DIVIDE ET IMPERA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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DIVIDE ET IMPERA da IL MANIFESTO

Il giorno dopo a Biandrate lo sciopero si estende

Logistica Omicida. Nel nome di Adil: lottiamo per lui. Cgil e confederali si uniscono ai cobas: Lidl deve abbassare i carichi di lavoro

Mauro Ravarino  20.06.2021

Presidio a oltranza fino alla mezzanotte di questa sera a Biandrate (Novara), davanti ai cancelli del Centro logistico della Lidl, dove venerdì mattina è morto Adil Belakhdim, sindacalista Si Cobas di 37 anni. È stato ucciso dall’autista di un tir che ha accelerato nonostante il picchetto dei lavoratori in sciopero per varie rivendicazioni che riguardano, a livello nazionale il settore della logistica: un comparto che è il far west dei diritti. Ad averlo travolto con il suo mezzo pesante, ed essere poi fuggito, è stato Alessio Spaziano, 26 anni, originario di Dragoni, nel Casertano. L’uomo, che lavorava per un fornitore esterno della Lidl, è in carcere a Novara con l’accusa di omicidio stradale, omissione di soccorso e resistenza a pubblico ufficiale, perché non avrebbe rispettato l’alt di due agenti in borghese della Digos. «Non ho visto nessuno vicino al mio camion», è stata la prima difesa.
Spaziano vive a Baia e Latina (Caserta) con la moglie e due figli piccoli. Subito dopo il fatto, avrebbe telefonato al suo padrino di cresima, un sovrintendente della polizia, raccontandogli ciò che aveva fatto «è successo un casino» e il poliziotto gli avrebbe detto di «tornare indietro, perché altrimenti passerai guai peggiori». E, così, si è poi costituito ai carabinieri. Lunedì mattina comparirà davanti al gip per l’udienza di convalida del fermo.
Adil Belakhdim, che lascia una compagna e due bambini, credeva nella lotta contro le ingiustizie e dal 2013 era impegnato attivamente nel sindacato di base, soprattutto sognava – raccontano i suoi compagni – un mondo dove i lavoratori hanno diritti senza rischiare la vita. La sindaca Luisa Salvatori, prima cittadina del comune dove il sindacalista di origini marocchine risiedeva, Vizzolo Predabissi, ha ricordato il suo impegno e la sua tenacia e si è rivolta alla moglie Lucia: «Adil era l’unico della famiglia che lavorava. Per cui, sicuramente Lucia si troverà in difficoltà. Ma non sarà sola. Ciao Lucia. Adil sarà nei nostri cuori».
Compagni, colleghi, amici di Adil sono in presidio permanente davanti ai magazzini Lidl a 15 chilometri da Novara. Scandiscono il suo nome affinché questa tragedia non cada nel vuoto. Ci sono sindacati di base ma anche i confederali, che hanno proclamato due giorni di sciopero. «Adil era un lavoratore, un uomo e un sindacalista che davanti ai cancelli difendeva i diritti. La nostra solidarietà è senza se e senza ma. Morire in questo modo è inaccettabile», sottolinea Attilio Fasulo, segretario generale della Cgil Novara e Verbano-Cusio-Ossola. E inquadra la situazione del sito di Biandrate: «I lavoratori – spiega Fasulo – sono tutti dipendenti diretti dell’azienda, non ci sono subappalti come altrove. Detto questo, permangono diversi temi irrisolti al tavolo con l’azienda, la Lidl. Sono quelli relativi ai ritmi, ai carichi di lavoro e ai livelli di retribuzione. I lavoratori sono in totale 300, di cui 170 operai che per il 70% sono migranti, soprattutto provenienti dal Nord Africa. Sono assegnati a mansioni pesanti e gravose nei reparti ortofrutta, dove movimentano ogni ora dai 180 ai 200 colli, che pesano dai 3 ai 23 chili. Sono questioni che abbiamo posto all’azienda, alcune sono state accolte, ad altre tarda a rispondere, creando un clima di esasperazione. Una situazione che ha esacerbato gli animi sperando magari di dividere il sindacato, ma il sindacato si è ricompattato ed è determinato ad arrivare in fondo alla vertenza. Da lunedì, decideremo cosa fare insieme ai lavoratori».

«Servono unità e conflitto per riconquistare diritti nel lavoro»

Il segretario di Sinistra Italiana: «Sono stato alla Texprint a Prato: siamo davanti ad un pericoloso mix di violenze e politiche regressive, come su licenziamenti e appalti. Ricomporre la frattura fra sindacati è fondamentale»Massimo Franchi  20.06.2021

Nicola Fratoianni, lei è l’unico parlamentare ad aver partecipato in questi giorni ad un picchetto sindacale: quello alla Texprint di Prato. Il giorno dopo la morte di Adil alla Lidl molti scoprono il far west della logistica.
L’impressione è che stia accadendo qualcosa di molto brutto: Lodi, Texprint – con le violenze il giorno dopo in cui sono andato io – fino all’omicidio di Adil. Siamo davanti a un mix dove da una parte in alcune filiere come la logistica esplode il conflitto lungo la catena degli appalti, con la pandemia che ha schiacciato ulteriormente i diritti; dall’altra siamo davanti a una campagna di discredito del lavoro e dei diritti nella quale rientrano anche i media con i titoli sulle aziende che non trovano manodopera quando invece pretendere un salario decente è un diritto, non un privilegio. Si tratta di un mix che rischia di esplodere anche per il no del governo – incomprensibile – alla proroga del blocco dei licenziamenti perché questo aumenta il potere delle aziende contro i lavoratori.A Biandrate però la tragedia di Adil ha prodotto un fatto sindacale nuovo: anche i confederali stanno scioperando. Un riavvicinamento di Cobas e Cgil è fondamentale per contrastare il disegno che ha descritto.
Sono d’accordo. Davanti ad una tragedia che grida vendetta al cielo c’è un elemento importante di ricomposizione sindacale di cui c’è un disperato bisogno perché con la rottura le aziende, le multinazionali fanno ancor di più la parte del leone. È importante che si lavori – ognuno nel suo ruolo – al massimo per costruire un’unità dei lavoratori dentro però un punto di conflitto perché solo con la mobilitazione conflittuale si possono riguadagnare diritti e salario. È un terreno sia sindacale che politico e non è casuale che insieme siamo riusciti a fermare la liberalizzazione del subappalti e del massimo ribasso che qualcuno voleva reinserire .

Come Sinistra Italiana lunedì avete depositato la proposta di iniziativa popolare sulla patrimoniale in Cassazione denominandola «Next generation tax». Come sta andando la raccolta di firme?
È cominciata in molte città e si allargherà nelle prossime settimane. Con reazioni e alleanze molto interessanti che come spesso accade – tranne le eccezioni di Matteo Orfini, Massimo Zedda e Massimiliano Smeriglio – non provengono dalla politica. Pensa alle adesioni di Gianrico Carofiglio, Alessandro Gassmann e Maurizio De Giovanni che concordano sull’idea di mettere un freno all’allargamento della forbice della diseguaglianza. Se è del tutto evidente che serve una riforma complessiva del fisco c’è comunque un tema che riguarda i patrimoni, parola che solo in Italia non si può utilizzare, come abbiamo visto anche per la moderata proposta di Enrico Letta sulle successioni. Noi con la nostra proposta togliamo anche l’Imu sulla seconda casa (spesso eredita in famiglia) e la flat tax dell’imposta Monti del 0,2%. Con un intervento progressivo a saldo stimiamo un gettito di 10-11 miliardi con cui potremo realmente incidere a favore dei giovani, per esempio garantendo la gratuità dell’intero ciclo di istruzione e rendendo gratis i libri di testo per famiglie con un Isee sotto i 30mila euro.

Oggi a Roma e Bologna si terranno le primarie del centrosinistra. A Bologna appoggiate il candidato del Pd Matteo Lepore: pensa che possa essere una giornata importante?
Come Sinistra Italiana abbiamo lavorato per alleanze larghe rispetto al perimetro della maggioranza del governo Conte 2. Ad oggi ci siamo riusciti solo a Napoli con la candidatura di Gaetano Manfredi. Laddove non si è determinata, partecipiamo alle primarie. La giornata è importante come tutte quelle in cui c’è un processo di partecipazione: spero siano un successo maggiore rispetto a Torino. A Bologna mi auguro la vittoria di quello che è un vero ticket: quello fra Matteo Lepore ed Emily Clancy – straordinaria figura anche intellettuale – cioé tra una parte del Pd e una sinistra che come Coalizione Civica ha dimostrato che è in grado di tenere il punto, avere radicamento e che oggi si misura con la sfida di governare la città.

Il percorso di Equologica, il progetto politico di sinistra ambientalista, invece pare inceppato.
In questi mesi abbiamo prodotto interlocuzione larga e inedita con l’ambientalismo e il civismo di questo paese. Obiettivamente il governo Draghi ha determinato una difficoltà: alcuni protagonisti di quel passaggio hanno scelto strade diverse. Come ho già detto per me a sinistra è finito il tempo degli anatemi, però la differenza di giudizio pesa. E quindi Sinistra Italiana oggi è in campo ed è concentrata con le cose da fare, dalla patrimoniale agli appalti ad altre battaglie nei prossimi mesi. Ma continuiamo a lavorare per la massima convergenza sul merito così come per le amministrative con l’attenzione alle esperienze sul territorio: a Bologna con Coalizione civica come a Sesto Fiorentino con Tommaso Falchi che si ripresenta come sindaco.