MARCI SU ROMA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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MARCI SU ROMA da IL MANIFESTO

No vax e neofascisti in corteo, assalto alla Cgil e Montecitorio

Marci su Roma. Manifestanti no Green pass danneggiano la sede del sindacato e tentano di arrivare a Palazzo Chigi. Alla Bocca della Verità il sit-in del movimento «Forza del popolo» contro la «dittatura sanitaria»

Gilda Maussier  10.10.2021

«Noi siamo il popolo, noi siamo il popolo». Mentre, a sera, dopo aver assaltato la sede della Cgil, migliaia di persone urlano queste parole a pochi metri da Palazzo Chigi, fermati nel loro ennesimo tentativo violento della giornata da due cordoni di polizia in assetto antisommossa, con cariche di alleggerimento, idranti e diversi lacrimogeni, a un paio di chilometri di distanza, alla Bocca della Verità, qualche centinaio di persone davanti a un mega schermo lancia una nuova formazione politica, «Forza del Popolo». Stesse parole d’ordine, stessi contenuti, stessa aggressività. La contrarietà al Green Pass (e al vaccino, naturalmente) li accomuna, ma davanti allo schermo si invoca Dio e si snocciolano rosari; la platea è decisamente più matura e sventola i simboli del nuovo movimento che sul sito mette in mostra il logo «La nuova Norimberga» e che dice di perseguire la «progressiva destrutturazione del “potere dello stato” e la contestuale ricostruzione del sistema istituzionale in “organi a servizio del cittadino”». In corteo non autorizzato, invece, una decina di migliaia di giovani e giovanissimi, partiti da Piazza del Popolo nel pomeriggio, urla cori da stadio e sventola bandiere tricolori ma senza altri simboli di partito.Logo della manifestazione del movimento «Forza del Popolo»

Camuffati, mescolati con tanta gente comune e forse in parte strumentalizzata, centinaia di attivisti di Forza nuova e altre formazioni di estrema destra fomentano la manifestazione. Tra gli organizzatori l’attentatore del manifesto, Andrea Insabato. Come da tradizione, in clima elettorale la piazza violenta trova sempre un motivo per riempirsi.

«ASSASSINI, ASSASSINI», «libertà, libertà», «giornalisti terroristi», «No Green pass, no vaccini, sì cure, sì brain pass». Cartelli scritti a mano e tanta inutile foga. «Siamo 100 mila. Oggi fermiamo il certificato verde. La forza della piazza contro la tirannia sanitaria, la forza della gente contro le emergenze inventate», commentava il leader romano di Forza Nuova Giuliano Castellino prima che un manifestante salisse sul tetto di un blindato della polizia dando inizio ai disordini. Dapprima si sono riversati in piazzale Flaminio bloccando il traffico, poi si sono divisi, con la maggior parte che si è diretta verso Piazza San Silvestro, ha lanciato fumogeni su via del Tritone e ha tentato di raggiungere Montecitorio, attraendo così la parte più consistente delle forze dell’ordine. E un altro gruppo di manifestanti che è riuscito ad assaltare la sede della Cgil ed entrare negli uffici di Corso d’Italia al grido «Landini dimettiti», perché «Nessuno può toglierci il lavoro che ci siamo conquistati onestamente e duramente». Hanno divelto una tapparella, i portoni sono stati aperti con l’allarme che ha continuato a suonare ininterrottamente. Tra i manifestanti, oltre a Castellino, anche il fondatore di Forza nuova, Roberto Fiore. Molti però protestano perché non hanno un lavoro, molti si sono misurati (forse) solo con il precariato. Non hanno molti argomenti, solo tanta voglia di rompere tutto.

Fino a tarda sera il corteo che ha attraversato via del Corso ha tentato di forzare i cordoni di polizia attorno al Parlamento, lanciando bombe carta e armandosi di sampietrini divelti dal selciato di Piazza San Lorenzo in Lucina. Anche a Milano, per il dodicesimo sabato consecutivo i No Pass sono scesi in piazza organizzati, tra gli altri, dal leader di Italexit, Gianluigi Paragone. Anche qui un corteo non autorizzato ha attraversato la città, ma senza l’impatto che si è visto nel centro di Roma, dove la città è rimasta paralizzata per ore.

«LA NOSTRA SEDE nazionale, la sede delle lavoratrici e dei lavoratori, è stata attaccata da Forza Nuova e dal movimento no vax. Abbiamo resistito allora, resisteremo ora e ancora», è la reazione della Cgil nazionale che torna a chiedere di sciogliere le «organizzazioni che si richiamano al fascismo». «È un atto di squadrismo fascista. Un attacco alla democrazia e a tutto il mondo del lavoro che intendiamo respingere», scandisce Maurizio Landini convocando d’urgenza per questa mattina l’assemblea generale della Confederazione «per decidere tutte le iniziative necessarie».

IL PRESIDENTE Mattarella telefona personalmente al segretario della Cgil mentre il premier Draghi afferma in una nota che «i sindacati sono un presidio fondamentale di democrazia e dei diritti dei lavoratori. Qualsiasi intimidazione nei loro confronti – aggiunge – è inaccettabile e da respingere con assoluta fermezza». Solidarietà anche dalla Cisl e dalla Uil che parla di «attacco fascista compiuto da squadristi che gridano libertà e usano la violenza. Non ci faremo intimorire», twitta Pierpaolo Bombardieri. «La realtà si è incaricata di smentire chi sostiene che il fascismo sia solo folklore o nostalgia», fa notare Enrico Borghi della segreteria nazionale del Pd. Mentre Gianni Letta sollecita: «Il Paese tutto risponda unito a queste degenerazioni intollerabili». Per il ministro della Salute, Roberto Speranza si tratta di «squadrismo inaccettabile», e Luigi Di Maio attacca: «Questi non sono manifestanti, sono delinquenti». Il leader del M5S invita tutta la politica a condannare «senza se e senza ma».

LA CONDANNA è effettivamente unanime, o quasi. Matteo Salvini a sera balbetta un timido: «Solidarietà alla Cgil per l’attacco subito, sono vicino a lavoratrici e lavoratori che difendono, pacificamente, i loro diritti e le loro libertà». Giorgia Meloni è più decisa nel definire «immagini vergognose» quelle di Roma sotto attacco, ma esprime anche solidarietà alle «migliaia di manifestanti scesi in piazza per protestare legittimamente contro i provvedimenti del governo e di cui nessuno parlerà per colpa di delinquenti che usano ogni pretesto per mettere in atto violenze gravi e inaccettabili».

Le cooperative obiettivo dello squadrismo fascista

12 settembre 1921

9 settembre 2013pubblicato in  Eventi storici

Il 12 settembre 1921 il Fascismo muove una serie di attacchi squadristi nei confronti del movimento cooperativo, scegliendo Ravenna in quanto culla italiana della cooperazione socialista. Si volle dare una vera e propria prova di forza e additare a tutti i camerati che le cooperative dovevano essere un obiettivo da colpire, all’indomani del biennio rosso e dell’occupazione delle fabbriche. Benito Mussolini era stato un dirigente di spicco del Partito socialista e come tale ne conosceva bene l’organizzazione e i punti di forza. Per questo, nel momento in cui il Fascismo volle accreditarsi come forza d’ordine e legalitaria, lanciò una vasta campagna di violenze contro le organizzazioni di massa dei socialisti, ossia contro quella vasta rete di leghe bracciantili, di case del popolo, di organizzazioni sindacali e di imprese cooperative che rappresentavano una cerniera cruciale tra il partito e la società civile. La rottura di questo legame era essenziale per togliere ai socialisti gli strumenti attraverso i quali avevano raccolto un vasto consenso fra i ceti popolari.

Lo squadrismo del 1921, quindi,  non fu una fase di cieca violenza contro i ‘rossi’ in genere, ma un’operazione ben definita e ragionata volta a colpire il nemico nei punti nevralgici. Già in precedenza c’erano stati alcuni danneggiamenti di spacci di consumo o minacce proferite all’insegna di presidenti e di consiglieri di alcune società iscritte alla Lega delle cooperative, ma si era trattato di episodi circoscritti e dopotutto di lieve entità. Invece, in questa occasione, si volle dimostrare pubblicamente la forza e le finalità dei camerati.

La mattina del 10 settembre le  prime camicie nere entrarono nel centro storico di Ravenna; era un’avanguardia di un gruppo ben più numeroso, formato da tremila militanti guidati da Italo Balbo, che occupò la città il 12 settembre. In quella che fu chiamata marcia su Ravenna si fecero le prove generali dei riti paramilitari e delle tattiche squadriste. La camera del lavoro, sede dei sindacati e di numerose organizzazioni cooperative e mutualistiche, fu devastata, ma a fronte di quello spiegamento di forze la violenza fu sostanzialmente contenuta. Più che altro fu un ideale via libera ad attacchi ripetuti e sempre più brutali contro le organizzazioni della Lega, grazie anche all’accondiscendenza delle forze dell’ordine e della magistratura. Nelle colluttazioni con i soci e i dirigenti che cercavano di opporsi, si contarono numerosi feriti e alcuni morti.

[ref]Il lungo elenco di violenze è minuziosamente
ricostruito da Mario Franceschelli nel suo L’assalto del fascismo alla
cooperazione italiana (1921-1922)
, Roma, Editrice Coop, 1949[/ref]