NOI SIAMO 7,8 MILIARDI VOI LO 0,1% da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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NOI SIAMO 7,8 MILIARDI VOI LO 0,1% da IL MANIFESTO

Noi siamo 7,8 miliardi voi lo 0,1%. Draghi con chi sta?

Vaccini. Approvato l’emendamento del Gruppo della Sinistra al Parlamento Europeo per una moratoria sui brevettiVittorio Agnoletto  21.05.2021

L’indicazione è chiara e non lascia dubbi: «Invita pertanto l’Ue a sostenere l’iniziativa presentata da India e Sudafrica in seno all’Omc, con la quale si richiede una sospensione temporanea dei diritti di proprietà intellettuale relativi ai vaccini, alle attrezzature e alle terapie per far fronte al Covid-19, ed esorta le società farmaceutiche a condividere le proprie conoscenze e i propri dati attraverso il pool di accesso alle tecnologie (C-Tap) relative alla Covid-19 dell’Oms». Così recita l’emendamento del Gruppo della Sinistra al Parlamento Europeo approvato con 293 voti contro 284 in una risoluzione sull’Aids, approvata, nella sua versione integrale, con 468 voti contro 63.

La destra europea era riuscita a rinviare alla sessione del 7-10 giugno il dibattito sulla moratoria sui brevetti per il Covid-19, con l’obiettivo di impedire che il Parlamento potesse fornire un’indicazione alla Commissione Europea sul comportamento da tenere nella Consiglio Trips sui brevetti dell’8 e 9 giugno. Ma la Sinistra ha utilizzato la risoluzione sull’Aids per far approvare un emendamento che non lascia alcun dubbio sull’orientamento che dovrebbe esprimere l’Ue sulla moratoria e, per quanto ci riguarda, sulle scelte che dovrebbe compiere il governo Draghi, considerato che sinistra, Pd e M5S hanno votato a favore, la Lega si è astenuta e Forza Italia è l’unica componente del governo ad aver votato contro.

La democrazia ha delle regole che dovrebbero essere rispettate, ma i potenti non si sono mai fatti troppi problemi a infischiarsene quando queste mettono in discussione grandi privilegi e interessi rilevanti. Fino a quando è possibile si ignora il fatto, poi lo si depotenzia (i voti di scarto erano pochi…. ma allora perché si vota?), quindi lo si delegittima (non è un voto vincolante) e infine si costruisce la legittimazione del comportamento opposto.

Se il 24 -25 maggio nel Consiglio Europeo i governi concorderanno con la Commissione di non sostenere la proposta di moratoria nel consiglio Trips, non solo diventeranno corresponsabili delle future morti quotidiane provocate dall’epidemia, ma porteranno un ulteriore durissimo colpo alla credibilità delle istituzioni europee, su un tema sul quale, secondo le ricerche realizzate da Oxfam e da Emergency, tra il 70 e l’80% dei cittadini europei concorda con quanto votato dal Parlamento Europeo.

Le bozze della risoluzione che concluderà oggi il Global Health Summit per ora non contengono alcun riferimento alla moratoria e le autorità stanno recitando un inverecondo balletto di dichiarazioni per mascherare la loro subalternità agli interessi di Big Pharma. Parlano: di favorire le «licenze volontarie» che altro non sono che gli accordi commerciali tra aziende, dove chi detiene i brevetti decide a chi e a quali condizioni permettere di produrre i vaccini; di costruire nuovi siti di produzione di vaccini in Africa, facendo finta di non sapere che quel continente oggi importa il 99% delle dosi e che un simile programma richiederebbe enormi risorse e tempi lunghi non compatibili con la pandemia; di garantire aiuti economici (a fondo perso o come prestito, non è chiaro) da parte delle istituzioni bancarie europee ai Paesi più poveri per favorire l’acquisto di vaccini, producendo così un ulteriore dipendenza neo coloniale o, nel migliore dei casi, scambiando i diritti con la carità.

L’Italia come presidente del G20 avrebbe potuto svolgere un ruolo importante, indicare una strada a fianco degli oltre 100 Paesi che sostengono la moratoria; nulla di tutto questo, tante dichiarazioni in libertà, nessun atto concreto.

Stucchevole la polemica agitata dalla Commissione Europea sulle esportazioni dei vaccini che sarebbero state realizzate in modo massiccio dall’Ue, dimenticandosi di dire che gran parte di quelle esportazioni non sono state realizzate dalle istituzioni europee ma dalle multinazionali con sede in Europa verso Paesi come Uk, Usa e Canada che le hanno pagate a caro prezzo. Diventa quindi ancora più importante sostenere e firmare l’Iniziativa dei Cittadini Europei «Diritto alla cura. Nessun profitto sulla pandemia» (www.noprofitonpandemic.eu/it).

False le dichiarazioni di chi dice che sospendendo i brevetti non cambierebbe nulla (ma allora perché si oppongono?) perché mancano le capacità tecnologiche; la stessa direttrice generale del Wto, Ngozi Okonjo-Iweala, ha dovuto riconoscere che «c’è una capacità produttiva non utilizzata in diversi Paesi, penso a Pakistan, Bangladesh, Indonesia, Thailandia, Senegal, Sudafrica», salvo poi limitarsi a dire che «gli Stati devono lavorare con i produttori per espandere la produzione».

Lo scontro in atto è globale, poche volte nella Storia recente è stata così evidente la contrapposizione tra il destino dell’umanità e gli interessi di una piccola minoranza. Nel 2001 a Genova e a Porto Alegre dicevamo: «Noi 6 miliardi voi G8»; nel 2011 a New York: «Noi siamo il 99% voi l’1%». Oggi, nel 2021: «Noi siamo 7,8 miliardi voi lo 0,1%».

Il Wto tra gli ospiti d’onore del vertice, ma si presenta diviso e impotente

Global Health Summit. La direttrice generale dell’Organizzazione Okonjo-Iweala invitata in video conferenza. Ma nel momento in cui potrebbe giocare un ruolo decisivo nella lotta alla pandemia, l’Organizzazione non trova una strategiaAndrea Capocci  21.05.2021

Il problema globale dei vaccini in fondo è semplice: il mondo può produrre al massimo cinque miliardi di dosi «ma ne servono il doppio o il triplo». Il calcolo lo ha fatto ieri la direttrice generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) Ngozi Okonjo-Iweala, che ha sottolineato le disparità a livello internazionale: l’80% della produzione è concentrata in 10 paesi europei, nordamericani e del sudest asiatico. «Non è normale che l’Africa, con 1,3 miliardi di abitanti, disponga di appena lo 0,17% della capacità produttiva mondiale», ha detto l’economista nigeriana. Già ministra delle finanze e degli affari esteri del suo paese, Okonjo-Iweala sarà tra i protagonisti del summit sulla salute globale del G20 che oggi si terrà a Roma, sia pure in video conferenza (solo Ursula Von Der Leyen farà compagnia in presenza a Draghi).

Sulla carta, la direttrice del Wto sarà il partecipante con il peso maggiore. In realtà, al vertice Okonjo-Iweala farà soprattutto tappezzeria. Nemmeno all’interno dell’organizzazione che scrive le regole del commercio mondiale, infatti, è emersa una strategia comune su come aumentare la produzione farmaceutica mondiale e sconfiggere il Covid.

Da ottobre 2020 giace sul tavolo la proposta di India e Sudafrica di una moratoria su tutti i titoli di proprietà intellettuale (brevetti, copyright, segreti industriali) che limitano la produzione di vaccini, farmaci e test diagnostici. L’apertura degli Usa del 5 maggio scorso, limitata alla sospensione dei brevetti sui vaccini, per ora non ha sbloccato il negoziato. L’offerta statunitense non si è tradotta in una mozione formale al Wto, dunque non può essere discussa. L’Unione europea è spaccata, con Francia e Italia sulla posizione statunitense e Germania opposta a qualunque sospensione dei brevetti. L’unica novità, ufficializzata martedì 18 maggio, è che India, Sudafrica e gli altri 60 paesi che appoggiano la moratoria più estensiva hanno comunicato formalmente che «a breve pubblicheranno una versione emendata della loro proposta di moratoria, con l’obiettivo di far avanzare la discussione». La nuova versione «chiarirà l’estensione della moratoria proposta e ne preciserà la durata».

Da un lato, la coalizione di India e Sudafrica ha interesse ad accelerare le trattative perché la pandemia miete oltre diecimila vittime al giorno a livello mondiale.

Dall’altro, una moratoria sui brevetti relativa solo ai vaccini sarebbe un compromesso insufficiente. Il vero ostacolo all’espansione della produzione di vaccini non sono i brevetti, ma il “trasferimento tecnologico” delle informazioni e delle metodologie necessarie per produrre dosi su scala industriale. Inoltre, se anche fosse tecnicamente possibile, prima di essere messo in commercio un vaccino-fotocopia dovrebbe superare prove di sicurezza ed efficacia analoghe a quelle dei vaccini originali: un processo che può richiedere mesi, se non anni. Non a caso un vaccino “generico”, cioè copiato da un altro produttore senza la sua collaborazione, sarebbe una prima assoluta. Diverso il discorso per quanto riguarda farmaci e test diagnostici, la cui riproduzione è meno onerosa e certamente alla portata di molti paesi, prima tra tutti l’India. Ma né gli Usa né l’Ue hanno intenzione di rinunciare ai brevetti su questi prodotti. E in ogni caso terapie efficaci contro il Covid per il momento non ce ne sono.

Con il Wto in stallo, la sua direttrice generale ha scelto di rimanere neutrale e limitarsi alla moral suasion. In un’intervista a Politico di pochi giorni fa, Okonjo-Iweala ha invitato «le aziende produttrici a riesaminare la situazione e a verificare la possibilità di accordi, in modo da poter riconvertire gli impianti esistenti nei prossimi sei-nove mesi» e produrre vaccini anche in Africa e America Latina. Tutto giusto, ma non saranno le dichiarazioni di intenti a moltiplicare i vaccini disponibili.