“CON QUESTO VOTO DOBBIAMO FERMARE IL FASCISMO” da IL MANIFESTO
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“CON QUESTO VOTO DOBBIAMO FERMARE IL FASCISMO” da IL MANIFESTO

Il passato nell’urna. Il Cile oggi sceglie: regime o democrazia

L’ombra di Pinochet. Kast vs Boric. Al ballottaggio un nostalgico della dittatura fascista e un progressista ex leader studentesco. Rischio astensione: «A votare vanno i ricchi»

Luis Valenzuela  SANTIAGO DEL CILE  19.12.2021

A Santiago l’aria è tesa, questa domenica si elegge il nuovo presidente del Paese e per la prima volta il candidato favorito è apertamente pinochetista. José Antonio Kast ha 55 anni, è cattolico e di ultradestra. Grande ammiratore di Donald Trump, le sue idee sono estreme come quelle dell’ex presidente nordamericano.

LA CAPITALE CILENA nel corso dell’ultima settimana è stata teatro di numerosissimi eventi, tanto per la campagna per Kast, come per quella per Gabriel Boric, il candidato di sinistra. Boric ha 35 anni ed è emerso come figura politica nel 2011, quando ha guidato – insieme alla carismatica Camila Vallejo – le rivolte studentesche contro l’istruzione privata.

I programmi dei candidati non potrebbero essere più diversi. Se da una parte Boric come presidente punta a modificare il modello neoliberale che rende il Cile uno dei Paesi più diseguali al mondo, Kast, se eletto, promette non solo di mantenere quel modello, ma di rafforzarlo. Il risultato del primo turno elettorale, in cui Kast con il 28% di preferenze ha battuto Boric che ne ha ottenute il 25%, è stato uno choc.

Il Cile dalla caduta di Pinochet in poi è stato governato da politici di centro-destra o di centro-sinistra e ha sempre mantenuto politiche socioeconomiche coerenti con il modello neoliberale imposto dalla dittatura.

Nell’ottobre 2019 però milioni di persone sono scese in piazza a protestare contro le disuguaglianze che colpiscono la società cilena. Grazie alle manifestazioni è stato indetto un referendum per decidere se scrivere una nuova Costituzione, abolendo quella redatta durante il regime.

Nel novembre 2020 i cileni hanno votato per cancellare la Costituzione di Pinochet e quando, nel maggio scorso, sono stati chiamati alle urne per scegliere i membri dell’Assemblea costituente hanno eletto candidati indipendenti o dell’estrema sinistra. Il Paese, che per decenni è stato uno dei più conservatori del continente, sembrava aver virato verso una nuova era decisamente più progressista.

CHE COSA È CAMBIATO quindi per far sì che un candidato dell’ultradestra arrivasse primo? «Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una enorme campagna mediatica contro i membri dell’Assemblea costituente», ci spiega la politologa Beatriz Vega Elizondo della Red de Politólogas. Recentemente sono stati numerosi gli articoli e le trasmissioni televisive che hanno criticato il lavoro svolto dall’Assemblea.

«Non è facile informarsi sulle attività che si stanno svolgendo per redigere la nuova Costituzione – continua López – ma il lavoro è già in fase molto avanzata, al contrario di quello che è stato sostenuto da molti mezzi di stampa. Purtroppo il cittadino comune oggi è convinto che i membri dell’Assemblea siano dei fannulloni e questo ha svalutato il processo che è stato fatto dall’ottobre 2019».

CAMILA HA 31 ANNI ed è una designer, Francisco ne ha 37 ed è un avvocato. Vivono insieme a Vitacura, uno dei comuni più ricchi di Santiago e votano per Kast: «Se vincerà Boric la nostra libertà sarà in pericolo. Il suo programma è una mischia di concetti di populismo e di comunismo, e queste idee non hanno mai fatto avanzare nessun Paese. Porterebbe il Cile a retrocedere».

Non è di questo avviso Alejandro, 52 anni, operaio de La Pintana, uno dei comuni più popolari: «In tutta la mia vita non ho mai votato per la destra, non comincerò certo ora». L’affluenza nel Paese, da quando nel 2012 il voto è stata reso volontario, è bassa e sono soprattutto le persone di ceto alto a votare.

«I dati evidenziano molto chiaramente la differenza tra chi vota e chi non lo fa – afferma la politologa Federica Sanchez Staniak della Red de Politólogas – Le persone con un maggiore livello di educazione e stipendi più alti sono la maggioranza dei votanti alle elezioni».

NELLE ZONE PIÙ RICCHE del Paese al primo turno Kast ha ottenuto una maggioranza schiacciante rispetto a Boric. La sinistra cilena, tanto nel mondo dell’attivismo che in quello della politica, è molto compatta nell’appoggio per Gabriel Boric e sono state numerosissime le figure di rilievo che hanno parlato all’evento «Mujeres y disidencias», per cui si sono radunati migliaia di sostenitori al centro di Santiago.

Irací Hassler, sindaca comunista del comune di Santiago, ha affermato: «Vogliamo costruire un Paese in cui tutti possano avere accesso a una sanità pubblica e di qualità, a un’istruzione di alto livello e dove tutti abbiano diritto a una pensione dignitosa».

Teresa Valdés, storica militante del movimento di opposizione a Pinochet, Mujeres por la vida, ha dichiarato dal palco: «La storia ha messo di nuovo il nostro Paese di fronte alla scelta tra democrazia e dittatura».

CAMILA VALLEJO, deputata comunista, ha sostenuto: «Le violenze compiute contro i manifestanti della rivolta hanno dimostrato la debolezza della nostra democrazia. Con questo voto dobbiamo frenare il fascismo».

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