SI DICE ECOLOGIA MA… da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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SI DICE ECOLOGIA MA… da IL MANIFESTO

Si dice ecologia ma si intende la (solita) economia

Enzo Scandurra  16.02.2021

Provate a confrontare i contenuti ecologici e il messaggio della Laudato sì di Papa Francesco con i proclami del nuovo Ministero della transizione ecologica.

Nel documento papale l’ecologia integrale parte dal creato (biosfera) che abbraccia tutto il vivente in una catena di relazioni senza discontinuità. Non ci può essere transizione ecologica lasciando fuori disuguaglianze, povertà e ingiustizia; questo, in sintesi, l’insegnamento.

Nel Ministero nuovo è il (solito) tentativo tecnologico delle lobbies di sostituire (invano) l’uso dei fossili con invenzioni fantasmagoriche che comunque ad esso infine riconducono.

Che cos’è l’idrogeno e la “nuova civiltà” ad idrogeno? Non esistono miniere di idrogeno (esso è solo un vettore capace di trasportare energia), dunque bisogna produrlo e per produrlo occorre energia. Ma quale energia? Quella dei fossili? Si dice che potrebbe essere prodotto con l’uso di energia alternativa. E così siamo tornati al punto di partenza, ovvero produrre energia alternativa.

Altra invenzione: la tecnologia Ccs (Carbon Capture and Sequestration) ovvero ri-catturare la CO2 prodotta e pomparla sotto le viscere del pianeta. Questo è ciò che hanno fatto, in via naturale, per milioni di anni le grandi foreste sottraendo carbonio dall’atmosfera e seppellendolo sotto la crosta terrestre (i rifiuti della terra, ovvero i fossili).

Noi lo abbiamo estratto e utilizzato per tutto il secolo passato e presente, cioè abbiamo utilizzato i rifiuti del pianeta disseppellendoli e modificando così il sottile strato di gas serra che serve a mantenere costante la temperatura (e l’equilibrio) del pianeta.

Ora ci siamo accorti che stavamo mettendo a repentaglio l’equilibrio della biosfera e vogliamo rimettere la CO2 al suo posto (cioè sottoterra). Ma occorre energia: per separare la CO2, per pomparla sotto la crosta. E con quale energia? Anche qui si dirà: l’energia rinnovabile. Già, se ce l’avessimo!

Ancora: le auto elettriche. Sappiamo da studi recenti che allo stato attuale sono più inquinanti di quelle tradizionali per via della batteria. Potremmo migliorare i processi, resta il fatto dei metalli utilizzati per le batterie: dove si prendono e dove si smaltiscono? Ci sono Stati e continenti pattumiere, come l’Asia o l’Africa.

Scavare ancora nel sottosuolo per estrarre metalli per le batterie e poi versare quelle usate, altamente inquinanti, negli stessi territori.

La Laudato sì presupponeva un cambiamento di stile nei comportamenti: più sobri, più solidali, più conviviali (ricordiamo Alex Langer: più lento, più profondo, più dolce). Ripensare la crescita a partire dalla condanna del consumismo, del consumo (inutile) di suolo, dell’uso dell’auto, del turismo di massa, della produzione di armi e del loro commercio, dell’alta velocità che ha ancora più impoverito i territori che attraversa senza fermarsi.

Fare questo vuol dire rinunciare al progresso? Semmai significa arrestare la folle corsa verso l’instabilità del pianeta e scongiurare la (prossima) fine della specie umana. Quanto al progresso basta forse rileggere La Ginestra di Leopardi: questo secol superbo e sciocco…, le magnifiche sorte e progressive.

Progresso dovrebbe significare ritrovare l’alleanza con la terra, con le altre specie che, saccheggiate dei loro habitat, hanno trasmesso la grande pandemia che ci sta uccidendo. Ma questo non è l’obiettivo della transizione ecologia del nuovo Ministero (o Mistero?). Anzi, accanto ad esso c’è quello dello sviluppo del leghista Giorgetti che persegue gli obiettivi opposti.

E’ chiaro che l’ecologia, per citare un suo grande studioso, non può essere beffata e non esistono scorciatoie per aggirarla. Quello che noi pervicacemente tentiamo di fare inventando parole, espressioni, tecniche (e Ministeri) per esorcizzare l’apocalisse ambientale.

Governo Draghi, per chi suona la campanella

L’arte della guerra. La rubrica settimanale a cura di Manlio Dinucci

Manlio Dinucci16.02.2021

Con la tradizionale cerimonia della campanella, è avvenuto a Palazzo Chigi il passaggio di consegne tra Giuseppe Conte e Mario Draghi. In attesa di verificare quale sarà il programma politico del nuovo governo multipartisan, sostenuto da quasi l’intero arco parlamentare, se ne possono prevedere le linee guida attraverso i curricula di alcuni ministri e del presidente del consiglio.

Il fatto che alla Difesa e agli Esteri siano stati riconfermati Roberto Guerini (Pd) e Luigi Di Maio (5 Stelle) indica che il governo Draghi rafforzerà ulteriormente l’«atlantismo», ossia l’appartenenza dell’Italia alla Nato sotto comando Usa. Emblematici gli ultimi atti dei due ministri nel precedente governo.

Guerini si è recato sulla portaerei Cavour, nave ammiraglia della Marina militare, che da Taranto salpava per gli Stati uniti dove acquisirà la certificazione per operare con i caccia di 5a generazione F-35B della Lockheed Martin. Dopo aver ribadito che «il rapporto transatlantico con gli Stati uniti – una grande nazione con cui il nostro paese ha un legame profondo – riveste un ruolo essenziale per l’Italia», il ministro ha sottolineato che «l’Italia diventerà uno dei pochi paesi al mondo, insieme a Usa, Gran Bretagna e Giappone, a esprimere una capacità portaerei con velivoli da combattimento di 5ª generazione». Merito soprattutto del gruppo Leonardo, il maggiore produttore bellico italiano, che partecipa alla costruzione degli F-35.

Di Maio, sulla scia della strategia Usa/Nato, si è recato a Riad dove ha firmato un memorandum d’intesa di «dialogo strategico» con l’Arabia Saudita, la monarchia assoluta che il gruppo Leonardo assiste nell’uso dei caccia Eurofighter Typhoon che bombardano lo Yemen, fornendole anche droni per individuare gli obiettivi da attaccare, e per la quale costruisce negli Stati uniti navi da guerra del tipo più avanzato.

Lo stesso gruppo Leonardo ricompare nel curriculum del fisico Roberto Cingolani, messo alla guida del nuovo «superministero» (richiesto da Grillo) della Transizione ecologica: Cingolani, specializzato in nanotecnologia e robotica, dal 2019 è responsabile del dipartimento tecnologia e innovazione del gruppo Leonardo, «protagonista globale nell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza», sempre più integrato nel gigantesco complesso militare-industriale Usa.

Il 30% dell’azionariato del gruppo è posseduto dal Ministero dello Sviluppo economico, alla cui direzione è stato posto Giancarlo Giorgetti, numero due della Lega e braccio destro di Matteo Salvini. Definito «esperto di conti», penserà lui a gestire i 30 miliardi di euro già stanziati dal suo Ministero a fini militari e gli altri 25 richiesti dal Recovery Fund, per portare la spesa militare italiana da 26 a 36 miliardi annui come richiesto da Usa e Nato.

Compito che sarà affidato anche al neoministro dell’Economia, Daniele Franco, già direttore generale della Banca d’Italia, ufficialmente istituto di diritto pubblico, al cui capitale partecipano 160 banche e fondi pensione.

Nel nuovo governo, i «tecnici» hanno più potere dei «politici». Lo dimostra anzitutto il curriculum di Mario Draghi: da direttore esecutivo della Banca Mondiale a Washington a direttore del Ministero del Tesoro a Roma dove è artefice delle privatizzazioni delle maggiori aziende pubbliche italiane, da vicepresidente della statunitense Goldman Sachs (una delle più grandi banche d’affari del mondo) a governatore della Banca d’Italia e a presidente della Banca Centrale Europea.

Draghi è anche uno dei protagonisti del Gruppo dei Trenta, potente organizzazione internazionale di finanzieri, con sede a Washington, creata nel 1978 dalla Fondazione Rockefeller.

Si rafforza quindi, col governo Draghi, il potere del complesso militare-industriale e dell’alta finanza, con una ulteriore perdita dei principi di sovranità e ripudio della guerra sanciti dalla Costituzione.

Se non è così, il Ministero della Transizione ecologica inizi la sua attività eliminando la maggiore minaccia che grava sul nostro ambiente di vita: le armi nucleari Usa installate in Italia.