FARE LA GUERRA CON LA CARNE DEGLI ALTRI da IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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FARE LA GUERRA CON LA CARNE DEGLI ALTRI da IL MANIFESTO e IL FATTO

Ucraina, le possibilità che il conflitto sfugga di mano sono concrete e l’Europa le sottovaluta

Roberto Iannuzzi *  23/04/2022

La lettura del conflitto ucraino che i leader occidentali offrono alle rispettive opinioni pubbliche è la seguente: per contrastare un’aggressione gratuita e non provocata, è necessario armare gli ucraini e imporre dure sanzioni a Mosca per obbligare il Cremlino a un ritiro incondizionato. Quella di Mosca viene dipinta come una brutale guerra di conquista, e la resistenza ucraina come una battaglia per la libertà e per difendere l’Europa dall’espansionismo russo.

Visto che in ogni conflitto è bene conoscere le motivazioni dell’avversario, sarà utile ricordare che per la Russia questa è invece una guerra difensiva contro l’espansionismo della Nato e l’aggressione americana, che ha trasformato l’Ucraina da stato fratello a paese ostile, una vera e propria arma puntata contro Mosca. Alla luce della durissima reazione occidentale, poi, questa guerra difensiva è divenuta per il Cremlino, ma anche per la maggioranza dell’opinione pubblica russa, una vera e propria battaglia esistenziale per la sopravvivenza della nazione.

Colmare il divario fra due visioni così antitetiche può apparire impossibile. Tuttavia è vitale cercare una soluzione negoziata dello scontro, poiché un suo inasprimento può portare conseguenze imprevedibili, economiche e militari. In altre parole, questo conflitto è in grado di minacciare la prosperità e la pace in Europa, e la stabilità mondiale.

In primo luogo perché vede una contrapposizione tra forze nucleari (la Russia e la Nato). E poi perché si verifica in un contesto di estrema fragilità dell’ordine internazionale, caratterizzato da: 1) una superpotenza declinante, gli Stati Uniti, impegnata in una serrata competizione con l’ascendente potenza cinese; 2) il moltiplicarsi di focolai di crisi a livello planetario; 3) un deterioramento delle strutture della globalizzazione, addirittura antecedente alla crisi del Covid-19.L’impressione è che questi rischi siano molto sottovalutati in Europa. La narrazione occidentale ha rimosso le ragioni storiche che hanno determinato l’invasione russa, ingigantisce la minaccia rappresentata da Mosca, mentre sminuisce quella che il fronte occidentale rappresenta per quest’ultima. Una lettura erronea dei dati che caratterizzano un conflitto può però portare a decisioni fatali.

Innanzitutto andrebbe ricordato che l’Ucraina è da sempre un paese conteso, in cui la Cia fu impegnata fin dagli anni 50 del secolo scorso in azioni di destabilizzazione in chiave antisovietica. Dopo la fine della Guerra fredda, gli Usa, oltre a perseguire una politica di espansione della Nato, hanno incessantemente cercato di alterare a proprio vantaggio gli equilibri di deterrenza nucleare. Per Zbigniew Brzezinski, fra i massimi strateghi della politica estera americana, la ridefinizione dell’Ucraina come stato integrato nell’Europa centrale rappresentava una componente chiave della strategia statunitense verso il continente eurasiatico.

La rivoluzione arancione del 2004 e quella di Maidan nel 2014, entrambe sostenute da Washington, hanno insediato a Kiev governi non particolarmente democratici, ma invariabilmente anti-russi. Anche recentemente, gli Usa hanno continuato a concepire piani di destabilizzazione della Russia.

Le richieste negoziali di Mosca, incentrate sulla neutralità dell’Ucraina, sono state essenzialmente rifiutate dagli americani e dallo stesso presidente ucraino Zelensky. Per tragica ironia, se Kiev avesse accettato uno status neutrale, avrebbe evitato l’attuale devastazione del paese oltre a garantire la sua integrità territoriale molto più facilmente di quanto potrà fare adesso.

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L’obiettivo dell’invasione russa, peraltro, non è mai stato la conquista dell’intera Ucraina, ma la sua “smilitarizzazione” accompagnata dalla creazione di una zona cuscinetto comprendente il Donbass e aree costiere del paese. Questo perché, come riconosce la stessa Rand (influente think tank statunitense), l’esercito di Mosca è strutturato per avere una capacità di proiezione non superiore a poche centinaia di chilometri dal confine russo (con buona pace di coloro che paventano una riedizione della conquista hitleriana dell’Europa).

Oltretutto i russi, coscienti dei propri limiti, non vogliono accollarsi la parte del paese che gli è più ostile. Si illude quindi chi ritiene che Mosca stia perdendo. Intanto perché i russi hanno ancora ingenti risorse da impiegare, e secondariamente perché il Cremlino non può permettersi di perdere questa guerra. La decisione americana di puntare al collasso dell’economia russa, e il diretto coinvolgimento occidentale a fianco di Kiev a livello di intelligence, logistica e armi (con l’unica eccezione del dispiegamento di forze sul terreno), hanno trasformato la crisi in uno scontro diretto Russia-Nato, e perciò in una battaglia esistenziale per Mosca.

Una destabilizzazione della Russia, peraltro, non è auspicabile poiché aggiungerebbe una variante imprevedibile all’enorme peso che già grava sull’Europa a causa di sanzioni terribilmente autolesioniste. Inoltre, Pechino non volterà le spalle a Mosca, perché è consapevole di essere il prossimo bersaglio di Washington se la Russia dovesse cadere.

Le possibilità che il conflitto sfugga di mano sono dunque concrete. Ma anche se esso rimanesse confinato all’Ucraina, siccome il Cremlino continuerà ad investirvi risorse militari, insistere ad armare Kiev porterà semplicemente alla distruzione del paese. E’ urgente un negoziato, il quale inevitabilmente ruoterà attorno alla neutralità di una nazione che non può pienamente appartenere a nessuno dei due fronti contrapposti. E l’Europa dovrebbe ricercare tale negoziato ora (anche a costo di frizioni con Washington), non dopo aver raggiunto sul terreno obiettivi che appaiono velleitari.

* Autore del libro “Se Washington perde il controllo. Crisi dell’unipolarismo americano in Medio Oriente e nel mondo” (2017).
Twitter: @riannuzziGPC
https://robertoiannuzzi.substack.com/

«La Finlandia nella Nato è un errore e un pericolo»

CRISI UCRAINA. Parla Heikki Patomäki, docente di politica ed economia globale presso l’università di Helsinki

Roberto Pietrobon  23/04/2022

Mercoledì è iniziato il dibattito parlamentare in Finlandia per la richiesta di adesione alla Nato. Tra le voci più critiche nel paese scandinavo a questa soluzione c’è il Professor Heikki Patomäki, docente di politica ed economia globale presso l’università di Helsinki.

Professor Patomäki, appena è scoppiata la guerra in Ucraina con la decisione russa di invadere il paese, lei ha subito messo in guardia dai rischi di una rapida escalation del conflitto su larga scala. Quali sono i motivi e le conseguenze di questa guerra?
Questa guerra è un momento di un lungo processo iniziato negli anni ’90. La terapia d’urto neoliberista seguita al crollo dell’Urss ha avuto effetti devastanti in Russia e, tra l’altro, ha portato alla concentrazione della ricchezza nel mani di un piccolo numero di persone che sono diventate note come “gli oligarchi”. Alla fine degli anni ’90 la maggior parte degli esperti russi che intervistai dicevano di volere una guida forte e, se necessario, autoritaria. Hanno ottenuto ciò che volevano. Putin è stato in grado di stabilizzare l’economia anche stipulando molteplici accordi con gli oligarchi. Ulteriori punti di svolta furono le cosiddette “rivoluzione colorate” – in particolare quella “arancione” in Ucraina – e l’invasione statunitense-britannica dell’Iraq in 2003. Per la Russia la guerra in Ucraina è, comunque, controproducente e può causare turbolenze, conflitti e persino guerre civili all’interno del paese e lo orienterà sempre più verso l’Asia. L’Occidente ha preso una posizione molto dura e le sanzioni contro la Russia hanno una portata senza precedenti. Lo spettro di una guerra nucleare totale è una possibilità concreta. Questo porta il mondo ad essere sempre più diviso in due grandi campi. Anche se dal punto di vista di Cina, India e molti altri paesi del sud del mondo, l’invasione russa dell’Ucraina viola il diritto internazionale, la storica arroganza dell’Occidente e l’allargamento della Nato sono un’altra parte del problema. Governi che rappresentano almeno la metà dell’umanità credono anche che i legittimi interessi di sicurezza della Russia non siano stati presi nella giusta considerazione. Molti ricordano le guerre unilaterali condotte dall’Occidente, ad esempio in Medio Oriente. Molte parti del mondo non hanno paura della Russia e pensano che sia nel loro interesse collaborare con loro.

A questo proposito lei è tra le voce più critiche rispetto a una possibile adesione della Finlandia all’Alleanza atlantica. Ci può spiegare le ragioni di questa contrarietà?
Se è vero che uno status neutrale dell’Ucraina e l’attuazione degli accordi di Minsk sarebbero stati sufficienti per prevenire l’attuale guerra su larga scala, l’adesione della Finlandia alla Nato è un errore per i gravi rischi che comporta. I processi attuali assomigliano a quelli che hanno portato alla Prima guerra mondiale. Per decenni abbiamo assistito a sviluppi regressivi che in effetti ci ricordano dinamiche di fine Ottocento e inizio Novecento, a volte somiglianti anche a quelle degli anni Trenta. Il problema è come costruire il futuro e risolvere i problemi globali del XXI secolo: dal cambiamento climatico a una governance molto più adeguata e democratica dell’economia mondiale. Un’UE-Finlandia non militare potrebbe avere una funzione proattiva a riguardo. Il mondo avrebbe bisogno di un nuovo movimento di “non allineati” per contrastare le tendenze che ora stanno dividendo il pianeta .

Vi è una forte polarizzazione in Finlandia sulla possibile scelta di abbandonare la storica neutralità del paese a favore dell’adesione alla Nato. Come valuta il dibattito nel suo paese che alcuni esponenti politici hanno definito “tossico”?
È davvero tossico. La Finlandia è un esempio calzante per quanto riguarda gli sviluppi regressivi a livello mondiale. Poiché le persone seguono ogni dettaglio di ciò che sta accadendo durante la guerra attraverso i media dal punto di vista ucraino, occidentale e degli aggrediti (al contrario, la guerra in Iraq era per lo più rappresentata dal punto di vista degli aggressori), la maggior parte dei finlandesi sembra vedere la guerra in Ucraina come una minaccia diretta: “Questo è un remake della Guerra d’Inverno del 1939-40 e lo stesso potrebbe accadere qui”. “Occorrono armi più grandi per proteggere la Finlandia, ed è per questo che la Finlandia deve aderire alla Nato”. La paura è una forte motivazione e l’idea è in qualche modo comprensibile, ma basata sulla paura o sulla rabbia. E’ difficile pensare razionalmente. Inoltre stiamo vedendo emergere nuove forme di russofobia e di odio che non vedevamo dagli anni ’30. Il clima prevalente è arrivato al punto di vedere qualsiasi forma di critica o analisi in termini di causalità storica come “putinismo” o come azioni di “agenti russi”. Tale atmosfera può favorire a incoraggiare sia la censura che la violenza. A cavallo degli anni ’30, l’estrema destra in Finlandia ricorse a una pratica chiamata “muilutus”, che è una combinazione di rapimento e aggressione, che portò al trasporto forzato di persone oltre il confine nazionale nell’Unione Sovietica. Sebbene ad essere presi di mira furono soprattutto esponenti di sinistra, nel 1930 rapirono anche il primo presidente della Finlandia, K.J. Ståhlberg, un politico liberale che aveva parlato contro la violenza politica della destra. L’idea del “muilutus” sembra riemergere nel 2022. Nelle ultime settimane ho ricevuto messaggi e visto molti commenti sui social media in cui la gente dice che dovrei andare in Russia per sempre. Quale potrebbe essere un esempio migliore dell’attuale clima e della sua tossicità?

Il governo Marin ha presentato la scorsa settimana un “rapporto” per chiedere al parlamento finlandese una rapida discussione che porti alla richiesta di richiesta di adesione alla Nato? Quale giudizio da sul documento e sulla road map definita dal governo?
Il rapporto del governo è unilaterale e miope. Non vede processi storici – per non parlare di economia politica – ma solo un evento separato: l’invasione russa dell’Ucraina. Inoltre il rapporto considera tale evento solo dal punto di vista di una minaccia militare immediata contro la sicurezza nazionale finlandese. La fiducia nella Russia è crollata e e quindi la deterrenza e le contromisure belliche sono viste come l’unica opzione per affrontare la situazione. La risposta è militarizzare la Finlandia e cooperare militarmente con altri paesi. La conclusione è che “la Nato è l’unica organizzazione di difesa comune nel prossimo futuro”. Nel complesso questo è un rapporto reazionario.

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