No TAV, no grandi opere. Verso l’8 dicembre
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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No TAV, no grandi opere. Verso l’8 dicembre

GLI STUDIOSI E DOCENTI COMPONENTI DI OFFICINA DEI SAPERI E OSSERVATORIO DEL SUD ADERISCONO ALLA GIORNATA NO TAV – NO GRANDI OPERE FIRMANDO L’APPELLO LANCIATO DALLA VALSUSA

I componenti delle reti associative OFFICINA DEI SAPERI e OSSERVATORIO del SUD, studiosi e docenti, hanno aderito e siglato l’appello lanciato dagli abitanti della VALSUSA e partecipano alla giornata “NO TAV NO GRANDI OPERE” indetta per il prossimo 8 dicembre, dal “Coordinamento contro le Grandi Opere” e dai No Tav, che si articolerà in decine di manifestazioni sui territori che lottano contro gli fasci sociali e ambientali procurati dalle grandi infrastrutture, spesso inutili e dannose, imposte in diverse realtà del paese, e culminerà nella grande manifestazione prevista a Torino nello stesso giorno.

La politica delle grandi infrastrutture e’ ormai chiaramente fallita nel nostro paese : lo dimostrano la cancellazione della Legge che le promuoveva e le prevedeva, la legge Obbiettivo del 2001, voluta dall’allora governo Berlusconi, abrogata nel 2016; e definita “criminogena” dalla magistrature e dall’autorità anticorruzione . Essa ha lasciato sul territorio italiano centinaia di opere incompiute – molte neppure avviate – che hanno significato lo spreco di quasi un terzo dei circa 200 miliardi spesi in opere infrastrutturali nell’ultimo ventennio.

Uno sfascio che però non ha impedito ai grandi rentiers, finanziari e delle costruzioni, di lucrare anche su opere interrotte o mai avviate, con un incredibile spostamento di risorse pubbliche ai privati; reso possibile dai meccanismi – appunto “criminogeni” – della stessa legge che attribuiva potere eccessivo al blocco “contraente generale-Concessionario”, decisore quasi assoluto, specie in fase esecutiva, che spesso ha perpetuato le operazioni in corso, anche quando era chiaro che problemi tecnici o ambientali non risolti avrebbero comportato il blocco, spesso definitivo, dei lavori.

Tentando l’occultamento di una realtà che è sotto gli occhi di tutti gli italiani, con la complicità dei grandi media, oggi le stesse soggettività responsabili-insieme ad istituzioni politiche spesso più coinvolte che compiacenti – di questa situazione vorrebbero rilanciare la strategia delle grandi opere, che una valutazione appena accettabile dovrebbe invece cancellare quasi totalmente.In questo attacco ai territori del Belpaese, la Tav Torino-Lione rappresenta il momento di scontro più alto . Una mole ingentissima di studi ne ha dimostrato l’inutilità( è una linea utilizzata oggi per meno del 20% della sua capacità e non si prevedono incrementi), l’insignificanza trasportistica (fa parte di un corridoio europeo, il Lisbona –Kiev, quasi totalmente cancellato dai recenti Accordi Quadro tra UE e Paesi membri-resta soltanto la tratta in questione forse prolungabile fino a Barcellona), nonché dannoso, per l’ulteriore suolo che consuma e per gli elementi inquinanti e pericolosi, contenuti nelle terre che verrebbero rimosse per realizzare una galleria di 57 km circa sotto le Alpi.

I No Tav dalla Valsusa a tutta Italia, insieme ai territori che lottano contro queste politiche di sprechi e degrado propongono di cancellare la TAV Torino Lione e tutte le altre operazioni retaggio della Legge Obbiettivo e di destinare le risorse risparmiate nell’unica vera “grande opera” che serve al paese, la messa in sicurezza e la riqualificazione del suo enorme patrimonio territoriale, naturale e urbanizzato.

Officina dei saperi e Osservatorio del Sud sottoscrivono questo programma.

6 dicembre 2018

OFFICINA DEI SAPERI Osservatorio del SUD