CUPIDIGIA DI SERVILISMO da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
5327
post-template-default,single,single-post,postid-5327,single-format-standard,stockholm-core-2.2.0,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-7.9,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-6.6.0,vc_responsive

CUPIDIGIA DI SERVILISMO da IL MANIFESTO

Nella morsa della pandemia al via manovre Usa-Nato

Eserciti. Di Maio: noi Paese ospite. Partecipano 28mila soldati e 2mila mezzi pesanti. Chi paga?Manlio Dinucci  30.03.2021

Non tutto in Europa è paralizzato dai lockdown anti-Covid: si è infatti messa in moto la mastodontica esercitazione annuale dell’Esercito Usa, Defender-Europe, che fino a giugno mobilita sul territorio europeo, e oltre, decine di migliaia di militari con migliaia di carrarmati e altri mezzi. La Defender-Europe 21 non solo riprende il programma di quella del 2020, ridimensionata a causa del Covid, ma lo amplifica.

PERCHÉ ARRIVA dall’altra sponda dell’Atlantico il «Difensore dell’Europa»? Lo hanno spiegato i 30 ministri degli Esteri della Nato (per l’Italia Luigi Di Maio), riuniti fisicamente a Bruxelles il 23-24 marzo: «La Russia, col suo comportamento aggressivo, mina e destabilizza i vicini, e tenta di interferire nella regione balcanica». Scenario costruito con la tecnica del capovolgimento della realtà: ad esempio accusando la Russia di tentare di interferire nella regione balcanica, dove la Nato ha «interferito» nel 1999 sganciando sulla Jugoslavia, con 1.100 aerei, 23.000 bombe e missili; e dove tutti gli Stati, tranne la Serbia, sono da tempo nell’ottica atlantica. Di fronte al grido di aiuto degli alleati, arriva l’Esercito Usa a «difendere l’Europa». La Defender-Europe 21, al comando dell’Esercito Usa in Europa e Africa, mobilita 28.000 militari degli Stati uniti e di 25 alleati e partner della Nato: per operazioni in oltre 30 aree di addestramento in 12 paesi, comprese esercitazioni a fuoco e missilistiche. Partecipano anche l’Aeronautica e la Marina Usa.

IN MARZO È cominciato il trasferimento dagli Stati uniti in Europa di migliaia di soldati e di 1.200 mezzi corazzati e altri equipaggiamenti pesanti. Essi stanno arrivando in 13 aeroporti e 4 porti europei, compresi quelli italiani. In aprile, da tre depositi preposizionati dell’Esercito Usa – in Italia (probabilmente Camp Darby), Germania e Olanda – saranno trasferiti in varie aree di addestramento in Europa oltre 1.000 equipaggiamenti pesanti, che saranno trasportati con autocarri, treni e navi. In maggio, in 12 paesi, tra cui l’Italia, si svolgeranno quattro grandi esercitazioni. In una di queste, oltre 5 mila soldati di 11 paesi si spargeranno in tutta Europa per esercitazioni a fuoco. Mentre ai cittadini italiani ed europei sarà ancora vietato spostarsi liberamente, per ragioni di «sicurezza», il divieto non varrà per le migliaia di soldati che si sposteranno liberamente da un paese europeo all’altro. Avranno il «passaporto Covid», fornito non dalla Ue ma dall’Esercito Usa, in cui si garantisce che essi sono sottoposti a «strette misure di prevenzione e mitigazione del Covid».

GLI STATI UNITI non vengono solo a «difendere l’Europa». La grande esercitazione – spiega nel suo comunicato l’Esercito Usa in Europa e Africa – «dimostra la capacità degli Stati uniti di essere partner strategico per la sicurezza nelle regioni dei Balcani e del Mar Nero, mentre sosteniamo le nostre capacità nel Nord Europa, nel Caucaso, in Ucraina e Africa». Per questo la Defender-Europe 21 «utilizza le fondamentali rotte terrestri e marittime che collegano Europa, Asia e Africa». Il generoso «Difensore» non dimentica l’Africa. In giugno, sempre nel quadro della Defender-Europe 21, andrà a «difendere» Tunisia, Marocco e Senegal con una vasta operazione militare dal Nord Africa all’Africa Occidentale, dal Mediterraneo all’Atlantico. Essa sarà diretta dall’Esercito Usa attraverso la Task Force dell’Europa Meridionale con quartier generale a Vicenza. Bisogna contrastare, spiega il comunicato ufficiale, «la malefica attività in Nord Africa ed Europa Meridionale e l’aggressione militare avversaria». Per i «malefici», è chiaro il riferimento a Russia e Cina. Il «Difensore dell’Europa» non è qui di passaggio. Partecipa alla Defender-Europe 21 il V Corpo dello US Army che, riattivato a Fort Knox nel Kentuky, ha costituito il proprio quartier generale a Poznan in Polonia, da dove comanderà le operazioni sul fianco orientale della Nato. Partecipano le nuove Brigate di assistenza delle forze di sicurezza, unità speciali dello US Army che addestrano e guidano in operazioni militari le forze di paesi partner della Nato (come Ucraina e Georgia).

QUANTO COSTERÀ la Defender-Europe 21? Si sa che a pagare saremo, con denaro pubblico, noi cittadini dei Paesi partecipanti, mentre scarseggiano le risorse per affrontare la crisi. La spesa militare italiana è salita quest’anno a 27,5 miliardi di euro, ossia a 75 milioni di euro al giorno. L’Italia ha però la soddisfazione di partecipare alla Defender-Europe 21 non solo con le proprie forze armate, ma quale paese ospite. Avrà quindi l’onore, in giugno, di ospitare l’esercitazione conclusiva del Comando Usa, con la partecipazione del V Corpo dello US Army da Fort Knox.

L’Italia all’Onu a favore delle sanzioni a Cuba

America latina. Dopo l’invio di medici in giro per il mondo per combattere il Covid-19 (compresa la Lombardia), nessun “ponte d’amore” da Occidente. La mozione che chiede la rimozione del bloqueo e contro gli embarghi a Venezuela, Siria e Iran è passata comunqueRoberto Livi  L’AVANA  30.03.2021

Un’enorme carovana di auto, motocicli e biciclette in bianco, azzurro e rosso, i colori della bandiera cubana, ha percorso domenica il lungomare dell’Avana per manifestare l’opposizione al bloqueo. In altre 53 città del pianeta, anche se in proporzioni ovviamente più modeste, si è riproposto il «ponte d’amore» verso Cuba, un paese in grande difficoltà che però sceglie di inviare i propri medici in aiuto a chi ne ha bisogno. «Medici, non bombe» come affermava Fidel Castro.

INVECE ARRIVA dall’Italia non proprio un «ponte d’amore» ma un atto di puro vassallaggio politico. È difficile esprimersi in modo differente rispetto al voto dell’Italia – peraltro in buona compagnia di altri paesi europei allineati agli Usa – contro la mozione presentata il 23 scorso al Consiglio per i Diritti umani dell’Onu sulle ripercussioni negative delle sanzioni economiche applicate da alcuni paesi contro altri.

Presentata da Cina, Stato di Palestina e Azerbaigian, a nome del Movimento dei Paesi non allineati, la mozione è comunque passata con 30 voti a favore, 15 contrari e due astenuti. Tra le sanzioni condannate vi sono quelle che vengono imposte a Stati come Cuba, Venezuela, Siria, Iran. Paesi che si oppongono alla politica imperiale degli Stati uniti e come tali oggetto di uno strangolamento economico che acuisce gli effetti della pandemia di Covid-19 in termini di vite umane e crisi economica.

«EFFETTI DEVASTANTI per la popolazione, specie per la parte più debole, donne, vecchi, bambini», ha accusato l’inviata dell’Onu, Alina Duhan, dopo aver valutato le conseguenze delle sanzioni imposte dagli Usa al Venezuela. Misure che hanno direttamente causato decine di migliaia di vittime, altro che colpire i vertici politico-militari.

Cuba subisce tali sanzioni unilaterali – ovvero un blocco economico, finanziario, commerciale – da parte degli Stati uniti da più di sessant’anni. Un bloqueo rinnovato da dodici presidenti (Barack Obama, pur criticandolo non lo ha potuto scalfire). Il penultimo, Donald Trump, lo ha reso ancor più criminale con l’aggiunta di 242 tra misure e sanzioni, tra le quali una sorta di blocco navale per tentare di impedire che l’isola possa ricevere forniture di petrolio. Sono state bloccati di fatto anche aiuti di materiali sanitari perché non si trovavano compagnie navali pronte ad affrontare le conseguenze dell’embargo statunitense.

Il termine sanzioni evoca un codice etico violato. Ma per chi le affronta quotidianamente, come avviene a Cuba da sei decenni, si manifestano come un’imposizione criminale con l’unico e dichiarato scopo di abbattere un governo socialista che Washington ritiene intollerabile nel «cortile di casa», a meno di 200 chilometri dalla Florida.

I RICERCATORI del Centro di Ingegneria genetica e Biotecnologica dell’Avana che, assieme all’Istituto Finlay, hanno prodotto ben cinque candidati a vaccini contro il Covid-19 – ieri è iniziata la fase III di sperimentazione, su 120.000 persone, del secondo candidato, Abdala – hanno a disposizione un unico spettrometro di massa dell’isola, imprescindibile per realizzare le analisi dei vaccini. È stato acquistato 20 anni fa, e come avverte il dottor Guillén, direttore dell’Istituto Finlay, è impossibile sia acquistarne uno nuovo, sia ottenere pezzi di ricambio proprio a causa delle sanzioni Usa.

Nonostante questa situazione drammatica, poco più di un anno fa, il 21 marzo 2020, il governo cubano inviò in Italia 53 medici che facevano (e fanno) parte della Brigata Henri Reeve per aiutare i medici della Lombardia nella lotta alla pandemia da coronavirus. La stessa brigata ha inviato personale sanitario in decine di paesi stranieri che hanno chiesto aiuto a Cuba (l’ultimo è il Qatar).

Nell’isola oggi scarseggiano generi di prima necessità, medicinali compresi, a causa del bloqueo. Ma questa situazione non preoccupa eccessivamente nemmeno l’ultimo dei 12 presidenti Usa, Joe Biden: ha fatto sapere che «la questione di Cuba non rappresenta una priorità» per la Casa bianca. E non preoccupa a quanto pare nemmeno il governo Draghi, che ringrazia per l’aiuto (gratuito) ricevuto un anno fa votando contro la mozione di condanna delle sanzioni. Nelle farmacie dell’Avana non vi sono antibiotici, ma la sudditanza italiana a Washington è garantita.