Officina dei saperi | Diari di Trentin. Il dramma autentico del grande mutamento
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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Diari di Trentin. Il dramma autentico del grande mutamento

di Luigi VAVALA’

Leggo i Diari di Trentin sugli anni che vanno dal 1988 al 1994 [Bruno Trentin, Diari 1988-1994, a cura di Iginio Ariemma, Ediesse, 2017]. Gli anni quindi che videro anche la sconfitta del comunismo sovietico e la disgregazione del PCI.

Trentin non partecipò e non aderì alla proposta del no alla svolta di Occhetto e propose di chiamare il nuovo partito non PDS, ma più semplicemente “Partito del lavoro”.

I giudizi di Trentin su molti protagonisti di quegli anni sono duri, a tratti feroci. Mi hanno colpito i durissimi pareri su uomini come Pietro Ingrao, Cesare Luporini, Nicola Badaloni, da me tenuti sempre in altissima considerazione.

Trentin semplicemente vedeva il comunismo come un movimento reale per cambiare lo stato delle cose e respingeva ogni scolastica da orizzonte o fine ultimo.

La battaglia sul nome da dare al partito, che si svolse in quegli anni, la ritenne nettamente e drammaticamente al di sotto degli eventi.

Rifiutava ogni teleologia, ogni finalismo anche intramondano o storico, e ogni profetismo.

Ingrao viene coniato come “profeta didascalico privo di rapporti con il presente”; Badaloni come catechista del comunismo; Luporini come “vecchio derviscio, pieno di retorica arteriosclerotica”; Asor Rosa e Tronti come paternalisti autoritari. Mi fermo.

I pareri duri su persone pur di prestigio riconosciuto, riflettono il dramma autentico vissuto in quel periodo.

Però una riflessione vorrei anticiparla: Trentin rifiutava ogni soffocamento delle contingenze storiche in finalismi, orizzonti, teleologie, escatologie.

Rivendicava con forza la ricchezza empirica e fattuale. Il suo anelito alla libertà degli individui era forte e autentico. Qualcosa però non torna; l’orizzonte di salvare la vita umana non è teleologia, ma necessità drammaticamente attuale; Luporini e Badaloni intendevano così l’orizzonte e non in modo escatologico.
Così il ragionamento sul controfattuale non significa distorsione degli eventi, ma leggere le alternative storiche possibili.

Certamente tanta teologia e teleologia è passata nelle scienze moderne naturali e storiche; tanta teleologia ha pervaso il marxismo del Novecento, però Trentin, Badaloni e Luporini mi sembravano autentici libertari e custodi della libertà dell’individuo e della dignità del lavoro.

Sono temi che oggi vanno ripresi, e dopo tanti anni è tornata incombente la prospettiva di garantire la vita alle prossime generazioni. Teleologia? No. Semplice cura di noi e della possibilità di continuare la vita umana, oggi minacciata.