AMBIENTE&SALUTE da IL MANIFESTO e CORSERA
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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AMBIENTE&SALUTE da IL MANIFESTO e CORSERA

Bioterapia della terra

Ambiente. La tutela strategica della biodiversità al centro della Giornata internazionale dell’ambiente promossa dall’Onu. Dopo la fine del lockdowm tornano in piazza anche i giovani del venerdì

Marinella Correggia 05.06.2020

«La natura deve diventare la nostra più forte alleata, se vogliamo evitare future pandemie (…) La risposta strutturale deve passare per la tutela degli habitat e della biodiversità» ha detto nel mese di marzo Inger Andersen, direttrice esecutiva del Fondo delle Nazioni unite per l’ambiente (Unep). Il concetto risuona nelle parole d’ordine della Giornata mondiale per l’ambiente 2020: «E’ il momento della natura – se vogliamo avere un futuro» (#TimeForNature). Istituita nel 1974, la ricorrenza è dedicata quest’anno alla biodiversità, presupposto della stessa salute umana. Sul tema, da tutti i continenti si possono seguire seminari virtuali, cicli di documentari, incontri interattivi (https://www.worldenvironmentday.global/latest/featured-updates).

LA GENEROSITÀ DELLA TERRA non basta a soddisfare le pressanti richieste umane e così un milione di specie animali e un milione di specie vegetali rischiano di scomparire per sempre: un’estinzione di massa mai vista prima da quando esiste il genere umano.

Nessuno nega che ogni aspetto della vita umana dipenda dalla varietà degli organismi viventi sulla Terra e dalla loro interazione, appunto la «diversità biologica» – il termine fu introdotto nella comunità scientifica nel 1980 dal biologo Thomas Lovejoy. Basti pensare che: 87 dei 115 prodotti agricoli più importanti dipendono dall’impollinazione da parte di insetti o altri animali (il valore del loro negletto «lavoro» è stimato intorno ai 200 miliardi di dollari annui); decine di migliaia di specie vegetali sono raccolte per la medicina tradizionale e moderna; alberi e foreste rilasciano l’ossigeno che respiriamo e sono un baluardo naturale contro l’effetto serra.

In questo 2020 si susseguono tragedie apparentemente separate, e invece frutto di uno stesso circolo vizioso: i nuovi record nei livelli di riscaldamento globale dell’atmosfera, gli incendi interminabili in Australia, gli sciami di locuste in Africa e Asia che minacciano le coltivazioni del Sud globale (da decenni non se ne vedevano tante), e infine il Covid-19, una malattia di origine animale – zoonosi – come il 75% di tutte le nuove patologie infettive emergenti. Malattie opportunistiche le quali, come spiegava già nel 2016 il rapporto Frontiers 2016 Report. Emerging Issues of Environmental Concern. si affermano dove ci sono cambiamenti nell’ambiente, negli ospiti animali o umani, e negli stessi patogeni. Secondo il rapporto 2019 su biodiversità e servizi ecosistemici dell’Ipbes (il panel di esperti dell’Onu sulla biodiversità), le zoonosi uccidono 700.000 persone ogni anno. Una strage che avveniva nel silenzio; fino al Covid-19.

COMUNQUE, QUASI A RICORDARE che la pandemia non deve oscurare moltissime altre emergenze ambientali, uno dei focus della Giornata 2020 è la necessità di controllare l’uso delle sostanze chimiche, spesso killer di viventi. Nel 2006 è stato approvato a livello internazionale l’Approccio multisettoriale strategico alla gestione internazionale delle sostanze chimiche (Saicm), il cui obiettivo – sulla base del Vertice di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile del 2002 – prevedeva che entro il 2020 le sostanze di sintesi (e relativi scarti) fossero «prodotte e usate in modo da minimizzare l’impatto negativo sull’ambiente e sulla salute». Lo chiede anche il sotto-obiettivo 12.4 dell’Agenda 2030 approvata dall’Assemblea Onu nel 2015.

NON CI SIAMO AFFATTO. Suggerimenti pratici dell’Unep: «Mentre il mondo sta riconsiderando le proprie abitudini, ecco cosa possiamo fare: non usare sostanze chimiche come i neonicotinoidi – fra gli insetticidi più usati al mondo-, nocivi per gli animali impollinatori; attenzione ai pesticidi che oltre a generare resistenza alternano l’equilibrio fra le specie; non gettare nei sistemi igienico-sanitari sostanze farmaceutiche o tossiche, né materiali tossici nella pattumiera; evitare l’uso della plastica usa e getta e minimizzare i rifiuti (l’inquinamento marino da plastica colpisce almeno 267 specie animali)».

UN PROMEMORIA APPROPRIATO, in questi tempi di «sanificazione» a tutto spiano, compresa la scriteriata irrorazione di superfici esterne con ipoclorito di sodio, che secondo le linee guida dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) «è associabile a un aumento di sostanze pericolose nell’ambiente» e può nuocere alle acque superficiali e sotterranee. Lo stesso Istituto suggerisce poi in occasione della Giornata un piccolo decalogo pro-biodiversità.

L’ALT ALLA DEFORESTAZIONE, una regolamentazione severa del commercio della fauna selvatica e un monitoraggio dei luoghi di «incontro» fra umani, animali selvatici e specie allevate, è stata chiesta dal rapporto speciale dell’Onu su diritti umani e ambiente, David Boyd: «Un approccio preventivo avrebbe salvato vite e risorse economiche. Il diritto a un ambiente sano, pulito, salubre e sostenibile è riconosciuto per legge da 156 stati e dovrebbe diventare norma internazionale, uno dei più importanti diritti umani del XXI secolo».

E OGGI IL MOVIMENTO FRIDAYS for Future (Fff) torna in strada in 30 città italiane (https://fffutu.re/5giugno), con eventi adatti ai tempi: scioperi in bicicletta e piazze riempite di scarpe e cartelli. Obiettivo: «In questo momento il Governo, il Parlamento e le istituzioni europee stanno progettando le misure per ripartire dopo la crisi del Coronavirus. Ora più che mai vogliamo far sentire la nostra voce, affinché gli ingenti fondi a disposizione del nostro paese siano investiti in un ambizioso piano per la transizione ecologica del paese. La ripartenza non sia un ritorno alla normalità, ma un salto verso un mondo nuovo». Senza reticenze Fff esprime «disappunto e delusione per le prime misure economiche adottate durante la fase 2». Eppure «sono in gioco le nostre vite, la nostra salute, la nostra economia, il nostro futuro».

È IL GIORNO della pubblicazione delle proposte post-Covid, un passo ulteriore della campagna «Ritorno al futuro», sostenuta da oltre 300 scienziati, 15.000 cittadini e decine di associazioni, tra cui Greenpeace, Libera, Wwf, Cgil, Slow Food.

Giornata mondiale dell’Ambiente: incendi, inondazioni, locuste e coronavirus. Gli allarmi inascoltati

Il Wwf lancia il report «Planet Escape Room»: «Il pianeta ci ha dato tanti indizi per capire la via da percorrere, a noi spetta trovare le soluzioni. Ma non è un gioco»

di Alessandro Sala 05/06/2020

 Immaginate il mondo, inteso come l’umanità che lo abita, alle prese con una escape room su scala planetaria: l’obiettivo è venirne fuori, mettendo in fila gli indizi e individuando le possibili soluzioni. La stanza da cui occorre fuggire è un pianeta sempre più compromesso, di cui la pandemia che ha messo in ginocchio i sistemi sanitari e le economie è solo la manifestazione più recente e più evidente. Immaginate ora che non sia un gioco, perché chiaramente non lo è. Gli indizi ci sono, bisogna solo metterli in fila. E le possibili soluzioni per uscirne anche. Basta solo provare a ragionare. E agire di conseguenza. Il Wwf, alla vigilia della Giornata mondiale dell’ambiente, ha provato a stilare un elenco di tutti i campanelli d’allarme che sono stati suonati nell’ultimo anno e mezzo. E li ha raccolti nel report «Planet Escape Room». Non è un gioco, ma «siamo tutti in gioco». «E solo un buon gioco di squadra — sottolinea l’associazione ambientalista — può farci uscire dalla crisi planetaria, disegnando un futuro più prospero e sicuro per tutti».

18 mesi di allarmi

I segnali che la nostra Terra ci ha lanciato, anche solo tenendo conto di quelli degli ultimi 18 mesi, sono piuttosto eloquenti. Leader e istituzioni mondiali hanno però fatto finta di non coglierli. Proviamo a ricapitolarli. Si parte dal novembre 2018, con quella che il Wwf definisce l’apocalisse degli insetti: sono fondamentali per garantire l’impollinazione di moltissime piante, e quindi la base alimentare per tutta l’umanità. Uno studio tedesco ha dimostrato come in 27 anni siano diminuiti di più del 75%.

L’Amazzonia in fiamme

Sei mesi più tardi, nel maggio 2019, è il Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services dell’Ipbes a mostrare come il 75% dell’ambiente terrestre e il 66% dell’ambiente marino siano stati modificati in modo significativo dall’azione dell’uomo, mettendo a rischio la sopravvivenza di un milione di specie animali e vegetali, al punto che è necessario tornare all’epoca dei dinosauri per assistere a tassi di estinzione così elevati.Passano un paio di mesi ed ecco gli incendi che devastano varie zone del mondo, colpendo in particolare l’Amazzonia. Almeno 200 mila roghi, secondo il Wwf, «alimentati da una politica di rapina e da temperature sempre più alte, hanno mandato in fumo più di 12 milioni di ettari di foresta e di altri preziosi ecosistemi».

I cambiamenti climatici

A fine estate è il rapporto dell’Ipcc «Oceani e Criosfera in un clima che cambia» ad accendere i riflettori sulle conseguenze del climate change: le temperature durante l’’inverno artico hanno superato di 6 gradi le medie stagionali e i ghiacci marini e terrestri hanno registrato riduzioni enormi, con il rischio di aumentare il livello medio marino e di rilasciare in atmosfera le enormi quantità di gas serra finora intrappolate nel permafrost. L’acqua sale sicuramente due mesi dopo a Venezia: numerose ondate record sospinte dai venti di scirocco (resi sempre più forti e frequenti dai cambiamenti del clima) sommergono la Serenissima. Che non ha motivo di stare serena: entro la fine di questo secolo il livello medio dell’acqua in laguna potrebbe innalzarsi di 85 cm con il rischio di cancellare una città gioiello sopravvissuta per secoli ad un mare mai tanto nemico come oggi.

Arrivano le locuste

A novembre tornano gli incendi: questa volta ad essere colpita duramente è l’Australia, ma lo sono anche Indonesia, il bacino del Congo e la California. Le immagini delle città evacuate e degli animali morti tra le fiamme fanno il giro del mondo. I roghi, in tre mesi, distruggono più di 11 milioni di ettari di vegetazione (più di 100.000 chilometri quadrati, ovvero un’area più grande del Portogallo), cancellano numerose vite umane e uccidono più di 1 miliardo di animali. La causa? Una alterazione climatica sopra l’Oceano indiano che ha causato siccità e temperature record. E nello stesso periodo, a dicembre, si registra l’invasione delle locuste nel Corno d’Africa, causata dalla stessa anomalia climatica. Gli sciami arrivano attratti da una insolita abbondanza di vegetazione e devastano raccolti e campi, mettendo a rischio l’approvvigionamento di cibo di oltre 20 milioni di persone in 15 paesi africani.

L’Antartide si scalda

A febbraio di quest’anno sono i coralli che si sbiancano a far scattare l’allerta. E’ il terzo fenomeno di «coral bleaching» in pochi anni e colpisce la grande barriera corallina australiana. La decolorazione è in realtà la morte dei coralli, causata dalla perdita di alghe che fornivano loro nutrienti essenziali, favorita anche in questo caso dall’aumento della temperatura degli oceani causata dal riscaldamento globale. Un dato confermato a marzo, quando il campanello di allarme suona dall’Antartide: un’ondata di calore senza precedenti porta le temperature fino a 18.3° in alcune zone, determinando la fusione dello strato superficiale di ghiaccio, con picchi di perdita locali fino al 20%. «Un dramma — evidenzia il Wwf —, se si pensa che la fusione totale della calotta glaciale antartica porterebbe all’innalzamento del livello degli oceani fino a 60 metri, mettendo a rischio il futuro di migliaia di città, miliardi di persone e interi sistemi produttivi, oltre a sconvolgere la circolazione oceanica globale».

Il virus che non conoscevamo

A marzo un nuovo studio rivela che la capacità delle foreste tropicali di assorbire anidride carbonica si è ridotta di un terzo rispetto agli anni 90 e questo a causa di siccità, deforestazione e temperature più elevate. La fotosintesi viene compromessa e di conseguenza anche la qualità dell’aria che respiriamo. Ma marzo è anche il mese del lockdown: la pandemia del Covid-19 sta manifestandosi in tutto il mondo, l’Italia è tra i Paesi più colpiti. Il virus di origine zoonotica, probabilmente partito da un pipistrello, si trasferisce all’uomo mediante uno o più salti di specie e mette ko i cinque continenti. La deforestazione e la perdita di biodiversità fanno cadere barriere naturali all’espansione dell’epidemia e a questo si aggiunge il traffico di animali selvatici. Il resto della storia è nota.

Una nuova visione

Ma come se ne esce? I problemi sono tanti, le soluzioni anche — dalla eliminazione dei pesticidi più letali alle politiche di riduzione delle emissioni in atmosfera, passando per la conservazione degli habitat e della biodiversità, per un’agricoltura sostenibile o per una mobilità ed un sistema energetico sempre meno dipendenti dai combustibili fossili — ma alla fine sono tutte riconducibili ad un unica sintesi: serve una diversa visione. Del mondo, di come proteggerlo. «Per questo abbiamo lanciato la consultazione sul “Mondo che verrà”— sottolinea il Wwf —. L’obiettivo è trovare soluzioni partecipate e collettive e vogliamo che siano i cittadini a dire la loro. La maniera in cui oggi affronteremo questa grave crisi, sanitaria, sociale ed economica, attraverso le scelte di governi, aziende e cittadini, indicherà la direzione che abbiamo deciso di percorrere e che deciderà del nostro destino comune. È venuto il momento che i sistemi naturali e i servizi che essi offrono all’umanità diventino un patrimonio comune. È venuto il momento di ridurre il debito naturale che continuiamo ad accumulare sulle spalle dei nostri figli».