Officina dei saperi | Raúl Zibechi | L’estrattivismo contro le popolazioni
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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Raúl Zibechi | L’estrattivismo contro le popolazioni

Pubblichiamo un paragrafo del libro di Raúl Zibechi, La nuova corsa all’oro. Società estrattiviste e rapina, camminardomandando/Re:Common, 2016, pp. 17-19; il libro completo è disponibile all’indirizzo: www.camminardomandando.wordpress.com. Buona lettura.

L’estrattivismo contro le popolazioni

Voglio sottolineare sette aspetti dell‟estrattivismo attuale nel continente, che mostrano in modo chiaro le maniere neocoloniali con cui vengono soggiogate le popolazioni, e che permettono di stabilire che l‟accumulazione per spossessamento nel Sud del mondo non può essere attuata senza creare uno stato di eccezione permanente.

Il primo è l’occupazione massiccia di territori da parte delle miniere a cielo aperto e delle monocolture, seguita dall’espulsione di intere comunità e dalla riduzione delle loro possibilità di rimanere sul territorio per la presenza militare di soggetti armati. In diversi paesi andini è stato dato in concessione a multinazionali delle miniere tra il 25 e il 30% del territorio, mentre le monocolture occupano le terre migliori e fanno pressione sui piccoli produttori rurali.

In secondo luogo, si stabiliscono relazioni asimmetriche tra le imprese transnazionali, gli Stati e le popolazioni. Da un punto di vista strutturale, l‟effetto principale dell‟estrattivismo è stato quello di «introdurre un nuovo tipo di asimmetrie economiche e geopoliti-che attraverso la creazione di territori specializzati nella fornitura di beni naturali, su cui si interviene e si agisce sotto il controllo di grandi imprese transnazionali» (Colectivo Voces de Alerta, 2011, p. 12).

In terzo luogo, sono state create economie di enclave, come espressione estrema di spazi socio-produttivi strutturalmente di-pendenti (Colectivo Voces de Alerta, 2011, p. 15). Le enclave erano una delle principali forme di occupazione dello spazio della colonia; si caratterizzano per non avere alcun rapporto con l‟ambiente: economie “verticali” che non si articolano con le economie delle popolazioni. Estraggono, prendono, ma non interagiscono; impoveriscono la terra e il tessuto sociale, e isolano le persone.

In quarto luogo, si registrano forti interventi politici che consento-no di cambiare le leggi, al punto che gli Stati sono costretti a riconoscere significativi vantaggi fiscali alle imprese, a garantire la stabilità dei loro guadagni, ad esimerle dal pagamento di imposte, dazi d‟importazione e altri obblighi che si applicano ai cittadini, e i paesi sono ridotti a una situazione di dipendenza che implica la fine della sovranità. In Argentina, la Legge mineraria afferma espressamente che lo Stato non può sfruttare né disporre delle miniere, e per questo concede ai «privati la facoltà di individuare le miniere, sfruttarle e disporne come padroni…» (Colectivo Voces de Alerta, 2011, p. 37).

In quinto luogo, si registra un attacco all’agricoltura familiare e alla sovranità alimentare. Miniere e monocolture non tengono in considerazione le popolazioni e l‟ambiente locale, generano un grave problema di acqua, sia in termini di carenza che di contaminazione, e rompono i cicli biologici; si registra una tendenza alla de-territorializzazione e alla disgregazione sociale, le comunità per-dono l‟accesso a determinate zone di produzione, la presenza estrattiva incoraggia la migrazione dalle campagne alla città e la ridefinizione dei territori come conseguenza dell‟intervento verticale delle imprese e della disgregazione comunitaria, che generano spazi locali transnazionalizzati (Giarraca e Hadad, 2009, pp. 239-240).

La militarizzazione è il sesto aspetto da sottolineare. Secondo l’Observatorio Latinoamericano de Conflictos Ambientales (Osservatorio Latinoamericano sui Conflitti Ambientali), nella regione ci sono più di 206 conflitti attivi per le megaminiere, che colpiscono 311 comunità (OLCA, 2014). In Perù, la conflittualità ha rovesciato due ministeri del governo di Ollanta Humala e ha portato alla militarizzazione di varie province. I conflitti socio-ambientali tra il 2006 e il 2011 nel paese andino hanno causato la morte di 195 attivisti.

Infine, l’estrattivismo è un «attore sociale totale». Interviene nella comunità in cui si installa, genera conflitti sociali e provoca divisioni. Ma cerca anche di generare adesioni attraverso «contratti di-retti e regalie o offerte a individui e comunità particolari, sotto forma di azione sociale d‟impresa, allo scopo di dividere la popolazione per ottenere una “licenza sociale” spuria o mettere a tacere i settori che si oppongono» (Colectivo Voces de Alerta, 2011, p. 73). Le aziende sviluppano stretti legami con le università e le istituzioni, fanno donazioni a scuole e società sportive. Si convertono in «un attore sociale totale» (Svampa e Antonelli, 2009, p. 47). Tendono a riorientare l‟attività economica e diventano agenti di socializzazione diretta con azioni sociali, educative e comunitarie. Pre-tendono di essere «agenti socializzatori» per conseguire il «controllo generale della produzione e della riproduzione della vita delle popolazioni» (Svampa e Antonelli, 2009, p. 47).

L’estrattivismo sta generando una completa ristrutturazione delle società e degli Stati in America Latina. Non siamo di fronte a “riforme”, ma a cambiamenti che, come il processo regressivo nella distribuzione della terra, mettono in discussione alcune realtà delle società (Bebbington, 2007, p. 286). Negli spazi dell’estrattivismo, la democrazia si indebolisce e cessa di esistere; gli Stati vengono subordinati alle grandi imprese, al punto che la gente non può contare sulle istituzioni per proteggersi dalle multinazionali.

Riferimenti bibliografici

Bebbington A. (2007), Minería, movimientos sociales y respuestas campesinas, IEP, Lima.

Colectivo Voces de Alerta (2011), 15 Mitos y Realidades de la minería transnacional en Argentina, Voces de Alerta, Buenos Aires.

Giarraca N. e Hadad G. (2009), «Disputas manifiestas y latentes en la Rioja minera», in Svampa M. e Antonelli M. (a cura di), Minería transnacional, narrativas del desarrollo y resistencias sociales, Biblos, Buenos Aires, pp. 229-278.

OLCA – Observatorio Latinoamericano de Conflictos Ambientales (2014), «Base de datos de conflictos mineros, proyectos y empresas mineras en América Latina», in https://basedatos.conflictosmineros.net/ocmal_ db/

Svampa M. e Antonelli M. (a cura di) (2009), Minería transnacional, narrativas del desarrollo y resistencias sociales, Biblos, Buenos Aires.