ORA BASTA CON I VOSTRI BLA BLA BLA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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ORA BASTA CON I VOSTRI BLA BLA BLA da IL MANIFESTO

Clima, Greta ridicolizza i potenti: ora basta con i vostri bla bla bla

Autunno caldo. Milano, alla pre-Cop26 dei giovani attacco l’ipocrisia dei politici: ci invitate ai vostri summit ma annegate le nostre speranze. «Il cambiamento climatico non è solo una minaccia, è soprattutto opportunità di creare un Pianeta più verde e più sano. Dobbiamo cogliere questa opportunità», ha dichiarato Greta Thunberg

Luca Martinelli  29.09.2021

A Milano da ieri 400 giovani discutono di cambiamento climatico e di soluzione al riscaldamento globale. Sono i delegati arrivati da tutto il mondo per partecipare all’iniziativa «Youth4Climate», l’appuntamento che apre e anticipa la Pre-COP26, con cui le Nazioni Unite preparano il summit di Glasgow sul climate change. Domani nel capoluogo lombardo dovrebbero arrivare anche Sergio Mattarella e Mario Draghi. Lo stesso giorno aprirà anche il Climate Camp, che vede in programma un corteo studentesco (1° ottobre) e la Climate March (il 2).

IERI PERÒ, L’ATTENZIONE è stata catalizzata dall’intervento di una diciottenne svedese. L’ispiratrice del movimento Fridays for Future, Greta Thunberg, ormai maggiorenne, è arrivata al palazzo di Milano Congressi. Sul palco, sorridendo sempre e spaziando con lo sguardo a 180 gradi sulla platea di fronte a sé, ha cancellato con le sue parole ogni idea che l’evento ufficiale dedicato ai giovani sarebbe stato pieno di retorica: «dai leader mondiali sentiamo solo parole, bla bla bla. Le emissioni continuano ad aumentare. Possiamo invertire questa tendenza, ma serviranno soluzioni drastiche. E dato che non abbiamo soluzioni tecnologiche, vuol dire che dovremo cambiare noi. Non possiamo più permettere al potere di decidere cosa sia la speranza. La speranza non è un qualcosa di passivo, non è un bla bla bla. La speranza vuol dire la verità, vuol dire agire. E la speranza viene sempre dalla gente. Noi vogliamo giustizia climatica, e la vogliamo ora».

LA POLITICA, quella del bla bla bla, era seduta al tavolo di presidenza, ad ascoltarla. C’era (padroni di casa) anche il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, «La crisi climatica è sintomo di una crisi di più ampio respiro, la crisi sociale della ineguaglianza, che viene dal colonialismo. Una crisi che nasce dall’idea che alcune persone valgono piu’ di altre» ha detto ancora Thunberg.

SECONDO LA GIOVANE attivista svedese per il clima, «stiamo andando velocemente nella direzione sbagliata. I nostri leader non agiscono volutamente, e questo è un tradimento. Non possono dire che lo fanno, perché continuano ad aprire miniere di carbone e a sfruttare giacimenti, senza aumentare i fondi ai Paesi vulnerabili. Selezionano giovani come noi facendo finta di ascoltarci, ma non è vero. Non ci hanno mai ascoltati».

L’URGENZA DI MISURE radicali per contenere il riscaldamento globale entro 1,5°, ribadita nei giorni scorsi anche dal segretario generale delle Nazioni Unite, Guterres («Il mondo è su un percorso catastrofico verso 2,7 gradi di riscaldamento globale. C’è un alto rischio di fallimento della COP26»), è presente nella riflessione di Thunberg: «Dobbiamo trovare una transizione senza traumi, perché non c’è il piano B, non c’è il piano bla bla bla. Qui non stiamo parlando semplicemente di un costoso e politicamente corretto green washing bla bla bla, green economy bla bla bla, net zero al 2050 bla bla bla. È tutto quello che sentiamo dai nostri leader. Parole, che sembrano bellissime, ma che non hanno portato finora ad alcuna azione. Le nostre speranze annegano in vuote parole da 30 anni. Il cambiamento è possibile, ma non se continuiamo cosi»

PRIMA DI LEI, un’altra giovane attivista per il clima, l’ugandese Vanessa Nakate, aveva ricordato che i paesi africani subiscono il peso maggiore della crisi climatica, pur emettendo solo il 3% dei gas serra. Per questo aveva chiesto con durezza ai Paesi ricchi di aumentare gli aiuti. Solo al termine del suo intervento, invece, Greta ha avuto uno scambio di slogan col pubblico di giovani in sala, in stile comizio. «Cosa vogliamo?», ha gridato. «Giustizia climatica!», hanno risposto ragazze e ragazzi. «E quando la vogliamo?». «Ora!».

IL MINISTRO Cingolani ritiene di aver detto «le stesse cose» delle due rappresentanti degli attivisti contro il cambiamento climatico, Greta Thunberg e Vanessa Nakate. Solo, le avrebbe dette «in modo diverso». Ieri l’altro, però, intervenendo a un webinar di Save the Children sull’impatto della crisi climatica sui più giovani, aveva mostrato di non cogliere l’importanza di ascoltare le voci dei giovani attivisti di tutto il mondo: «Va bene protestare, ma le proteste non devono durare per sempre. Poi bisogna essere propositivi, e per farlo bisogna studiare. Il diritto all’istruzione è fondamentale per i giovani. Spero che la Youth4Climate di Milano vada bene e porti tante idee alla Cop26». I giovani protestano, gli ambientalisti sono radical chic. Ma è una lettura miope. I giovani hanno paura, ma non sono atterriti: «Il cambiamento climatico non è solo una minaccia, è soprattutto un’opportunità di creare un Pianeta più verde e più sano. Dobbiamo cogliere questa opportunità. È una soluzione win-win, sia per lo sviluppo che per la conservazione». I grandi questa volta sapranno ascoltare?

 

La crescita illimitata è incompatibile con la crisi del clima

Transizione ecologica. In tanti ancora dubitano del fatto che i disastri, che si abbattono con tanta violenza sulla nostra terra, siano l’effetto perverso di due secoli e mezzo di sviluppo capitalistico. Uno sviluppo basato su due fattori fondamentali: lo sfruttamento della classe operaia e la rapina delle risorse naturali del pianeta.

Gaetano Lamanna  29.09.2021

Usciamo da un’estate che ha superato tutti i record di caldo. Qualcosa ci dice che non c’è tempo da perdere. I primi a spiegarci che il mondo si regge su un equilibrio dinamico delle forze e degli elementi che compongono l’ordine naturale sono stati i filosofi di Mileto. Si deve a Talete, Anassimandro e Anassimene l’avvio di una osservazione della natura libera dalla mitologia. Prima di loro si pensava che la natura fosse governata dagli Dei, anzi ne fosse emanazione diretta. Con Talete l’«archè», l’origine e il principio di tutte le cose, viene individuato in un elemento fisico: l’acqua. Ma la riflessione si allarga a tutti gli elementi costitutivi della natura: il vento, l’aria, l’acqua, il vapore, il fuoco, il ciclo delle acque che evaporano dalla terra e vi ritornano in forma di pioggia. Anassimene si spinge a porre sullo stesso piano il ruolo della respirazione per gli esseri viventi e quello dell’atmosfera intorno alla terra. In uno dei pochi frammenti attribuito a lui è scritto «Proprio come la nostra anima essendo aria, ci domina tenendoci insieme, così respiro e aria circondano l’intero cosmo».

Con la scuola di Mileto inizia dunque la ricerca sul rapporto uomo-natura. Da allora sono passati 2500 anni e la filosofia e la scienza hanno fatto una lunga strada. E siamo in uno di quei tornanti della storia del mondo in cui il pensiero critico andrebbe esercitato al meglio. Se non altro per comprendere «l’origine e il principio» del cambiamento climatico.

In tanti ancora dubitano del fatto che i disastri, che si abbattono con tanta violenza sulla nostra terra, siano l’effetto perverso di due secoli e mezzo di sviluppo capitalistico. Uno sviluppo basato su due fattori fondamentali: lo sfruttamento della classe operaia e la rapina delle risorse naturali del pianeta. Si è avuta una crescita economica senza precedenti. Le condizioni di vita, almeno in occidente, sono considerevolmente migliorate. Il prezzo pagato, però, è stato caro. Sono aumentate le disuguaglianze sociali e territoriali. Il divario tra livelli di povertà e ricchezze smisurate nelle mani di pochi è diventato intollerabile. Uomini e cose sono sottomessi alla logica alienante e disumana del massimo profitto.

Questione sociale e questione ambientale si intrecciano. La quantità di C02 emessa nell’atmosfera, per soddisfare le esigenze del mercato, è sempre maggiore. Da qui il climate change. Ma sono i paesi poveri a subirne le conseguenze più pesanti. L’acqua del mare si innalza e invade i campi coltivati del Bangladesh, distruggendone la fertilità. Le dune del deserto avanzano nei villaggi e nelle città delle aree subsahariane e, a causa della siccità e della fame, si determina una forte spinta alle migrazioni di massa. Di solito nei paesi vicini, Solo una minoranza si avventura verso l’Europa.

I negazionisti sostengono l’assenza di qualsiasi collegamento tra questi sconvolgimenti e il cambiamento climatico. Saremmo in presenza di alterazioni temporanee dei fenomeni naturali. La pandemia è, invece, lì a ricordarci che l’equilibrio ambientale è precario. Ci mostra quanto l’uomo sia vulnerabile.
Nonostante i rischi per il pianeta e per la salute pubblica, manca ancora la risolutezza necessaria nel contrasto del cambiamento climatico. La transizione ecologica rappresenta il tentativo di conciliare, quanto più possibile, la sostenibilità ambientale con l’attuale sistema economico. I governi dei paesi occidentali, in genere a trazione liberale, sono convinti che una trasformazione radicale del sistema energetico avrebbe conseguenze devastanti sull’industria dell’auto, sulla chimica e sugli altri settori da cui dipende la ripresa economica. Il punto è proprio questo.

La conversione ecologica non è compatibile con l’idea della crescita illimitata. Il passaggio dalle fonti fossili a quelle rinnovabili presuppone un cambiamento profondo nel modo di produzione e di consumo, e negli stili di vita. La «transizione» non può ridursi ad escamotage per rinviare il momento di scelte strategiche e risolutive.

Nel campo conservatore è in atto un confronto aspro tra i fautori del liberalismo classico, che continuano a credere nella virtù taumaturgica del libero mercato e i liberal democratici, che propongono una politica di mitigazione dell’impatto ambientale e di attenuazione delle disuguaglianze sociali.
La sinistra sembra accomodata nel ruolo di coscienza critica del pensiero liberal. Stenta a diventare protagonista di un’iniziativa autonoma e di massa che ponga al centro la contraddizione insanabile tra la logica del profitto e l’esigenza di salvaguardare il pianeta. Il monito di Rosa Luxemburg «socialismo o barbarie» risuona più che mai attuale.