L’apprendimento come esperienza estetica. Il libro
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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L’apprendimento come esperienza estetica. Il libro

di Lidia DECANDIA –

Cari amici e amiche,

sollecitata dal bellissimo e interessantissimo articolo di Laura Marchetti, e dalle osservazioni di Piero Bevilacqua che condivido pienamente desidero condividere con voi anche una mia esperienza di didattica-ricerca-azione, fatta con gli allievi del Corso di Progetto nel contesto sociale della Facoltà di Architettura di Alghero  in un piccolo centro della Sardegna. Una esperienza che presenta molti punti in comune con questo modo di intendere la didattica, che ho raccontato qualche anno fa in un libro che ho pubblicato per FrancoAngeli dal titolo: L’apprendimento come esperienza estetica. Una comunità di pratiche in azione. Non è un caso che troverete nell’indice un paragrafo intitolato: Riscoprire una erotica della conoscenza.

Come recita la quarta di copertina,

Il racconto di questa  esperienza di didattica-ricerca-azione  diventa nel libro l’occasione per dare conto, attraverso un atto di retrospezione creativa, di una maniera di intendere l’insegnamento e la pianificazione del territorio. In un ottica circolare e ricorsiva, che intreccia la teoria e la pratica, lo sguardo della “docente” con quello della “pianificatrice” l’autrice, come al ritorno da un viaggio, racconta il percorso che l’ha portata a dar vita alla costruzione di un “laboratorio di apprendimento collettivo”. Una sorta di vera officina di produzione di conoscenza urbana e territoriale, in cui una “comunità di pratiche” in divenire, formata da alcuni docenti e studenti della facoltà di Architettura di Alghero e dalla popolazione e dagli amministratori di Santu Lussurgiu, ha lavorato, mettendo in connessione la scatola dei ricordi con quella dei sogni, per far lievitare produrre e socializzare la produzione possibile di una nuova cultura urbana. Nel ripartire dall’idea di scuola attiva – il learning by doing di deweiana memoria – e collocandosi all’interno di un particolare filone di pianificazione, profondamente radicato nel pensiero geddesiano, l’autrice propone un percorso al contempo didattico e di progetto-azione. Un percorso incentrato sulla creazione di contesti interattivi e relazionali in cui far uso di linguaggi sensibili e metaforici per risvegliare negli allievi e negli abitanti, un desiderio  di cura e di partecipazione. 

La trama, che racconta il cammino compiuto, viene costruita utilizzando la metafora del viaggio e facendosi guidare dalla figura del pellegrino. A queste immagini è affidato il compito di rievocare un particolare processo di apprendimento in grado di produrre un sapere trasformativo sul mondo. Un apprendimento, educato alla forma del tempo e della percezione, capace di fare appello non solo all’intelletto, ma ai sensi; di farsi nutrire non solo dalle idee e dai modelli, ma anche dalla prossimità e dalla concretezza esistenziale fatta dagli incontri con i corpi dei territori, con le persone che lo abitano, con i ricordi, le passioni e le emozioni che lo fanno vivere. È a questo sapere che il libro si affida per costruire un progetto-azione capace di riaprire relazioni significative, vitali e affettive con i territori e i luoghi attraversati nel viaggio. Nel racconto si aprono delle finestre che interrompono la linearità della trama: vere e proprie schede di approfondimento, curate dai diversi partecipanti all’esperienza, in cui vengono focalizzate alcune questioni metodologiche o restituiti particolari aspetti delle ricerche svolte. Come ogni resoconto di viaggio che si rispetti il libro si conclude con una sorta di bilancio del cammino compiuto. Un bilancio che nel guardarsi indietro, rilancia in avanti, consegnando alla “comunità di pratiche” problemi, e questioni da affrontare ma anche possibili piste da esplorare per costruire un possibile lavoro futuro.

Vi allego, sperando di contribuire in qualche modo ad arricchire il dibattito, la copertina, l’indice e i primi due brevi paragrafi (Alle origini dell’esperienza: Matrica laboratorio di fermentazione urbana e Presupposti l’apprendimento come viaggio verso la conoscenza) che restituiscono il programma del viaggio e l’atmosfera del libro e dell’esperienza.

Il libro è ancora in commercio e purtroppo la casa editrice non mi consente di inviarvene copia.

Lidia Decandia