Officina dei saperi | Muri. Di Ilardi e Scandurra
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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Muri. Di Ilardi e Scandurra

È uscito per i tipi di manifestolibri l’ultimo volume di Enzo Scandurra e Massimo Ilardi: Muri, introduzione di Marco Bascetta (80 pp., 8 euro). Ne riportiamo qualche pagina.

«I muri ai tempi della globalizzazione

Può sembrare un paradosso e apparentemente lo è: la topografia della globalizzazione prometteva una terra senza più confini e frontiere: siamo cittadini di un mondo fattosi sempre più interconnesso, nessuna limitazione allo spostamento di cose e persone, gli Stati nazionali e i loro confini solo un debole ricordo della Modernità e Globale è il nome del futuro. E, invece, è accaduto l’opposto: mai tanti muri in questo mondo post-bipolare quanto in quello della guerra fredda, mai tanti nazionalismi esasperati, mai tante rivendicazioni identitarie legate al territorio, mai tanti avamposti di un sistema globale di apartheid. Cosa accade, dunque, in questa epoca cosiddetta liquida nella quale ogni luogo è in continuo collegamento telematico e finanziario con ogni altro e dove un sussulto della Borsa in Irlanda produce effetti a catena perfino nell’impero americano?

La costruzione di muri sembra essere la risposta postmoderna al tema della convivenza tra diversi. Muri che “proteggono” i cittadini occidentali dai “dannati della terra”, muri che dividono paesi in guerre mai dichiarate, muri che dividono le grandi città dell’Occidente dalle loro periferie. E dentro le città, altri muri ancora a dividere i “cittadini globali” dagli abitanti immiseriti, arrabbiati e pieni di rancore, invisibili e dimenticati; muri, infine, tra gli abitanti di uno stesso quartiere. Come nelle bamboline russe, i muri si distribuiscono gli uni dentro gli altri in anelli concentrici delineando società della paura e del sospetto. Alla tradizionale geografia politica e fisica disegnata sulle mappe che erano appese sulle pareti delle aule delle scuole elementari, è stata sostituita una nuova geografia dove i muri segnano e marcano nuovi confini, ridisegnano territori, attraversano uno stesso paese. Come non ricordare, triste presagio e metafora, il notissimo libro di Ballard – Condominium –, in cui l’autore ci descrive il conflitto crescente che si sviluppa in un elegante e lussuoso condominio che diventa il teatro di una caduta nella barbarie di un’intera classe dirigente londinese? Dopo le prime schermaglie, la situazione degenera rapidamente fino a trasformarsi in un crescendo di violenza, con sabotaggi di ascensori, barricate tra piani e appartamenti, uccisioni e rappresaglie, fino alla totale distruzione di cose e persone. Sono in molti ad aver detto che il paesaggio prossimo futuro sarà quello della lotta di classe strada per strada, isolato per isolato, persona contro persona».