GLOBAL HEALTH SUMMIT da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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GLOBAL HEALTH SUMMIT da IL MANIFESTO

Il successo della scienza sui vaccini grazie ai fondi pubblici. Non privati

La vera provenienza dei finanziamenti in uno studio della Uaem EuropeLuca Tancredi Barone  17.04.2021

Il successo dei vaccini contro il Covid-19 è avvenuto «grazie al capitalismo e all’avidità». Queste parole, che secondo il Guardian avrebbe pronunciato pochi giorni fa il premier inglese Boris Johnson in un incontro coi parlamentari conservatori, riassumono efficacemente il mantra difeso dalla destra mondiale, e dalle case farmaceutiche: lo sviluppo può solo avvenire grazie ai privati che difendono i propri interessi.

Peccato che non sia quasi mai vero. Lo dimostra un preprint, cioè uno studio non ancora pubblicato su una rivista scientifica dopo la revisione fra pari, ma già ripreso da vari giornali, fra cui lo stesso Guardian e El País, i cui dieci autori hanno analizzato le fonti di finanziamento del vaccino AstraZeneca. Le ricercatrici e i ricercatori che firmano la ricerca provengono da diverse università inglesi e olandesi, e appartengono tutti all’associazione Universities Allied for Essential Medicines Europe che ha come obiettivo quello di migliorare l’accesso globale alla salute e ai farmaci salvavita.

Dopo aver analizzato più di 100 articoli pubblicati fra il 2002 e il 2020 rilevanti per la tecnologia che ha portato allo sviluppo di vaccini basati sugli adenovirus degli scimpanzé, il meccanismo utilizzato dal vaccino di AstraZeneca, giungono alla conclusione che tra il 97% e il 99% del finanziamento per la ricerca e sviluppo di questo farmaco proviene direttamente o indirettamente da fondi pubblici.

I ricercatori hanno analizzato più di 500 finanziatori menzionati da ciascuna di queste ricerche e, laddove le informazioni sulle quantità ricevute non erano pubbliche, hanno ottenuto informazioni dall’università di Oxford, dove è stata condotta la ricerca che ha portato al vaccino, mediante richieste FOI (Freedom of Information), un meccanismo legale inglese che permette di accedere a qualsiasi informazione detenuta da autorità pubbliche. In totale, i ricercatori (che denunciano anche una scarsa trasparenza nei meccanismi di finanziamento della ricerca) sono riusciti a ricostruire la provenienza di circa 260 milioni di euro dalla ricerca in letteratura, più 120 milioni attraverso le richieste FOI.

Il 27% di questi soldi venivano da finanziamenti pubblici statunitensi (gli NIH) ed europei (la Commissione europea, il 19%), mentre il 31% viene dal governo britannico, e il 23% da charities (cioè organizzazioni benefiche), soprattutto il Wellcome Trust, col 18%, e la Bill and Melinda Gates Foundation, 5%. Insomma, dicono i ricercatori in una dichiarazione, non sono affatto i capitali di rischio privati ad aver permesso di arrivare in tempi record a un vaccino: «Il nostro studio dimostra proprio il contrario, a portarci i vaccini contro la Covid-19 sono stati gli investimenti pubblici e la collaborazione internazionale».

Anche l’economista Mariana Mazzucato parla da tempo di «miti puramente ideologici» sul ruolo giocato dai privati nell’innovazione. In un recente articolo presentando il suo ultimo libro Missione Economia, guida per cambiare il capitalismo difende il ruolo dello Stato e delle partnership pubblico-private (come durante la conquista della Luna) guidate dagli investimenti pubblici per ottenere «dividendi economici» per tutta la società.

Una partnership che chiede a Biden di rinforzare nel suo piano «Build back better»; invece l’Università di Oxford, che aveva stabilito nelle proprie linee guida che l’approccio per difetto dell’università sarebbe stato quello di offrire «licenze non esclusive e senza royalty» per sostenere i vaccini «a prezzo di costo» o a «costo limitato» per la durata della pandemia, secondo la definizione dell’Oms, non lo ha fatto. A luglio dell’anno scorso fu lo stesso vicepresidente di AstraZeneca, Menelas Pangalos, a dire al Congresso americano di avere ottenuto una licenza esclusiva.

Non solo. Per l’emergenza sanitaria globale, tutti i governi dei paesi più ricchi, in primis Usa e Unione europea, hanno comprato miliardi di dosi in anticipo da Astrazeneca, Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson, ma anche Sanofi e CureVac, ancora non autorizzate dall’Agenzia europea del farmaco. In totale, la Commissione europea ha sborsato più di due miliardi e mezzo di euro per quasi 3 miliardi di vaccini. Non è proprio un finanziamento (la ricerca è stata finanziata attraverso altri meccanismi), ma l’acquisto “a scatola chiusa” certamente diminuisce il rischio d’impresa.

La ricetta di «Lancet» a base di Piketty

L’editoriale. Il sistema va ripensato, si legge sulla prestigiosa rivista: per la sanità ci vuole una patrimoniale mondiale al 2%Andrea Capocci  17.04.2021

Non capita spesso che una rivista medica parli di fisco. Lo fa nel suo ultimo numero The Lancet con un editoriale non firmato da attribuire al direttore, il medico Richard Horton. Horton constata come gli sforzi umanitari dei paesi ricchi convogliati attraverso l’Oms stiano fallendo miseramente: ci siamo impegnati a assicurare tamponi, vaccini e terapie al sud del mondo – anche per proteggere noi stessi dalle varianti – e semplicemente non lo stiamo facendo.

Mentre da noi si eseguono 620 tamponi ogni centomila abitanti al giorno, nei paesi in via di sviluppo se ne fanno solo 6. Su 245 milioni di trattamenti promessi, ne abbiamo forniti appena 2,9. E il programma Covax che doveva consegnare 2 miliardi di vaccini è «azzoppato dal realismo politico».

Il sistema va ripensato, conclude Horton, adottando la proposta dell’economista Thomas Piketty: una patrimoniale mondiale al 2% (quasi una medicina omeopatica) che tassi le ricchezze nascoste nei paradisi fiscali e mirata a investimenti in sanità pubblica.

L’occasione per farlo si chiama Global Health Summit, il vertice sulla salute del G20 presieduto dall’Italia che si terrà a Roma il 21 maggio. Ci farebbe un gran bene, lo dice anche il dottore.