedro Páez, economista, Ecuador; Miguel Ruiz, economista, Ecuador; Ricardo Sánchez, economista, Ecuador; Melania Mora, economista, Ecuador; Cristian Orosco, economista, Ecuador; Mario Ramos, sociologo, Ecuador; Alessandro Fanetti, ricercatore, Italia; Arantxa Tirado, politologa, Spagna; Rafael Quintero, sociologo, Ecuador; Movimento Statale di Solidarietà con Cuba, Spagna; Medicuba, Spagna; Sodepaz, Spagna; Samuel Wanitsch, coordinatore Svizzera-Cuba; Marco Papacci,  presidente Associazione nazionale Italia-Cuba; Didier Philippe, presidente Associazione Francia-Cuba; Victor Fernandez, presidente Cuba Cooperazione, Francia; Didier Lalande, presidente Associazione Cuba Linda, Francia; Charly Bouhana, presidente Associazione Cuba Sí Francia; Roberto Casella, Circolo Granma Italia-Cuba; Anna Serena Bartolucci presidente AsiCuba, Italia.