LA TERRA È UN SISTEMA VIVENTE. NO AL TERRICIDIO da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
6498
post-template-default,single,single-post,postid-6498,single-format-standard,stockholm-core-2.2.0,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-7.9,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-6.6.0,vc_responsive

LA TERRA È UN SISTEMA VIVENTE. NO AL TERRICIDIO da IL MANIFESTO

Rigenerare la Terra per contrastare l’emergenza clima

Vandana Shiva  14.10.2021

La Terra è un sistema vivente biologico auto-organizzato e auto-regolato. È auotopoietica. Ha evoluto la sua biodiversità e la sua biosfera in miliardi di anni. Attraverso la biosfera crea e regola i suoi sistemi climatici. Il sistema gaiano autoregola la temperatura globale, il contenuto atmosferico, la salinità degli oceani, mantenendo l’infrastruttura per la vita che persiste e si evolve. Il cambiamento climatico è dovuto allo sconvolgimento dei processi di autoregolazione della terra attraverso l’uso di energia fossile «spazzatura» (carbone, petrolio, gas) che la terra ha fossilizzato per 600 milioni di anni e messo sottoterra. L’emergenza clima, è radicata nella colonizzazione della terra, delle risorse dei suoi ecosistemi e delle sue diverse culture. Il falso presupposto che la terra sia materia inerte ha ridotto la terra vivente a una miniera di materie prime a vantaggio di un sistema industriale inefficiente, dispendioso e inquinante. La visione del mondo della terra morta, che inizia con l’estrazione, lo sfruttamento e la manipolazione delle risorse, è funzionale al paradigma tecnologico che è cieco alle superiori tecnologie viventi della natura. L’ingegneria genetica e climatica, la geoingegneria, l’ingegneria del carbonio sono basate su un profondo negazionismo: la negazione del fatto che la terra è viva, le sue tecnologie di organizzazione, rigenerazione e rinnovamento della vita sono complesse. I nostri strumenti di ingegneria sono rozzi e goffi in confronto alla sua sofisticatezza.

Continuando a ignorare il potenziale delle piante e del suolo vivente di raffreddare il pianeta, affaristi e profittatori stanno cercando di creare un’industria di «cattura e stoccaggio del carbonio». Questi investimenti sono resi artificialmente redditizi per le multinazionali a costo del pianeta e delle persone.

La rimozione di tutte le emissioni annuali di carbonio dell’umanità costerebbe più di 5 trilioni di dollari all’anno. Lo afferma Bill Gates nel suo libro Clima: come evitare il disastro climatico. Gates ammette inoltre che «si tratta probabilmente della soluzione più costosa». Nonostante ciò, egli sta investendo nella società canadese Carbon Engineering. Così come Elon Musk, che ha annunciato quest’anno che sta finanziando una gara da 100 milioni di dollari per tecnologie di cattura del carbonio.

Le tecnologie industriali di cattura e stoccaggio del carbonio possono continuare ad operare solo attraverso massicci sussidi pubblici. Investire in tali soluzioni inefficienti permette all’industria dei combustibili fossili non solo di continuare a inquinare ma anche di continuare a racimolare soldi pubblici, i nostri soldi.

Le multinazionali e i miliardari stanno dirottando le nostre risorse pubbliche, il denaro pubblico, le istituzioni pubbliche per lubrificare e perpetuare la loro macchina dell’avidità in un continuo negazionismo delle tecnologie più sofisticate che la natura offre.
Le vere soluzioni ai cambiamenti climatici stanno nel lavorare in modo non violento con la terra, con la sua biodiversità di piante e con gli organismi del suolo, con le sue tecnologie ecologiche, con le sue economie viventi. Le false soluzioni continuano a proliferare sul cammino della separazione e della superiorità, dell’avidità e del controllo, del profitto e del potere, della manipolazione e del dominio, che hanno causato un’emergenza esistenziale per la nostra specie.

Siamo membri di una sola famiglia della terra e parte della rete della vita intessuta dalla biodiversità, non possiamo e non viviamo al di fuori della rete alimentare e della rete della vita. Ogni illusione di separazione e di superiorità, di padronanza e di controllo rompe la fragile rete e i cicli ecologici che sostengono la vita sulla terra. L’arroganza del pensare che la natura non ha creatività e che solo gli umani siano intelligenti è parte di una visione del mondo imperfetta, obsoleta e coloniale che non ha posto in un mondo rigenerativo.
Le tasse e gli investimenti pubblici devono andare a proteggere il bene pubblico comune, e quindi rigenerare la biodiversità delle piante e del suolo. E’ attraverso la rigenerazione ecologica che si potrà raffreddare il pianeta, fornendo cibo e sicurezza di sostentamento attraverso l’impulso a economie circolari locali.

Dobbiamo promuovere una visione ecologica del mondo, comprendere che la terra è viva, e noi siamo parte di lei, non i suoi padroni. Lavorando con la terra possiamo aiutarla nel processo di rigenerazione in modo che continui a raffreddare il pianeta come ha fatto per millenni.

Il valore economico della biodiversità

Dossier. L’impatto dei cambiamenti climatici sull’agricoltura dell’area sarà molto severo. Il Sud Europa rischia la desertificazione a causa della siccità

Lea Nicita  14.10.2021

Aumentare la sostenibilità dell’agricoltura e dei sistemi agroalimentari, proteggere la biodiversità e contrastare gli impatti dei cambiamenti climatici sull’agricoltura attraverso politiche di mitigazione e adattamento sono le sfide a cui si prepara l’Europa negli anni a venire e sono considerate delle priorità dalla Politica Agricola Comune (Pac). L’importanza della biodiversità è evidenziata dall’adozione da parte della Commissione europea della strategia per la biodiversità al 2030 Bring nature back into our lives, finalizzata ad arrestare la perdita di biodiversità e alla protezione e ripristino degli ecosistemi al fine anche di accrescere la resilienza agli shock futuri. Tale strategia è in linea con gli obiettivi fissati dall’agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite di riduzione della perdita degli habitat naturali e di preservazione della biodiversità riconoscendone anche il supporto alla sicurezza alimentare e alla mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici.

IL BACINO DEL MEDITERRANEO è una delle regioni dove gli impatti dei cambiamenti climatici sull’agricoltura saranno più severi e la regione è stata riconosciuta come hotspot a causa dell’aumento del rischio di siccità. In futuro si prevede che i cambiamenti climatici causeranno nei paesi dell’Europa mediterranea ulteriori innalzamenti delle temperature, un aumento della frequenza ed intensità delle ondate di calore e una diffusa riduzione delle precipitazioni. Anche assumendo uno scenario di forte riduzione delle emissioni future di gas serra, gran parte del Sud Europa andrà incontro a una sostanziale desertificazione causata dall’aumento della frequenza e della durata dei periodi di siccità. L’impatto maggiore sarà sull’agricoltura pluviale e sebbene l’espansione dei sistemi irrigui sia vista come una possibile soluzione per soddisfare il fabbisogno idrico delle colture e contrastare gli effetti della siccità, la sua sostenibilità è messa in dubbio dalla scarsità della risorsa idrica che caratterizza la regione.

LE POLITICHE DI ADATTAMENTO dell’agricoltura ai cambiamenti climatici nei paesi dell’Europa mediterranea sono quindi di fondamentale importanza al fine di preservare gli agroecosistemi e assicurare uno sviluppo rurale sostenibile. Le misure di adattamento basate sulla conservazione della biodiversità costituiscono una strada percorribile per minimizzare i rischi e garantire la sostenibilità agroalimentare, considerata anche l’elevata diversità e l’alto valore ecologico che caratterizzano gli agroecosistemi dei paesi del mediterraneo. La biodiversità ad ogni livello, dalla diversità genetica a quella degli ecosistemi supporta la capacità dei sistemi agricoli di offrire servizi ecosistemici e di fronteggiare stress e shock, inclusi quelli legati al clima. E ciò avviene su diverse scale spaziali e temporali. Il livello di biodiversità all’interno dell’azienda agricola o la complessità del mosaico agricolo, contribuiscono all’offerta di quei servizi ecosistemici cruciali per la produttività dell’agricoltura.

IL LEGAME TRA BIODIVERSITÀ E RESILIENZA del settore agricolo dei paesi dell’Europa mediterranea è l’oggetto del progetto Climate change Resilience of Agricultural Systems (Cras) finanziato dalla Commissione europea con una borsa di ricerca individuale nell’ambito del programma Marie Skłodowska-Curie Actions. Il progetto da me svolto presso il Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici (Cmcc) e la Yale School of the Environment costituisce un’occasione di collaborazione fra le istituzioni europee e il prestigioso ateneo statunitense. Esso si propone di stimare l’impatto dei cambiamenti climatici sul settore agricolo, valutando l’importanza della preservazione della biodiversità per aumentare la resilienza degli agroecosistemi nell’Europa mediterranea.

I RISULTATI DELL’ANALISI EMPIRICA dimostrano che la biodiversità, misurata attraverso indici di diversità di uso del suolo agricolo, contribuisce in maniera significativa al valore dei terreni e alla redditività delle aziende agricole. L’impatto positivo della biodiversità si riscontra sia misurandola al livello della singola azienda, sia prendendo in considerazione la complessa diversità del mosaico agricolo. A livello di paesaggio ciò conferma il valore economico dei servizi ecosistemici che originano al di fuori dell’azienda agricola e ne condizionano e influenzano positivamente la redditività. Inoltre, la presenza di aree naturali e semi-naturali intorno all’azienda agricola ha anche essa un impatto positivo sul valore dei terreni. I riscontri ad oggi ottenuti confermano che la complessità del mosaico agricolo, caratterizzato da varietà di usi del suolo (colture) e dalla presenza di aree naturali e semi-naturali, genera degli spillover positivi per l’azienda agricola e contribuisce positivamente alla sua redditività. L’evidenza empirica riscontrata ha forti implicazioni di policy: attesta infatti non solo l’utilità delle politiche di preservazione della biodiversità del paesaggio agrario e degli agroecosistemi, ma ne quantifica anche il valore economico. L’analisi condotta consente anche di mappare la distribuzione di questi benefici sul territorio, dove non risultano uniformemente distribuiti. Si evidenziano infatti aree geografiche caratterizzate da un elevato livello di rischio ambientale, legato sia all’impatto dei cambiamenti climatici che a un tasso ridotto di biodiversità. Proprio queste zone potrebbero maggiormente beneficiare di politiche di preservazione e presidio della biodiversità. Con le nostre ricerche siamo in grado di produrre indicatori utili al legislatore per le strategie normative a sostegno delle migliori performance quali-quantitative delle aziende agricole: una via utile ad aprire nuove e concrete opportunità di rafforzamento della resilienza agricola di fronte al cambiamento climatico. Preservare la biodiversità, quindi, permette di incidere positivamente sugli aspetti economici della produzione agricola: una consapevolezza che auspichiamo possa essere ben presente nell’ispirazione dei policy makers e delle governance del mondo.

* Fondazione Cmcc- Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici,
Rff-Cmcc European Institute on Economics and the Environment (Eiee)