Officina dei saperi | Abitare la terra, (far) rivivere i territori
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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Abitare la terra, (far) rivivere i territori

SCUOLA DELLA TERRA

7-8 ottobre 2018 a Selegas, Sa Domu de sa Contissa; a Cagliari, Università degli Studi di Cagliari,
Aula Magna Gaetano Cima-Architettura, via Corte d’Appello, 87; a Cagliari, Facoltà di Architettura, Aula ex Scherma, via Corte d’Appello

Qui si può consultare il programma. Qui, la locandina.

La Scuola della Terra in Sardegna animata da ricercatori, esperti e associazioni radicate in varie realtà isolane, si propone di fornire stimoli e facilitare il confronto pubblico tra diversi attori sui legami tra storia del territorio, comunità locali, processi globali, politiche di sviluppo e modelli di sostenibilità ambientale. Il suo obiettivo è contribuire alla messa in rete e alla maturazione politica e sociale dei cittadini che hanno a cuore la vitalità insediativa del territorio sardo e intendono perciò promuovere lo sviluppo di “coscienze di luogo” all’altezza delle problematiche sociali, culturali, ecologiche ed economiche della regione.

In queste due giornate, organizzate con l’Associazione Terra Nuova nell’ambito del progetto “Narrazioni positive della cooperazione”, seguendo le linee di strategia di educazione alla cittadinanza globale italiana, si raccoglieranno spunti per creare una nuova narrativa sullo sviluppo sostenibile a partire dai territori. Ci interrogheremo da diverse angolazioni disciplinari sulle condizioni di abitabilità che i territori socialmente prodotti dovrebbero soddisfare per permettere agli esseri umani una “buona vita”quotidiana. Proveremo a descrivere i lineamenti di alcune “prassi corrette” da intraprendere, ispirate ad un’etica dell’abitare la terra e intenzionate ad affrontare le fratture ecologiche, sociali e territoriali del mondo attuale. Prassi giudiziose ed efficaci, leggibili in esperienze scarsamente evidenziate nei sistemi di comunicazione di massa, e che tuttavia gli italiani hanno storicamente prodotto e sono ancora in grado di produrre tra le pieghe delle loro molteplici vicende socioculturali e insediative.

Nei contesti internazionali dove si svolgono i negoziati per il riconoscimento del diritto al cibo, i termini agricoltura e terra sono sempre stati legati a quello di territorio, e come questo sostenuti e riconosciuti come cruciali dagli attori del movimento globale per la sovranità alimentare, e in particolare dalle popolazioni indigene. Il territorio viene utilizzato per descrivere al meglio la realtà spaziale vissuta da molte comunità perché trascende il concetto artificiale di frontiera o quello giuridico di nazionalità statuale. È un termine che riflette anche il modo in cui il sistema agroalimentare è effettivamente costruito e inteso da milioni e milioni di produttori di alimenti su piccola scala; che riconosce l’interazione e l’interdipendenza tra diverse componenti (ecologica, sociale, culturale, economica) e diverse fasi (produzione, trasformazione, distribuzione, vendita, consumo, ecc.) del sistema alimentare.

Il territorio diventa quindi un termine chiave e un banco di prova fondamentale per approdare a una visione più olistica e completa di come il sistema alimentare dovrebbe funzionare e di come i diritti fondamentali delle persone fisiche e delle comunità possano essere realizzati.

Il dialogo tra enti locali,organizzazioni contadine e associazioni della società civile ed il confronto con accademici e istituzioni regionali sui processi globali che interessano in senso lato “l’abitare la terra” e le possibili vie di uscita alle molteplici crisi è quanto mai urgente in questa fase, per poter elaborare le vie d’uscita che oggi come non mai a nostro avviso, possono essere ridisegnate solo a partire dai territori e con il ruolo determinante delle istituzioni amministrative.