Officina dei saperi | Note sul pensiero di Ernst Cassirer
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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Note sul pensiero di Ernst Cassirer

di Giuseppe SAPONARO –

Tre parole

La moderna teoria dell’uomo ha cessato di avere un centro, in essa regna una completa anarchia intellettuale. È vero che anche in altri tempi vi furono notevoli divergenze di opinioni e di dottrine per quanto riguarda la natura dell’uomo. Tuttavia sussisteva, per lo meno, un orientamento comune, un preciso punto di riferimento a cui riportare le divergenze. Prima la metafisica, poi la teologia, infine la matematica e la biologia avevano guidato il pensiero applicandosi al problema dell’uomo, fissando la direzione delle ricerche. La vera crisi non si è verificata che quando non vi è stato più un qualche potere centrale capace di dirigere gli sforzi dei singoli pensatori. […] Teologi, scienziati, uomini politici, sociologi, biologi, psicologi, etnologi e economisti — tutti hanno affrontato il problema dal proprio punto di vista. Accordare e unificare queste prospettive e questi aspetti particolari è impossibile. Nemmeno nei vari domini specializzati esistono principi scientifici accettati da tutti. Il fattore personale ha acquistato un sempre maggiore rilievo; il temperamento di ogni scrittore è andato ad avere la parte determinante. […] Questo antagonismo delle idee non solamente ha creato un serio problema teoretico ma costituisce indubbiamente un pericolo diretto per tutta la vita etica e culturale. […] Nessuna delle precedenti età si è trovata in una posizione migliore della nostra per quel che riguarda le fonti a cui attingere per conoscere la natura umana. La psicologia, l’etnologia, l’antropologia e la storia hanno raccolto un imponente e sempre più ricco materiale. Gli strumenti tecnici per l’osservazione e la sperimentazione sono stati gradatamente perfezionati e le analisi sono divenute più penetranti e più approfondite. Tuttavia sembra che non sia ancora stato trovato un metodo per padroneggiare e organizzare tutto questo materiale. In paragone con la ricchezza delle attuali conoscenze, il passato può apparire assai povero. Ma una ricchezza di fatti non significa necessariamente una ricchezza di pensiero. A meno di trovare un filo d’Arianna che ci porti fuori da questo labirinto non si potrà giungere ad una vera conoscenza del carattere generale della cultura umana; ci si troverà sperduti fra una massa di dati sconnessi e disgregati che sembrano escludere qualsiasi unità ideale.

Con queste semplici parole Ernst Cassirer conclude il bilancio della «crisi nella conoscenza di sé dell’uomo» nel primo capitolo del suo Saggio sull’uomo, pubblicato nel 1944 in America, dove aveva trovato accoglienza e rifugio. C’è, oggi, chi non sopporta più l’indifferente dittatura dei «fatti»; chi soffre per la povertà e per l’impotenza del pensiero; chi ancora, sperduto nel labirinto della postmodernità, anela a un filo d’Arianna; chi infine nell’oscurità della caverna vorrebbe scorgere almeno un barlume dell’«unità ideale». Ebbene, costui dovrebbe intraprendere una seria e meditata lettura dei capitoli successivi di quest’ultima grande opera di Cassirer, dove il filosofo tedesco idealmente rivolto al lettore americano, curioso e ignaro della tragedia europea, indica, rendendo più elementare anche il lessico strettamente filosofico, una «via» per la conoscenza della natura dell’uomo. Della seconda guerra mondiale non si conosceva ancora l’esito. A chi poi gli chiedeva chiarimenti su come avesse potuto la patria di Kant, di Goethe, di Hegel generare il mostro nazista, il filosofo e storico, giusto prima di morire, rispose con un ultimo capolavoro, Il mito dello Stato (postumo), 1946. Ernst Cassirer ha dal 1919 al 1933 insegnato filosofia all’Università di Hamburg, di cui nel 1929 divenne anche rettore. Grazie ai suoi precedenti lavori sul problema della conoscenza [Erkenntnisproblem], egli aveva già acquisito di là dalle consorterie accademiche una certa notorietà, suscitando interesse e attenzione anche a livello internazionale. L’originalità e la ricchezza dei suoi studi lo condussero precocemente ben oltre l’orizzonte del neokantismo marburghese [Hermann Cohen, Paul Natorp], presso cui si era in origine formato. A Hamburg Cassirer poté mettere a frutto la sua assidua frequentazione della vastissima «Bibliothek Warburg», la cui interna articolazio- 2 ne, già dal punto di vista della distribuzione spaziale dei vari settori del sapere e della loro sistematica correlazione, era in non casuale sintonia con i propri progetti di ricerca. In questo favorevole ambiente, dal 1923 al 1929, egli elaborò la sua principale opera, i primi tre volumi della Filosofia delle forme simboliche, cui avrebbe dovuto fare seguito anche un quarto volume. Proprio in queste fitte pagine il lettore più esigente e meno superficiale dovrebbe dapprima ritrovare il bandolo del «filo d’Arianna», di cui sopra. Dal 1933, costretto ad abbandonare definitivamente la Germania per scampare al nazismo, Cassirer portò avanti con continuità la sua opera, nonostante le difficili condizioni dell’esilio e una lunga talora avventurosa «odissea», dapprima in Inghilterra, poi in Svezia, finalmente negli USA. L’anno 1933 rappresenta una cesura reale, altamente simbolica, non solo nella vita personale del filosofo. Il quarto volume del monumentale Erkenntnisproblem affronta il problema della conoscenza e dell’unità dei saperi negli ultimi cento anni: «Dalla morte di Hegel fino al tempo presente (1832-1932)». Benché ultimato, quest’ultimo volume non potrà essere pubblicato in Germania, perché qui il «tempo presente» per Cassirer si era fermato appunto al 1933. Postumo, il lavoro vedrà la luce solo nel 1957, dopo 25 anni di ostracismo e di silenzio, non esclusivamente su questa singola opera, bensì sulla sua intera figura di storico e di filosofo. Fino al tragico crollo del regime nazista, non soltanto la sua persona, ma anche la sua opera e il suo stesso nome scomparvero come per incantesimo dagli ambienti accademici e in generale dall’ordinaria circolazione delle idee. Su un aspetto non secondario, tuttavia, vale la pena di soffermare l’attenzione: sulla stretta correlazione tra processo storico e unità sistematica. Il fatto che anche l’ultimo volume dell’Erkenntnisproblem conservi il medesimo titolo generale dei precedenti, indica che per Cassirer non c’è soluzione di continuità tra il matematico e filosofo Nicola Cusano (erede a sua volta di Platone e di Agostino) e i creatori della fisica quantistica. Sono in quest’opera unica e singolare restituiti tutti, ancora presenti e vivi, in una sorta di conversazione universale. Inoltre, ancor più istruttivo e indicativo per noi, oggi, è che qui Cassirer abbia saputo continuamente aggiornare il complesso problema storico della conoscenza e dei saperi in un’esposizione unitaria e sistematica, articolata in tre libri: «La scienza esatta» [geometrie non Euclide, aritmetica moderna, fondamenti delle matematiche, logica, fisica teorica], «L’ideale di conoscenza della biologia e le sue trasformazioni», «Forme e direzioni fondamentali della conoscenza storica». Già dagli anni Venti Cassirer aveva iniziato a elaborare e a sottoporre al pubblico confronto il suo personale programma filosofico, mirante alla formazione di un sistema teorico più generale, di cui i precedenti studi storici ed epistemologici rappresentavano solo i lavori preparatori e la fondazione. Fondamentali da questo punto di vista sono anche i suoi vari scritti su Galilei, Descartes, Newton e Einstein, per ciò che concerne il rapporto tra scienza della natura e filosofia; ma altrettanto importanti sono i lavori su Nicola Cusano, Leibniz, Kant e Goethe, per un confronto più serrato con le ineliminabili questioni metafisiche e per un’apertura del pensiero verso i più ampi orizzonti delle scienze dello spirito. Degno di nota e di attenzione è anche il suo continuo confronto con le tendenze filosofiche deliberatamente distanti dall’universo della scienza e dei saperi in generale, prima fra tutte la variegata «filosofia della vita». In virtù di tale impostazione programmatica egli ha potuto, di fatto, confutare e rigettare la separazione tra cultura scientifica e cultura umanistica: la sua filosofia delle forme simboliche [il linguaggio, il mito, la religione, l’arte, la tecnica, la storia, la scienza], in quanto teoria della configurazione di ogni aspetto della realtà da parte dell’uomo, «animal symbolicum», presuppone e promuove anche sul piano metodologico l’unità di tutte le scienze. Il discorso delle «due culture» e la frammentazione iperspecialistica di tutti i settori del sapere, che tragicamente ne consegue, non sono una necessità ineluttabile, che occorre accettare con rassegnata impotenza. Come pure non è fatale e obbligatorio per un filosofo dibattersi nel falso dilemma tra «pensiero analitico» e «pensiero continentale». In merito a questo specifico problema filosofico e culturale — e alla possibilità di ripensare e rinnovare oggi in modo soddisfacente la «formazione del filosofo» e più in generale la stessa «cultura del filosofare» — il pensiero di Cassirer è esemplare e indica al tempo stesso la direzione e la strada da percorrere per una possibile soluzione. 3 Il XX secolo, già dilaniato da due conflitti mondiali e da contrapposti regimi totalitari, ha conosciuto soprattutto nel secondo dopoguerra una filosofia ora isolata in se stessa, ora impegnata in vuote dispute ideologiche o accademiche, ora distratta dalla moda del momento, ora infine pilotata dalle logiche del mercato culturale. Dopo un ostracismo e un silenzio durati circa mezzo secolo, oggi si assiste a una «Cassirer Renaissance», non soltanto in Europa ma a livello globale. Si comincia ad apprezzare il talento dimostrato da Cassirer nel cogliere la connessione storica dei problemi filosofici, nel mostrare le linee direzionali segnate dai principali progetti del pensiero occidentale, soprattutto europeo, e nel far fruttare tutto ciò anche nelle ricerche e nelle discussioni filosofiche di oggi. La filosofia delle forme simboliche di Ernst Cassirer è stata in verità più citata che letta e compresa fino in fondo. Nei due decenni che hanno preceduto la sua morte, avvenuta nel 1945, e soprattutto nei tre decenni successivi, Cassirer è stato in verità universalmente, ininterrottamente apprezzato e riconosciuto come storico delle idee e in particolare come storico del pensiero scientifico. Grande fortuna hanno conosciuto soprattutto le sue ricerche sulla filosofia del Rinascimento e dell’Illuminismo, sull’opera di Kant, sulla matematica, sulle scienze della natura. Nonostante ciò, il suo contributo teoretico principale mirante a un’antropologia filosofica fondata sulla concezione simbolico-funzionale della cultura umana, è rimasto nell’ombra e a lungo messo da parte in Europa, soprattutto presso le scuole filosofiche dominanti nella seconda metà del secolo scorso: l’ermeneutica heideggeriana, la fenomenologia husserliana, la scuola di Francoforte, le varie correnti della filosofia analitica, in particolare quella risalente a Wittgenstein. Le ragioni storiche di questa palese incongruenza sono molteplici e meritano, sia pur brevemente, di essere qui ricordate. Per quanto riguarda la Germania, suo paese d’origine per lingua e cultura, già si è accennato alla completa cancellazione politica e culturale della sua opera e della sua memoria, dal 1933 in poi. Le opere successive di Cassirer — soprattutto gli innumerevoli incartamenti, dattiloscritti e manoscritti, che andranno a costituire più tardi il fondo dell’attuale «Nachlass» cassireriano — dopo le fortunose vicende della sua «lunga odissea», approderanno finalmente alla Yale University, dove però resteranno silenti fino alla metà degli anni Settanta. La morte prematura di Cassirer, esule in America, giusto alla fine della seconda guerra mondiale, annullò anche ogni possibile partecipazione diretta del filosofo alla ripresa della vita filosofica nei primi anni del dopoguerra in Europa; in particolare nella stessa Germania, dove peraltro sopravviveva, associato alla sua fama di pensatore tedesco, soltanto un pregiudizio negativo riguardo alla sua presunta appartenenza al cosiddetto «neokantismo», corrente accademica in auge a cavallo dei secoli XIX-XX ma liquidata dalle emergenti correnti esistenzialiste già prima dell’avvento del nazismo. Sarebbe peraltro interessante e istruttivo rileggere al riguardo le carte del famoso colloquio di Davos (primavera del 1928) tra Heidegger e Cassirer, in verità una disputa sull’eredità kantiana e sul corretto uso e scopo della filosofia: da una parte il precursore del nazismo in filosofia, dall’altra l’ultimo degli umanisti. Né infine si conobbe in Germania, almeno fino alla metà degli anni Settanta, alcun patrocinatore o porta parola dell’autentico pensiero di Cassirer. Per un pubblico riconoscimento dei meriti del filosofo e del suo personale destino occorrerà aspettare un discorso ufficiale pronunciato da Peter Fischer-Appelt, presidente dell’Università di Hamburg, nel 1974, in occasione del centenario della nascita di Cassirer. Benché tardivo, fu questo un primo passo verso la riscoperta della filosofia delle forme simboliche e della sua profonda portata antropologica e anche politica, soprattutto nel clima fervente e contraddittorio della riunificazione dell’Europa. Altri due decenni dovranno tuttavia trascorrere per la maturazione concreta di questo lungo e complesso percorso. Nel 1995, cinquantesimo anniversario della morte di Cassirer, l’idea di un’edizione completa di tutte le opere pubblicate in vita dall’autore diventa un progetto effettivo. E oggi anche portato a termine. Dall’inizio della pubblicazione dei manoscritti e testi inediti [ENC, in 20 volumi] e della edizione critica di tutti gli scritti pubblicati in vita da Cassirer [ECW, in 26 volumi, pp. 11.298] si deve registrare nel corso degli anni un aumento dapprima costante, poi esponenziale della letteratura su Cassirer. Che non si tratti di una moda passeggera, lo dimostrano il tenore e l’intenzione di que- 4 sti studi. Ci limitiamo in questa sede a segnalare l’ultimo, in ordine di tempo, il contributo di un gruppo di giovani ricercatori, filosofi, scienziati, storici provenienti da Berlino, Hamburg e Leipzig, ma anche dall’Italia e dalla Francia, dal Giappone e dalla Cina, come pure dal Brasile e dagli USA: T. Enders / P. Favuzzi / T. Klattenhoff (a cura di), Philosophie der Kultur – und Wissensformen. Ernst Cassirer neu lesen, Peter Lang Edition, Frankfurt am Main, 2016, pp. 313. Nell’era critica della globalizzazione selvaggia e distruttiva queste giovani intelligenze perseguono un duplice inscindibile obiettivo: da una parte, mettere a frutto l’inesauribile potenziale della filosofia di Cassirer, creando connessioni metadisciplinari e intrecci sistematici tra tutte le forme della cultura e tutte le forme del sapere, al fine di ricompattare in un comune orizzonte di civiltà la dimensione filosofica, scientifica, socio-culturale e politica del vivere contemporaneo [meritano attenzione, in particolare, le originali ricognizioni su forme di simbolizzazione che Cassirer non ha potuto conoscere fino in fondo, quali l’epistemologia del film, l’immagine pittorica, la tecnica nel mondo virtuale, la funzione simbolica del denaro, la tensione patologica nel rapporto tra democrazia e mito moderno]; dall’altra parte, associare a questo compito così ambizioso e arduo, l’esortazione a «Leggere di nuovo Cassirer». Non siamo qui alla presenza di una filologia accademica, né di una speculazione scolastica separata dalla vita reale; si tratta invece di attualizzare con indagini originali all’altezza del XXI secolo il metodo e le riflessioni di Cassirer sulle forme simboliche della cultura e sulle forme del sapere. In breve, volendo rimodellare un vecchio adagio passato ormai di moda, occorrerebbe oggi essere di nuovo cassireriani, piuttosto che neocassireristi. Così come Cassirer fu a suo tempo kantiano e non neo-kantista, e lo stesso Kant fu piuttosto platonico e non neo-platonista.

Per comprendere la crisi politico-culturale del presente, occorre saperne prendere le distanze. Platone fu per Cassirer — e credo possa esserlo anche per noi oggi — una base di partenza per il risveglio dello spirito originario della filosofia e della civiltà europea. Si può raccogliere il mare in una goccia? Le tre parole proposte nel brano antologico che segue sono solo una goccia nel mare magnum del pensiero di Ernst Cassirer, un universo immenso e molteplice che, nell’indigenza culturale del presente, meriterebbe di essere con rigore esplorato in lungo, in largo e, se possibile, anche in profondità.

Nota bibliografica

Il brano antologico qui riservato all’Officina dei saperi è tratto da un saggio filosofico in corso di pubblicazione presso la casa editrice «Limina mentis»: Giuseppe Saponaro, Tracce platoniche in Ernst Cassirer. Per una prima più approfondita introduzione al pensiero di Ernst Cassirer, mi permetto di rinviare a Giuseppe Saponaro, Filosofia della cultura o tragedia della cultura? L’eredità filosofica di Ernst Cassirer, in AA.VV., Il Novecento (Tempora 5, Collana di studi storici, filosofici, umanistici), Bibliosofica, Roma, 2015, pp. 15-65.