Officina dei saperi | Gentiloni, la politica e i libri. Lettere di Abati e Drago
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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Gentiloni, la politica e i libri. Lettere di Abati e Drago

24 giugno 2017

Cari tutti,

ho appena letto l’odierno intervento di Piero sul “Manifesto” (Gentiloni non legge. non ha tempo. E non gli serve), come sempre di efficace chiarezza e lucidità. Le sue riflessioni mi spingono a allargare il discorso. Due sono gli aspetti, insieme generali e decisivi, che fondano il ragionamento di Piero: la riduzione dell’agire (in questo caso riduzione tanto più vistosa, perché trattasi dell’agire responsabile per eccellenza: quello del politico a capo di uno Stato) a performance strumentale, e la saturazione del tempo. Mi è capitato di osservare la medesima fenomenologia in un campo assai distante da quello politico e apparentemente estraneo ad esso: la pratica dell’insegnamento. Sono profondamente convinto che i due aspetti siano facce di un’unica struttura, che essa sia parte costituiva dell’attuale finanz-capitalismo e per questo la sorgente non secondaria che orienta il senso comune, producendo consenso.

In qualunque direzione sociale muoviamo lo sguardo, possiamo vedere la medesima degradazione dell’agire a strumentalità, sottoposta a una feroce saturazione del tempo. In basso, quella condizione si manifesta nella svalorizzazione del lavoro (di ogni lavoro) e nella riduzione dei lavoratori al servilismo.

Tra i tanti, c’è un non più recente studio di David Harvey, che scrive pagine eccellenti su questo, La crisi della modernità, Milano, Il Saggiatore, 1993, che penso sarebbe bello vedere antologizzato in “Officina dei Saperi”:

Si può fondatamente sostenere che la storia del capitalismo è stata caratterizzata da un’accelerazione nel ritmo della vita, con relativo superamento delle barriere spaziali che il mondo a volte sembra far precipitare sopra di noi […]. Mentre lo spazio sembra rimpicciolirsi fino a diventare un «villaggio globale» delle telecomunicazioni e una «terra-navicella» di interdipendenze economiche ed ecologiche […] e mentre gli orizzonti temporali si accorciano fino al punto in cui il presente è tutto ciò che c’è (il mondo dello schizofrenico), dobbiamo imparare a venire a patti con un travolgente senso di compressione dei nostri mondi spaziali e temporali (p. 295).

Su questa strada, l’indagine può svilupparsi con profitto in varie direzioni: la politica, come ora fa Piero, oppure i ruoli intellettuali, la scuola, l’università, la ricerca, ecc., perché tante sono le “casematte” che sbarrano la strada a un sempre più necessario orizzonte di senso.

Velio Abati

***

25 giugno 2017

Grazie infinite a Piero per lo splendido intervento su Gentiloni e a Velio per aver interpretato (non solo descritto) così bene quanto accade nel mondo della formazione e della ricerca.

È accaduto che la perdita di legittimità di una visione culturale complessiva abbia sottratto alla politica ogni potere di elaborazione dei valori, ne abbia disgregato e maciullato ogni riconoscibilità collettiva, consegnando l’impianto delle riforme alla barbarie del mercato. È accaduto anche che si siano drammaticamente ridotti gli spazi di accesso al sapere e scuole e università si siano trasformate da territori di costruzione di cittadinanza a luoghi di indottrinamento di competenze per consumatori o produttori economici.

Senza nessuna possibilità di costruire un codice comune di civiltà che almeno affianchi l’unico valore altrimenti ampiamente condiviso: quello del mercato. Scomparsi i libri, cancellato il tempo della riflessione e della condivisione, non resta che una corsa affannosa attraverso scadenze didattiche d’ogni genere, segnate da un tempo riempito a viva forza dal simulacro dell’efficienza. Non so se questo processo sia reversibile. Ma renderlo riconoscibile è il primo passo per il cambiamento.

Un saluto caro,

Tiziana Drago