UN PASSO STORICO, MA…da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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UN PASSO STORICO, MA…da IL MANIFESTO

Un passo storico, ma ora bisogna correre

Brevetti. In difesa di Big Pharma è rimasta fino all’ultimo la Commissione europea e i Paesi dell’Ue, tra questi il governo italiano. Draghi non ha ancora risposto al Comitato italiano

Vittorio Agnoletto  07.05.2021

La decisione dell’amministrazione Biden è di estrema importanza e potrebbe rappresentare una svolta storica nella lotta contro la pandemia. È altresì il risultato dell’enorme pressione organizzata in tutto il mondo dalle reti associative attive in difesa del diritto alla salute, che hanno costruito alleanze con ampi settori del mondo scientifico, artistico e culturale. Vi è stato un susseguirsi impressionante di appelli in sostegno della moratoria: l’Oms, l’Unaids, l’Unitaid, la “Commissione Africana per i Diritti Umani”, 243 Ong e 170 personalità, fra cui numerosi premi Nobel. Prese di posizione che hanno rafforzato l’azione dell’ala sinistra del Partito Democratico statunitense verso il presidente.

Alla base della decisione di Biden vi sono anche ragioni di opportunità mediatica ed economica: nello scenario interno può rivendicare la propria coerenza con quanto dichiarato in campagna elettorale sulla necessità di una risposta globale alla pandemia; nello scenario internazionale si pone come il salvatore dell’umanità, rimette gli Usa al centro dello scenario mondiale e contemporaneamente risponde agli allarmi lanciati da diversi centri studi di economia, secondo i quali il crollo del sud del mondo – geografico ed economico – con la conseguente contrazione del mercato globale, avrebbe prodotto una danno economico enorme nei Paesi maggiormente sviluppati, primi tra questi gli Usa.

QUESTE REALI contraddizioni interne all’attuale capitalismo neoliberista, nulla tolgono né all’oggettività importanza delle decisioni della Casa Bianca, né alla possibilità che, grazie a tale scelta, molte, forse milioni, di vite umane possano essere risparmiate.

A difendere gli interessi di Big Pharma è rimasta fino all’ultimo la Commissione europea e i Paesi dell’Ue, tra questi il governo italiano; il 19 aprile il Comitato italiano impegnato nella raccolta di un milione di firme sull’Ice- l’Iniziativa dei cittadini europei – “Diritto alla cura. Nessun profitto sulla pandemia” aveva inviato al presidente Draghi una lettera con le firme di oltre cento associazioni nazionali, tra le quali tutti i principali sindacati, chiedendo che il governo appoggiasse la moratoria sui brevetti richiesta dall’India e dal Sudafrica con l’appoggio di un centinaio di Paesi, e che esercitasse tutta la sua influenza per obbligare la Commissione europea a modificare la propria posizione.

Stiamo ancora aspettando la risposta. Ora, dopo la decisione di Biden, dalla presidente della Commissione europea ai ministri italiani è un susseguirsi di dichiarazioni di disponibilità alla trattativa. Non esprimo alcun giudizio, saranno i lettori a valutare l’eticità di simili comportamenti; mi auguro solo che a queste tardive dichiarazioni seguano comportamenti conseguenti.

Fino ad ora ci siamo battuti perché avesse inizio la partita, ossia la discussione sulla moratoria; ora che la partita ha inizio il gioco si fa estremamente duro e c’è bisogno di tutti. Big Pharma si è già scatenata alternando dichiarazioni minacciose “con queste decisioni sarà più difficile sconfiggere la pandemia”, a lacrime di coccodrillo sulle conseguenze economiche di queste scelte, dimenticandosi non solo che questi vaccini sono stati prodotti con ampi finanziamenti pubblici – ad esempio secondo quanto riportato dal the Guardian il vaccino AstraZeneca è stato prodotto con il 97% di soldi pubblici o provenienti da enti di beneficenza – ma anche ignorando i profitti stratosferici realizzati in questi mesi e nei prossimi. Infatti, la proposta di moratoria non prevede un esproprio, ma anzi un risarcimento, da definire in ambito Wto, alle aziende possessori del brevetto.

PER CONTRASTARE questa azione lobbistica sarà fondamentale, nelle prossime settimane, il ruolo della società civile nel premere per una rapida e soddisfacente soluzione per la salute dell’umanità. E’ importante rafforzare da subito la raccolta di firme “Diritto alla cura. Nessun profitto sulla pandemia” per obbligare la Commissione e gli stati europei a modificare a 180° la propria posizione. Il tempo è un fattore fondamentale; è diverso raggiungere un accordo tra una settimana o tra sei mesi, ogni giorno che passa ci sono delle morti evitabili.

E’ necessario vigilare perché l’accordo non sia una semplice dichiarazione d’intenti che rimane poi irrealizzabile, come fu la dichiarazione di Doha del 2001, nella quale il Wto affermava che la tutela dei brevetti non avrebbe mai dovuto impedire ai governi di fornire la miglior assistenza sanitaria possibile ai loro cittadini. Parole sante, ma solo parole.

Quello per cui ci battiamo è l’affermazione del diritto alla salute per tutti, non un aumento dell’intervento caritativo. La carità è importante, ma non può sostituire la fruibilità di un diritto, può eventualmente rafforzarlo.

AI TEMPI DELLA pandemia da Aids, pur di mantenere i brevetti fu attivato il “Fondo Globale Aids Tbc Malaria” attraverso il quale raccogliere fondi da privati e da Stati per distribuire farmaci ai Paesi poveri. In questi casi è sempre il “ricco” che decide a chi dare e cosa dare: in Africa sono ancora milioni le persone Hiv+ che non possono curarsi. E’ la filosofia proposta dalla Fondazione Gates e sostenuta anche da Big Pharma, che oltretutto potrebbe capitalizzare un’immagine di buon mecenate.
Quello di ieri è un passo importante, forse storico, ma la strada è ancora lun

«L’egoismo alla fine travolgerà anche i paesi ricchi dell’Occidente»

Intervista a padre Alex Zanotelli. «Gli stati che hanno tra il 10 e il 14% della popolazione si sono assicurati il 53% delle dosi di vaccino. Quello che conta non è la salute ma il profitto»

Adriana Pollice  07.05.2021

Dal 1965 al 2001 padre Alex Zanotelli ha partecipato a missioni in Africa (in Sudan, in Kenya), testimone dell’effetto che hanno le epidemie nel Sud del mondo: «L’egoismo alla fine ammazzerà anche noi» commenta a proposito dei vaccini anti Covid-19.

Le diseguaglianze così forti nella distribuzione che effetto producono?
I paesi ricchi, dal 10 al 14% della popolazione, si sono assicurati il 53% delle dosi, quello che conta non è la salute pubblica ma il profitto. L’India e il Sudafrica hanno proposto di togliere i brevetti, l’apertura di Biden sul tema può essere che dipenda da motivi di geopolitica ma resta il fatto che è un cattolico, può darsi che la dottrina sociale della Chiesa abbia avuto un peso, che sia presente come idea anche se non dichiarata in modo esplicito. La cosa che sorprende è che sembra più deciso di Obama: forse ha imparato, proprio quando era il vice di Obama, che tergiversare non porta a nulla.

Cosa ci dice la dottrina sociale della Chiesa?
Uso le parole di papa Francesco in Fratelli tutti: «La tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata. Il principio dell’uso comune dei beni creati per tutti è il primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale. Il diritto alla proprietà privata si può considerare solo come un diritto naturale secondario».

Le case farmaceutiche non sembrano disposte a cedere il loro vantaggio competitivo sui vaccini.
La pandemia tocca tutti, siamo stupidi se pensiamo di salvarci facendo morire gli altri. Il virus si incattivisce e torna a noi, sempre più pericoloso, attraverso le varianti. La salute è un bene comune, i vaccini sono stati sviluppati con i finanziamenti pubblici, è giusto distribuirli equamente. La funzione dello stato è proprio questa, intervenire con la sua autorità per chiedere un’equa distribuzione di beni sviluppati con la fiscalità generale. Big pharma vuole fare profitti ma in una situazione come questa lo stato ha l’obbligo di porre un argine. Purtroppo stiamo verificando ancora una volta che invece comanda la finanza, comandano le multinazionali. Il Sud deve avere la possibilità di produrre i vaccini di cui ha bisogno anche attraverso il trasferimento delle conoscenze.

Un’epidemia così violenta che effetto ha dall’altro lato del Mediterraneo?
Da anni assistiamo indifferenti all’apartheid sanitario, che è molto più devastante di quello economico. Ero in Africa quando è esploso l’Aids, le medicine c’erano ma solo per i ricchi, ho visto morire davanti ai miei occhi ragazzini di 13, 14, 16 anni. Semplicemente all’Occidente non interessa. Mai sviluppato un vaccino per la malaria nonostante i danni che produce, forse solo ora ci stiamo arrivando. Una malattia terribile come la lebbra ha ripreso a colpire perché si è prodotta la resistenza ai farmaci e non si investe nella ricerca di nuovi rimedi. Neppure i vaccini anti Covid mandiamo. È lo scandalo di un sistema di morte che permette al 10% del mondo di ingoiare il 90% dei beni. Avviene a tutti i livelli. L’Occidente vive su quanto sottrae al Sud del mondo e poi si volta dall’altra parte di fronte alle morti per Covid, per miseria, per guerra.