DISTRUZIONE CREATIVA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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DISTRUZIONE CREATIVA da IL MANIFESTO

Arriva la distruzione creativa

Nuova Finanza Pubblica. La cifra del governo Draghi rappresenta un salto di qualità dei poteri finanziari con l’obiettivo di imporre tre direzioni di marcia: drenare tutte le risorse pubbliche a favore delle imprese competitive sui mercati internazionali, creare le premesse per il ripristino prima possibile della gabbia del debito e delle politiche di austerità, approfondire l’espropriazione di democraziaMarco Bersani  06.02.2021

Figure mitologiche antichissime, i draghi da sempre incutono timore, sia che simboleggino la saggezza e la nobiltà come nelle culture orientali, sia che rappresentino i divoratori del mondo come nelle culture occidentali. Non sorprende dunque che anche il contemporaneo Mario Draghi faccia riemergere un timore ancestrale, paradossalmente espresso dalla schiera dei suoi adulatori: come spiegare altrimenti le costanti sottolineature del lato umano della persona “che ha avuto un attimo di commozione al momento dell’incarico” o “che al liceo passava i compiti ai compagni”?

Lo stesso meccanismo si riproduce intorno al dilemma su che farà Draghi da capo del governo. Non dovrebbe essere difficile immaginarlo, dato il curriculum del “nostro” e una lineare carriera al servizio dell’espansione dei mercati finanziari nella società; invece, anche qui, assistiamo alla spasmodica ricerca del dettaglio di discontinuità, tra chi sottolinea la laurea di gioventù con Federico Caffè e chi, improvvisandosi archeologo, rintraccia la riga del tal articolo, da cui traspare un’attenzione al destino dei poveri. Per capire cosa ci aspetta, può essere utile rifarsi all’ultimo rapporto -dicembre 2020- del “Gruppo dei Trenta”, organizzazione privata formata da importanti economisti e finanzieri internazionali, tra i quali Mario Draghi.

Il rapporto parte dall’aumento del debito delle imprese, reso esponenziale dagli effetti della pandemia, e dalle conseguenti difficoltà del sistema bancario, che si ritrova stracolmo di crediti deteriorati. Che fare dunque, secondo l’autorevole pensatoio? Il compito del pubblico dev’essere il sostegno al sistema finanziario, attraverso la creazione di istituti ad hoc (bad bank), sui quali convogliare i crediti inesigibili delle banche, in modo che queste possano sostenere la ripresa dell’economia. Ripresa che non dovrà essere indiscriminata, bensì affidata alla “distruzione creativa” del capitalismo, in base alla quale solo le imprese redditizie dovranno essere sostenute, abbandonando le altre al loro destino. A chi sarà affidato il compito di giudicarne la redditività? Al mercato, ça va sans dire. E che ne sarà delle centinaia di migliaia di persone che perderanno il lavoro? A loro il rapporto dedica una riga (per la gioia degli archeologici adulatori) per proporre interventi generici di riqualificazione.

Proviamo in poche righe a immaginare un altro scenario, che parta dalla crisi epocale provocata dal cambiamento climatico e dalla diseguaglianza sociale: l’intero sistema produttivo andrebbe rivoluzionato per mettere agricoltura, industria e terziario al servizio della cura del pianeta, della società e delle persone. Anche questo scenario comporterebbe una distruzione creativa, (chiusura di attività nocive e apertura di attività ecologicamente e socialmente orientate) ma di segno diametralmente opposto: sarebbero le collettività e non il mercato a decidere ’cosa, come, dove e perché’ produrre, mentre il sistema bancario e finanziario, socializzato, sarebbe messo al servizio dell’interesse generale e la garanzia di un reddito di base per tutte le persone permetterebbe una transizione veloce e condivisa.

Solo fantasticherie? La cifra del governo Draghi rappresenta un salto di qualità dei poteri finanziari con l’obiettivo di imporre tre direzioni di marcia: drenare tutte le risorse pubbliche a favore delle imprese competitive sui mercati internazionali, creare le premesse per il ripristino prima possibile della gabbia del debito e delle politiche di austerità, approfondire l’espropriazione di democrazia. Se il realismo è un caldo invito a impugnare il violino e accomodarsi sul ponte del Titanic, è questo il momento di immaginare e di agire per la vita e la sua dignità.

Qualche domanda scomoda sul governo di Supermario

Draghi. A destra e a sinistra i suoi supporter si affannano a leggerne la biografia nel modo più congeniale a giustificarne l’appoggio. Uomo di Goldman Sachs, o allievo di Federico Caffè?Andrea Ranieri  06.02.2021

Mario Draghi va alla grande perlomeno fra i media dell’establishment italiano e, pare, anche europeo. Si invoca la responsabilità nazionale in nome del contrasto alla pandemia e per prendere e spendere i soldi del Recovery.

La destra per ora non prende una posizione netta. Incassa unita come una propria vittoria la caduta di Conte.

I 5Stelle sono divisi, al limite della scissione. Ma la varietà dei toni sull’avvento di Draghi- dal cauto all’entusiasmo a stento trattenuto, testimoniano che non è poi tanto unito nemmeno il Pd.

Del resto sulle divisioni nel Pd e nei 5Stelle aveva giocato spregiudicatamente Renzi, convinto che la crisi dei suoi principali ex alleati di governo lo può di nuovo rendere credibile come il Macron italiano. Che il progetto sia una illusione da megalomane è indubbio, ma su quello è riuscito a tenere insieme i suoi sciagurati sodali di Italia Viva nella sua azione distruttrice.

Del resto appare sempre più chiaro che è stato proprio Conte, oggi rimosso, ad avere tenuto in piedi bene o male l’unità e un minimo di respiro programmatico negli scombinati vascelli del Pd e dei 5Stelle.

Ora c’è Draghi. E a destra e a sinistra i suoi supporter si affannano a leggerne la biografia nel modo più congeniale a giustificarne l’appoggio.

 Uomo delle grandi istituzioni finanziarie e della Goldman Sachs, o allievo prediletto di Federico Caffè, come molti a sinistra hanno riscoperto dopo il suo articolo sul Financial Times dell’anno scorso.

Leggi gli articoli di Federico Caffè dall’archivio storico del manifesto

Credo che più che scavare la sua biografia servirebbe porgli alcune semplici domande sui lavori incorso.

  • Estenderà o no oltre marzo il blocco dei licenziamenti e prolungherà i termini della cassa integrazione Covid?
  • Riprenderà il percorso iniziato dalla ministra Catalfo coi sindacati per una riforma in senso universalista degli ammortizzatori sociale?
  • Manterrà gli strumenti di sostegno alle persone cadute in miseria durante la pandemia, e prima della pandemia, dal momento che il nostro Paese non si è davvero ripreso nemmeno dalla crisi del 2008?
  • Eviterà gli aiuti a pioggia alle imprese o li vincolerà rigorosamente alla transizione digitale e verde, e all’obbligo di formare tutti i lavoratori, come del resto ci chiede l’Europa?
  • Collegherà i finanziamenti alla scuola, alla cultura, alla sanità alla loro natura di diritti universali di cittadinanza, o resterà nella logica perversa della aziendalizzazione e del mercato che ha portato grandi danni alla nostra salute, con lo smantellamento della sanità territoriale e della prevenzione, e sulla nostra stessa possibilità di accedere ai beni primari della istruzione e della cultura?
  • Privilegerà gli investimenti per ricucire un territorio sconvolto, per rimettere in relazione col mondo in maniera fisica e virtuale le nostre aree interne, a partire dal Mezzogiorno, o si accoderà alla retorica esclusiva ed escludente delle grandi opere?
  • Penserà come tanti anche a sinistra che la decarbonizzazione si fa col metano o imboccherà con decisione la strada delle energie rinnovabili e dell’idrogeno verde?

E potrei di queste domande continuare a farne tante altre, a partire da quelle riguardanti i diritti civili e il contrasto al patriarcato e alla violenza fisica e morale nei confronti delle donne, se sapessi chi dentro la politica, è credibilmente in grado di fargliele.

Credo che queste domande debbano partire da quanto è vivo e impegnato nella società.

Dal sindacato prima di tutto, riprendendo con decisione le domande che del resto a aveva messo in campo a proposito del Recovery di Conte. E poi dal vasto mondo dell’associazionismo culturale, sociale e ambientale, a partire dalle organizzazioni femministe e dai ragazzi del venerdì che mi auguro riprendano rapidamente la parola.

Del resto questo vasto mondo qualche successo nell’ultima fase del governo Conte l’aveva portato a casa.

Un fronte vasto da slow food, a la via campesina, a Greenpeace, alle associazioni dei contadini biologici, avevano ottenuto che la Commissione Agricoltura della Camera bocciasse i decreti della ministra Bellanova che in maniera surrettizia reintroducevano l’uso degli Ogm nella nostra agricoltura.

  • Draghi confermerà questo indirizzo, e tutelerà che lo segua il nuovo Ministro dell’Agricoltura?

E un fronte ancora più vasto, a partire dalla rete Pace e Disarmo, ha visto il successo di una mobilitazione pluriennale per bloccare l’esportazione verso l’Arabia Saudita delle armi che stanno martoriando la popolazione dello Yemen.

  • Draghi si muoverà dentro questa linea, magari bloccando l’esportazione di armi anche verso l’Egitto e cominciando a lavorare seriamente alla riconversione della nostra industria bellica, o deciderà, come hanno fatto da sempre i governanti italiani, che “gli affari sono affari, e che se non gliele vendiamo noi gliele vende qualcun altro”?

Ecco queste sono le domande che mi auguro che i sindacati, l’associazionismo impegnato sul fronte dell’ambiente e della pace, rivolgano, anche in maniera un po’ rumorosa, al Presidente incaricato.

Scomode perché non sono possibili risposte unanimi, ma sacrosante perché una eventuale unanimità che metta in ombre queste questioni segnerebbe non una pausa del conflitto politico in attesa di tempi migliori, ma una intollerabile regressione.