BISOGNO DI SINISTRA PER IL “PAESE REALE” da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
7255
post-template-default,single,single-post,postid-7255,single-format-standard,stockholm-core-2.3.2,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.0,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-6.7.0,vc_responsive

BISOGNO DI SINISTRA PER IL “PAESE REALE” da IL MANIFESTO

Nuovi archivi e laboratori per la sinistra

In una parola . La rubrica settimanale a cura di Alberto LeissAlberto Leiss  11.01.2022

Provo a dire anch’io qualcosa sul futuro e sull’esistenza stessa di una sinistra. Questo giornale tiene da sempre meritoriamente aperto un confronto. Forse bisognerebbe concentrarsi sul perché in un trentennio – tanto è passato dalla fine del Pci, e per altre connesse vicende, del Psi e del sistema politico della cosiddetta prima Repubblica – non si è riusciti a costruire qualcosa di solido alla sinistra di quel che è seguito al comunismo italiano. Né è ancora chiara la strada di quello stesso seguito, nato dalla incerta fusione di ex comunisti e ex democristiani (con pochi altri di matrice socialista o liberale). Lo testimoniano, con punti di vista diversi, gli ultimi tre articoli di Alfonso GianniAntonio Floridia e Simone Bertoli.

Credo che ciò derivi dalla estrema difficoltà di elaborare o trovare da qualche parte un pensiero radicalmente nuovo. Capace di superare la catastrofe che non è stata tanto la fine del Pci – direi un epifenomeno – quanto il fallimento dell’alternativa al capitalismo aperta dalla rivoluzione sovietica e – tema molto controverso – di gran parte dell’architettura di pensiero che aveva retto quel tentativo.

Ieri a una riunione dell’Associazione per il rinnovamento della sinistra Aldo Tortorella ripeteva l’esigenza di trovare nuovi fondamenti alla visione critica di una sinistra da reinventare. Non si tratta “soltanto” di inventare nuove teorie e categorie di analisi, ma di capire a fondo che cosa determina nella testa di tante persone la deriva a destra che vediamo dilagare un po’ in tutto il mondo.

Molto attratto da un lato dal trumpismo, dall’altro dall’autoritarismo capital-comunista di Xi. Indagini recenti confermano che gli strati popolari e operai in Italia si rivolgono alla Lega e a Fratelli d’Italia, e solo dopo al Pd. È una verità nota. Ma quanto indagata seriamente, con cervello e cuore? Si tratterebbe di unire la ricerca teoricamente riattrezzata a una pratica politica di vicinanza e solidarietà concreta con chi se la passa peggio. Tortorella citava l’esempio della città austriaca di Graz, seconda dopo Vienna, dove ha vinto nelle elezioni comunali del settembre scorso un partito “comunista”, eleggendo una sindaca: il successo sembra dovuto soprattutto alle concrete iniziative di sostegno di questa formazione verso gli strati più disagiati della popolazione.

Un amico, uomo importante nella Chiesa cattolica italiana, mi ha fatto gli auguri per l’onomastico. Ricorrenza che avevo sempre trascurato. Il santo che si festeggia il 15 novembre è quell’Alberto Magno che con il discepolo Tommaso D’Aquino introdusse nella cultura cristiana la razionalità di Aristotele e la passione per la scienza.

Sant’Alberto, come (quasi) tutti i domenicani – e naturalmente i francescani – praticava una povertà integrale e non faceva che viaggiare a piedi per conoscere il popolo che doveva curare come vescovo, mentre scriveva una specie di enciclopedia universale del sapere del suo tempo.
Purtroppo non credo esista qualche Aristotele da riscoprire. E vivere in povertà, per chi non è povero, è difficile. Si potrebbe provare, però, a costruire degli archivi per ripensare la nostra storia, e a sperimentare laboratori di ricerca nei famosi “territori”.

Provando a impegnare qualcuno dei e delle giovani più intelligenti che sembrano restarsene ben lontano da ciò che chiamiamo politica. E mettendo a frutto le uniche novità che vedo, certo da dilettante, quanto al pensare e agire criticamente: la rivoluzione del femminismo e le rivoluzioni scientifiche (e forse quelle artistiche). Non si tratta solo di studiare, ma di cambiare modo di vivere e di pensare. Anche questo è molto difficile.

La distanza e il coraggio di colmarla

La Città delle Donne rete nazionale  11.01.2022

Capita sulla nostra chat, quella della rete nazionale “La Città delle donne”, in questi tempi difficili, di chiacchierare molto tra di noi, di raccontarci i nostri guai, di cercare di darci coraggio a vicenda.

Siamo donne provenienti dal mondo della politica, dal sindacato, dalle associazioni e dal terzo settore, dalla scuola, dalla sanità, dalle professioni e da contesti diversi.

Molte di noi oggi non hanno più partiti di riferimento, appartenenze precise, nonostante una vita di militanza e di impegno.

Proprio per questo oggi ci sentiamo magari disorientate, confuse, piene di dubbi ma anche profondamente libere e in qualche modo più lucide e realistiche che mai: lontane dagli obblighi e dai riti della politica ufficiale, più vicine al “paese reale”.

Parliamo di scuola.

Diverse tra noi insegnano in scuole di diverso ordine e grado in posti diversi d’Italia al Nord come al Sud, in città piccole come nelle metropoli, quindi la nostra fotografia non è legata ad un posto preciso o a un contesto particolare.

Tutte lamentano una situazione difficile, a volte caotica: un incremento di positivi, ragazze e ragazzi che entrano ed escono dalla quarantena, classi decimate, la difficoltà a praticare davvero il distanziamento, trasporti pubblici affollati.

Tutte sentono la necessità di fermarsi, di prendere un attimo respiro vista l’evoluzione inaspettata e rapidissima della variante Omicron.

La condizione dell’edilizia scolastica in Italia è fortemente critica, solo una percentuale ridicola degli attuali edifici è in regola con le normative antiincendio e in possesso delle regolari certificazioni. Lo stesso vale per le normative antisismiche. Si va avanti di anno in anno con proroghe che impediscono chiusure, chi un minimo ha avuto a che fare con le scuole queste cose le conosce bene.

Eppure a sentire le interviste ai sottosegretari all’istruzione Floridia e Sasso, va tutto benissimo, nessun luogo è più sicuro della scuola, i ragazzi sono più tutelati di quando sono in vacanza; nella realtà i contagi dilagano nella fascia tra i 2 e i 16 anni, ma il Governo ribadisce che tra il 7 e il 10 gennaio si tornerà tra i banchi senza che nulla ovviamente sia cambiato tranne la contagiosità della nuova variante.

Si parla di impianti di areazione che dovrebbero magicamente entrare in funzione nel giro di una manciata giorni e risolvere salvificamente la situazione. Si scopre solo ora che la quasi totalità delle scuole dell’infanzia, delle primarie e delle secondarie di primo grado è ospitata in strutture comunali, e che quindi servono le autorizzazioni necessarie e il rispetto di una serie di procedure, magari anche un adeguamento delle forniture elettriche e dei contatori; cose che hanno tempi sicuramente non veloci.

Qual è la realtà della scuola? Quella che tante di noi viviamo ogni giorno o quella che ci viene raccontata?

Parliamo di sanità.

I contagi crescono in maniera rapidissima, per fortuna i vaccini ci stanno proteggendo, sono diminuiti i decessi e le forme più gravi della malattia, questo è sicuramente vero.

Ma è altrettanto vero che comunque la pressione sugli ospedali aumenta, che il personale medico e paramedico è stremato da quasi due anni di emergenza, che è difficile per gli ammalati non Covid ricevere l’assistenza che è loro dovuta, che vengono procrastinati migliaia e migliaia di interventi chirurgici, che è impossibile riuscire a rispettare le scadenze dei controlli necessari per tante patologie.

Ed è altrettanto vero che tantissima gente è costretta in quarantena, spesso in case inadeguate, dove rimanere distanziati è difficile o estremamente disagevole.

Se hai una casa piccola, con un solo bagno, che alternativa hai?

E’ una situazione di tantissime famiglie, forse la maggioranza delle famiglie italiane: le famose tre stanze, bagno e cucina, dove vivono i genitori e un paio di figli.

E non stiamo parlando di situazioni ben peggiori che pure esistono e sono tantissime: delle case popolari mai riqualificate, dell’edilizia residenziale pubblica senza manutenzione, di interi rioni di periferia senza allacci fognari e senza riscaldamento.

Le poche strutture per malati non gravi sono piene, così un problema di salute pubblica non solo viene affidato all’iniziativa individuale ma viene sistematicamente ignorato; come fossimo un paese di ville e appartamenti residenziali di lusso.

Quanta distanza dal paese reale!

Parliamo di economia.

L’Italia è in ripresa economica, il prodotto interno lordo sale, ce lo raccontano come un mantra ottimista in ogni notiziario, sui giornali, sulla rete.

E’ recente la notizia dell’invio delle prime lettere di licenziamento per 1322 dipendenti di Air Italy, dopo Whirpool, dopo tantissime, troppe altre aziende.

Questa è la realtà che vediamo attorno a noi: lavoratrici e lavoratori in cassa integrazione o peggio licenziati, famiglie in affanno, piccole imprese che falliscono, negozi che chiudono, giovani professionisti al collasso, la classe media che quasi più non esiste e diseguaglianze sempre più profonde.

Conosciamo tante persone occupate nel sommerso, che neanche risultano nelle statistiche ufficiali.

Quando parliamo di lavoro nero in Italia non parliamo solo di attività illegali, ma di camerieri, fattorini, muratori e falegnami, ragazze e ragazze che lavorano nei bar e nei locali, domestiche e badanti e tanto altro ancora; noi le vediamo ogni giorno, ma è come non esistessero, fantasmi senza diritti e senza garanzie.

Gente che lavora per paghe misere e in condizioni poco dignitose. Bisogna riconoscere che almeno quel reddito di cittadinanza che in tanti vogliono abolire una mano seria a queste persone l’ha data.

Per non parlare di un Mezzogiorno sempre più in difficoltà dove la disoccupazione delle donne e dei giovani cresce, il che si traduce in intere regioni senza futuro.

E’ sempre la vecchia faccenda dei dati e dei numeri astratti o meglio della storia raccontata da una parte sola, dalla parte di una minoranza che diventa sempre più ricca e la cui crescita viene venduta come la ricchezza e il benessere di un intero paese.

Insomma ogni giorno ci viene venduta una fotografia del nostro paese che appare sempre più irreale, quasi come i tanti profili ritoccati con photoshop che troviamo ogni giorno sui social.

Il recentissimo decreto governativo sulle nuove regole covid lascia perplessi: non è presente nulla di nuovo sul tracciamento ed è abolita la quarantena per i vaccinati, sia con ciclo primario sia con dose booster, nonostante la letteratura scientifica affermi da tempo con chiarezza che, seppure in misura molto minore, anche i vaccinati possono infettarsi e infettare.

Soprattutto c’è troppo poco sull’obbligo vaccinale, limitato agli over 50 e sanzionato con una multa una tantum di 100 euro.

E’ necessario fare di più in una fase di esplosione epidemica come quella che stiamo vivendo.

E’ il momento che il Governo si assuma finalmente la piena responsabilità della salute pubblica e dell’intera comunità, per proteggere l’attività costante dei luoghi di cura, per costruire sicurezza nel trasporto pubblico e una rigorosa cura delle nostre scuole, con strumenti adeguati di monitoraggio giornaliero.

Non c’è nessuna attenzione particolare a chi è più fragile a causa di malattie croniche, per età, povertà, solitudine; a chi non può permettersi un tampone ogni giorno.

I tamponi non sono gratis, si ricorre al privato e i prezzi aumentano perché il servizio sanitario pubblico sta andando in tilt, messo a dura prova dalla contagiosità della nuova variante.

L’attuale Governo appare francamente paralizzato da veti reciproci: bisogna accontentare tutti e tenere tutti insieme a costo di compromessi continui, soprattutto ora in vista dell’elezione del Presidente della Repubblica. Si tratta di un governo privo, in questi giorni difficili, di quella autorevolezza politica che permette di prendere decisioni chiare, tempestive ed efficaci.

Abbiamo bisogno che si stabilisca un reale obbligo vaccinale, che si impegnino risorse vere per la scuola, per la sanità pubblica, per i trasporti.

Vanno incrementati operatrici e operatori della Sanità e potenziate le strutture e i servizi della medicina territoriale, così come è necessario un piano straordinario di assunzioni per gli insegnanti e il personale della scuola e per ristrutturare e mettere in sicurezza gli edifici scolastici; è tempo che in questo paese si investa davvero nell’acquisto di autobus, di convogli metropolitani e regionali, si rafforzi finalmente la rete dei servizi locali.

Abbiamo bisogno che chi è stato messo in ginocchio dalla pandemia possa ricevere un serio regime di aiuti economici, ciò vale per lavoratrici e lavoratori licenziati, per le piccole aziende e le cooperative, per tutto il Terzo settore, per tanti piccoli esercizi commerciali, per chi opera nel turismo, nello spettacolo, nella cultura.

Vale anche per donne e uomini invisibili del lavoro sommerso e precario, che esistono e sono parte dell’economia di questo paese; per cui vanno probabilmente studiate, di fianco al reddito di cittadinanza, anche forme diverse di sostegno tra cui ad esempio il contributo ai fitti, lo sviluppo di una rete di alloggi sociali e di mense pubbliche, la gratuità dei tamponi.

Non ci sono abbastanza soldi? E’ vero, appare su tutto dominare la “necessità” superiore dell’economia, ma la salute collettiva è una priorità, per cui si possono sacrificare vincoli e compatibilità di bilancio e rinegoziare i rapporti con l’UE.

Dopo i conflitti mondiali, grandi stati europei uscirono da situazioni devastanti con un grosso indebitamento nazionale. Per rispondere alla grande crisi finanziaria del 2008, il presidente Obama fece crescere il debito pubblico degli Stati Uniti di circa l’80%, il che consentì un intervento dello stato decisivo per la ripresa; oggi la situazione è simile, siamo impegnati in una guerra contro una pandemia globale e l’obiettivo primario dovrebbe essere, non la tutela dell’interesse di pochi, ma la salvezza della comunità.

Per superare la distanza che separa un ceto politico che guarda solo a se stesso dal paese reale che soffre, ci vuole buon senso, capacità di ascoltare e di compiere gesti concreti; ci vuole soprattutto coraggio, quello dei momenti difficili, quello che non guarda a tattiche e convenienze, ma al bene comune, quello che cambia la storia e il futuro.

No Comments

Post a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.