CASA PASOLINI VENDESI da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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CASA PASOLINI VENDESI da IL MANIFESTO

Casa Pasolini Vendesi

L’iniziativa. Contro il rischio che l’abitazione dove il poeta visse dal 1951 al 1953 vada all’asta, domani alle 16 nel quartiere romano di Ponte Mammolo un’assemblea pubblica per chiedere che diventi un museo popolare e diffuso

Ascanio Celestini  19.11.2021

Sto davanti alla casa «senza tetto e senza intonaco, una casa di poveri» in Via Giovanni Tagliere a Ponte Mammolo. Pasolini aveva lasciato il Friuli da quasi un anno. Insieme alla madre Susanna e con l’aiuto del padre Carlo si trasferisce in questo pezzo di periferia lungo la Tiburtina dove «c’era un palmo di polvere d’estate, e la palude d’inverno. Ma era l’Italia, ’’Italia nuda e formicolante». In affitto per tredicimila lire.

Da pochi giorni sappiamo che è in vendita. All’asta «per due spicci» mi dice Davide Angelilli che si sta sbattendo per fare in maniera che il quartiere non la perda.

CI METTIAMO SEDUTI al bar con altri compagni che arrivano uno dopo l’altro. Laura fa teatro al Centro Popolare San Basilio. «Lavoravamo in carcere qui a Rebibbia perché l’intento nostro è di creare un punto di riferimento tra il dentro e il fuori. Il teatro abbassa la recidiva. Il momento in cui escono si trovano in un quartiere nel quale c’è un alto tasso di abbandono scolastico. Anche per questo bisogna avvicinare le periferie a quello che è la cultura. Non è solo per piacere, per passatempo. Per andare a teatro siamo costretti a andare al centro, ma le persone che abitano in periferia in centro non ci vanno. Il teatro più vicino da qui dove sta? A settembre c’è stato un dibattito aperto. Veniva fatta una rappresentazione su un tema sociale, poi successivamente c’era l’incontro con l’associazione che si occupa direttamente della problematica. Al momento in cui anche psicofisiologicamente io intorno a me vedo la bellezza posso attivarmi per fare altro, per crescere. Io so’ nata nel quartiere, ma a vent’anni so’ scappata perché non c’era niente. Perché l’alternativa era stare sul muretto. Adesso so’ ritornata perché dei giovani come me possono restare e costruire qualcosa».

Pure Marta è di zona. «Mio padre è nato qua, mio nonno è venuto qua alla fine degli anni ’40 quindi ho sempre vissuto questa borgata». Ma lei torna indietro di molte generazioni per raccontarmi che duecentomila anni fa c’erano grandi animali, vulcani, cacciatori-raccoglitori. «Durante i lavori di urbanizzazione di questo quartiere – così dice la presentazione del museo di Casal de’ Pazzi – la ruspa affondò la benna in un deposito geologico del Pleistocene medio, sopravvissuto all’opera di distruzione del tempo e alle azioni dell’uomo antico e moderno». Da quasi sette anni, il sito e il museo sono visitabili «gratuitamente e quotidianamente: l’unica realtà a Roma e una delle pochissime in Italia a tema Pleistocenico».ARTA È UN’ATTIVISTA del Casale Alba Due, spazio all’interno del Parco di Aguzzano «sottratto alla speculazione e riaperto a dicembre del 2012 da un’assemblea di quartiere. Volevano farci un ICAM. Praticamente qui c’è il carcere, no? E Rebibbia c’ha una sezione riservata alle mamme con bambini. La giunta regionale voleva localizzarla in uno dei casali storici del parco realizzando una prigione con torrette di controllo, strada asfaltata e tutto. Ricreava un carcere. E dopo anni che avevamo fatto la lotta per liberare il parco… siamo tornati a lottare. Abbiamo anche costituito una comunità educante col comitato di quartiere, la scuola, il museo e cerchiamo di combattere quella che è la povertà educativa. Insieme al centro sociale la Torre e Insieme per l’Aniene realizziamo anche un doposcuola popolare, cerchiamo di sensibilizzare i ragazzi e di renderli protagonisti del loro territorio. Anche per gli studenti stranieri che vivono alle case popolari. Nella nostra scuola di zona ci sono circa cinquanta per cento di alunni stranieri».

CESARE VIENE DA TIBURTINO III, attivista dell’associazione V Zona. «Sabato ci aspettiamo ‘na grande partecipazione» dice «ci aspettiamo che questo scempio non venga perpetrato. Da una parte c’è la felicità nell’aver constatato questa partecipazione diffusa, ma dall’altra… pensare che se non ci fosse stato il compagno che se ne accorgeva, sarebbe passata sotto traccia».

Il compagno è Davide, appena diventato padre e sta cercando casa. «Ho trovato l’annuncio su Immobiliare.it e ho pensato: questa me sembra la casa de Pasolini. Sono venuto a parlare con una signora che abita qui davanti. Era proprio la casa di Pasolini quella che si vendevano all’asta!».Tra il bar dove beviamo un caffè e la casa del poeta c’è la piazzetta Lino Ferriani. Sabato alle quattro del pomeriggio c’è l’assemblea pubblica. «Il Comune aveva annunciato di voler aprire una Casa internazionale della Poesia nel 2013. Purtroppo, però, come spesso avviene quando si tratta di investire in periferia, il progetto poi non si è concretizzato. Noi chiediamo che venga acquistata dal pubblico e non venga appaltata. Chiediamo che sia un museo pubblico, popolare e diffuso. Che coinvolga veramente il territorio».

SOGNA CHE LA CASA del poeta sia un pilastro, un centro in mezzo a questa periferia che già si muove tanto dal basso, ma ha bisogno che i funzionari escano dal Palazzo per restituire risorse e spazi.
Mi accompagna alla fermata della metro. Mentre torno verso un’altra periferia, quella dove sono nato, penso allo spettacolo col quale ho appena debuttato. Museo Pasolini. Un museo di parole.
Penso a un museo vero, un museo di persone.