IL VIRUS CONTRO I DIRITTI da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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IL VIRUS CONTRO I DIRITTI da IL MANIFESTO

Il capitalismo dello choc pandemico

L’inchiesta. Dal capitalismo dei disastri al capitalismo dello choc pandemico. Le analisi sul mondo globale nel 17esimo rapporto sui diritti globali. Il 2020, con la pandemia di Covid-19, ha portato e sta residuando un drastico peggioramento nei diritti e nelle libertà, così come nella condizione sociale ed economica di milioni di cittadini in molte parti del mondo e ha mostrato con maggior evidenza la pericolosa vulnerabilità del sistema democratico e dello Stato di dirittoMario Pierro  12.12.2020 

Dal capitalismo dei disastri al capitalismo dello choc pandemico. È questa la chiave di lettura offerta dal diciottesimo Rapporto sui diritti globali, coordinato da Sergio Segio e intitolato «Il virus contro i diritti» che ripercorre i dodici mesi che hanno sconvolto l’intero pianeta, gli equilibri economici, sociali e ambientali.

Ogni crisi è ambivalente, e quella del Covid lo è senz’altro. L’isolamento fisico è una dolorosa necessità per salvare vite umane, ed è in realtà un meccanismo politicamente delicato e gestito in maniera sconcertante e imperfetta dai governi. e, allo stesso tempo, è un laboratorio permanente e altamente redditizio di un futuro senza contatto fisico. basti qui pensare al boom dei fatturati e dei rendimenti in borsa delle piattaforme digitali. Al 19 giugno 2020, si legge nel rapporto, Amazon era valutata 1.317,3 miliardi di dollari, il 43,8% in più rispetto all’inizio dell’anno; Microsoft 1.473 miliardi (+22,4%); Apple 1.523,9 (+16,8%); Facebook 671 miliardi (+14,6%); Alphabet 991,1 miliardi (+7,4%); PayPal 192,4 miliardi (+51,5%); Netflix 196,9 (+38,9%); Zoom 66,8 miliardi (+255,1%). Una tendenza, peraltro, in rapidissima evoluzione: già ad agosto 2020 Apple ha superato una capitalizzazione di 2.000 miliardi di dollari, un primato a Wall Street. In attesa che i reiterati annunci sul rifinanziamento dei sistemi della sanità pubblica, massacrati da tagli da vent’anni, le vincitrici della crisi sono le piattaforme digitali. Così Naomi Klein ha definito un futuro prossimo che «sarà gestito dall’Intelligenza Artificiale, ma che in realtà sarà tenuto insieme da decine di milioni di lavoratori anonimi nascosti nei magazzini e nei data center, ammassati in uffici dove si moderano i contenuti o in fabbriche di elettronica, nelle miniere di litio, nei complessi industriali, nei mattatoi e nelle prigioni, esposti al- le malattie e all’ipersfruttamento. È un futuro nel quale ogni nostra mossa, ogni nostra parola, ogni nostra relazione sarà rintracciabile, tracciabile, con una miniera di dati immagazzinati grazie a una collaborazione senza precedenti tra governi e giganti della tecnologia». Nelle crisi si eccede con le distopie. queste ultime crescono incontrastate in un immaginario subalterno. Ma spesso sono realistiche. Quella di Klein non è da meno.

È in questo quadro che va inteso il concetto chiave del rapporto sui diritti globali di quest’anno: l’impunità dei dominanti. Prendiamo la gestione della pandemia sulla quale anche la magistratura italiana ha aperto diverse inchieste. Le morti per Covid-19 nelle residenze degli anziani in Italia o in Francia; quelle provocate dai contagi sui luoghi di lavoro, o in transito per raggiungerli, causati dalla necessità di sopravvivere; le morti causate dalla radicalizzazione delle diseguaglianze e della lotta di classe sono alcuni dei casi che confermano l’esistenza dei “crimini di sistema”. Per il filosofo del diritto Luigi Ferrajoli il crimine di sistema è un illecito giuridico compiuto dai dominanti, dai governanti e da tutti coloro che esercitano un potere politico, sociale ed economico che crea le premesse, e gestisce le conseguenze, di eventi catastrofici, sistemici o pianificati a seguito di politiche precise.

Alla base di questi crimini c’è un vuoto di diritto, ben più che di diritto penale, dovuto a molteplici fattori, tutti legati all’odierna globalizzazione della sola economia e al carattere ancora locale della politica e del diritto: l’assenza di una sfera pubblica all’altezza dei poteri economici e finanziari in grado di limitarne e controllarne l’esercizio; il conseguente ribaltamento del rapporto tra economia e politica, in forza del quale non è più la politica che governa l’economia, ma è l’economia che governa la politica, ovviamente a vantaggio dei soggetti economicamente più forti; il nesso, infine, tra l’impotenza della politica e l’onnipotenza dei poteri economici globali. Questo scarto danneggia sempre più gravemente le persone e i loro diritti costituzionalmente stabiliti.

Il mondo dentro il virus sta amplificando a dismisura questi crimini di sistema. È tale persino l’idea che il Covid «non è stato responsabilità di nessuno». Quante volte in questi mesi abbiamo ascoltato questa frase da tutti i governanti e i dominanti, a cominciare dagli esponenti dell’attuale governo. Sembra proprio che questa pandemia sia semplicemente accaduta come un disastro naturale, un incidente catastrofico imprevedibile, uno “choc esogeno” che si è abbattuto su un sistema economico globale che funzionava alla perfezione. Tale convinzione è una verità di comodo che non rispecchia affatto la realtà complessa in cui questa pandemia si è generata e si è trasmessa. Il virus non è un alieno giunto dallo spazio, non è accaduto per errore e la sua diffusione devastante non è il prodotto di uno “choc” imprevisto, ma la conseguenza strutturale della globalizzazione che ha avvolto il mondo con le sue catene del valore collegate dagli aerei, ad esempio. Non solo la nuova famiglia dei coronavirus è il prodotto della distruzione delle foreste, della trasformazione degli ecosistemi, dell’inurbamento delle campagne e della convivenza forzata tra umani, animali e pipistrelli nella Cina meridionale. Esso è anche il risultato di una nuova relazione tra il sistema produttivo dell’agro-business e delle megalopoli. Rimuovere queste caratteristiche strutturali nella genesi e nella diffusione dei coronavirus che si sono consolidate nell’ultimo ventennio, insieme ad altre epidemie come la SARS, è una strategia fondante del “capitalismo dei disastri” ed è funzionale alla nuova fase di ristrutturazione e investimenti che non intervengono sulle cause della pandemia ma solo sui suoi effetti contingenti. questo è il modo ideale per riprodurre fenomeni patogeni ancora più devastanti di quello attuale. Come si chiama questo? Crimine di sistema, appunto.

Il virus è intervenuto in un mondo dove lo stato di impunità è strutturato. “Parliamo di un sistema criminale che produce morti su scala industriale – sostiene il coordinatore del rapporto diritti globali Sergio Segio – questo rapporto aiuta a comprendere la vastità di un sistema di crimini contro l’umanità, non solo quelli tradizionali. L’industria bellica è uno dei sistemi criminali che producono morti su larga scala. È vorace e aggressivo anche durante la pandemia. Nella prossima legge di bilancio in Italia sono stati stanziati sei miliardi di acquisti di armi. Nel recovery plan italiano sono al momento previsti solo 9 miliardi per la sanità dopo tutto quello che abbiamo passato in questi mesi. Nel 2019 la vendita di armi è aumentata a 361 miliardi di dollari, oltre l’otto per cento. In Italia la Leonardo è cresciuta del 18 per cento con 11 miliardi di ricavi. Ci sono industrie che non producono solo lavoro e crescita, come alla politica fa credere, ma producono guerra e distruzione che colpiscono le popolazioni civili e spesso i bambini come nella guerra nello Yemen alle cui stragi ha collaborato anche l’Italia con una fabbrica di bombe in Sardegna, la RWM”.
“Solo nel giugno 2019 – continua Segio – il parlamento italiano ha sospeso questa produzione. Finirà questo dicembre senza che garanzie che riprenda a produrre. nel primo semestre 2020 il 28% di feriti e uccisi erano bambini. dal 2015 ci sono stati 142 attacchi a strutture sanitarie. Questi sono crimini impuniti. Così come lo è fare affari con il governo egiziano. La procura di Roma ha assodato una precisa responsabilità di alti vertici dei servizi segreti egiziani e dunque del governo di Al Sisi insignito da Macron della legione d’onore. Non si ritira l’ambasciatore italiano in Egitto perché ci sono enormi affari da 10 miliardi di euro nei prossimi anni. Non sempre è un problema dei governi. Ci sono diverse amministrazioni comunali che hanno tolto gli striscioni che chiedevano giustizia per Regeni, come se fosse una battaglia di parte per un caso di torture e impunità. C’è il caso di Patrick Zaki a cui è stata prorogata la detenzione. In Egitto ci sono 60 mila prigionieri politici, solo ad ottobre 2020 ci sono state 50 condanne a morte. In Turchia, un paese al quale l’unione europea ha appaltato il blocco dei migranti che fuggono dalla guerra in Siria. In questi anni è stata lasciata libera di armare l’Isis e di impadronirsi dei territori nel nord est siriano o allargare la sua influenza in Libia dove controlla la guardia costiera responsabile dei lager dei migranti e dei viaggi in mare. Il consiglio europeo sta prendendo in considerazione serie sanzioni contro tutto questo, ma si tratterà di rendere efficaci gli annunci politici. In questo momento nelle carceri turche sono prigionieri 260 giornalisti e 122 cittadini reporter, numerose testate sono state chiuse d’autorità. Sindaci e parlamentari in carica sono stati incarcerati. Il 26 novembre c’è stato un altro processo contro il famigerato golpe di due anni fa, un pretesto usato da Erdogan per scatenare una guerra interna che ha prodotto 300 mila arrestati e 500 mila epurati, persone costrette a lasciare il loro lavoro. Tutto ciò avviene grazie a complicità e un uso di una parola passepartout: “terrorismo”, usata per reprimere i diritti umani”.
“Il virus ha trovato una società globale dove le premesse per avere esiti drammatici della pandemia c’erano tutti – aggiunge Susanna Ronconi, ricercatrice e autrice di un capitolo del rapporto – Il diritto alla salute è uno di quelli più violati in questo mondo. In questa cornice la salute delle donne è sempre più in pericolo, basti pensare alla moltiplicazione dei divieti all’aborto in Polonia o in molti stati Usa. E poi ci sono i crimini contro le donne a causa delle violenze maschili come si è visto durante il lockdown. La salute dipende dal reddito, lavoro, qualità vita urbana o della condizione abitativa. Tutte questioni che influiscono sulla salute ma che sono poco verificabili dal punto di vista della loro esigibilità. Questo avviene perché sono diritti sociali. Spesso si cerca di contrapporre diritti umani a quelli sociali. Ma gli uni senza gli altri non vanno. Il diritto alla salute mette inscena questa complessità. Lo vediamo nella competizione nazionalista sul vaccino contro il Covid. I paesi poveri lo avranno forse nel 2024. Questa è una tragedia universale. il vaccino non è un bene comune. Nelle ultime riunioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità tutti i paesi ricchi si sono opposti alla liberalizzazione dei brevetti. Sono state adottate risoluzioni deboli. La lotta contro i brevetti è stata vinta con l’accordo di Doha sull’aids. È su questo che è possibile lavorare come movimento”.

«Il virus – ha scritto il segretario della Cgil, Maurizio Landini nell’introduzione al rapporto – ha svelato crudelmente che uno sviluppo basato sulla finanza e sulla crescente diseguaglianza non è sostenibile né per l’uomo né per la natura, insieme alla fragilità del nostro sistema sociale e in particolare quello dell’assistenza delle persone».

ll Rapporto sui diritti globali è curato dall’associazione Società INformazione, in associazione con la Cgil ed è edito in Italia da Ediesse-FuturaIn inglese con l’editore Milieu. Il progetto quest’anno è divenuto internazionale ed è in collaborazione dell’Association Against Impunity and for Transitional Justice, indagando lo «Stato d’impunità nel mondo». Ieri è stato presentato online al Parlamento Europeo.