La socialdemocrazia senza nemici. Con commenti di Perna e Bevilacqua
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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La socialdemocrazia senza nemici. Con commenti di Perna e Bevilacqua

di Piero BEVILACQUA, da “il manifesto”, 20 luglio 2019

Ha ragione da vendere Christian Raimo (Consigli, di classe, per l’estate, “il manifesto”, 16 luglio) sulla necessità di ripristinare e ridare vigore teorico e politico al concetto di classe, così come a quello di “odio di classe”. Immagino quanti benpensanti inorridirebbero, eppure quello che solleva Raimo è un problema storico e teorico di primissima grandezza.

Nella cancellazione del concetto di classe, nell’abolizione di ogni orizzonte possibile di conflitto, si concentra un passaggio vittorioso del capitalismo sui ceti proletari del nostro tempo.

Dopo il 1989, mentre si consumava forse la più spietata vendetta di classe dell’età contemporanea, il capitale è riuscito a imporre la menzogna ideologica che la classe operaia fosse scomparsa e che quindi anche la distinzione sociale e politica tra operai e imprenditori non avesse più senso. Operazione di falsificazione della realtà sociale su cui è poi potuta prosperare la cancellazione della distinzione storica tra destra e sinistra e prendere avvio l’odierna notte in cui tutte le vacche sono nere.

C’è un episodio significativo della storia recente che illumina questo passaggio. Warren Buffett, uno degli uomini più ricchi del mondo, pochi anni fa ha onestamente dichiarato: «La lotta di classe esiste e l’abbiamo vinta noi». Ma nessuno di noi ricorda, da parte di un dirigente dei vecchi partiti ex comunisti, socialisti e socialdemocratici, l’affermazione: «La lotta di classe esiste e noi l’abbiamo persa».

Anzi, sappiamo che costoro hanno lavorato negli ultimi decenni a occultare i conflitti di classe, a porre sullo stesso piano imprenditori e lavoratori, a cancellare la figure di un qualunque avversario contro cui muovere lotta.

Uno degli esiti micidiali di tale ritirata storica, è che l’avversario di classe è stato in grado di inventare un nuovo nemico. Il capolavoro strategico compiuto dal capitale negli ultimi anni è davvero mirabile nella sua capacità diabolica. Ha messo in guerra gli sconfitti delle società industriali, i precari, i disoccupati, i lavoratori poveri, i giovani in cerca di prima occupazione, contro gli ultimi del mondo.

Mentre la vecchia socialdemocrazia non ha visto più nemici, il capitale li ha raddoppiati e messi in reciproco conflitto.

Dunque non si esce dalla grande nebbia del cosiddetto populismo, dalla cattura dei ceti popolari entro un orizzonte politico conservatore e reazionario di lotta fratricida, se non si torna alla distinzione di classe, alla visione di una società divisa in classi: naturalmente esaminate nella complessa stratificazione sociale di una società industriale matura. Raimo racchiude la moltitudine dei lavoratori che il capitalismo ha frantumato in una miriade di figure con il vecchio e attualissimo termine di proletariato, cui si può affiancare degnamente, a mio avviso, quello gramsciano di subalterni.

Ma è necessario indicare e dare un volto distinto a chi accumula ricchezza e a chi la produce con il proprio lavoro, ben sapendo che le cose non sono così semplici come al tempo di Marx. Anche se il Moro dava tanto rilievo alla classe operaia in un mondo popolato di contadini, mentre non ci sono mai stati sulla terra tanti operai quanto oggi.

Ma occorre soprattutto sapere che senza un nemico contro cui combattere, un soggetto che porta la responsabilità delle disuguaglianze, della precarietà crescente dei subalterni , della crisi catastrofica dell’ambiente, non riusciamo a dare un qualche valore alla lotta politica: l’unico motore che può cambiare e salvare il mondo. Senza dire che la rappresentazione di un mondo contrapposto fonda un principio di verità: altrimenti le ingiustizie e le disuguaglianze diventano fenomeni naturali, come il sole e la pioggia.

Se non c’è una distinzione tra un fronte amico e uno nemico, anche l’etica che orienta il comportamento umano va in fumo e la passione che alimenta la politica si spegne. Sicché il bene e il male diventano equivalenti, come la verità e le false notizie.

Questa è oggi , soprattutto in Italia, la palude civile e culturale in cui le forze dominanti ci stanno trascinando, in assenza di un fronte politico che chiami nemico il nemico.

*

20 luglio 2019

Non mi entusiasma l’idea del nemico da combattere ma quella della lotta alla classe dominante certamente è un obiettivo politico di prima grandezza.  Ed oggi esiste una classe dominante che è composta dalla borghesia mafiosa, che ha accumulato grandi capitali nei mercati illegali che hanno un saggio del profitto nettamente superiore a quelli legali, la borghesia finanziaria che è legata alle speculazioni di Borsa. Insieme formano una nuova classe dominante che ha sostituito la borghesia industriale, o meglio una parte di essa. Infatti, anche una parte della borghesia legata al successo di  imprese multinazionali è legata alla rendita finanziaria, ma tutte insieme concorrono a creare le condizioni per la concentrazione del capitale e la centralizzazione del comando , esattamente come aveva previsto Marx nel III° volume del Capitale. Il rafforzamento di oligopoli/monopoli  è una linea di tendenza inarrestabile.

La seconda è il venir meno di molte funzioni dello Stato che tende ad essere ridotto a mero Stato di polizia. Con la nascita della Libra da parte di Facebook, ed altre monete legate a imprese multinazionali, gli Stati perderanno anche la sovranità monetaria e gli resterà in parte solo il monopolio della violenza, come descritto da Weber. 

Tutto questo – perdonatemi questa volta l’autocitazione – l’avevo scritto in Destra e Sinistra nell’Europa del XXI secolo (Milano 2006) ed avevo altresì previsto che la Destra che verrà in Europa sarà TeoCon o non sarà. Immaginate  come sono saltato dalla poltrona quando ho visto in Tv Salvini con il rosario!!! Quello che non avevo né visto, né previsto è come la Destra si sia appropriata dei temi del movimento No-Global (poi ribattezzato New Global per gli addetti ai lavori) e abbia trovato delle “scorciatoie” chiare e comprensibili alla classe operaia quanto ai ceti marginali. La sovranità – alimentare, energetica, ecc. – è un concetto/categoria che si diffuse a Porto Alegre , ma è stata la Destra che ha trovato la risposta ai danni della globalizzazione: chiusura delle frontiere e dazi doganali. Che queste misure poi si ritorcano contro chi le pratica nel medio periodo, non c’è dubbio, ma nel  breve periodo fanno prendere un sacco di voti come la storia recente dimostra.

Tutto questo per dire che non basta individuare il nemico se poi non sappiamo indicare un “che fare” comprensibile e praticabile, obiettivi chiari e raggiungibili. Credo che dovremmo fare un grande sforzo anche in questa direzione.

Tonino Perna

*

20 luglio 2019

Caro Tonino, cari amici,

sono davvero imbarazzato a intervenire sulla questione del nemico sollevata in seguito al mio articolo.

Che cosa ci vuole per capire che è la metafora dell’avversario di classe da configgere con la lotta? Per quale ragione siamo impegnati politicamente? Per ottenere maggiore uguaglianza economica e più ampia distribuzione del potere, cioè per avere più democrazia. E come si ottengono tali obiettivi se non colpendo chi monopolizza la ricchezza e il potere, se non strappandoli dalle mani di chi li detiene?  

Ho cercato di far capire che dalla mancanza di una chiara discriminante di classe, dall’assenza di una rappresentanza dei subalterni, è potuto sorgere il populismo e l’attuale indistinzione morale oltre che sociale e politica. Il linguaggio di Salvini è esemplare del minestrone ideologico di cui è capace il populismo in assenza di una chiara contrapposizione di classe.Confesso di aver letto con grande stupore la frase finale di Tonino:

«non basta individuare il nemico se poi non sappiamo indicare un “che fare” comprensibile e praticabile, obiettivi chiari e raggiungibili. Credo che dovremmo fare un grande sforzo anche in questa direzione».

Ma davvero io (e a maggior ragione lui) dovrei cercare di  indicare obiettivi chiari e praticabili? E che cosa abbiamo fatto finora, da decenni, Tonino forse anche più di me? Proposte  sui problemi ambientali, sull’economia agricola, sul Sud, sulla scuola, sull’Università, sul territorio, sulle città? Sino ad ora siamo andati a caccia di farfalle e ora dobbiamo impegnarci sul terreno delle indicazioni?

La verità, caro Tonino e cari amici, è che noi siamo degli intellettuali isolati che si muovono fra le macerie di una disfatta storica. Possiamo indicare quel che vogliamo, semplice e comprensibile, ma non ci sono forze politiche che raccolgano le nostre idee.Lo so bene da quando dirigevo Meridiana, cioè dal 1987, prima quindi del 1989..Forse qualcuno dei nostri lettori non era ancora nato.

Quel che possiamo fare è produrre idee, orientare, organizzare dibattiti. Non è poco nel deserto generale. Certo non possiamo andare in giro a distribuire volantini.Ma francamente non mi va proprio di mettermi nella veste di quello che deve fare autocritica. 

Un caro saluto, 

Piero Bevilacqua