SPIAGGE A RISCHIO E PROIBITE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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SPIAGGE A RISCHIO E PROIBITE da IL MANIFESTO

Allarme di Legambiente: il 46 per cento delle coste italiane a rischio erosione

Ambiente . Spiagge proibite tra impatto climatico e privatizzazioni.Edoardo Zanchini*  16.07.2021

Le spiagge stanno scomparendo. In molti Comuni italiani non si trovano più tratti di litorale accessibili liberamente e gratuitamente, perché tutto è stato dato in concessione. Se non paghi, puoi guardare da fuori. Inoltre, il 46% dei litorali soffre processi di erosione che continueranno a crescere in uno scenario di crescenti impatti dei cambiamenti climatici. Ma quando si tratta di spiagge un solo tema è al centro del dibattito politico: la famigerata Direttiva Bolkestein che prevede l’assegnazione delle concessioni tramite procedure di evidenza pubblica.

Eppure, se si guarda ai processi che stanno interessando le coste italiane ci si rende conto che quella norma europea è davvero l’ultimo dei problemi, ma piuttosto la scusa con cui governo e parlamento rinunciano ad occuparsi di questi delicati spazi pubblici ed ecosistemi.

Basta vedere il modo con cui Il ministero delle Infrastrutture raccoglie le informazioni sulle concessioni o il ministero dell’Economia si occupa di far pagare i canoni a imprese che in alcuni casi hanno fatturati di milioni di euro. Eppure, si tratta di aree pubbliche e inalienabili, che dovrebbero essere tutelate e gestite con cura. Gli elenchi di chi ha in gestione queste aree sono incompleti e aggiornati saltuariamente, i canoni che si pagano non solo sono bassi, ma risultano 235 milioni di euro non pagati. I guadagni sono tali che c’è una corsa a aprire nuovi stabilimenti, sono oltre 1300 quelli nuovi, in Sicilia abbiamo un +42%.

In nessun Paese europeo le spiagge vengono gestite in questo modo, basta andare su internet e vedere le immagini dal satellite per verificare che solo in Italia la spiaggia è stata regalata in questo modo a dei privati, senza regole e senza limiti. Per farsi un’idea, nel comune di Gatteo, in Romagna, il 100% delle spiagge è in concessione, ma numeri simili li troviamo da Rimini a Forte dei Marmi, da Pietrasanta a Laigueglia.

Per chi non può o non vuole pagare, rimangono i tratti non balneabili. Possibile che Pd, M5S e Leu non si intestino una battaglia per garantire dei diritti che dovrebbero essere scontati, anche perché si tratta di aree pubbliche? Neanche la legalità sembra interessare, visto che da decenni perdura una situazione incredibile di muri e cancelli che impediscono persino di vedere il mare a Ostia, Pozzuoli, Terracina o nel Gargano.

A raccontare questa situazione nel dettaglio è il nuovo Rapporto Spiagge di Legambiente sui paesaggi costieri dove oltre ad analizzare il modo con cui le spiagge vengono gestite – raccontando anche molte esperienze di qualità e buona volontà dei gestori – si può trovare anche un’analisi dei processi di erosione che stanno crescendo lungo le coste italiane. Si tratta di fenomeni naturali, che però dovremmo seguire e analizzare con più attenzione per due ragioni importanti.

La prima è che aumenteranno, visto che il Mediterraneo vedrà una crescita della temperatura e del livello del mare, legato ai cambiamenti climatici, che potrà assumere dimensioni diverse a seconda se riusciremo a stare dentro i limiti posti dall’Accordo di Parigi. In ogni caso, aumenteranno ancora gli impatti di piogge violente, mareggiate e trombe d’aria, con molte aree che rischiano di scomparire come evidenziato dalle mappe Enea e Cmcc.

La seconda ragione dipende da noi. In questi decenni per provare a rallentare i processi naturali di erosione, e quelli creati dai nuovi porti, abbiamo gettato massi e cemento di fronte alla costa, con enorme spesa pubblica e arrivando a costruire una barriera lunga 1.300 chilometri che pochi risultati ha prodotto, se non quello di spostare su un altro tratto di mare l’erosione.

Tante cose sono cambiate con la pandemia, con il Recovery plan sono state previste risorse e riforme in tanti settori. Nessun cenno però alle aree costiere, ai problemi da affrontare ma soprattutto alle opportunità che si possono aprire con una corretta gestione e valorizzazione di un patrimonio straordinario in chiave sia ambientale che turistica. Possibile che un Governo che si dichiara europeista e ambientalista si dimentichi delle spiagge?

* vicepresidente Legambiente