VIOLENZA CONTRO LE DONNE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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VIOLENZA CONTRO LE DONNE da IL MANIFESTO

La giornata delle donne contro la violenza di genere

Sabato corteo nazionale a Roma. Non una di meno: «Governo immobile rispetto alla popolazione femminile che più di tutti ha pagato la pandemia»

Adriana Pollice  25.11.2021

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. La risoluzione 54/134 del 1999 dell’Onu recita: «Si intende per violenza contro le donne qualsiasi atto di violenza di genere che si traduca o possa provocare danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, comprese le minacce, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia che avvengano nella vita pubblica che in quella privata». La data è stata scelta per ricordare la storia delle tre sorelle Mirabal, attiviste che lottavano contro la dittatura del generale Trujillo. Il 25 novembre del 1960 nella Repubblica Dominicana furono bloccate dai militari: stuprate, torturate e strangolate, furono gettate in un precipizio per simulare un incidente.

LE MANIFESTAZIONI in giro per l’Italia per mettere al centro del dibattito la violenza di genere proseguiranno fino a domenica. A Roma oggi un’iniziativa in Senato con le parlamentari di vari gruppi, la Women orchestra, l’attrice Claudia Gerini e la cantautrice Grazia Di Michele. Palazzo Montecitorio si illumina di arancione, il ministero dell’Istruzione di rosso. Manifestazione nazionale sabato nella Capitale (partenza da piazza della Repubblica alle 14) indetta da Non una di meno, che accusa il governo di immobilismo nei confronti delle donne, che più di tutti hanno subito la pandemia. Ancora a Roma, oggi, all’università La Sapienza alle 12 presentazione dei dati dell’Osservatorio nazionale su femminicidi e transcidi a cura di Non una di meno nazionale. Quindi «El violador eres tu!», flashmob a piazzale Aldo Moro e, a seguire, passeggiata rumorosa per l’università.

A BOLOGNA oggi alle 9 un drappo rosso e un paio di scarpe rosse saranno posizionati nel cortile d’onore di Palazzo d’Accursio, in una delle sedute di pietra, alla presenza della vicesindaca. Quattro panchine rosse saranno inaugurate nel giardino Lorusso (via dello Scalo). Alle 17 presso la Sala Consiliare di Castenaso ci sarà la posa simbolica delle scarpe rosse; il comune inoltre inaugurerà una panchina rossa nell’area verde presso il nuovo comparto abitativo di via Bulgarelli. All’Università di Bologna dalle 8.30 alle 18.30 presso l’aula Giorgio Prodi il seminario «Donne in movimento e salute mentale»: una maratona di testimonianze sulla resilienza delle donne.

A REGGIO EMILIA la Cgil ha indetto per domani un flash mob dedicato in particolare a Juana Cecilia Hazana, uccisa la scorsa settimana dall’ex compagno in un parco della città. Alle 17 piazza Martiri del 7 Luglio sarà riempita simbolicamente da uomini e donne vestiti di rosso e nero: verranno lette testimonianza di donne vittime di violenza. A Ravenna sabato prossimo flash mob al maschile e corteo dalla sede di CittAttiva a piazza del Popolo.

A FIRENZE il Museo Novecento oggi propone testimonianze in versi di Anna Achmatova, Sylvia Plath, Antonia Pozzi e Anne Sexton. Il reading teatrale «Ho letto che l’anima è immortale», a cura del gruppo INuovi, accompagnerà i visitatori negli spazi della mostra di Jenny Saville. Alla Biblioteca delle Oblate si inaugura l’esposizione «Com’eri vestita?» legata alla campagna di Amnesty international «IoLoChiedo: il sesso senza consenso è stupro». A Torino la facciata del Consiglio regionale è illuminata di rosso. L’Università statale di Milano oggi propone l’incontro «La violenza contro le donne. Spunti per un dibattito nazionale e sovranazionale» partecipano Eva Cantarella e Lorenza Violini. Sempre alla Statale dibattiti su «Discriminazioni di genere e lavoro: criticità, sviluppi e prospettive» e «La condizione della donna nel diritto privato tra Medioevo e prima età moderna».

A NAPOLI oggi un convegno per raccontare i dieci anni di attività della Casa di accoglienza per donne maltrattate Fiorinda. Le sedi campane della Cgil saranno illuminate di rosso per ricordare le 109 le donne uccise da un uomo dall’inizio dell’anno, 8 finora in regione. A Lamezia Terme oggi pomeriggio sit in di Non una di meno davanti l’edificio scolastico. A Palermo sabato mattina in viale regione Siciliana verrà inaugurata una panchina rossa in memoria di Lia Pipitone, uccisa nel 1983 dalla mafia con il benestare del padre per una presunta relazione extra coniugale. Domenica alle ore 18.30 ai Cantieri Culturali alla Zisa va in scena lo spettacolo «Dalla finestra…» da un’idea di Veronica Bonaceto, Angela Chiazza e Cristina Sbacchi. Oggi a Cagliari inaugurazione di una panchina rossa nel Parco di Monte Claro.

  

La libertà femminile è un’occasione anche per gli uomini

Maschile Plurale. La violenza contro le donne sarà vinta, o almeno ridotta, solo quando cambierà sul serio la mentalità e la cultura maschile che la produce. Ogni tanto si affaccia la domanda: ma gli uomini dove sono? Che cosa dicono, fanno, pensano a proposito della violenza che agiscono?

Alberto Leiss  25.11.2021

Intorno al 25 novembre i media si riempiono di notizie, servizi, interventi che riguardano lo scandalo sempre più insopportabile della violenza agita contro le donne. Rimbalzano i numeri sui femminicidi, le persecuzioni sotto casa, le botte, la violenza psicologica e economica. La furia omicida che si abbatte anche sui figli. La cronaca alimenta questo museo di orrori perpetrati per lo più da mariti, compagni, padri, fratelli, amici di famiglia, e da qualche sconosciuto per la strada…

E poi i buoni propositi delle istituzioni, della politica: si parla di finanziamenti, di sempre nuove norme contro chi agisce la violenza, e per la tutela delle vittime. (Meno si chiarisce perché il «piano nazionale antiviolenza» è stato un anno bloccato tra un governo e l’altro, o perché i finanziamenti delle Regioni impieghino tanto tempo per arrivare – se arrivano – a chi della violenza si occupa quotidianamente).

Ma il punto è un altro. La violenza contro le donne sarà vinta, o almeno ridotta, solo quando cambierà sul serio la mentalità e la cultura maschile che la produce. Ogni tanto si affaccia la domanda: ma gli uomini dove sono? Che cosa dicono, fanno, pensano a proposito della violenza che agiscono?

La giornata del 25 novembre può essere un termometro della consapevolezza maschile? In parte, ma solo in parte, credo di sì. E quest’anno si annunciano iniziative forse più numerose che in passato. In alcune città gruppi maschili metteranno nei fiumi, laghi, in mare, barchette che ricordano le donne uccise. Un gesto per non dimenticare e per «cambiare rotta». Si moltiplicheranno cortei e flash mob con maschi che indossano scarpe rosse. Colorata assunzione di responsabilità, voglia di esserci, di cambiare?

Con altri amici della rete di Maschile plurale ho firmato un testo che registra la crescita in Italia di «gruppi che promuovono pratiche di liberazione maschile contro stereotipi e sessismo», ne disegna una prima «mappa» da integrare in progress, e rilancia il desiderio di «Prendere parola, adesso». Unendo le differenze dei punti di vista, delle esperienze, alla capacità di rafforzare il messaggio, di andare oltre la solidarietà – pur apprezzabile – dichiarata una volta all’anno.

«La giornata internazionale contro la violenza sulle donne, afferma il testo (integrale sul sito di Maschile plurale) ci riguarda non solo perché siamo noi maschi a esercitare queste aggressioni – e tutti in qualche modo siamo attraversati dalla cultura patriarcale che produce la violenza – ma perché mettere in discussione questa cultura sarebbe un grande vantaggio per noi stessi e le nostre vite».

È questa – credo – la scommessa fondamentale. La emancipazione e la libertà delle donne conquistate dalla rivolta femminile e femminista dell’ultimo mezzo secolo – a cui si è aggiunta la critica all’ordine patriarcale del mondo glbtqia+ – hanno messo e continuino a mettere in discussione privilegi, vantaggi, «dividendi patriarcali», come li ha chiamati R.W. Connell. Ne risentiamo tutti, anche i maschi più indietro nella scala sociale. Una «crisi» e un disagio che restano spesso muti, o invece si traducono proprio nella riaffermazione violenta di un potere che comincia a vacillare. In famiglia, nella società, nella politica. Chi non condivide questa reazione brutale sì, dovrebbe alzare la voce, riflettere su di sé, sulle proprie relazioni con l’altro sesso, le altre identità sessuali e di genere, e – forse ancor di più – sulle complicità, le gerarchie, i pregiudizi e i conflitti che definiscono le relazioni tra uomini.

L’esperienza di Maschile plurale, aperta da circa un trentennio, mi dice che provare a mettere in parola questo disagio può farci bene. E che è venuto il tempo di condividere di più e meglio questa ricerca con le donne che fossero interessate a farlo. Con le persone che si ribellano ai codici normativi patriarcali. Da qui la proposta di costruire insieme un incontro pubblico annuale sul nodo delle relazioni tra i sessi. Riscoprendone, in un mondo tanto cambiato, tutte le dimensioni di ricchezza vitale. Un luogo quindi di scambio, discussione, ricerca e creatività permanente.

Spezzare le catene che pretendiamo di imporre alle donne, e a chi ci appare troppo «diverso» secondo imperativi simbolici che non reggono più – direi riadattando un famoso slogan – aprirebbe un mondo di sentimenti migliori prima di tutto a noi stessi.