“LA LIBERTÀ DI SCEGLIERE” da 18Brumaioblog
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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“LA LIBERTÀ DI SCEGLIERE” da 18Brumaioblog

sabato 19 settembre 2020

La libertà di scegliere

 «Da quanto tempo i marxisti annunciano che le contraddizioni interne del capitalismo stanno per farlo implodere?» È vero, però non bisogna mettere tutto e tutti nel mucchio della più abusata vulgata del “marxismo”.

Già nel 1850 Marx ed Engels si erano resi conto che nel biennio precedente “il progresso rivoluzionario non si fece strada con le sue tragicomiche conquiste immediate, ma, al contrario, facendo sorgere una controrivoluzione serrata, potente, facendo sorgere un avversario”.

E a riguardo della Parigi del 1871, Marx ebbe a scrivere che non si “attendevano miracoli dalla Comune. Essa non ha utopie belle e pronte da introdurre par dècret du peuple. Sa che per realizzare la sua emancipazione, e con essa quella forma più alta a cui la società odierna tende irresistibilmente per i suoi stessi fattori economici, dovrà passare per lunghe lotte, per una serie di processi storici che trasformeranno le circostanze e gli uomini”.

Di quale capitalismo stiamo parlando? Di un capitalismo che non esiste più da lunga pezza, così come la proprietà privata. Non l’ha abolita il “comunismo”, bensì il capitale stesso. La quasi totalità delle persone di che cosa può dirsi proprietaria? Nel migliore dei casi della propria abitazione, della seconda casa al mare o ai monti, forse della propria bottega (sempre più rare), del laboratorio, dello studio professionale? Pulviscolo.

Oppure proprietari del capannone dove impiegare 20, 30 o anche 50 dipendenti? Basterà che il principale cliente non rinnovi le proprie commesse, oppure non paghi alle scadenze, che la banca sospenda i propri fidi, ed ecco che al padroncino non resterà che appendersi ad una trave, come purtroppo accade non di rado. E sarebbe dunque questa la proprietà privata, diritto sociale a fondamento della nostra libertà nonché del capitalismo?

Già Hobson (1902), Lenin (1917) e Hilferding (1923) avevano posto in chiaro come quel capitalismo della “proprietà privata” si stesse trasformando in qualcosa di molto diverso, non nelle sue leggi, bensì come soggetto alle dinamiche del suo sviluppo, già ben comprese e illustrate dal vecchio con la barba.

Uno studio del 2011 condotto da ricercatori del Politecnico federale di Zurigo, dal titolo The network of global corporate control, dimostrava a qual punto la struttura della rete di controllo delle multinazionali incide sulla concorrenza del mercato globale e la stabilità finanziaria.

I ricercatori sono partiti da un elenco di 43.060 imprese transnazionali individuate secondo la definizione dell’OCSE, tratto dal un campione di circa 30 milioni di attori economici contenuti nel database Orbis 2007. Successivamente hanno esperito una ricerca intrecciata che individua la rete di tutte le proprietà e i relativi percorsi. La rete TNC (transnational corporations) risultante include 600.508 nodi e legami su 1.006.987 proprietà. In termini di connettività, la rete è costituita da tanti piccoli componenti collegati, ma il più grande (3/4 di tutti i nodi) annovera tutte le multinazionali più importanti per valore economico, pari al 94,2% del totale operativo delle TNC.

In sostanza emerge dallo studio un nocciolo duro costituito da 787 grandi corporation che controllano l’80 per cento delle più importanti imprese del mondo e al suo interno un gruppo ancora più ristretto composto da 147 gruppi che controllano il 40 per cento delle più importanti multinazionali del pianeta. In particolare, rilevava lo studio, la classifica dei più grandi attori multinazionali esercita un controllo dieci volte più grande di quello che ci si poteva aspettare sulla base della patrimonializzazione.

In pochi lustri le cose sono molto cambiate e quei dati sono superati. Apple, Amazon, Alphabet (il proprietario di Google), Microsoft e Facebook segnano un valore combinato di oltre 8 trilioni. Attraverso riacquisto di azioni proprie, Apple è diventata la prima azienda al mondo a raggiungere una valutazione di mercato di 1 trilione di dollari nell’agosto 2018, con un aumento di 300 miliardi nei tre anni precedenti. Negli ultimi cinque mesi, Apple ha raggiunto e superato i 2 trilioni di capitalizzazione. Più del Pil italiano, per avere un dato di confronto.

Non solo società nel settore dell’alta tecnologia e della comunicazione. Le americane Adm, Bunge e Cargill, la francese Dreyfus, tengono in pugno le commodities alimentari controllando fra l’80 e il 90% dei cereali mondiali. Sul mercato delle sementi e dei pesticidi vi sono state megafusioni tra Dow-Dupont, Bayer-Monsanto e ChemChina-Syngenta (che aveva già incorporato Pirelli e Krauss-Maffei, e infine si fonde con Sinochem). Tre colossi che controllano più del 70% dei prodotti fitosanitari per l’agricoltura e più del 60% delle sementi a livello globale.

Whole Foods Market, 500 supermercati negli Stati Uniti, in Canada e nel Regno Unito, è stata acquisita nel 2017 da Amazon; Google ha risposto con un’alleanza con Walmart, la quale a sua volta nel 2018 ha preso il controllo dell’indiana Flipkart, fondata appena nel 2007, leader mondiale della distribuzione alimentare. Eccetera, eccetera, eccetera.

Quando vediamo un container con la scritta Maersk o Maersk Line, si tratta della più grande compagnia di navigazione mercantile al mondo per ricavi, con oltre 600 navi. Quando saliamo su un aliscafo della SNAV o traghetto Caremar, paghiamo il biglietto a tale Gianluigi Aponte, un napoletano che vive a Ginevra, che controlla anche MSC, non solo crociere ma anche la seconda compagnia di gestione di linee cargo a livello mondiale. Ricordiamocelo anche quando siamo a bordo del nostro cabinato di 36 piedi e ci sentiamo padroni del mare.   

Per quanto riguarda i piccoli azionisti, solo Beppe Grillo può fingere di contare qualcosa in Telecom Italia. Nei consigli di amministrazione delle varie multinazionali non è infrequente incontrare le stesse facce di bronzo. Nel complesso meno di 10.000 persone hanno qualcosa a che fare con la proprietà dell’intero mondo. Tutti gli altri, sette miliardi e passa, sono direttamente o indirettamente liberi di scegliere, lavorando, acquistando o anche solo respirando, a chi sottomettersi di volta in volta.

Infatti, questa è la società dove si è “liberi di scegliere”, come Milton e Rose Friedman hanno intitolato il loro popolare libro del 1979, da cui la successiva serie tv americana. Questo è il sistema (l’unico!) che promuove “sia la prosperità e sia la libertà dell’uomo”.