MAMMA, CICCIO MI TOCCA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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MAMMA, CICCIO MI TOCCA da IL MANIFESTO

Parte l’indagine della Cpi sui crimini di guerra. Netanyahu: «giudici dell’Aia antisemiti»

Territori occupati. Il Procuratore Fatou Bensouda ha spiegato che saranno analizzati crimini che si suppone siano stati commessi dal 13 giugno del 2014, in particolare a Gaza. Sotto inchiesta ci sarà anche Hamas per i lanci di razzi sui civili israeliani

Michele Giorgio  GERUSALEMME  04.03.2021

È incontenibile la rabbia di Israele per la decisione del Procuratore Fatou Bensouda, della Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aia, di aprire un’inchiesta formale per crimini di guerra nei Territori palestinesi occupati dalle truppe israeliane quasi 54 anni fa. Il premier Netanyahu è arrivato al punto da accusare la Cpi di aver «adottato una decisione che è l’essenza dell’antisemitismo». Dure anche le dichiarazioni rilasciate dal capo dello stato Rivlin e dal ministro degli esteri Gabi Ashkenazi, un ex generale e capo di stato maggiore. Ashkenazi ha parlato di «un atto di bancarotta morale e legale», quindi ha avvertito che Israele «intraprenderà ogni passo necessario per proteggere i suoi cittadini e soldati» e chiederà il sostegno di altri Stati per fermare il procedimento avviato da Bensouda.

La Cpi era già stata sanzionata da Donald Trump. E pressioni su di essa sono in corso da quando i giudici dell’Aia, il mese scorso, su richiesta del Procuratore avevano confermato la competenza giuridica della Cpi – alla quale Israele non ha mai aderito e di cui invece dal 2015 fa parte la Palestina – nei Territori occupati di Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme. Ma sono servite a congelare almeno di un anno l’avvio ufficiale dell’indagine. A fine 2021 avrà termine il mandato di Bensouda durato nove anni e Israele, secondo alcuni giornali, ritiene che il suo sostituto, l’avvocato britannico Karim Khan, avrà una linea meno rigorosa rispetto a quella del procuratore in carica. Il rispetto dei tempi previsti da parte di Bensouda complica il quadro per Israele. Con l’inchiesta già avviata, per Khan sarà più difficile frenarla, ammesso che il futuro Procuratore intenda davvero farlo.

Fatou Bensouda ha spiegato che saranno analizzati crimini che si suppone siano stati commessi dal 13 giugno del 2014. «Le sfide operative che dovremo affrontare – ha sottolineato – a causa della pandemia, delle risorse limitate di cui disponiamo e del nostro pesante carico di lavoro attuale non possono impedirci di adempiere alle responsabilità che lo Statuto di Roma attribuisce all’Ufficio». Ci sono «basi ragionevoli», ha proseguito, per ritenere che siano stati commessi crimini di guerra dalle forze armate israeliane ma anche dal movimento islamico Hamas e da varie fazioni armate palestinesi durante l’offensiva Margine Protettivo, la guerra del 2014 a Gaza. In quelle settimane furono uccisi dai bombardamenti circa 2300 palestinesi (in buona parte civili, tra 551 bambini), feriti altri 11mila e distrutte o danneggiate decine di migliaia di abitazioni. Israele ricorda le decine di morti causate dai razzi lanciati da Hamas sulle sue città e nega di aver preso di mira intenzionalmente i civili palestinesi. Bensouda dovrebbe concentrarsi anche sulle colonie costruite da Israele in Cisgiordania e a Gerusalemme Est dal 1967 in poi e sulla politica di insediamento di popolazione civile israeliana nei territori palestinesi in violazione della Convenzione di Ginevra.

I palestinesi applaudono alla mossa della Cpi. «È un passo lungamente atteso – ha commentato il ministero degli esteri dell’Anp a Ramallah – funzionale alla incessante ricerca palestinese di giustizia e responsabilità, pilastri indispensabili della pace che il popolo palestinese cerca e che merita». Si dice soddisfatto anche il movimento Hamas che pure sarà indagato per crimini contro i civili israeliani. «È un passo avanti sulla via del raggiungimento della giustizia», ha commentato un suo portavoce a Gaza. «La nostra resistenza – ha affermato – è legittima e si tratta di difendere il nostro popolo. Tutte le leggi internazionali approvano la resistenza legittima».

Usa in soccorso di Israele: stop all’indagine della Corte penale internazionale

Territori occupati. La vice presidente Kamala Harris ha telefonato al premier Netanyahu per rassicurarlo sul sostegno degli Usa. Sono centinaia gli israeliani che rischiano di finire sotto inchiesta per crimini di guerra, incluso il ministro della difesa Benny Gantz  Michele Giorgio  GERUSALEMME  06.03.2021

Benyamin Netanyahu a inizio settimana aveva annunciato ogni sforzo diplomatico pur di bloccare l’indagine per crimini di guerra nei Territori palestinesi occupati aperta formalmente dalla Corte penale internazionale. Ed è stato di parola. L’Amministrazione Biden si è subito schierata dalla parte di Israele contro la procuratrice internazionale Fatou Bensouda, senza ripetere le minacce e le sanzioni di Donald Trump contro i giudici dell’Aia. Nella prima telefonata l’altra sera fra Kamala Harris e il primo ministro israeliano, la vice presidente oltre a ribadire «la partnership su questioni di sicurezza regionale, compreso il programma nucleare iraniano» e l’appoggio agli accordi di normalizzazione fra Israele e paesi arabi, ha espresso una netta opposizione al procedimento avviato dalla Cpi.

Il colloquio è servito a fugare i timori israeliani su relazioni più tiepide con la nuova Amministrazione dopo la luna di miele durata quattro anni con Trump e il suo entourage. Il mese scorso Joe Biden ha avuto una lunga conversazione telefonica con Netanyahu, primo leader in Medio Oriente sentito dal presidente Usa ma il 12esimo del mondo nonostante gli strettissimi rapporti fra i due paesi. Kamala Harris, sostenitrice entusiasta di Israele, con la sua telefonata ha confermato che è tutto ok tra i due alleati. Anche il segretario di Stato Tony Blinken ha fatto la sua parte. Deplorando l’indagine della Cpi, Blinken ha sostenuto che la Corte dell’Aia «non ha giurisdizione in materia perché non ne fa parte Israele, inoltre i palestinesi non hanno uno Stato sovrano e non possono essere un membro della Cpi». Gli Stati Uniti, aveva twittato in precedenza, «si oppongono fermamente a un’indagine @IntlCrimCourt sulla situazione palestinese. Continueremo a sostenere il nostro forte impegno nei confronti di Israele e della sua sicurezza anche opponendoci ad azioni che cercano di prenderlo di mira ingiustamente». Oltre agli Usa, Netanyahu conta di ottenere al più presto il sostegno di altri paesi, non solo occidentali.

La procuratrice Bensouda indagherà su possibili crimini di guerra commessi da Israele, e anche dal movimento islamico palestinese Hamas, dal 13 giugno 2014 in poi. Con un focus particolare sull’offensiva israeliana Margine Protettivo contro Gaza costata la vita a oltre duemila palestinesi (in buona parte civili secondo i dati delle organizzazioni internazionali) e la distruzione totale o parziale di decine di migliaia di abitazioni. Israele non coopererà in alcun modo con l’indagine e, secondo indiscrezioni riportate da media locali, avrebbe rivolto pesanti ammonimenti all’Autorità nazionale palestinese minacciando sanzioni, anche contro il suo presidente Abu Mazen, se collaborerà con Fatou Bensouda.

Nella prima fase delle indagini verranno raccolte le testimonianze delle vittime dei crimini. Successivamente la procuratrice chiederà pareri sulle regole di ingaggio e su come vengono attuate a organizzazioni per i diritti umani, esperti e forse anche a ex militari israeliani. Le indagini potrebbero richiedere anni prima che siano emessi eventuali mandati di arresto. In un’intervista il ministro della difesa Benny Gantz ha stimato in centinaia gli israeliani che potrebbero finire sotto inchiesta ma, ha aggiunto, «ci prenderemo cura di tutti», anche con comunicazioni tempestive sui rischi relativi ai loro viaggi all’estero. Lo stesso Gantz è indicato come uno degli indagati poiché era capo di stato maggiore durante Margine Protettivo. Due anni fa il ministro israeliano mise in rete un filmato che, mostrando le macerie di Gaza, accreditava il suo pugno di ferro contro i palestinesi.