LA CONDANNA DI MIMMO LUCANO da IL MANIFESTO e IACCHITE’
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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LA CONDANNA DI MIMMO LUCANO da IL MANIFESTO e IACCHITE’

Motivazioni shock per la condanna a Mimmo Lucano

Caso Riace. Per i giudici l’ex sindaco “ha sfruttato l’accoglienza”. Lucano pronto all’appello: “Dimostrerò la mia innocenza”

Silvio Messinetti  18.12.2021

L’attesa è durata 78 lunghi giorni. Alla fine le motivazioni della sentenza del processo Xenia che ha condannato Mimmo Lucano a 13 anni e 2 mesi sono state depositate.

L’esposizione dei fatti rilevanti e delle ragioni giuridiche della decisione sono un colpo al cuore del modello Riace. I giudici di Locri smontano pezzo per pezzo l’idea utopica di accoglienza realizzata nel borgo jonico in venti anni.

“La povertà dell’ex sindaco era solo apparenza. In realtà ha sfruttato l’accoglienza per fini personali”. Lucano sarebbe stato dominus indiscusso del sodalizio criminale, sostengono i giudici. Un’organizzazione “tutt’altro che rudimentale, che rispettava regole precise a cui tutti si assoggettavano, permeata dal ruolo centrale, trainante e carismatico di Lucano il quale consentiva ai partecipi da lui prescelti di entrare nel cerchio rassicurante della sua protezione associativa, per poter conseguire illeciti profitti, attraverso i sofisticati meccanismi, collaudati negli anni e che ciascuno eseguiva fornendogli in cambio sostegno elettorale”.

I giudici locresi tuttavia non possono esimersi dal definire encomiabile il progetto inclusivo realizzato da Lucano, “invidiato e preso ad esempio da tutto il mondo. Ma essendosi reso conto che gli importi elargiti dallo Stato erano più che sufficienti, piuttosto che restituire ciò che veniva versato, Lucano aveva pensato di reinvestire in forma privata gran parte di quelle risorse, con progetti di rivalutazione del territorio, che, oltre a costituire un trampolino di lancio per la sua visibilità politica, si sono tradotti nella realizzazione di plurimi investimenti”.

Gli investimenti che Lucano avrebbe fatto con i soldi avanzati dal progetto di accoglienza per i migranti (“l’acquisto di un frantoio e di numerosi beni immobili da destinare ad alberghi per l’accoglienza turistica”), costituivano “una forma sicura di suo arricchimento personale, su cui egli sapeva di poter contare a fine carriera, per garantirsi una tranquillità economica che riteneva gli spettasse, sentendosi ormai stanco per quanto già realizzato in quello specifico settore, per come dallo stesso rivelato nel corso delle ambientali che sono state esaminate”.

Si tratta – annota il presidente del tribunale Fulvio Accurso- di risorse “che pure erano destinate a favore di quelle persone più deboli, del cui benessere e della cui integrazione, però, nessuno si interessava più, se non in forma residuale e strumentale, dal momento che un maggior numero di stranieri avrebbe comportato un aumento degli importi che lo Stato avrebbe corrisposto, cosi alimentando gli appetiti di chi poteva fare incetta di quelle somme senza alcuna forma di pudore. In buona sostanza nelle numerosissime pagine di intercettazioni e di documenti non vi è alcuna traccia dei fantomatici ‘reati di umanità’ che sono stati in più occasione evocati da più parti, in quanto le vorticose sottrazioni che sono state compiute non servivano affatto a migliorare il sistema di accoglienza e la qualità dell’integrazione, ma solo a trarre profitto nelle diverse forme esaminate che non avranno nessuna connotazione altruistica, né alcunché di edificante”.

Il collegio giudicante spiega di non aver ritenuto possibile concedere né le circostanze attenuanti generiche, né quelle invocate dai suoi legali (per aver agito per motivi di particolare valore morale o sociale, ndr) “non essendovi alcuna traccia dei motivi di particolare valore morale o sociale per i quali egli avrebbe agito, essendo invece emerso dal contenuto delle intercettazioni che la finalità per cui egli operò per oltre un triennio non ebbe nulla a che vedere con la salvaguardia degli interessi dei migranti, della cui presenza egli tuttavia ebbe a servirsi astutamente, a mò di copertura delle sue azioni predatorie, solo allorquando furono resi noti i contenuti di questa indagine, perché fu in quel momento che ebbe la necessità di mascherare le ragioni di puro profitto per le quali ebbe realmente ad operare (per interesse proprio e degli altri correi), per come si rileva in forma inequivoca dal contenuto delle sue stesse parole emerse dalla complessiva attività tecnica”.

La reazione dell’ex sindaco alla pubblicazione delle motivazioni non si è fatta attendere. “Le risultanze del processo dimostrano altro. È tutto molto strano. Dal processo non si evince per nulla l’interesse economico. Perché devo subire quest’aggressione mediatica basata su accuse infondate? Si infanga ancora una volta la mia immagine ma io non voglio che la gente abbia dubbi su di me. Aspetto di consultarmi con i miei avvocati per l’appello. Sono sicuro che dimostrerò la mia innocenza. In pratica – conclude Lucano – il Tribunale mi condanna sulla base di dubbi e di falsità. Il colonnello della guardia di finanza che è stato interrogato ha detto che non ho patrimoni e che non era mia intenzione arricchirmi. Io non ho nulla. Mi domando come mai in tanti anni di indagine gli investigatori non hanno mai trovato un euro nelle mie tasche. Lo hanno detto anche in aula. Dov’è questo tesoro? Non potranno mai dimostrare che mi sono arricchito semplicemente perché la realtà è diversa ed è quella che io ho sempre raccontato”.

Riace. La miracolosa promozione del giudice Accurso e la strana mazzata a Lucano

 Iacchite 4 ottobre 20121

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Le sentenze si rispettano solo se chi le emette è persona degna e al di sopra di ogni sospetto. La fiducia del cittadino in chi giudica sta alla base di ogni democrazia. Se non ti fidi della Giustizia, di chi ti devi fidare? Quando la Giustizia non funziona, l’intera società rischia il collasso. Solo la giusta ed equa applicazione di regole condivise, garantisce il vivere civile. Ecco perché il mestiere del magistrato è considerato, a ragione, tra i più difficili del mondo. Chi esercita tale delicata professione deve necessariamente essere dotato di una matura coscienza sociale: dalle sue azioni possono scaturire conseguenze disastrose per la società e per le persone. E di questo bisogna essere consapevoli. Di più: un buon magistrato deve dimostrare, tutti i giorni, che ogni sua decisione è stata presa in piena coscienza e libertà e oltre ogni ragionevole dubbio, ma soprattutto un vero magistrato deve costantemente provare al cittadino di sapersi difendere dal desiderio tutto umano di lasciarsi coinvolgere emotivamente e politicamente, dai casi che tratta. La neutralità, che va sempre ostentata, è fondamentale per chi giudica. Un giudice deve essere libero da vincoli e interessi (di ogni tipo) per poter decidere in serenità, e solo chi sente nel profondo del suo cuore questo enorme peso sociale è degno di fare il giudice.

In Italia chi emette sentenze non sempre è al di sopra di ogni sospetto. Si sa, l’Italia è il paese degli intrallazzi, e la magistratura è parte importante di questo meccanismo. Di sentenze a dir poco strane ne abbiamo sentite a dire basta. L’ultima sulla trattativa stato/mafia. Si conferma l’avvenuta trattativa tra pezzi dello stato e pezzi di malacarne, ma questo per i giudici non costituisce reato. Per non parlare poi dello scandalo Palamara che ha messo in luce tutto il sottobosco legato alle “facili e pilotate” carriere dei magistrati che ricambiavano, i politici e i massomafiosi che li avevano favoriti, taroccando inchieste e sentenze ad ogni loro richiesta. E’ questa la drammatica situazione in cui versa la Giustizia in Italia. E in Calabria la situazione della Giustizia, con le dovute eccezioni, è ancora più drammatiche che altrove. Oltre 15 magistrati risultano indagati per corruzione e collusione con la ‘ndrangheta dalla procura di Salerno, ma di queste inchieste si sono perse le tracce (lo scriviamo da sempre, ma nessuno ci ascolta). E l’arresto del giudice Petrini corrotto dal sindaco Manna per taroccare una sentenza (cosa che è poi avvenuta) a 30 anni di carcere del mafioso Francesco Patitucci, insieme all’allontanamento del pm antimafia Luberto, e del presidente del Tribunale della Libertà di Catanzaro ad altra sede, la dice lunga sul mercato delle vacche che è diventata la Giustizia in Calabria. Del resto che in Calabria le sentenze e le inchieste si vendono tanto al chilo, specie al tribunale e alla procura di Cosenza, lo sanno pure i gatti randagi.

Ed è per questo che non solo rivendichiamo il diritto di commentare l’assurda sentenza che ha condannato Mimmo Lucano ad oltre 13 anni di carcere, ma rivendichiamo anche il diritto di poter dire apertamente che la sentenza di condanna di Lucano è il frutto di un accordo sottobanco tra certa politica e certa magistratura. E possiamo provare a darvi una  chiave di lettura per meglio capire l’assurdità di questa sentenza, criticata da tutti, persino da chi ha sostenuto l’accusa contro Mimmo Lucano, che con il “Diritto” ha poco a che fare. Per quel che ci riguarda questa sentenza ha più a che a fare con gli interessi privati e di carriera di chi ha emesso “il verdetto” di condanna nei confronti di Mimmo Lucano: il giudice Fulvio Accurso.

Iniziamo col dire che il collegio presieduto da Fulvio Accurso ha assolto Mimmo Lucano dal reato più grave, ossia la concussione, condannandolo invece per i reati di associazione a delinquere – finalizzata a commettere «un numero indeterminato di delitti (contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e il patrimonio)» -, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, abuso d’ufficio, falsità materiale, peculato e falsità ideologica.

Il giudice Accurso non ha riconosciuto a Lucano il “vincolo della continuazione” per tutti i reati a lui ascritti, dividendo “gli illeciti” sostanzialmente in due fasi: quelli legati al peculato (Lucano è stato riconosciuto colpevole in questa “fase” di 16 reati) punito con una pena che va da 4 a 10 anni di reclusione, e quelli legati all’abuso d’ufficio (5 reati), punito con una pena che va da 1 a 5 anni. Il giudice Accurso ha stabilito che la continuazione del reato va applicata in maniera separata alle due distinte “fasi criminali”. Ma cosa stabilisce e cos’è il vincolo della continuazione? Si ha il vincolo della continuazione quando un soggetto viola più disposizioni di legge o la stessa disposizione più volte, al fine di realizzare il medesimo disegno criminoso. In questo caso, l’articolo 81 del codice penale prevede che venga applicata la pena per la violazione più grave, aumentata fino al triplo (a prescindere dal numero dei reati). C’è da dire che l’art. 81 c.p. lascia al giudice il compito di decidere il “quantum” della pena da infliggere, nei limiti dettati dalla norma.  Perciò il ragionamento che ha fatto il giudice Accurso nel comminare la pena deve essere stato questo: il reato più grave è il peculato (da 4 a 10 anni), ed è da qui che è partito Accurso, disponendo per Lucano una pena base di 3 anni 4 mesi e 20 giorni che moltiplicati per tre (vincolo della continuazione per 16 reati) fa 10 anni e 4 mesi di reclusione. A questi vanno aggiunti altri due anni e 10 mesi derivanti dal vincolo della continuazione per i reati legati all’abuso di ufficio (5 reati), in totale fa 13 anni e due mesi. Questo è quello che siamo riusciti a capire dal dispositivo.

Ma chi è il giudice Fulvio Accurso, e perché secondo noi questa sua sentenza che risulta strana a tutti, è frutto di un accordo che nulla ha a che vedere con la Giustizia?

Nel mettere insieme i pezzi di questa assurda vicenda siamo come sempre partiti da un punto fermo: noi non crediamo alle coincidenze, specie quando si tratta di giudici, politici, e intrallazzatori seriali. E qui le coincidenze sono talmente tante che confermano al nostra sacra regola: troppe coincidenze non possono essere una coincidenza.

Il Dott. Fulvio Accurso, nato a Reggio Calabria il 13 luglio 1963, magistrato ordinario, nominato con D.M. 01.08.1991, è stato: dal 16.09.1992 sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria; dal 19.05.2000 Giudice presso il Tribunale di Palmi; dal 14.09.2015 Presidente della Sezione Penale, presso il Tribunale di Locri e dal gennaio 2020 Presidente Vicario del medesimo Tribunale di Locri. Nelle sedute del 12 e 13 maggio del 2021 è stato nominato presidente del Tribunale di Locri dal Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura.

Quella di Accurso è una nomina che ha del miracoloso, e noi oltre a non credere alle coincidenze non crediamo neanche ai miracoli. Andiamo per ordine: giugno 2020, la poltrona di presidente del Tribunale di Locri rimane vuota dopo il trasferimento del dottor Palermo al Tribunale di Catanzaro. In attesa della pronuncia da parte del CSM su chi sarà il nuovo presidente, viene “nominato” facente funzioni il giudice Accurso. Tutti danno per scontato che il CSM nominerà proprio lui come nuovo presidente del Tribunale. Di Accurso tutti ne parlano bene, e non è legato a nessuna corrente interna alla magistratura. Ma questo non dovrebbe essere un problema per la sua nomina, lo sputtanamento del metodo Palamara ora favorisce proprio chi non appartiene a correnti, e poi Accurso ha dalla sua parte gli anni di servizio e la conoscenza del Tribunale di Locri dove presta servizio come presidente della sezione penale. La sua nomina appare agli occhi di tutti scontata. Ma ecco che arriva il colpo di scena, il CSM all’unanimità nomina la giudice Gabriella Reillo, in servizio presso la Corte di Appello di Catanzaro, nuovo presidente del Tribunale di Locri. Potete immaginare lo stato d’animo di Accurso, costretto a lasciare la poltrona a cui teneva tanto. Ma a ferire Accurso più di ogni altra cosa è sapere che per lui non è stato espresso neanche un voto. Nessuno dei membri del CSM lo ha votato. Come a dire: non se l’è filato nessuno.

A raccontare la triste parabola del bravo magistrato che a sue spese, e con l’impiego di detenuti, ritinteggia le vecchie pareti del tribunale di Locri, un articolo pubblicato sul giornale on line Metisnews dal titolo: Il “non voto” al giudice Fulvio Accurso è lo specchio di un sistema malato”metisnews giudice accurso e sistema malato

La notizia viene ripresa dal Riformista in un articolo del 23 febbraio 2021 a firma dell’eurodeputata 5 Stelle Sabrina Pignedoli dal titolo: “Storia di un magistrato troppo bravo ma ignorato dal Csm perché non appartenente a correnti”.  Riformista storia di un magistrato troppo bravo 

Insomma Accurso non ci sta a cedere il posto alla Reillo, e mobilita le sue “truppe”. Lancia segnali attraverso gli articoli che evidentemente qualcuno raccoglie. E partono le trattative sottobanco. Accurso vuole quel posto da presidente a tutti i costi. Il giudice è titolare di importanti processi su tutti quello di Mimmo Lucano. Sa bene che questo processo è attenzionato da tutti i media mondiali. E potrebbe aver deciso di usare questi “riflettori” per raggiungere il suo scopo.

Tempo tre giorni dall’uscita del pezzo della Sabrina Pignedoli, che il CSM annuncia di averci ripensato: il posto di presidente del Tribunale di Locri, va al giudice Accurso. La Reillo ha rinunciato nonostante la nomina ufficiale da parte del CSM. Il miracolo è avvenuto. La Reillo motiverà la sua rinuncia dicendo che non voleva fare torto ad Accurso perché quel posto spettava a lui, senza però spiegare il perché il CSM aveva scelto lei all’unanimità.  Accurso passa dall’essere il “non votato al più votato” in men che non si dica. Di colpo è diventato simpatico a tutti i componenti del Csm che fino a qualche girono prima non se l’erano mai filato.

A raccontare la cronaca della nomina di Accurso che suscita sin da subito stupore e sorpresa in tutto il tribunale di Locri la Gazzetta del Sud con un articolo di Rocco Muscari del 26 Febbraio 2021 dal titolo: “Tribunale di Locri: a sorpresa è Fulvio Accurso il presidente”Gazzetta del Sud a sorpresa Accurso presidente 

Il cronista già nel titolo evidenza la sorpresa per questa nomina, perché la domanda che tutti si sono posti è stata questa: come avrà fatto Accurso a far cambiare idea ai membri del CSM?

In sostanza e senza una ragione vera, il CSM revoca una nomina per farne un’altra. E questo non può essere una coincidenza, perché se il CSM avesse voluto Accurso presidente lo avrebbe nominato sin da subito, invece sceglie la Reillo all’unanimità, snobbando completamente il giudice Accurso. Di più: il CSM con la nomina della Reillo umilia il giudice Accurso, che per far rigirare la ruota a suo favore avrà dovuto smuovere, necessariamente, qualche santo in paradiso. Il CSM non revoca una decisone assunta all’unanimità, solo perché la Reillo ha una crisi di coscienza. Nessuno può credere ad una scusa così. Il CSM revoca la nomina alla Reillo perché qualcuno gli ha detto di fare così. E sempre quel qualcuno ha chiesto alla Reillo il passo indietro. Ma per fare tutto questo, perché è così che è andata, quel qualcuno ha chiesto e ottenuto qualche rassicurazione in cambio. Non si fanno certi piaceri a certi livelli “a gratis”: se qualcuno è riuscito a far cambiare idea al CSM è perché qualcun altro gli ha chiesto di adoperarsi in questo senso. Nessuno fa una cosa così di sua spontanea volontà. È chiaro che a quel qualcuno interessava l’amicizia di Accurso, altrimenti perché perorare la sua causa persa al CSM? E cosa può dare in cambio un giudice a quel qualcuno per un piacere così grande? Trattandosi di un giudice la cosa più probabile è quella che quel qualcuno fosse interessato a qualche sentenza. Perché è questo che fanno i giudici: scrivono sentenze. A quale sentenza fosse interessato quel qualcuno oggi è facile capirlo.

La nomina miracolosa di Accurso a presidente del Tribunale di Locri porta con se tanti dubbi. La possibilità di un avvenuto baratto sono alte: la mazzata certa a Lucano in cambio della nomina a presidente.  Questo dubbio, alla luce di questa bizzarra nomina, è più che legittimo. In questa strana storia gli eventi non avvengo per caso o per coincidenza, ma sono frutto di un accordo tra più parti per raggiungere un risultato preciso, che alla fine è stato centrato: la condanna esemplare a Lucano e la nomina a sorpresa di Accurso.

Questa è la nostra lettura dei fatti. Ognuno è libero di farsi la propria idea, come quella di continuare a pensare che certi eventi avvengono per volere dello spirito santo o per mera coincidenza; per noi i 13 anni di galera di Lucano sono l’ennesima conferma di una insana commistione tra politica, magistratura e massomafia, ampiamente provata, sempre uniti nel percorre lo stesso disegno criminoso stando attenti a non perdere mai di vista il vincolo della continuazione.

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