RICONVERSIONE CULTURALE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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RICONVERSIONE CULTURALE da IL MANIFESTO

Tutti ecologisti della domenica, se non cambia il modello industriale

Ambiente. occorre incominciare a chiarire il significato delle parole, ricordando che la riconversione ecologica non si esaurisce nello sviluppo delle energie alternative, del digitale, nell’uso di tecnologie meno inquinanti, e altre correzioni del modello industriale novecentescoPiero Bevilacqua  31.07.2020 

Davvero allarga il cuore sentire dirigenti politici e giornalisti, usare con generosità l’espressione riconversione ecologica, per alludere al nuovo corso dello sviluppo economico italiano ed europeo. Si capisce che non sanno di cosa parlano, ma il fatto che ormai ne parlino anche loro è un segno della popolarità che, almeno l’espressione verbale, ha finalmente guadagnato presso i produttori di senso comune.

Ricordo che il sintagma riconversione ecologica è stato coniato in Italia da Alexander Langer e che Guido Viale vi dedica da anni studi e ricerche, purtroppo con scarsi esiti, sia culturali che strutturali. Ma che oggi anche l’Ue tenti di progettare i suoi ingenti investimenti entro la filosofia di un Green Deal, di un modello verde di sviluppo, è sicuramente una grande novità e un’opportunità da cogliere.

Esattamente al tal fine occorre incominciare a chiarire il significato delle parole, ricordando che la riconversione ecologica non si esaurisce nello sviluppo delle energie alternative, del digitale, nell’uso di tecnologie meno inquinanti, e altre correzioni del modello industriale novecentesco.

Quell’espressione rinvia a una rivoluzione del paradigma produttivo che ha dominato per quasi un secolo, quello, per intenderci, nato negli Usa negli anni ’30 e fondato sulla cosiddetta planned obsolescence, l’obsolescenza programmata dei beni: le merci devono durare poco per alimentare il processo produttivo, senza nessuna considerazione del fatto che le merci consumano natura e che la natura non è infinita. Dunque è necessaria una vera rivoluzione industriale, possibile solo con un profondo rivolgimento culturale.

Mi confermo in tale necessità, soprattutto in Italia, dopo aver appreso gli ultimi dati del rapporto Ispra sull’espansione del cemento nel 2019. Ne ha dato ampio conto Luca Martinelli sul manifesto (23/7), ricordando che l’anno scorso, seguendo un ritmo senza tregua, sono stati cementificati 57 milioni di m2, due metri quadrati al secondo. Perché tanto cemento, edifici, strade, ponti, in aumento di anno in anno, mentre diminuisce la popolazione?

Una parte crescente dell’imprenditoria italiana vede nel territorio non un bene essenziale dell’equilibrio ambientale, ma una risorsa facile per i propri affari. Bisogna che il ceto politico e l’intero governo comprendano questo nodo drammatico dello sviluppo italiano. I capitali investiti in cemento sfuggono di fatto al mercato, alla competizione, all’innovazione tecnologica e di prodotto e si rifugiano nel settore più tradizionale e primitivo dell’economia.

Tutte le facilitazioni offerte a questo tipo di attività predatoria l’Italia la paga innanzi tutto con un arretramento progettuale e strategico della sua industria. Il nostro Mezzogiorno ha pagato duramente, in termini di arretratezza del suo apparato produttivo, il fatto che i suoi imprenditori hanno avuto agio di fare affari col territorio anziché misurarsi con nuovi settori merceologici, affrontare mercati e sfide tecnologiche. Naturalmente il suolo, soprattutto in Italia, costituisce il cuore di ciò che chiamiamo natura, ambiente, risorse.

Mostrare preoccupazione per il riscaldamento climatico e continuare a coprire il suolo verde non è più accettabile, perché il cemento innalza la temperatura, così come non è accettabile recriminare per l’allagamento delle città, perché è la copertura totalitaria del verde che trasforma in letti di fiume le strade cittadine appena piove.

Costruire in Italia significa non soltanto sottrarre terra all’agricoltura, ma contribuire al riscaldamento globale, operare per rendere catastrofici gli eventi meteorici. Mentre milioni di edifici vanno in rovina per abbandono, costruire ancora è opera criminale, indirizzata contro l’interesse generale.

Purtroppo non sono solo gli imprenditori che consumano suolo. Anche i comuni fanno la loro parte. Voglio qui segnalare un caso prima che sia troppo tardi e che riguarda la Calabria. A Catanzaro, nella località Giovino, sorge una pineta in riva al mare, connessa a un sistema di dune popolate da una flora selvatica con specie insolite e anche rare. Si tratta di un gioiello naturalistico di quasi 12 ettari presidiato amorevolmente da gruppi ambientalisti locali.

Naturalmente il comune non si azzarda a mettere le mani su un tale patrimonio, ma poiché questo innalza i valori fondiari dell’area adiacente, un piano di lottizzazione per costruzioni varie è sicuramente un buon affare. In questo modo si salvaguarda l’ambiente e si da una mano allo sviluppo. Ricordo che dal 2001 la Calabria ha perso quasi 100 mila abitanti, Catanzaro è passata da 95.512 a 88.313 nel 2020. Mentre il centro storico si spopola e nessuno ristruttura vecchi edifici, anche di pregio, si va in cerca di territori vergini più appetibili. Considero questo caso esemplare di quel che può accadere in Italia, dove circola tanta fame di affari e c’è la possibilità di gabellarli per ecologicamente compatibili.

La memoria e il futuro

Costituente Terra  31.07.2020

Care Amiche ed Amici,

La richiesta di Costituente Terra di convocare una Conferenza Mondiale sulla Sanità sull’esempio di quello che fecero nel 1945 le Nazioni Unite a San Francisco dopo la prova devastante della seconda guerra mondiale, comincia a fare il suo cammino. La novità della proposta, avanzata nell’ultima Newsletter di Costituente Terra e ora pubblicata sul nostro sito, sta nell’avvio di un costituzionalismo che porti intanto alla creazione della prima istituzione globale di garanzia, volta alla tutela del diritto umano universale alla salute.

Al di là di questa iniziativa è andata avanti in questi mesi da parte nostra nonostante la difficoltà della situazione, la messa in opera del sito www.costituenteterra.it, costruito con grande maestria e genialità da Edmondo Crestini, che ne curerà anche la gestione e l’arricchimento informatico e tecnico. A tale sito abbiamo affiancato anche, come avevamo promesso, un sito chiamato “labibliotecadialessandria.costituenteterra.it” a cui si può accedere direttamente dal primo, cliccando sulla relativa icona sul fondo della home page (accanto alle categorie), o anche direttamente dal web. La Biblioteca è infatti aperta a tutti e crescerà con l’apporto di tutti, in modo che il processo costituente sia sorretto dalla memoria e proteso al pensiero del futuro.

La Biblioteca attraverso le sue varie “Sale” offrirà libri e testi durevoli che possano servire all’avanzamento delle nuove frontiere del diritto e alla costruzione del nuovo pensiero dell’unità umana e della continuazione della storia.

Quasi a offrirvi una sommaria mappa dei siti e dei lavori in corso vi segnaliamo che in Costituente Terra nella sezione “Il processo costituente” abbiamo pubblicato una video-lezione del prof. Ferrajoli all’Università di Roma Tor Vergata dal titolo “Una sfera pubblica globale e una Costituzione della Terra“; nella sezione “Si salvano insieme” un grido d’allarme del domenicano brasiliano Frei Betto sul presidente Bolsonaro come di “Un assassino al governo“; nella sezione “Disimparare l’arte della guerra” la notizia di una sentenza della Corte europea dei diritti umani che afferma la legittimità del boicottaggio politico di Israele per la sua intenzione di annettersi gran parte dei territori occupati della Palestina; nella sezione “L’unità umana” abbiamo pubblicato uno scritto di Raniero La Valle, “L’unigenita“, che allude alla comune origine e destino della famiglia umana, e un altro su “Unità ed eguaglianza umana“, oltre a un appello che viene dall’Etiopia per la salute come bene umano universale, cui pure fa riferimento, nella sezione “I due sovrani“, un articolo del prof. Francesco Domenico Capizzi sulla situazione catastrofica negli Stati Uniti; nella sezione “Il principio femminile” abbiamo messo una sintesi da un testo di Italo Mancini su una alternativa alla cultura patriarcale nel diritto. Questa sezione è introdotta da una foto di Marianella Garcia Villas, la martire salvadoregna trentatreenne, avvocata dei poveri, uccisa dal regime militare, mentre la Sala corrispondente della Biblioteca è contrassegnata da un’immagine dell’indiano Taj Mahal, il più bell’edificio mai costruito in onore di una donna.

Altre sezioni del sito che via via saranno curate sono “La conversione del pensiero“, “Le frontiere del diritto“, “L’ecologia integrale e la Laudato Sì” (l’enciclica di papa Francesco si trova nella Biblioteca di Alessandria), “Il lavoro e il Sabato“, “Dimenticare Teodosio” (ovvero l’uscita dall’età costantiniana), “La resistibile ascesa dei Führer artificiali“.

Nel sito “La Biblioteca di Alessandria“, che nelle sue diverse Sale riecheggia analoghe tematiche, abbiamo raccolto finora due testi fondativi di Luigi Ferrajoli, il Manifesto per l’eguaglianza e Il costituzionalismo oltre lo Stato, e poi un libro che esprime l’eredità politica ed umana di Claudio Napoleoni, “Cercate ancora“, due conversazioni di impronta antropologica di Raniero La Valle, ” Non c’è più né Giudeo né Greco” e “Chi è dunque l’uomo?“, con una “Nota lunga e bigia” di Giovanni Benzoni.

Vi è poi la Costituzione italiana (altre ve ne saranno), la Convenzione contro il genocidio, e, tra i precedenti del nuovo costituzionalismo , “da Ur ad Abu Dhabi”, c’è la Dichiarazione di Nuova Delhi di Mikhail Gorbaciov e Rajiv Gandhi del 27 dicembre 1986, nonché (in varie lingue) il katékon, l’Appello a resistere per un mondo non genocida patria di tutti, patria dei poveri.
Ne avete da leggere! D’altronde non si può mai smettere di farlo.