LA RETORICA DELLA DEMOCRAZIA A SENSO UNICO da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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LA RETORICA DELLA DEMOCRAZIA A SENSO UNICO da IL MANIFESTO

Perché non ci serve una nuova guerra fredda

La Nato in pandemia. Non conta nulla che nel giro di un anno e mezzo registriamo già oltre 2 milioni di morti e almeno un centinaio di milioni di contagiati del cui destino sanitario ignoriamo tutto?

Piero Bevilacqua  17.06.2021

A riflettere sul senso della riunione della Nato a Bruxelles, sui suoi squillanti proclami, sulle dichiarazioni solenni dei vari capi di stato, sugli ammonimenti di Joe Biden, ci sarebbe da temere per il nostro futuro. E invece udiamo esclamazioni trionfali, come quella del presidente del Consiglio Mario Draghi – «l’Alleanza più forte della storia» – ( più forte per fare cosa?), o il giubilo del Corriere della Sera che nel suo editoriale titolava «Perché l’Alleanza atlantica è un gradito ritorno».

Ritorno? Se n’era andata l’Alleanza e non ce ne eravamo accorti? Voleva forse dire, l’editorialista, che torna finalmente a mostrare i muscoli? Ecco, i commenti della grande stampa e la reazione generale dell’opinione pubblica spaventano almeno quanto i ruggiti delle tigri di Bruxelles. Perché non possiamo non chiederci – e allarma che quasi nessuno se lo chieda – ma non siamo ancora dentro una delle più grandi pandemie della storia umana? Non conta nulla che nel giro di un anno e mezzo registriamo già oltre 2 milioni di morti e almeno un centinaio di milioni di contagiati del cui destino sanitario ignoriamo tutto? L’umanità non ha sufficienti nemici attorno da combattere, dobbiamo ritrovare, aizzare i vecchi nemici, per dare nuovi orizzonti politici agli stati dell’Occidente?

Ma nessuno osserva che gli Stati Uniti, i quali adesso cercano di eccitare il ceto politico e le pacifiche opinioni pubbliche europee, hanno appena subito un’altra delle loro sconfitte militari? Un’altra disfatta storica, che continua quelle del ‘900 e del nuovo millennio? Certo non è stato come in Vietnam. Non abbiamo assistito alle scene memorabili dei marines americani che scappano su un elicottero dal tetto di un hotel di Saigon. Insuperata immagine dell’umiliazione dei potenti della terra da parte di un popolo di contadini. L’esercito Usa se ne è andato dall’Afghanistan alla chetichella, per non dare nell’occhio. Ed ecco che scatta nel vecchio gendarme novecentesco il bisogno di nuovi nemici o meglio di riscoprire quelli di sempre.

Come ormai sappiamo, la Nato a trazione Usa serve per mantenere un pezzo dell’apparato industriale militare di quel paese, per garantire il consenso interno a chi governa, per controllare mercati e geografie delle materie prime collocati nei vari angoli del mondo.

Deve consentire agli Stati uniti di conservare il potere geopolitco esercitato nel ‘900 e ci ripropone la guerra fredda del ‘900. Ma è questo ciò di cui abbiamo bisogno? Nessuno dei nostri valenti e coraggiosi commentatori sospetta che questo ritorno al passato non è solo anacronistico, ma rappresenta la più grande minaccia che l’umanità abbia davanti? Perché il riscaldamento climatico, la riduzione delle risorse naturali, la crescita della popolazione mondiale, le pandemie in agguato, la perdita di territori per siccità o sommersione , tutto prepara uno scenario di guerra. La scarsità genera contese e conflitti. E noi appoggiamo gli Usa per soddisfare la sua politica di potenza che non potrà più essere? Perché Cina, Russia, India Brasile non sono più colonie ma grandi e popolosi stati indipendenti. Noi abbiamo un disperato bisogno di unificare il mondo, di creare accordi, concertazioni, forme nuove di cooperazione internazionale per utilizzare e rigenerare i beni comuni delle risorse che il capitalismo sta consumando selvaggiamente. Non possiamo arrivare a scenari, peraltro attesi, di devastazione ambientale, migrazioni incontenibili di popolazione, con il mondo diviso in blocchi come nel secolo passato. Perché allora la soluzione sarà quella dello scontro militare.

Nessuno si lasci incantare dalle retoriche americane , sulle politiche di contenimento dei gas serra, sulla irrinunciabilità ai valori dell’Occidente e altre favole per bambini ancora non smaliziati. Sono valori nostri quelli di Israele che pratica l ‘apartheid contro il popolo palestinese, o quelli dell’Arabia Saudita, dove, com’è noto fiorisce la più avanzata delle democrazie, o quelli della Turchia di Erdogan, riottoso membro dell’Alleanza? E nessuno si lasci incantare dalla sostanza economica della missione di Biden in Europa: l’aumento del contributi finanziari per spese militari della Nato. Viene a chiedere il 2% del pil a ciascuno dei governi o qualcosa di simile.

E allora dobbiamo essere giubilanti anche noi italiani, che già spendiamo scandalosamente tanto in armamenti, di stornare una porzione così ingente del nostro bilancio per nuovi dispositivi di morte? E i nostri commentatori, si ricordano del nostro debito solo quando si tratta di finanziare la ricerca, l’università, la scuola, la sanità pubblica? Settori nei quali da decenni siamo ormai in coda ai grandi paesi del pianeta?
Si, in questi giorni di sciocca euforia generale, chi ha sguardo profondo, può scorgere, atterrito, dove è finita la razionalità dell’Occidente, questa malandata eredità dell’Illuminismo.

 

 

La retorica dei diritti umani

Giustizia internazionale. La condanna è stata emessa dalla Corte Internazionale dell’Aja dopo avere respinto l’appello presentato dall’accusato per avere ritenuto le prove dei crimini inconfutabili

Moni Ovadia  17.06.2021

Il pletorico flusso delle notizie che l’informazione main stream ci ammannisce con mediocre monotonia e priorità prevedibili, ogni tanto, suo malgrado, ci dà notizie di qualche interesse che tuttavia non suscitano ulteriori riflessioni che pure sarebbero estremamente importanti. La notizia a cui faccio riferimento in questa fattispecie è quella della condanna all’ergastolo comminata all’ex generale Ratko Mladic, comandante dell’esercito serbo-bosniaco, per le accuse di genocidio, massacri di massa, pulizia etnica.

La condanna è stata emessa dalla Corte Internazionale dell’Aja dopo avere respinto l’appello presentato dall’accusato per avere ritenuto le prove dei crimini inconfutabili. Una buona notizia! Non perché un criminale di guerra è stato condannato alla pena che gli spetta, non ritengo cosa buona gioire della disgrazia di un essere umano anche se un efferato criminale. Ma perché come si suol dire :” c’è un giudice a Berlino” . I parenti delle vittime forse proveranno sollievo nel vedere che giustizia è fatta, anche se il dolore per ciò che hanno subito i loro cari è irredimibile.

Tuttavia un atto di giustizia a cosi tanti anni da quello che fu il tragico macello della guerra della ex-Iugoslavia risarcisce l’idea di un senso a cui apparteniamo in quanto esseri umani.
Bene, ma a quando il processo delle leadership politiche e militari turche per l’ininterrotto e perverso massacro del popolo curdo? Quando verranno condotti davanti alla corte internazionale dell’Aja George W. Bush e Tony Blair, non dico per essere condannati ( non sono un giudice) ma almeno per essere giudicati per avere scatenato una guerra, basata su evidenti menzogne con conseguenze spaventose e centinaia di migliaia di morti innocenti del popolo iracheno. L’ex leader laburista Gordon Brown chiese al parlamento britannico l’istituzione di una commissione di inchiesta sul comportamento tenuto dall’allora premier nello scatenare quella guerra. L’Alta Corte fini per bloccare la richiesta di incriminazione di Tony Blair per quella aggressione criminale, ma forse una corte internazionale avrebbe potuto avviare la procedura. Ma gli amici degli Stati Uniti non corrono questo rischio in Occidente.

La Cia la celebre agenzia, quando giudica un dittatore o un criminale ha l’abitudine di definirlo con un’espressione assai grezza: “he is son of a bitch, è un figlio di puttana!” Ma qualora il dittatore o il criminale sia alleato degli USA allora la definizione diventa: “yes he’s a son of a bitch, but he is our son of a bitch, si è un figlio di puttana ma è il nostro figlio di puttana!”. In quel caso tutti i suoi crimini, e le violazioni dei diritti umani diventano leciti. Per esempio: per la brutale repressione e per la carcerazione del dissidente russo Naval’ny, Joe Biden chiede sanzioni contro la Russia di Putin, invece le pluricinquantennali violazioni del diritto internazionale, i crimini commessi dall’Idf (le forze armate israeliane) sotto la guida dei governi israeliani, massacri di popolazione civile, colonizzazione di territori usurpati, occupazione interminabile di un intero popolo, decine e decine di migliaia di detenzioni amministrative senza processo anche di ragazzini, demolizioni di case, distruzione di risorse agricole, sadiche vessazioni arbitrarie sono rubricate come diritto alla difesa, senza pudore e senza vergogna.

Intanto in questi giorni si sonoriuniti i «sette grandi» con la «novità», dopo l’interregno del “villain” Trump, di riaffermare, grazie al buon sleepy Joe, Biden l’inossidabile fedeltà euroatlantica alla «più grande democrazia del mondo» che tradotto vuol dire: si fa quello che vuole lo zio Sam. Perché tanto l’Ue conta come il 2 di picche. Con l’occasione si fa il fervorino sui diritti umani alla Cina. I cinesi lasciano fare perché fondamentalmente se ne fottono. Diventeranno presto la prima economia mondiale, se già non lo sono, forse diventeranno i primi anche sul piano tecnologico e militare. Il filottino sui diritti è implicitamente rivolto anche a Putin, il quale verosimilmente lo irride. Lo Zar Wladimir è certo un autocrate, governa con pugno di ferro, ma è un politico di estrema capacità, conosce come le sue tasche il paese che governa, di cui gli occidentali capiscono poco o nulla.

Ora, ci dicono che siamo usciti dall’epoca delle ideologie, dunque non siamo tenuti ad alcuna fedeltà di schieramento. Allora perché gli Stati Uniti continuano a spacciarsi per il regno del bene e i loro alleati fanno finta d crederci? Non sarebbe più saggio riconoscere sulla base dei fatti che il più pulito c’ha la rogna, rimettere il pallino al centro e ricominciare a pensare ad un modello di società fondato sulla giustizia sociale?