ECOLOGIA E SINISTRA da IL MANIFESTO e GREENME
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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ECOLOGIA E SINISTRA da IL MANIFESTO e GREENME

L’ Antropocene indica il campo di una nuova politica a sinistra

Ecologia. Il limite di chi, a sinistra pone l’accento sull’accesso e sulla distribuzione della ricchezza, e di chi, tra i verdi, non vede le logiche dell’accumulazione capitalista.Paolo Cacciari  25.08.2020

C’è chi pensa – vedi il genetista evoluzionista Svante Pääbo, in Elizabet Kolbert, La sesta estinzione, Beat edizioni, 2014 – che ci sia un “gene faustiano” annidato nella mente umana che spinge alcuni individui (maschi – ci dicono le paleoantropologhe femministe) a sviluppare comportamenti aggressivi, predatori, distruttivi.

Nel corso della storia, si sono creati clan, potentati, élite dominanti che hanno plasmato le relazioni sociali. Come giudicare diversamente, se non folle, ciò che sta avvenendo sotto i nostri occhi, a conclusione di un lungo ciclo di civilizzazione(?), addirittura un’era geologica che molti scienziati vorrebbero ridefinire con il nome Antropocene? (Vedi per tutti, di Jan Zalasiewicz, The Anthropocene as a Geological Time Unit, Cambridge University Press, 2019).

Il sistema energetico fossile modifica la composizione chimica dell’atmosfera, genera cambiamenti climatici catastrofici e acidifica gli oceani; il sistema alimentare carnivoro distrugge le foreste primarie, desertifica i mari, elimina la biodiversità, innesca pandemie; il sistema di produzione industriale di beni di largo consumo programmato sull’obsolescenza genera spreco di materie e di risorse naturali non rinnovabili; il modello di insediamento urbano ammassa in megalopoli invivibili metà della popolazione mondiale; il paradigma tecno-scientifico è mirato alla ricerca del superamento dei limiti naturali (i nove Planetary Boundaries individuati dal gruppo di ecologi di Johan Rockström) e alla progressiva artificializzazione dei cicli vitali; il sistema dell’informazione manipola e sorveglia; l’assetto geopolitico è basato sulla potenza imperiale e la violenza militare.

Ovviamente, non c’è nulla di geneticamente predeterminato e di inevitabile nella suicida “devastazione dello spazio vitale” (Konrad Lorenz, 1972) intrapresa dall’homo – autodefinitosi – sapiens. Altri itinerari e altri esiti sarebbero stati possibili in passato e potrebbero esserlo ancora in futuro. Ed è questo il preciso campo dell’intervento politico, ovvero delle scelte collettive. La politica, invece, “muore” – come affermano da tempo molti politologi – se non riesce a confrontarsi con le questioni fondamentali dell’esistenza umana, cioè con la dimensione culturale e valoriale eco-etica.

In assenza di ciò, è inevitabile che a evaporare per prima sia la politica di sinistra, di coloro, cioè, che pur dichiarandosi non contenti dello stato delle cose presenti rimangono inanimi nell’indicare alternative di sistema, ovvero colgono solo elementi parziali e separati delle conseguenze delle politiche di potenza e di dominio.

Tipico in molta parte della cultura del movimento operaio è porre l’accento esclusivamente sulle disparità e sulle ingiustizie patite dai ceti popolari nell’accesso e nella distribuzione della ricchezza economica. Così come noti sono i limiti dell’ambientalismo superficiale (facilmente sussunto dal mercato) che non coglie le logiche distruttive intrinseche dell’accumulazione capitalista. Più pericolose di tutte sono le derive identitarie di qualsiasi tipo, pur giustificate dai centralismi nazionalisti e dalla globalizzazione omologante.

La cultura politica di sinistra dovrebbe saper individuare e riportare ad unità la lotta ad ogni forma di dominio e di dominazione, facendo perno su un’idea di individuo completo, consapevole e responsabile dei diritti propri, degli altri e di ogni forma di vita. Per dirla a slogan: non basta la coscienza di classe, servono anche la coscienza di genere, di generazione, di luogo, di specie. Secondo il principio (ecologico) della interconnessione e interdipendenza di tutti i fenomeni naturali e sociali, della sostenibilità ambientale e della giustizia sociale.

La Commissione internazionale di stratigrafia della Unione internazionale di scienze geologiche è ancora incerta su quando fissare l’inizio dell’Antropocene: qual é il point-break, il momento in cui l’homo sapiens comincia ad agire come forza geologica e a lasciare tracce rilevanti e indelebili sul sistema Terra? Con la diffusione dell’agricoltura e dell’allevamento, 10.000 anni fa; con l’affermazione del pensiero occidentale antro e andro-centrico della tradizione ebraica e della filosofia greca ellenistica; 500 anni fa con la prima globalizzazione, la colonizzazione europea delle Americhe e la nascita del capitalismo (come suggerisce Jason Moore, Antropocene o Capitaloce? Ombrecorte, 2017); con la rivoluzione industriale nell’Ottocento; il 16 luglio 1945 con la detonazione del primo ordigno nucleare e il foll-out di radionuclei; nel maggio di quest’anno, con il picco record di 417 parti per milione di anidride carbonica (come 23 milioni di anni fa); il prossimo fine secolo con il raggiungimento del tetto di esseri umani (10 e più miliardi) e il contemporaneo limite più basso di biodiversità delle specie viventi presenti (“Sesta estinzione di massa”, la quinta interessò i dinosauri, 65 milioni di anni fa)?

Interrogativi con cui sarebbe interessante che la politica riuscisse a confrontarsi per non rimanere insignificante e per poter misurare le coerenze anche delle piccole e quotidiane scelte. Ad esempio, come spendere i denari del Recovery Fund, se vogliamo davvero servano a risanare il pianeta e a sostenere la vita delle Next Generation.

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Overshoot Day: oggi l’umanità ha esaurito tutte le risorse naturali della Terra per il 2020

FRANCESCA MANCUSO

22 AGOSTO 2020

L’Earth Overshoot Day quest’anno cade il 22 agosto, di tre settimane dopo la data del 2019. Il coronavirus ha stravolto le nostre vite ma il blocco delle attività ha permesso alla Terra di tornare a respirare, visto che la pressione umana per mesi si è ridotta.

La conferma era arrivata in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente: anche l’Earth Overshoot Day nel 2020 è slittato. Il cosiddetto “giorno del superamento delle risorse” quest’anno è il 22 agosto, ben 24 giorni dopo la data dello scorso anno. Nel 2019 infatti l’ Overshoot Day era stato il 29 luglio. Siamo tornati ai livelli del 2008.

Questo giorno segna la data in cui l’umanità ha dato fondo a tutte le risorse biologiche che la Terra è in grado di produrre durante l’intero anno. L’umanità attualmente ne utilizza il 60% in più rispetto a ciò che può essere rinnovato. In altre parole, nel 2020 consumeremo le risorse di 1,6 pianeti, contro l’1,8 dello scorso anno. Dall’Earth Overshoot Day fino alla fine dell’anno, l’umanità va avanti incrementando il deficit ecologico, in costante aumento dagli anni ’70, secondo il National Footprint & Biocapacity Accounts (NFA).

Secondo Global Footprint Network, la data del 2020, una delle più tardive degli ultimi anni, riflette la riduzione del 9,3% dell’impronta ecologica dell’umanità dal 1° gennaio all’Earth Overshoot Day rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Si tratta di

“una diretta conseguenza dei lockdown indotti dal coronavirus in tutto il mondo. La diminuzione della raccolta del legno e le emissioni di CO2 dovute alla combustione di combustibili fossili sono i principali fattori alla base del cambiamento storico nella crescita a lungo termine dell’impronta ecologica dell’umanità” spiega l’organizzazione.

Il Covid-19 ci ha costretti a casa, imponendoci nuovi ritmi e nuove abitudini anche adesso con un parziale ritorno alla normalità e gli effetti sono stati evidenti. Secondo il Global Footprint Network ha fatto ridurre l’impronta ecologica dell’umanità, dimostrando che è possibile cambiare i modelli di consumo delle risorse in un breve lasso di tempo.

“L’umanità è stata unita dall’esperienza comune della pandemia e ha dimostrato quanto siano intrecciate le nostre vite. Allo stesso tempo, non possiamo ignorare la profonda irregolarità delle nostre esperienze né le tensioni sociali, economiche e politiche che sono state esacerbate da questo disastro globale “, ha dichiarato Laurel Hanscom, CEO di Global Footprint Network. “Rendere la rigenerazione centrale per i nostri sforzi di ricostruzione e recupero ha il potenziale per affrontare gli squilibri sia nella società umana che nelle nostre relazioni con la Terra.”

L’improvvisa contrazione dell’impronta ecologica di anno in anno, tuttavia, è ben lontana dal cambiamento volontario necessario per raggiungere sia l’equilibrio ecologico che il benessere umano, due componenti fondamentali della sostenibilità.

“Alla Global Footprint Network, immaginiamo un mondo in cui l’umanità viva nel bilancio ecologico del nostro pianeta in base alla progettazione piuttosto che al disastro, in modo che tutti prosperino con i mezzi della Terra”.

Come viene calcolato l’Earth Overshoot Day

Per determinare l’impatto della pandemia sull’impronta di carbonio (riduzione del 14,5%), il periodo dal 1° gennaio al Earth Overshoot Day è stato diviso in tre segmenti: gennaio-marzo, per il quale l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) ha rilasciato un’analisi dell’energia e riduzioni delle emissioni; aprile-maggio, quando si sono verificati i blocchi più restrittivi; e giugno-Earth Overshoot Day, durante i quali è previsto il progressivo allentamento delle politiche di confinamento.

Sono stati valutati i cambiamenti nelle emissioni di carbonio, nella raccolta forestale, nella domanda di cibo e in altri fattori che potrebbero avere un impatto sulla biocapacità globale o sull’impronta ecologica. I driver principali sono stati l’impronta di carbonio (ridotta del 14,5% dal 2019) e quella dei prodotti forestali (ridotta dell’8,4% dal 2019).

Cosa ci ha insegnato la pandemia

Secondo Global Footprint Network, alla luce di quanto accaduto col coronavirus, i governi sono in grado di agire rapidamente, sia in termini di regolamentazione che di spesa, quando mettono la vita umana al di sopra di ogni altra cosa. Inoltre, le aziende e i cittadini possono collaborare efficacemente nel perseguimento di un obiettivo condiviso quando riconoscono che la propria vita e quella degli altri sono a rischio.